Gianni è uno sceneggiatore di serie tv di successo. La sua carriera è all’apice quando un’intervista, all’apparenza innocua, rimette tutto in discussione. Tre semplici parole, date in pasto ai social, si trasformano in una bomba di indignazione. Colleghi e amici prendono le distanze, il suo pubblico gli volta le spalle. Una gogna che non è soltanto mediatica e professionale, ma lo costringe a rimettere in discussione tutta la sua esistenza. Un libro feroce e divertentissimo, che ha il coraggio di guardare dritto in faccia i propri demoni e le storture della società in cui viviamo.
Gianni Pacinotti, better known by his pen name Gipi, is an Italian illustrator and comic book author. Gipi is regarded as one of the most influential Italian cartoonists of his generation. His graphic novels are perennial best-sellers in Italy and have received international acclaim. Pacinotti was born in 1963 in Pisa, Italy, where he still lives. He started his career as an illustrator for the publishing and advertising fields. Since 1992, Gipi has created illustrations and comics for several Italian magazines and newspapers, such as Cuore, Il Clandestino, Il Manifesto, La Straniero, Internationale, La Repubblica. Gipi's graphic novel Note per una Storia di Guerra (Notes for a War Story) won the 'Best Book Award' at the 2006 Angoulême International Comics Festival in France. His other notable works include: LMVDM, La mia vita disegnata male (2008, translated as MBDL, My Badly Drawn Life), unastoria (2013, translated as One Story), La terra dei figli (2016, translated as Land of the Sons), Momenti straordinari con applausi finti (2019). He also teaches and has directed the film The Last Man on Earth (2011).
Un libro che faccio fatica ad inquadrare, dato che sembra stato concepito quasi solo come una reazione rabbiosa alla polemica di cui Gipi è stato oggetto un paio di anni fa. Questa rabbia è espressa dal tratto esclusivamente nero, su vignette fisse senza spazi, con primi piani accentuati. Probabilmente Gipi aveva bisogno di realizzare quest'opera come sfogo, ma per il lettore non capisco bene che valore abbia.
Mantiene la suspence fino alla fine, avvicina graphic novel e sceneggiature cinematografiche, elimina la separazione tra realtà e fantasie personali, ma in modo sempre chiaro (anche se all'inizio, giustamente, ci si sente catapultati e in cerca di chiarimenti su cosa sta succedendo) e con bellissime grafiche.
Un'opera che si discosta fortemente dalla produzione di Gipi, analizzando con estrema lucidità i demoni nati da un periodo della vita dell'autore tutt'altro che lucido. Demoni non solo personali, ma anche sociali e mediatici. Ne parliamo in questo video! https://youtu.be/A8S5bMHIz6I?si=JA6ri...
Zaczyna się nawet intrygująco, ale szybko się okazuje, że Gipi wypuścił kolejny komiks, w którym skupia się przede wszystkim na... sobie. Muszę przyznać, że maniera jego komiksów jest dosyć nieznośna i, mimo że pod względem samej narracji jest to całkiem sprawne, tworzenie kolejnego dzieła o własnym żalu do świata (tym razem poszło o "Cancel culture") nie jest chyba najlepszym wyborem artystycznym, jakiego może dokonać uzdolniony twórca. Dosyć pretensjonalne
lo stile del libro mi è pure piaciuto, esprime molto nervosismo, senza troppi filtri mi sono poi un attimo informata su Gipi, e ho scoperto il "caso" della sua striscia di fumetti su instagram qualche anno fa. volevo capire dove volesse arrivare il libro e sapere di questa cosa mi ha un po' fatto storcere il naso. nel senso: è sempre interessante riflettere sulle shitstorm mediatiche e sulla risonanza che hanno determinate dichiarazioni pubbliche (es. un sogno raccontato in un'intervista). allo stesso tempo, come ho letto da altre recensioni, lo trovo un modo goffo di difendere ancora quella che era semplicemente una striscia a fumetti abbastanza fuori luogo e non necessaria. non so, mi sembra il solito boomer che grida contro il politically correct senza dare nessun contributo utile
L'ho trovato un libro abbastanza vuoto, che sembra solo avere il fine per Gipi di sfogarsi e sminuire i fatti da cui il libro prende spunto. Sarebbe bastato ammettere di aver fatto una battuta fuori luogo e, cosa magari poco rilevante, non particolarmente divertente per magari risparmiarsi la probabilmente sproporzionata tempesta che ha scatenato. Ed è anche abbastanza ironico che lo stesso Gipi poi sia andato abbastanza ovunque a parlare del libro, smentendo le sue stesse dichiarazioni che da allora sarebbe diventato un paria scacciato da tutti. Spero che almeno quest'opera sia servita a lui come valvola di sfogo e possa tornare alla sua concreta grandezza.
Libro nato dalla polemica sul politically correct che ha colpito Gipi qualche anno fa. Da una parte porta a riflessioni interessanti, dall'altra sembra anche una grande rosicata dell'autore che non accetta di stare al passo coi tempi.
Gipi non delude. Un fumetto nato per fare sfogare i demoni di Gipi dopo il fatto riguardante la vignetta di qualche anno fa che diventa una riflessione sulla percezione che te stesso e gli altri hanno di te. Bello bello
Impossibile per me valutare questo fumetto. Alcune cose meravigliose, altre che proprio non mi sono piaciute. Questo pezzo del puzzle della bibliografia di Gipi l'ho trovato strano e dissonante (che non è un bene, ne un male). Dovrò rifletterci ancora parecchio (e magari rileggerlo) prima di riuscire a capire bene cosa ne penso.
Główny bohater „Stacy”, popularny autor scenariuszy seriali, podczas wywiadu opowiada o swoim śnie, w którym porywa przypadkową kobietę, więzi ją i znęca się nad nią przy użyciu różnych narzędzi. Wyraźnie widać, że sen ten był dla niego przyjemnością, a opowiadając o ofierze używa słów, że „jej ciało było takie mięciutkie”. Ten fragment wywiadu wywołuje wielkie oburzenie w SoMe, co doprowadza do wykluczenia towarzyskiego i niemalże zrujnowania kariery mężczyzny. Gianni, który ma poczucie bycia niesłusznie skrytykowanym, rozwija w sobie alter ego - demona, który nie tylko rozwija i pielęgnuje przemocową fantazję, ale też snuje plany brutalnego odwetu na współpracownikach.
Komiks ten jest podobno krytyką cancel culture i świata, w którym socjale mogą decydować o czyimś być albo nie być. Podobno, bo ja tego nie widzę. Obrzydliwe fantazje na temat przemocy wobec kobiet, nawet jeśli są podświadome, wyartykułowane na głos przez osobę publiczną, podczas oficjalnej rozmowy transmitowanej w mediach, powinny budzić oburzenie. Cała moja sympatia jest tu po stronie ofiary, nawet jeśli jest wyimaginowana, nie po stronie bohatera, który zresztą chyba ma jakiś problem, skoro brnie w swojej głowie głębiej i głębiej w tę iluzję. Może patrząc z kobiecej perspektywy jestem szczególnie wyczulona na relatywizowanie przemocy i przez to nie umiem zrozumieć przekazu Gipiego? A może tym razem to jednak twórca zagubił gdzieś swoją wrażliwość, którą do tej pory tak u niego ceniłam? Jest w tym komiksie o wiele więcej scen, które pozornie mają być zabawne, a są po prostu antykobiece. Całość jest obślizgła i toksyczna, to pierwszy komiks Gipiego, którego nie polubiłam, a wręcz momentami napawał mnie wstrętem.
Zastanawiałam się o co tu chodzi, aż dotarłam do drugiego dnia tej historii. W 2021 r. Gipi opublikował na Insta pasek satyryczny, krytykujący jednoznaczne stawanie po stronie ofiary gwałtu przez wymiar sprawiedliwości i podważający ich wiarygodność. Zrobił to w bardzo słabym momencie, kiedy we Włoszech toczył się proces w sprawie zbiorowego gwałtu, w którym oskarżony był m.in. syn Bepe Grillo, założyciela Ruchu 5 Gwiazd. Komiks Gipiego wywołał (moim zdaniem słuszne) oburzenie i był szeroki krytykowany, więc rysownik obraził się na cały świat i pousuwał swoje konta z SoMe. A potem narysował ten komiks, który po prostu jest wyrazem jego rozżalenia i frustracji. Chyba nie ma sensu doszukiwać się tu głębi - to tylko przykry obraz urażonego męskiego ego. Sam Gipi powiedział, że „Stacy to zła książka, zrodzona ze złości, która potem, całkiem możliwe, staje się niemal delikatna”. Dla mnie to zdanie jest prawdziwe do pierwszego przecinka. Mam złamane serce.
Aveva un incipit molto interessante, era iniziato bene.
Andando avanti mi sono reso conto che ci fosse qualcosa a farmi storcere il naso; decido di buttare un occhio alle recensioni per vedere se fossi stato l'unico ad averlo pensato e, così, scopro della shitstorm mediatica che l'autore ha subito nel 2021.
Mi trovo molto d'accordo con le persone che reputano questo lavoro come una valvola di sfogo da parte dell'artista, ma cosa traspare realmente da questo fumetto?
Indipendentemente da ciò che Gipi aveva pubblicato su Instagram che ha causato quella shitstorm (cosa che personalmente ho trovato piuttosto di cattivo gusto, il modo in cui si era espresso non è stato affatto decente), questo libro mi risulta quasi pienamente incentrato sul "povero me, ho ricevuto tutto questo backlash inutilmente perché ora stanno tutti dalla parte del politically-correct" e "voglio scopare".
La questione del demone-personaggio era molto interessante, mi è piaciuto il non riuscire più a distinguere chi dei due stesse parlando - d'altronde il demone era solo una conseguenza ed anche parte del personaggio stesso - ma purtroppo questo non basta per farmi apprezzare "Stacy".
Ho sperato fino alla fine che potesse piacermi, lo stile di Gipi è particolare, mi piace parecchio ma purtroppo il contenuto mi ha deluso molto.
Che bomba che ho letto. Un romanzo, difficile chiamarlo altro modo, di una profondità rara. Tocca tanti temi estremamente contemporanei: l'attacco alla propria identità, la nostra visione di noi, e quella che hanno gli altri. Lo fa con un meccanismo narrativo eccezionale, a tratti disturbante. Dialoghi super e finale da applausi. Tanta, tanta roba.
Di Gipi esistono lavori bellissimi. Questo nasce da un evento personale che, come detto nella storia, lascia il tempo che trova. E poi, sarò stupido io, ma non ci ho capito niente.
molto, molto bello. roba da quattro, forse cinque stelle. da parte mia solo 3 per il fatto che mi pare stia ancora a piangersi un po’ adosso per le polemiche riguardo alla sua vignetta su instagram data 22.04.2021. ci sta un morbo in italia (e non solo) chiamato femminicidio e quella vignetta se l’avrebbe potuta risparmiare… punto.
Le shitstorm fanno sempre ribrezzo, anche quando mosse da “nobili motivi” e il pericolo dietro a influencer dai grandi numeri è reale. Però Gipi va fuori fuoco additando le colpe alla causa (la sacrosanta sensibilità su determinati temi) e non alla modalità (l’attacco a pioggia senza chance di dialogo e senza accettare sfumature). Il risultato sul piano “politico” è un rant abbastanza superficiale e stravisto/letto/sentito da colleghi della stessa leva che semplicemente delle discussioni degli ultimi anni non ci hanno capito nulla perché si sono rifiutati da subito di capirle e che mette in un unico calderone cose diverse (inclusività corporate con coda di paglia e istanze dal basso che grazie agli attivismi hanno generato un impatto). Più interessante è semmai l’indagine sulla percezione di sé e come cambia alla luce di questi eventi (ma anche qui, fa specie la proporzione del disagio provato dall’artista per quella che fu una breve polemichetta che lo riguardó personalmente e quello che invece arriva quotidianamente sui social a una qualsiasi femminista più esposta). Comunque Gipi padroneggia il medium fumetto a un livello tale che ormai lo si segue agilmente e a suo modo piacevolmente anche in storie meno ispirate e meno progettate come questa.
Écriture pas si bonne et assez cliché. C'est flou sur son but et ses revendications, le livre semble teinté d'un sentiment anti-#metoo. J'ai eu l'impression d'entrer dans l'esprit d'un homme cinquentenaire et réactionnaire qui comprend rien aux VSS et qui pense que les femmes avec des tatouages sont quand-même des sacrés-pu***. Sinon, je crois que j'ai trouvé les dessins et certaines compositions visuelles plutôt sympa, mais c'est à peu près tout.
E dire che l’avevo aspettato con trepidazione ma purtroppo questa ultima fatica di Gipi non mi ha del tutto convinto. Come ha dichiarato lo stesso Gipi “questo è un libro cattivo” ed in effetti non c’è traccia di amore ma un regno di claustrofobia creato ad arte anche grazie al sapiente uso del bianco e nero e delle tavole disegnate dall’autore. Gianni e’ uno scrittore convertito alla sceneggiatura e durante un’intervista concessa al Post, alla domanda “qual’e’ l’ultimo sogno che hai fatto” racconta di lui che rapisce un ragazza con lo scopo, molto probabile, di torturarla ma non e’ questo il dramma, il vero dramma non è tanto la violenza, o l’idea del male, le catene alle quale Stacy viene legata nello scantinato, il cloroformio con cui viene addormentata, ma una frase in particolare a farlo precipitare all’inferno. A una domanda dell’intervistatore sulla fisicità della ragazza, Gianni aveva risposto “Stacy è burrosa”. Scatta inesorabile la condanna del tribunale della rete. A nulla serviranno le l scuse, la retrocessione sul lavoro e tutto quello che sappiamo ormai avvenire quando a un personaggio pubblico viene attribuita una frase di cui noi, cazzeggiatori della tastiera,pensiamo si debba pentire. E questo e’ il dramma della nostra società.
Nel 2021 Gipi pubblica un mini fumetto su Instagram in cui, con il personaggio del "commissario Moderno", ironizza sul modo di parlare della credibilità delle donne vittime di violenza. Viene (prevedibilmente?) travolto da una shitstorm tipica dei social, cancella l'account (non so se in seguito a questa vicenda o meno, credo lo faccia periodicamente perché ha un evidente problema di rapporto con questo mezzo, in ogni caso in questo momento l'account è cancellato) e a quanto pare cova un rancore tale da richiedere uno sfogo, che si concretizza in questo libro. Un'operazione secondo me fallimentare, un'opera piena di autocommiserazione e rancore che ha davvero poco da dire sul tema a noi lettori e serve forse più all'autore. Fastidiosamente ossessiva nel citare il nome di Stacy, inconcludente nel parlare dei pericoli dei social e delle dinamiche ciniche della produzione culturale industriale (i protagonisti scrivono serie TV per Netflix), non può comunque nascondere l'immenso talento di Gipi che ci regala molte battute feroci e divertentissime, un grande lavoro sull'espressività dei volti, dialoghi qua e là ben strutturati. Passo falso nella produzione di uno dei massimi autori viventi e non solo.
Un racconto che mi ha colpito profondamente prima ancora di iniziare a leggerlo. Mi è capitato più volte, nelle ultime settimane, di entrare in libreria e venire contemporaneamente attratta e repulsa da questa immagine in copertina così intensa. Alla fine l'ho iniziato a leggere senza sapere assolutamente nulla circa la trama o l'autore o il genere. E non sapendo nulla non avevo idea del "luogo" fino a cui si sarebbe spinto l'autore. Questo mi ha portato a vivere con intensa emozione, un misto di ansia e terrore, i primi capitoli. In questo mondo così sporco, rancoroso, accentuato dai tratti neri carichi di rabbia, non si capisce dove sia il confine, così labile, tra realtà e immaginazione. Stacy è reale o solo una sporca fantasia che abita e divora il protagonista? E questa doppiezza si apprezza anche nel rapporto tra vita reale e social(e). L'ho trovata una storia di una sincerità crudele. Necessaria per porre sotto controllo i propri demoni. Forse tanti abbiamo dentro di noi una Stacy, con forme diverse, pesi e consistenze più o meno burrose, che sta lì, pronta a emergere e a confondersi nei momenti più fragili delle nostre quotidianità.
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Intellettuali di sinistra I poveri che diventano intellettuali sono meglio dei ricchi che sono intellettuali I ricchi che sono intellettuali sono una merda di solito, mandano il mondo allo scatafascio e fanno sesso così perché si annoiano, scrivono così perché tanto perché soldi chiama soldi perché allora eccetera eccetera I poveri vogliono diventare ricchi I ricchi vogliono andare coi poveri ma solo quando sono un po’ ricchi e solo perché gli va cioè è una cosa dei ricchi non è il povero che agisce sul ricco, capito? I poveri vogliono un posto, se lo vogliono guadagnare e se se lo guadagnano poi vogliono tenerselo e se lo perdono poi si ossessionano e si fanno a pezzi finché non ce l’hanno di nuovo. Fanno sesso così, per il posto, per un piano, per qualcosa di altro. Ma qua nessuno fa sesso per piacere? Vabbè il 2025 è un posto strano. Ma il fumetto non parla di questo O forse sì?
Messa da parte l’ironia paradossale un po’ sbrigativa e facilmente fraintendibile che caratterizzava la storiella del Commissario moderno, Gipi (il Gianni-autore) dà conto della spinosità della vicenda che ne è derivata, trasferendola a livello della storia (il Gianni-personaggio) senza ricorrere a sterili provocazioni, nel tentativo, esibito e sofferto, di comprendere qualcosa di nuovo su se stesso (il Gianni-persona).
La critica, la rabbia montante contro le ipocrisie di un mondo che reagisce compatto in una mozione di sfiducia corale, si fa autocritica nel momento in cui Gianni capisce che una parte di sé è ancora attratta da quel mondo, da quelle dinamiche che lo hanno consacrato con la stessa rapidità con cui ora lo ripudiano.
Gipi lo aveva detto: "Questo è un libro cattivo", e per chi segue l'autore sui social – anzi, "seguiva", dato che i social li ha abbandonati da un po' di tempo – la storia a cui si ispira questo volume è nota: vignetta postata, flame conseguente e reazioni spropositate, sipario. E la cosa traspare clamorosamente, soprattutto nella prima parte del volume. Il racconto poi cambia e diventa altro, lungo la storia ci sono diverse intuizioni molto interessanti (come sempre succede, con i lavori di Gipi), ma alla fine della lettura rimane questa sensazione di un volume fatto sull'onda di un astio soffuso.
Una lettura tanto disturbante quanto affascinante era davvero molto che non mi capitava.
Morbosa, sinuosa, controversa e cattiva. Uno sguardo malato e giudizioso sulla società moderna, sui social e sui rapporti tra di noi.
Nel nostro continuo voler essere accettati ed apprezzati e nel dover accettare situazioni o imposizioni di una società alla quale non importa chi sei, ne quello che fai, ne perché lo fai.
Nel malsano gioco dell'affermazione di noi stessi a dispetto degli altri.
Lettura intensa e tosta, questo non toglie anche il molto bella. Le emozioni si palpano tutte. Si è travolti da un malessere e disagi proprio come il protagonista. Ogni volta che si gira pagina si spera di capire qualcosa di più, ma non accade e si continua a cercare qualcosa che non arriva mai. Gipi è veramente forte. Da rileggere con la speranza di capire qualcosa in più.
Mi piaccsempre moltissimo i disegni di gipi, ma forse preferisco la versioni a colori. Nonostante il mare disegnato con la china nera fina e spessa a contrasto per me sia la parte più bella di questo volume. Storia un po' sottotono per i miei gusti, ok il disagio mentale, ma forse troppo incentrato sulla gogna mediatica e il politically correct. Non so, non mi ha convinta.
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Mi sono fidata di Gipi, che è uno dei miei autori e disegnatori preferiti e ho investito 22 euro per leggere un suo sfogo. Al momento mi pento di averlo comprato e di avergli dedicato del tempo. Spero in una sua ripresa futura, questo è un buco nell'acqua per me.
Ho letto commenti che accusano Gipi di autocommiserazione in questa opera: opera che è una critica ferocissima e impietosa in primis verso se stesso; ci sono forse dei sassolini da togliere, ma anche un mettersi a nudo non nascondendo nessun lato oscuro.