Il paragone tra questo libro e una delle sinfonie suonate dall'orchestra filarmonica di Dresda - protagonista a sua volta del romanzo - è quanto mai azzeccato: splendido, delicato, toccante, e intriso di una malinconia e tristezza profonde.
"Shanghai addio" è la versione romanzata di un fatto storico realmente avvenuto, e già solo questo basterebbe a invogliarne la lettura. Ma rappresenta anche un approccio diverso, insolito ed "esotico" a quello che è forse uno degli argomenti letterari e storici più usati e abusati.
Questo libro infatti narra le vicende di una colonia di ebrei, fuggiti dall'Europa alle prime avvisaglie dell'imminente olocausto (o comunque, in tempo prima che venisse negata loro qualunque via di fuga lecita e ufficiale) per andare a trovare rifugio in Oriente, in una città che, oltre a subire le conseguenze indirette della guerra tra Hitler e gli Alleati, vive a sua volta un conflitto intestino tra Cina e Giappone.
Che gli ebrei siano una popolazione abituata alle avversità è purtroppo risaputo, ma le condizioni degli esuli a Shanghai sono così terribili da portare quasi il lettore a domandarsi: è stata davvero una buona idea per loro cercare rifugio in Oriente?
Come l'autore stesso ci segnala a fine romanzo, alcuni personaggi sono realmente esistiti, altri sono frutto della sua fantasia, nonché una letteraria combinazione di altri personaggi del passato. Alcune vicende si attengono alla realtà concreta, altre vengono più liberamente modificate.
Vada come vada, il risultato è un libro piacevolissimo ma difficile da leggere. Non c'è gioia, non c'è allegria, l'amore c'è ma non basta, e non sempre ha un lieto fine. È, insomma, la perfetta rappresentazione del clima dell'epoca.
Una lettura che consiglio a chi, come me, ama questo tipo di ambientazione letteraria, che sicuramente apprezzerà un punto di vista diverso dal solito.
La scrittura è fluida e appassionante, i capitoli non troppo lunghi, una struttura che suddivide la narrazione tra i vari, molti personaggi di spicco in modo sagace, senza trascurare troppo alcune linee narrative ma al tempo stesso senza portare il lettore a confondersi.
Nonostante la tematica e la quantità di personaggi la lettura resta sempre scorrevole, non si appesantisce mai rischiando di annoiare il lettore. Ci saranno momenti che vi provocheranno molta rabbia, altri che vi infonderanno immensa tristezza, e altri ancora che vi strapperanno un lieve, malinconico sorriso.
Una caratterizzazione dei personaggi ottima, che li rende tutti interessanti, tridimensionali e ben distinguibili, nonostante l'enorme quantità.
Davvero un gran bel libro.