Jan Brokken scrive questo romanzo familiare, attraverso il quale prova a conoscere i propri genitori prima ancora che lui fosse.
La protagonista è la madre Olga che ha una fitta corrispondenza con la sorella di dieci mesi più piccola di lei, dal 1935 al 1940.
“Mia madre poteva capirlo, anzi, qualche volta perfino mi metteva in guardia. «Non perderti nel nostro passato», mi disse una volta.”
Questo passato orientaleggiante che per Jan Brokken è stato sempre lontano, visto che lui non è nato in Indonesia, al contrario dei suoi fratelli. E poi di fatto lui non si è perso nel passato della sua famiglia, perché è riuscito a scriverne.
Dalle lettere viene fuori la figura di Olga con tante passioni, tra cui quella del piano e quella per le piante.
In uno dei momenti più dolorosi della vita di Olga sarà proprio un albero a darle consolazione
“Ciò che più di tutto la impressionò furono i liang pia, gli alberi dei bambini. I toraja deponevano i neonati deceduti, avvolti in un tappetino di fibra di palma nana, in una cavità verticale del tronco di un albero. Il rituale era previsto solo per i bambini a cui non erano ancora spuntati i denti. Si individuava un albero il cui tronco, se inciso, secerneva un liquido bianco e lattiginoso, un simbolo del latte materno. L’albero cresceva attorno al corpicino e proteggeva l’anima del bambino contro gli spiriti maligni. Alcuni di quegli alberi erano vecchi di secoli.”
In questo romanzo così intimo, personaggi non famosi, i suoi genitori, si intrecciano con personaggi famosi che erano spariti nel dimenticatoio
“Tutte quelle immagini e frammenti delle lettere di Olga mi tornarono in mente quando sentii parlare alla radio di un pezzo per pianoforte nato in seguito a una visita ai giardini di Buitenzorg. Sul momento non colsi il nome del compositore ma solo quello del pianista, Marc-André Hamelin, un famoso pianista canadese: cercai su YouTube ed eccolo lì, Marc-André Hamelin che come bis di un suo concerto suonava «I giardini di Buitenzorg» dalla Suite di Giava di Leopol’d Godovskij.”
E come succede con la grande letteratura, Jan Brokken attraverso le ricerche sulle sue radici ci fa scoprire un po’ anche di noi
“Olga non era più la stessa quando, tornata nei Paesi Bassi, è diventata mia madre. «Da nessun’altra parte ho sofferto tanto, da nessun’altra parte ho vissuto così intensamente.» Me l’ha detto più di una volta, e questo era il nocciolo della sua vita precedente. L’accento era, questo me lo ricordo, sulle ultime parole: «Ho vissuto così intensamente.»”