DOPO CIÒ CHE È SUCCESSO, il villaggio di Rokthan non potrà mai tornare alla normalità. Sorin deve fare i conti con il potere che si cela nel suo sangue, ma soprattutto deve trattenere la rabbia nei confronti di coloro che gli hanno rovinato la vita. Avrà occasione di scatenare la sua furia, ma prima deve comprendere la deleomanzia; in caso contrario, il rischio di distruggersi e perdere tutto sarebbe troppo alto.
Neth e Victor devono trovare un modo per aiutare i sopravvissuti mentre attendono che il Maestro si risvegli: le sue condizioni sono critiche, e neanche Mali saprebbe dire quando il vecchio potrebbe rialzarsi. Luin si mette in viaggio da solo per Vanhorn: ha capito ciò che deve fare, e infiltrarsi nel Palazzo del Sole Pallido è l'unico modo per avere successo.
Shai fa ritorno dall'Alto e dalle Casate, sicura di ottenere, adesso, tutto il rispetto che merita. Ma le sue speranze e convinzioni potrebbero vacillare al cospetto dell'Alto e di suo padre.
Cosa stanno tramando davvero le Casate? Chi si cela dietro la maschera bianca dell'Alto? Riuscirà Sorin a controllare la deleomanzia e ottenere la sua vendetta?
Con enorme dispiacere mi ritrovo ad abbandonare questo libro a circa 160 pagine dalla fine. "Il palazzo del sole pallido" è il sequel de "L'occhio del gufo", nonché volume di mezzo della "Trilogia del sole pallido". Il primo capitolo mi aveva sorpreso in positivo e l'avevo letteralmente divorato, di conseguenza le aspettative per il seguito erano molto alte. Purtroppo queste sono state disattese. Secondo il mio modesto parere questo romanzo ha due problemi principali: - una trama il cui ritmo narrativo è molto lento e statico. Fin dove ho letto gli avvenimenti degni di nota sono molto rari e le storyline avanzano a fatica; - come questa "lentezza" narrativa viene riempita. Sono un grande fan dei romanzi che si prendono il loro tempo per presentare e approfondire mondo e attori, tuttavia qui non accade. Ho notato, invece, un focus unidirezionale su emozioni, pensieri e sensazioni dei personaggi. Il risultato è una descrizione continua del loro stato emotivo (che non varia mai) e che alla lunga diventa acerba, ripetitiva, ridondante e pesante. Invece che dare caratterizzazione e credibilità quasi le toglie. In conclusione, questo sequel non è riuscito a convincermi e a confermare l'apprezzamento avuto per il primo libro. Mi dispiace davvero tanto 🥲
Inizialmente ero un po' in dubbio.. Il libro parte un po' lento, non ero troppo nella storia.. ma dopo un po' di pagine la magia è scoccata di nuovo e non potevo più metterlo giù per tre giorni.. L'ho divorato consapevole del fatto che una volta finito non sarebbe che mancato un altro libro alla conclusione di questa magnifica trilogia.. Avrei voluto che ogni tomo fosse di 800 pagine, perché succedono tante cose e ne vorresti di più, ci sono così tanti pezzi di Worldbuilding che emergono e non bastano mai, così tante rivelazioni che però non soddisfano mai.. da metà in poi diventa tutto così intrigante che le pagine volano e le ultime 100 sono da panico!!! È un libro cattivo, oscuro, le cose brutte succedono e succedono anche ai protagonisti, succedono anche quando pensi che non potrebbe succedere nulla del genere.. non c'è spazio per buonismo inutile, e ogni svolta è imprevedibile e spiazzante.. Certo, è un libro intermedio, che parte da avvenimenti già accaduti e porta a un finale apertissimo in vista del Gran finale (grandissimo finale oserei dire!!).. ma non soffre della sindrome del secondo libro in cui tutto è un riempitivo o di semplice passaggio.. E molti personaggi "secondari" meriterebbero delle novelle prequel solo per loro da quanto sono fighi!! Non è un libro esente da ogni difetto, ma per me resta tra i migliori italiani letti quest'anno!!!!
“Il Palazzo del Sole Pallido” di Andrea Butini e pubblicato da Mondadori, è il secondo volume della trilogia grimdark del Sole Pallido. “L’Occhio del Gufo”, mi era piaciuto ma con qualche remora, a differenza del seguito in cui ho trovato diversi miglioramenti che me l’hanno fatto apprezzare in toto. Sto parlando del ritmo della narrazione, dello sviluppo dei personaggi, degli intrecci di trama e dei colpi di scena. Non manca nulla! Per quanto riguarda la trama, sebbene inizialmente sembri non succedere nulla di nuovo, a poco a poco le pedine di Andrea riescono a uscire dal pantano di Rokthan e esprimere al meglio le loro qualità. Ad esempio Luin, giovane pezzo di sterco, riesce a infiltrarsi a Vanhorn tramite stratagemmi uno peggio dell’altro, col lo scopo di eseguire le ultime volontà del Maestro. Anche Shai torna a casa e deve affrontare l’Alto, ma soprattutto il padre, despota terrificante. Sorin invece fa progressi con la deleomanzia, anche se lenti e difficoltosi, accompagnato da due delle figure che più mi sono piaciute: Mali e Frey. La prima si scopre essere più sfaccettata e intrigante del previsto, mentre il secondo è una mina impazzita del quale è impossibile indovinare la prossima mossa. Il giovane ThuRei è spezzato dentro e ci viene mostrata tutta la sua fragilità. TOP protagonista del libro!!! L’ambientazione si espande di molto, e così riusciamo a vedere luoghi fighissimi come la palude e i ghiacci, popolati da gente strana e interessante. Mi è piaciuto entrare nel Palazzo del Sole Pallido con la sua geometria particolare e i segreti che nasconde, tutti da scoprire! In conclusione: Butini fa un salto di qualità, dà forma e sostanza alla sua storia e ci prepara per l’ultimo volume. Le tinte grimdark sono molto forti, non ci risparmia scene pesanti e morti impensabili, colpi di scena spaventosi e immagini orrorifiche. Insomma, l’adult fantasy che vogliamo! Bravo Andrea, ti aspetto con “Il Cerchio di Luce”!
Chi vuole approfondire trova l'intervista all'autore sul canale YouTube "Scandal Wonder"!
Nel primo libro di Butini ci siamo addentrati in una storia oscura e che suggeriva un mondo più grande e complesso.
Ne IL PALAZZO DEL SOLE PALLIDO viaggiamo per queste terre incontrando diverse sfaccettature di un mondo vivido, dove i nostri personaggi evolvono e affrontano l'oscurità e il dolore interiore -che diventa più grande e terribile di qualsiasi mostro esterno-, dove ai granelli di storia che conoscevamo se ne aggiungono altri che riempiono una clessidra che corre sulla parte finale sconvolgendo il lettore.
Una storia che non risparmia nessuno, scritta molto molto bene e che non ti lascia il tempo di respirare*! Adesso si attende il terzo volume anche un po' incazzati dal finale!
*In verità ci sono alcuni momenti calmi dove respirare, e questo è un bene!
Ci sono delle situazioni che non mi stanno convincendo al 100% e non ho particolarmente apprezzato la gestione di alcune storyline secondarie. Aspetto il terzo volume per un giudizio complessivo.
Questo secondo volume della trilogia del sole pallido è un piccolo capolavoro. La scrittura è più matura e coinvolgente. I personaggi sono caratterizzati alla perfezione così come le scene d’azione sono magnificamente descritte. A contorno, una trama solida e un world building particolare ed affascinante.
Caparezza cantava che il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista. A me viene da dire che il secondo libro è sempre il più difficile quando scrivi una trilogia.
Il libro di mezzo è complesso perché spesso è il meno pensato dall'autore, che aveva in mente bene l'inizio e la fine della storia e si trova costretto a creare eventi riempitivi per traghettare i personaggi dal libro 1 al 3. Il risultato è un libro 2 moscio e poco interessante.
Altrettanto complesso è scrivere di viaggi. Spesso l'evento interessante si trova alla fine del viaggio, dunque il viaggio di per sé appare al lettore come una perdita di tempo. Anche qui sta alla bravura dell'autore inventare cose coinvolgenti da far succedere, ma è un problema che affligge anche i migliori, e quando dico migliori intendo anche le divinità della scrittura. Qualcuno ha detto spia di Rhythm of war?
Il palazzo del sole pallido è un libro 2 che parla di viaggi. Le conclusioni possono tirarsi da sé.
Quando ho cominciato il libro, nutrivo dubbi sulla scelta di iniziare appena dopo la fine de L'occhio del gufo. E avevo ragione. Infatti sono convinto che gli eventi sarebbero dovuti essere rimaneggiati in modo tale da prolungare l'occhio del gufo e includere nell'epilogo tutti i payoff delle vicende. Così invece le prime 70 pagine de Il palazzo del sole pallido devono sia chiudere i payoff del libro 1 che impostare le promesse del libro 2. Un miscuglio ben poco armonico che mi ha dato sensazioni non precisamente positive, tipo l'impressione che un certo arco o una certa vicenda stesse finendo. Peccato che fossi a pagina 20.
In ultimo le motivazioni di vari personaggi mi hanno convinto ben poco. Con un certo sforzo si comprende il senso delle azioni di Luin, che si crede astuto e machiavellico ma in realtà non lo è. Forse avrei posto l'enfasi su questo fatto, magari mostrando ad hoc una scena in cui lui elaborava un piano complessissimo per fare qualcosa di estremamente semplice. C'è la scena del carro, vero, ma quella mi ha passato più che altro l'idea che Luin sia ingenuo.
Ma le azioni di Gonal? A parte il kick the dog di Naidi (semplicemente venderla no? È una schiava!), che sono disposto a perdonare visto che serve a stabilire senza dubbio che lui è il cattivo, ma la questione dell'erede? Il figlio di Céline manifesterà i poteri troppo tardi, quindi Shai deve essere ingravidata. Ma il figlio di Shai manifesterà i poteri ancora più tardi, non ha senso. Oltre al fatto che non ha senso il discorso sul fatto che i Thu'Rei hanno troppi pochi deleomanti. Le possibilità sono due: o le altre famiglie hanno molti deleomanti e quindi Shai, non potendo sfornare un figlio al giorno, è inutile (e i Thu'Rei erano comunque già messi molto male) oppure ne hanno pochi (tipo tre o quattro), ma allora mi chiedo che differenza faccia perderne uno: se prima i Thu'Rei ne avevano solo due erano comunque già in svantaggio.
Inoltre ho notato una sovrabbondanza di dativi del pronome personale complemento, in frasi che a me personalmente suonavano veramente brutte. Le si strinse lo stomaco è ok, ma i denti gli battevano è terribile. Magari è solo un gusto linguistico mio, comunque non mi è piaciuto.
La trama di Sorin avanza fin troppo lentamente e le scoperte presso lo sciamano sono ben poco interessanti (per la maggior parte si intuivano, l'unica cosa davvero nuova poteva essere detta dal Maestro nel libro prima, ed ecco che l'intera trama del viaggio dallo sciamano poteva essere eliminata). L'unica parte che mi ha suscitato molto interesse è la sezione finale, molto ben fatta e finalmente coinvolgente perché Butini lascia perdere la fuffa e passa ai fatti.
Non mi è piaciuto invece l'esito della trama di Victor, determinato solo dal fatto che l'idiota rivela senza un reale motivo di aver ucciso la Danzatrice khyuuti. Poi ok, sembra che lo faccia perché vuole morire ed espiare le sue colpe, ma è davvero il momento? Fuori pov e in una situazione critica, quando la vicenda per cui ha ucciso dopo tanto tempo è tutto tranne che risolta?
A malincuore, perché L'occhio del gufo resta un signor romanzo, mi trovo ad assegnare due stelle su cinque. Ho comunque già cominciato Il cerchio di luce. Ho fiducia in Butini. È un autore di talento, e appunto, i problemi che ho riscontrato mi sembrano quasi tutti, con l'esclusione del dativo dei pronomi, più che altro dovuti alla natura stessa del romanzo di libro di mezzo, piuttosto che alla sua scrittura.
"L'occhio del gufo" è stata una delle più belle sorprese del 2023 tanto da spingermi, senza se e senza ma, a comprare, a scatola chiusa, anche gli altri due seguiti di questa trilogia. Tuttavia, dopo aver letto questo libro, penso che forse avrei dovuto aspettare. Ma andiamo per gradi e partiamo, in primo luogo, da ciò che mi sento di dire di aver apprezzato.
La storia riprende immediatamente dove si era interrotto il primo libro, ovvero, ci riporta in quella Rokthan che ha visto e vissuto il passaggio di una creatura nefasta e aliena al mondo degli uomini, il noctus. Quest'essere, benché sconfitto, ha lasciato dietro di sé una scia di distruzione e di morte che ha messo a dura prova non soltanto i nostri protagonisti, ma anche i cittadini stessi di questo piccolo villaggio ai confini del nulla.
Tra gli aspetti positivi che ci tengo a citare, infatti, ci sono, almeno per me, le prime 100 pagine (circa), che, oltre che a porre le basi narrative di quelli che saranno gli sviluppi che ci accompagneranno in questo seguito, presentano anche una grande attenzione a fotografare quello che è il sentimento generale di sgomento, abbandono e desolazione che tutti, nessuno escluso, hanno provato, dopo questo terribile evento. Il tutto, poi, viene ancor più amplificato dallo stile di scrittura dell'autore, che ha dalla sua l'indubbio pregio non solo di essere scorrevole ma anche capace di trasmettere, attraverso dettagli ragionati e ben dosati, sensazioni e, soprattutto, atmosfere. Basti pensare, ad esempio, alla continua lotta interiore che interesserà Sorin e il neonato potere da lui scoperto o, anche, a tutti quei momenti che ci mostreranno le fragilità e i dubbi dei nostri vari protagonisti (forse troppi). Un altro punto che beneficia di questo aspetto, sono, senza dubbio, le fasi più concitate e dinamiche, che non solo hanno il pregio di essere ben orchestrate e narrate ma che, soprattutto, risultano essere comprensibili e piacevoli da leggere.
Lato personaggi, invece, chi ha avuto la capacità di catturare maggiormente il mio interesse, soprattutto in termini di sviluppo, altri non è che il goffo Luin che qui, invece, ci dimostrerà di avere una forza capace di portarlo, dritto dritto, nel luogo per lui più pericoloso. Infatti, il suo arco narrativo è quello che ho percepito come più interessante e meglio riuscito, soprattutto considerando il finale.
Tuttavia, gli aspetti positivi terminano qui.
Il più grande problema che ho riscontrato durante la lettura di questo libro riguarda proprio lo sviluppo delle varie storyline che, tolta quella di Luin e, in parte, anche quella di Shai Thu'Rei, che ha l’indubbio pregio di mostrarci, ma non abbastanza, l’altro lato della barricata, le altre le ho avvertite, invece, come statiche, oltre che lente e, a tratti, inconcludenti. Inoltre, lo stile di scrittura dell’autore, nonostante quanto precedentemente detto, poco si adatta con questa scelta narrativa, aumentando, di conseguenza, questa sensazione generale di lentezza. Infatti, in più di un'occasione, mi sono trovato col forte dubbio se abbandonare o meno la lettura, in quanto incapace di avvertire reali sviluppi, e il finale, da solo, nonostante lo abbia percepito positivamente, non è stato sufficiente a risollevare tutta la situazione.
Questo aspetto ha anche compromesso quella che era la mia iniziale opinione nei confronti di alcuni di personaggi e, in particolare, mi riferisco a Sorin, Victor e al Maestro. Questi, infatti, se nel primo libro erano stati capaci di affascinarmi e prendermi qui, invece, sono andati incontro ad una sorta di involuzione che mi ha fatto rivalutare, in negativo, il mio precedente giudizio. Sorin, infatti, nonostante il conflitto interiore che vive, sembra confinato soltanto all’interno del suo sogno di vendetta; mentre, Victor, da un certo punto in poi semplicemente scompare. Invece, il Maestro, non risulta essere pervenuto e basta. Anche i vari personaggi secondari non sono molti convincenti, in quanto finiscono con il fare soltanto da sfondo alle vicende e contribuendo poco in termini di trama. Inoltre, anche la gestione dei vari POV non mi ha pienamente convinto; abbiamo personaggi a cui vengono dedicate più pagine e altri che saltano fuori solo dopo molto tempo e in particolare sul finale, quando invece potevano meritare molto più spazio.
Avrei preferito ricevere più informazioni in merito ai quesiti che mi erano sorti alla fine del primo libro: sulla deleomanzia, sulla figura dell’Alto e su altre piccole cose. Purtroppo, però, questo libro lascia ancora in essere molti interrogativi e fa ricadere sul terzo ed ultimo volume molte responsabilità.
Mi sento comunque di dire di voler leggere il finale e, soprattutto, spero che sappia convincermi maggiormente rispetto a questo seguito.
Voto 5/5 A differenza del primo libro ( a cui ho dato 4 stelle), qua si nota maggiore maturità nella scrittura da parte dell'autore e la velocità del libro che, a differenza del primo, si prende il suo tempo per introdurre i vari percorsi presi dai personaggi. La trama si evolve rispetto al primo libro passando da vicende ambientate in un solo villaggio a vedere più gruppi separarsi per raggiungere mete diverse. Il world building di conseguenza si espande e pur essendo essenziale l'ho apprezzato moltissimo. Bellissima l'idea della terra di Mali e dello spirito incarnato della palude che crea terra fertile al suo passaggio e di tutte le tribù che lottano tra di loro per avere un posto il più vicino possibile alla coda del serpentone.L'evoluzione dei personaggi mi è piaciuta molto,.il mio preferito rimane Luin che con la sua follia, soprattutto sul finale mi ha lasciato senza parole. Trovo sempre insopportabile Sorin e la sua testardaggine e mi e piaciuto tantissimo il percorso emotivo di Shai. In conclusione un romanzo molto bello che si prende il suo tempo andando più lento all'inizio e poi accelerando tantissimo sul finale lasciandoci in attesa del terzo libro( che inizierò immediatamente). Congratulazioni Andrea (se mai leggerai questa quasi recensione) i tuoi libri mi piacciono tantissimo non vedo l'ora di scoprire come finirà tutto quanto
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Io capisco che quando Mondadori ti da un contratto per un trilogia, tu, scrittore sconosciuto, lo firmi al volo. Anche se hai idee per un solo libro. Poi puoi sempre riempire gli spazi con fuffa e ripetizioni e descrizioni inutili. Ecco secondo me quello che è successo.
Già nel primo volume, che mi è piaciuto nonostante lo stile di scrittura da piaga d'Egitto, Butini ha dato segno di Alzheimer letterario continuando a ripetere le stesse cose. Qui la malattia è degenerata. Il punto focale è questo palazzo che è BIANCO, costruito con pietra BIANCA, arredato con mobili e oggetti BIANCHI, anche chi ci vive è vestito sempre di BIANCO. È TUTTO BIANCO. Riprendiamo i personaggi del primo libro che, seguendo la regola "never split the party" si dividono. Luin va al palazzo BIANCO, vedendo quanto è BIANCO il palazzo BIANCO, Sorin va nelle paludi per imparare la deleomanzia, ma non impara un brazz e ha fretta di andare al palazzo BIANCO. Gli altri del villaggio non vanno al palazzo BIANCO, ma praticamente al polo nord, il perché non lo sa nessuno, manco loro. Ma colpo di scena! Il ghiaccio è BIANCO!
Uno delle letture più noiose e ripetitive e noiose e ripetitive e noiose e soprattutto ripetitive che abbia mai affrontato. Si poteva racchiudere tutto in 50 pagine... lasciandone metà BIANCHE.
«Fredda e dura. Tempesta e pietra. Mi hai reso così tu, ricordi?»
Ho sempre amato i libri intermezzi di saghe, siamo già immersi nel mondo ma ancora lontani dalla conclusione della storia. Questo secondo vol della trilogia dark fantasy ripiombiamo immediatamente su Rokthan, tutto appare distrutto, perduto. L'autore riesce bene a sviscerare la crudezza di emozioni che sembrano rilucere di angoscia. I personaggi devono muoversi per non lasciarsi soccombere. I nostri orizzonti si allargano. Ci avventuriamo fuori, verso Vanhorn, ma anche verso le paludi del Mhawsh e i ghiacciai dei Khyuuti. Avventure, pericoli, consapevolezza, lotte e m0rte lì attendono. ~La narrazione è un tripudio di meraviglia ed orrore che ci tiene in ostaggio. C'è una nota di onnipresente brutalità che rende tutto più arzigogolato. In questo volume diventiamo più consapevoli della costante disuguaglianza tra i Superiori e gli Inferiori. La religione del Cerchio gioca un ruolo fondamentale e finalmente ci inoltriamo tra le lucenti mura del Palazzo e incontriamo l'Alto. Un senso di sbagliato ci stuzzica. Troppa lucentezza...come se qualcuno volesse di proposito accecare gli occhi di chi guarda. C'è un senso di gelida fatalità e caldo rischio che permane le pagine, i personaggi devono fare delle scelte perché rimanere fermi vuol dire sconfitta. E nessuno di loro può permetterselo. L'odio e la vendetta infiammano il libro, insieme alla voglia di perdono e sopravvivenza. E il desiderio vorace degli "inferiori" di far cadere dai loro scranni lucenti i potenti. La violenza, la lotta, l'astuzia, il terrore puro, il romanzo ci fa vivere tutto attraverso i suoi personaggi. Momenti da pelle d'oca dove la disfatta viene inchiodata ad un attimo prima di accadere (Neth, sei stato grandioso!). La flebile speranza che consuma vite, mentre una vi0lenza indicibile si nutre delle urla, dello sgomento. Ho amato questo volume. Il finale è pazzesco. E ci lascia così, sul baratro ad attendere il finale.
Buongiorno amici lettori 💙 Oggi vi parlo del libro di Andrea Butini secondo volume della trilogia Del Sole Pallido intitolato "Il palazzo del sole pallido" edito @oscarvault. . In questo secondo volume riprendiamo subito la fine del primo e proseguiamo con la storia e le avventure di tutti i personaggi. Anche questa volta abbiamo piu PoV che ci permettono di seguire le vicende da più punti e capire maggiormente le azioni di tutti. . Come ogni secondo volume di una serie che si rispetti, l'ho trovato di transizione. Ovvero ci accompagna a quello che andremo poi a scoprire nel terzo volume perché se non in due o tre occasioni in cui ci viene svelato qualcosa di importante e che arricchisce la nostra conoscenza dei personaggi e/o delle vicende che stanno accadendo non ho trovato nulla di significativo. . Nonostante sia un piccolo mattoncino, non mi ha mai annoiato! Questo perché la scrittura di Andrea è accattivante, attrae il lettore e la narrazione scorre veloce. C'è azione, c'è brutalità, i luoghi e i personaggi sono tutti ben caratterizzati e ben strutturati all'interno del mondo fantastico creato dall'autore. Anche le dinamiche magiche pian piano ci vengono spiegate e a poco sto capendo qualcosa di più del Credo che alcuni tanto amano e altri odiano. . La deleomanzia però rimane la cosa che più mi intriga e Sorin e il Maestro saranno coloro che, nel terzo volume dovranno darmi maggiori soddisfazione nel farmi apprendere qualcosa di più. Luin credo sia quel personaggio che odi e ami al tempo stesso. Ancora non ho capito cosa provo nei suoi confronti. . Che dire insomma , il terzo volume è già in lettura e sono immersa fin sopra i capelli in questa avventura, per l'Abisso! . Se vi piace il genere e volete leggere un dark fantasy con i fiocchi, la trilogia di Andrea Butini è quello che sto consigliando ormai a tutti 😉 . ❓E ora vi chiedo, lo leggereste? Vi piace il Dark fantasy come genere o è troppo forte per voi? Se fosse in pericolo la vostra famiglia, cosa sareste disposti a fare pur di salvarla? Anche autodistruggervi? Vi leggo volentieri nei commenti 💕 . La vostra Febe 💙 #lesorelledinchiostro
Ho amato tantissimo il primo e ho amato e divorato il secondo in pochissimo tempo. Parto col dire che il sistema magico e concerne la parte religione poteva essere sviluppata meglio, come anche alcune vicende dei personaggi meritavano più spazio rispetto ad altre ( tipo la storyline di Luin, mio personaggio prefe) Nonostante questo ho apprezzato moltissimo questo secondo volume che non è il classico romanzo di transizione dove non succede nulla , anzi succede troppo. Quindi si Andrea ha fatto un ottimo lavoro. Non vedo l'ora di sapere cosa succede nel terzo e sinceramente ho paura.
Butini si prende il suo tempo per la narrazione, ed è giusto così.
Questo secondo capitolo è degno delle aspettative generate dal primo: il mondo che ci viene solo accennato nel primo libro viene qui vissuto ed esplorato maggiormente. Si hanno molteplici archi narrativi che permettono alla storia di avanzare senza troppo stagnare dato che la scrittura di Butini è molto lenta per me; questi multi POV sono un compromesso perfetto che ci permettono di apprezzare appieno il worldbuilding dell'autore.
Il finale è stato molto rapido e mi ha spiazzato un po': è stato come prepararsi a una gara di corsa allenandosi come fosse una maratona e poi, il giorno della gara, si corrono i 100 m. Non dico che non mi sia piaciuto il finale, anche perché introduce elementi interessanti per il 3º libro che leggerò sicuramente, ma che ancora mi devo riprendere.
Il secondo capito della saga è ancora più traumatico del primo. Abbiamo lasciato i nostri protagonisti (alcuni per sempre), in preda alla sofferenza, alla confusione, al terrore. In questo capitolo li accompagneremo per strade differenti, alla ricerca della salvezza, della conoscenza o di una redenzione dovuto al senso di colpa. Un persorso lastricato di sofferenza. Oserei dire di agonia. Un romanzo emotivamente impegnativo. Butini ci lascia far amicizia con i personaggi per poi, atrocemente, spazzarli via. Ho amato la trama (anche se ho sofferto in diversi punti), ho amato i personaggi. Stavolta il mio cuore è stato catturato da Frey della casata Thu'Rei. Ho riso e pianto con lui. Il cervello intaccato dalla deleomanzia, lo porterà ad una parziale follia. Spero che Butini gli riservi un degno finale! La scrittura è semplicemente meravigliosa. Amo la penna di Butini, le sue descrizioni, le scene terribili e le scene più commoventi. Questo volume mi ha lasciato un pensiero interessante. Quando il mondo viene diviso in casate, in caste, in gruppi, quando c'è chi pensa di essere migliore di altri. Quando qualcuno pensa di essere superiore e chiama gli altri feccia; è lì che arriva l'oscurità. È lì che il velo si squarcia, e dal suo interno serpeggia l'odio. E per il bene di questi superiori, degli innocenti muoiono. Tanti. Troppi. Un fantasy che trascende la narrativa e si insinua nella realtà. Era voluto dall'autore? Non lo so. Ma ci è riuscito lo stesso.
Il primo libro è bello ma il secondo è fenomenale. Una narrazione crudele e, proprio per questo, credibile, segue le vicende dei personaggi principali, che necessità e Fato hanno diviso. Mi piace il fatto che l’autore abbia seguito ogni personaggio, senza tralasciare niente e nessuno. Il mio personaggio preferito è morto ma la scena è stata così bella e significativa da valerne la pena. Tutto il libro è emozionante, ma gli ultimi capitoli sono pazzeschi e, proprio quando la tempesta sembra essersi placata, ecco che le ultime righe danno un nuovo significato al tutto. Cosa????
Ottimi sviluppi di trama, dal viaggio di Sorin verso la vendetta, alla ricerca di Lumin, a Shai che torna a casa piena di speranza, ai drammi di Elin Ottimi anche Victor e Neth. Molto interessanti le parti, dove viene narrato il passato di Shai e Fray, che fa capire quello che hanno dovuto passare con loro padre. Battaglie ben descritte, e finale che mette molto hype per il libro finale.
Ci eravamo lasciati con il finale de “L’Occhio del Gufo” che, come ci si aspetta da una buona conclusione di un primo volume di una trilogia, creava molte domande e apriva una serie di scenari tutti da esplorare. Proprio questi scenari vengono affrontati nel secondo volume. I personaggi principali si separano e l’ambientazione della Trilogia del Sole Pallido si allarga: lasciamo Rokthan per viaggiare verso il Mahwsh, il Khyuuten, naturalmente il palazzo sede del potere centrale, dove l’Alto e le casate esercitano il loro dominio. La narrazione prende altrettante vie, consentendo di approfondire personaggi e dinamiche finora solo accennate. Scopriamo le diverse tribù che popolano il mondo creato da Andrea Butini, ciascuna con i propri usi, costumi e mentalità. Ci immergiamo finalmente nelle dinamiche del Palazzo del Sole Pallido, approfondendo le figure dell’esecutrice Shai e del resto della casata Thu-Rei, ma anche le altre famiglie e la lotta intestina tra di loro. Ma soprattutto, affrontiamo insieme a ciascun personaggio tutti i cambiamenti (spesso devastanti) che hanno dovuto affrontare dalla comparsa dei noctus. Lutto, dolore, sofferenza. Ma anche bisogno di sopravvivere, di riscoprirsi, di non arrendersi, di fare qualcosa di buono e di lasciare un segno di sé nel mondo. Questo romanzo si rivela per non essere particolarmente dinamico (almeno per buona parte della narrazione), ma ciò non rende meno piacevole la lettura. “Il palazzo del Sole Pallido” è un necessario anello di congiunzione tra l’esordio e la conclusione della trilogia, e ha la funzione di colmare una parte dei vuoti, approfondire, seguire i personaggi in un’evoluzione che richiede tempo. Anche in questo secondo volume, proprio i personaggi si riconfermano un punto di forza, per la loro umanità e le loro sfaccettature, presentate in modo approfondito nei diversi pov. Sorin, Eilin, Luin e Neth soprattutto si trovano a dover reagire di fronte a tutto ciò che ha impattato le loro esistenze e il mondo in cui vivono. È molto interessante scoprire che ciascuno di loro ha una reazione diversa dinanzi agli eventi che li accomunano. Frey e Shai, solo accennati ne “L’Occhio del Gufo”, vengono ora presentati con tutta la forza del loro backgroud. Anche loro affrontano un cambiamento e, in qualche modo, devono trovare il modo di adattarsi al mutare degli eventi. Lo stile di Andrea contribuisce alla tridimensionalità dei personaggi. Una delle cose che più apprezzo di questo autore è la sua capacità di dare al lettore spunti per empatizzare con con ciascuno di essi, nonostante i loro difetti. O proprio grazie ad essi. Immergendosi tra le pagine, non sarà difficile riconoscere di aver provato, almeno una volta nella vita, l’apatia di Eilin, il dolore sordo di Sorin, il bisogno di affermazione di Luin, i dubbi di Shai, la solitudine di Neth, i rimpianti di Victor. Anche in questo volume mi sono trovata di fronte a qualche ripetizione di termini o concetti evitabile, ma nel complesso è stata un’ottima lettura, in grado di intrattenere e far riflettere, ma soprattutto di trasmettere emozioni.
Il Palazzo del sole Pallido è il classico secondo volume di una trilogia che fa da ponte tra il primo e l’ultimo, un ponte di cui ho amato ogni singolo passo per attraversarlo. Diversamente da L’Occhio del Gufo, ho notato nella prosa di Andrea una crescita e una maturità che mi hanno permesso di apprezzare nella totalità la forza e la potenza di questa storia.
Sicuramente più introspettivo, ci immergiamo a fondo nella psicologia dei protagonisti, alcuni lo hanno trovato lento, io ci ho visto meno azione ma maggiore attenzione e profondità al worlbuilding, ed era quello che desideravo, ma state tranquilli in questo secondo volume non siamo esenti da scene cruente e sangue, perdite che non avreste mai pensato, e colpi di scena eclatanti.
Escludendo le prime introspettive 100 pagine, di cui una scena straziante mi ha lasciato con il cuore a pezzi, i nostri amati superstiti si dividono e intraprendono percorsi diversi dall’esito per niente scontato. E ci immergiamo in molteplici archi narrativi che ci permettono di esplorare il mondo solo accennato nel primo volume.
Grazie a Shai e Luin veniamo a conoscenza dell’Alto, del funzionamento del governo, degli intrighi e della politica del regno di Vanhorn, con Sorin/Frey e Mali scopriamo maggiori dettagli sulla deolomanzia, e ci tengo ad enfatizzare la bravura di Butini nell’aver creato con originalità la storia e il popolo dei piangenti, ne sono rimasto completamente affascinato. Insieme a Neth e Victor invece viaggiamo con continua apprensione verso le lontane e fredde terre del Khyuuti, il popolo dei danzatori, di loro voglio maggiori dettagli nel prossimo volume.
Terminata la lettura, mi sento emotivamente legato ad ogni personaggio di questa storia, alle loro debolezze, paure, ai loro traumi, alla loro sete di vendetta e di rivalsa, mi hanno lasciato in alcuni momenti turbato ed in altri piacevolmente sorpreso, di sicuro Butini è bravo a trasmetterti sentimenti diversificati e dal forte impatto emotivo. Inoltre ho trovato gratificante la presenza e la rappresentazione di personaggi queer come Mali, Victor e Shai, quest’ultima la mia preferita in assoluto, ma ho amato anche la follia di Frey, la sete di vendetta di Sorin e sono riuscito ad apprezzare anche il maldestro e diabolico Luin
Adesso lasciatemi oziare nelle belle sensazioni che mi ha lasciato questo secondo volume, sono pronto per “Il Cerchio di Luce”, ma il mio egoismo desidera che questa storia non finisse mai e ne temo la fine,,,,,,,
"si sa, il secondo volume di una trilogia è quello più scialbo, giusto per allungare il brodo". Se lo pensate davvero, non avere letto il secondo volume della trilogia di Butini, Il Palazzo del Sole Pallido. Se nel primo volume siamo rimasti incagliati in 2 giorni di tenebre e ombre, in questo secondo volume abbiamo viaggiato in buona parte del mondo conosciuto, visto usi e costumi di molte terre diverse, e abbiamo scoperto i retroscena di molte situazioni e personaggi. Nel primo volume Jas e Neth avevano il mio cuore, in questo secondo invece Shai e Frey hanno prepotentemente preso il primo posto. I personaggi di Butini riescono ad arrivare al lettore come un pugno nello stomaco: due secondi prima stai odiando quel personaggio, e subito dopo scopri un elemento del suo passato che te lo fa amare sopra ogni cosa. Se avete amato il primo, amerete alla follia anche il secondo volume. Le vicende che si accavallano e sgomitano per essere lette riescono ad ancorare il lettore alle pagine. In questo capitolo abbiamo non solo battaglie, ma soprattutto retroscena e consapevolezza. Alcuni personaggi rifletteranno su quello che è il loro percorso, mettendolo in discussione. Altri diventeranno sempre più ciechi di fronte alle avversità della vita. Fino ad arrivare a quei personaggi che troveranno la forza di andare avanti (o arrendersi) nonostante le avversità.
*Seguiranno spoiler*
Vedere Frei piangere come un bambino tra le braccia di Mali, e sapere che l'unica cosa che voleva da piccolo era che la sua sorellona non soffrisse, mi ha spezzato il cuore. Una delle scene più belle di questo secondo volume. La tranquillità con cui ammette di essersi disintegrato il cervello per non farla soffrire, è qualcosa che, da sorella maggiore, mi tocca nel profondo. La disperazione di Shai allo scoprire che persona ci sia dietro la maschera, l'orrore che ha provato al cospetto dell'Alto e il suo sentirsi il nulla alla scoperta della richiesta di gravidanza, mi ha completamente travolta. Una donna che non ha mai avuto libertà di scelta, ne per il suo corpo, né per la sua mente, che si è costruita una corazza pur di riuscire a sopravvivere, mi ha destabilizzato e piacevolmente stupito. Shai non è l'unica rappresentazione del femminile all'interno del libro, anche Mali e Eilin hanno un ruolo molto importante, ma ammetto che Shai è riuscita a raggiungere il mio cuore.
La parola d'ordine per questo libro è "odio". Non solo quello che nutrono i protagonisti, ma anche quello che hanno fatto scaturire in me. Sia chiaro: i personaggi sono scritti benissimo, ben caratterizzati, veri. È per questo che mi hanno fatto prudere le mani. Luin è un piccolo arrogantello che spero la vita rimetta in riga a suon di sberla. Antipatico, falso, saccente, si crede superiore a tutti solo per le botte di fortuna che ha avuto. Certo, di suo ci ha messo un pizzico di furbizia, ma è quel tipo di furbizia cattiva, egoista, che non tiene conto di niente e nessuno per ottenere ciò che vuole. Brama il riconoscimento altrui come un assetato desidera l'acqua, ma al contempo vuole schiacciare tutti indistintamente per rivalsa personale. Anche gli innocenti. Sorin diventa sempre più antipatico pagina dopo pagina. All'inizio speravo che fosse il suo costo da pagare per l'uso della deleomanzia: non si interessa di nessuno, giudica in modo quasi brutale chiunque non gli vada a genio, sembra vedere solo le cose negative del mondo. Non spende una parola di conforto neanche per i suoi accompagnatori, due giovani ragazzi con la metà dei suoi anni. Anche lui è egoista, ma almeno ha uno scopo che parrebbe essere più "alto" di quello di Luin. Mali. Mali è una lagna. Ci mette impegno ad andare avanti, ma cavolo! Si piange addosso come una fontana. Strano a dirsi, invece, Shai l'ho quasi ammirata. Certo, è decisamente una fanatica dell'Alto, ma almeno ci mette il cuore in ciò che fa. Ci crede. Stringe i denti e va avanti contro gli ostacoli imposti dalla sua condizione. E mi è anche piaciuta la sua evoluzione, con tutto ciò che ha comportato. Ha guadagnato punti. Infine, anche Neth ha scalato la classifica: da personaggio nell'ombra ha finalmente "tirato fuori i coglioni" [cit.]. Butini è riuscito a dare uno spaccato delle due facce della medaglia proponendo per entrambe i pro e i contro attraverso gli occhi dei protagonisti. La storia si fa leggere, l'ambientazione cattura, lo stile è scorrevole e profondo al contempo. Un paio di volte ho trovato una consecutio temporum che non ha convinto, ma, a parte questo, l'immersione è totale.
Ammaliata dal contrasto della violenza con la potenza dei sentimenti del primo volume, “L’occhio del gufo”, ho atteso con ansia questo secondo mattoncino, che non ha per nulla svilito le mie aspettative. Sembra ci sia pace – grazie a un ritmo iniziale meno incalzante – nel dolore e nell’attesa di organizzare la vendetta; soprattutto Sorin che deve gestire il “potere” di cui è stato investito. Cerca sua moglie, con tutta la forza raccolta dall’odio per chi gli ha tolto Jas, supportato da Frey.
Quest’ultimo è entrato come un uragano nel mio cuore, grazie anche all’infanzia con sua sorella. È proprio Shai, una delle protagoniste, eroina di questo secondo volume; come immaginavo e speravo, Il palazzo del sole pallido dà spazio alle donne, e ci riporta al tema discusso di oggi: la società patriarcale. In questo contesto non ci stupisce assistere a una donna costretta al matrimonio – e a soprusi –, ma non è un regency o un vittoriano, qui conta solo il potere dell’Alto, e Shai deve accogliere il destino assegnatole.
Non so perché, ma io continuo a seguire con ansia il destino della guaritrice, Mali; spero in un risvolto assolutamente positivo per lei. E se ancora inneggio al viva le donne, desidero un po’ di pace per Sorin, al quale sarà riservato un brutto colpo di scena da far strappare i capelli al lettore.
E Luin, il timido ragazzo, vittima dei soprusi del padre e della sorella? Sapete, l’avevo quasi santificato all’inizio, giustificando anche decisioni discutibili. Ora, raggiunto il Palazzo, troverà il suo scopo?
Grazie alla penna descrittiva, cruenta e magica di Andrea Butini, il viaggio verso Il palazzo dal sole pallido da calmo, riflessivo – e talvolta pieno di respiro – compie un viaggio mirabilante che conduce al terzo capitolo… che spero arrivi davvero presto!
Dopo un primo volume che ci aveva fatto precipitare - letteralmente - in un mondo brutale, violento e vivido, solo per lasciarci con un finale mozzafiato, di quelli da farci urlare: "e adesso?", Butini ci offre un secondo volume di assestamento e transizione. Aggiungerei anche di lunga preparazione, perché i vari personaggi che avevamo conosciuto inizialmente all'interno del villaggio di Rokthan, sia gli abitanti originari che gli altri venuti da fuori, si sparpagliano e proseguono secondo filoni narrativi diversi.
Dopo che il male uscito dal bosco ha distrutto il villaggio e i pacificatori sembrano essersi temporaneamente allontanati, poco meno di un centinaio di sopravvissuti intraprendono un viaggio verso le terre confinanti per denunziare al mondo le vere intenzioni dell'Alto e delle Casate, anche se l'ostilità è tanta; a loro volta, Sorin e Frey (il mio filone preferito) si dirigono verso la terra natia di Mali per apprendere qualche segreto in più sulla deleomanzia, prima di scatenare la loro vendetta; Luin, infine, arriva da solo e per primo a Vanhorn, dove assiste finalmente alla meraviglia oscura dell'Alto. Ma anche dalla parte del nemico, Shai comincia a nutrire più di un dubbio sulla reale portata dei progetti portati avanti da suo padre e dalle Casate, perché il potere si fonda su una tale quantità di dolore, sopraffazione e sangue versato, che diventa sempre più difficile digerirlo.
Questo secondo volume si presenta più statico, ma perché ciascun personaggio deve sedimentare quanto ha scoperto in precedenza, e il trauma che ha comunque patito. Come dicevo, è una lenta, graduale preparazione: da un lato, la tempesta nera scatenata dalla rottura dei portali incombe, con la sua promessa di morte e distruzione, dall'altro, Sorin è sempre più impaziente di arrivare alla resa dei conti. E se per un po' tutto rallenta e si fa più introspettivo, ho adorato l'accelerazione finale, quando tutto, in poche pagine, viene sconvolto e si capovolge, lasciando il lettore, ancora una volta, attonito e bisognoso di sapere cosa accadrà dopo.
4.5 Ho amato moltissimo il primo capitolo di questa trilogia fantasy che mi ha catturata immediatamente, fin dalle prime parole. La mia opinione positiva si conferma anche per questo secondo volume. Vi dico subito che l'ho trovato un po’ più statico, più tranquillo rispetto al volume precedente. Però tutto questo è servito a far sì che si conoscesse meglio sia il mondo in cui è ambientata la storia, sia i personaggi che la animano. Anche qui hanno avuto ampio spazio e hanno modo di farsi conoscere ancora meglio. Frey rimane il mio preferito e non c’è nessuno che riuscirà a scalzarlo dalla prima posizione! Amo sempre più questo ragazzo. Al contempo ho rivalutato tantissimo il personaggio di Shai che non avevo apprezzato particolarmente nel libro precedente. I capitoli dedicati a lei e a Frey, al loro passato, mi hanno commossa. Sono crudeli ed emozionanti al tempo stesso. Rimane invariata la mia buona impressione su Sorin che si prepara alla vendetta e al recupero... Osservarlo interagire con Frey è, a tratti, esilarante. Luin riesce, anche in questo secondo romanzo, ad essere quello che si fa apprezzare poco, almeno a mio giudizio. Non perché sia caratterizzato male, al contrario, ma proprio le sue scelte, le sue azioni e i suoi pensieri non riescono farmelo amare. Quello che più mi infastidisce di lui è il suo criticare la il fanatismo per l’Alto e poi si dimostri altrettanto ossessionato per la figura del Maestro e del suo libro. L'Alto appare poco però risulta essere molto interessante anche se non l'ho inquadrato del tutto.
Come dicevo in questo romanzo il world building viene approfondito quindi si conosce meglio il mondo in cui questi personaggi si muovono, le tradizioni delle varie Casate e dei vari popoli che compongono l'universo creato da Butini.
Si conferma anche la mia opinione più che positiva per lo stile dell'autore che riesce comunque a catturarmi anche quando la storia, all'inizio, risulta essere un po' lenta. Il secondo capitolo è arrivato in tempi brevi per cui mi auguro che Mondadori sforni prestissimo anche il volume finale!
La pecca principale di questo libro per me è stato il personaggio di Sorin, che ho apprezzato solo in pochi momenti (verso la fine) nonostante sia quello con più spazio nella storia. Un altro fattore non positivo, ma questo deriva dalle mie aspettative causate da altre recensioni e da come era stato presentato il libro, è che mi aspettavo più informazioni riguardanti la deleomanzia e la lore del mondo di quante ne sono state date.
Questo libro, come anche il primo, è più incentrato sull'approfondimento dei personaggi che sugli avvenimenti, infatti il ritmo è lento e succedono poche cose, ma non mi è mai risultato noioso né ci sono stati punti in cui ho fatto fatica ad andare avanti.
Neth rimane il mio personaggio preferito, ho apprezzato molto il suo percorso. Mi hanno colpito molto anche i personaggi di Shai e Luin, per motivi diversi: Shai ha un'evoluzione non inaspettata, ma comunque interessante e fatta bene; Luin è una mina vagante, non so cosa aspettarmi da lui e mi piace. Elin è stata per un po' forse il personaggio più perso, più senza speranza di tutti, ora sembra possa riprendersi e voglio vedere come continuerà il suo percorso. Mali è un altro personaggio che mi piace (tanto che, nonostante il poco spazio dedicatole nel primo libro, era tra i miei preferiti), ma verso la fine di questo libro stava diventando un po' monotona, quindi sono interessato al cambiamento che sta subendo e che subirà nell'ultimo volume.
Ma i personaggi non sono solo positivi, ci sono anche quelli da odiare e, nonostante io raramente odi seriamente un personaggio, in questo libro ne ho detestati due: Seto e Gonal, in particolare quest'ultimo che è tra i personaggi che ho odiato di più nella mia storia da lettore.
Il secondo volume della saga del Sole Pallido prosegue mantenendo le buone promesse fatte con il primo volume, pur soffrendo del classico problema del "volume di mezzo" di una trilogia, ovvero la necessità di fare da ponte tra l'inizio e la conclusione.
Ponte lungo, a tratti un po' sofferto, perché si ha l'impressione generale che gli eventi si muovano a rilento e che questo romanzo serva solo per preparare un finale con il botto nel Cerchio di Luce. La situazione si scalda e i personaggi iniziano ad agire attivamente solo nella seconda metà inoltrata della storia. Per riassumere, si potrebbe dire che nel Palazzo del Sole Pallido "succede poco".
D'altro canto, Butini esegue un grande lavoro di approfondimento nella psicologia dei personaggi, ed è riuscito a farmi apprezzare in particolar modo Luin e Shai, che nel primo volume erano dei semplici villain ben inseriti ma non così delineati.
Oltre alla consueta dose di violenza che non fa sconti a nessuno, ho apprezzato tantissimo come è stata narrata tutta la parte riguardante l'ambiente religioso interno al Palazzo, che rifila parecchie stoccate di critica a religioni organizzate ben più "nostrane"... O almeno, questa è la metafora che mi è arrivata.
Sicuramente leggerò il terzo volume. Dopo una preparazione del genere, mi aspetto i fuochi d'artificio.
Questo secondo volume mi ha soddisfatta pienamente! Qui entriamo molto più nel dettaglio in questo mondo dark fantasy originale, vengono svelati molti misteri e vediamo da vicino tante dinamiche che nel primo libro erano state solo accennate. La prima metà del libro è lenta, ma tranquilli che nella seconda metà non riuscirete a tirare manco mezzo sospiro di sollievo. Anzi, preparatevi a livelli di disagio belli scioccanti. Niente da dire sullo stile di scrittura: ineccepibile. Andrea gestisce il multipov con maestria, ho adorato entrare nella testa di tutti i personaggi, dai più folli ai più innocenti, e capire come ragionano, ritrovarmi a sbattere la testa contro il muro perché non volevo capirli e perdonarli ma li capivo e li perdonavo. Ho ancora qualche dubbio sul sistema magico, che per i primi due volumi - in questo in particolare - mi è sembrato esageratamente inequo. Però forse è fatto apposta, e nel terzo volume capiremo perché. Finisce con un tremendo cliffhanger, perciò vi ritroverete obbligati a iniziare subito il terzo volume! Grandissima chicca secondo me un capitolo con il pov di Victor, dove il combattimento è stato gestito davvero alla grande: è stato il mio capitolo preferito. Grandissime aspettative per l'ultimo volume!
Questo libro di mezzo è un viaggio nell’introspezione dei personaggi, caratteristica che ho molto apprezzato. I libri di mezzo secondo me sono un po’ gli sfigati della famiglia, non hanno la potenza dell’inizio e della fine e spesso risultano un po’ dispersivi, ma devo dire che Il palazzo del sole pallido non mi ha deluso. Seppure la prima metà mi sia risultata più lenta nel ritmo della storia, l’ho comunque trovata estremamente realistica perché lascia il tempo ai personaggi di affrontare e metabolizzare i vecchi traumi e i nuovi traumi generati dagli eventi del primo libro. Anche il lettore ha il giusto tempo per conoscere sia l’ambientazione (che veniva vista di sfuggita nel primo volume), che i personaggi stessi, empatizzando per loro. Ho molto apprezzato che dalla seconda metà in poi il ritmo si fa di nuovo incalzante, ci sono più scene d’azione, e si viene trascinati dagli eventi alla stessa velocità de l’Occhio del gufo. Promosso!
IL PALAZZO DEL SOLE PALLIDO è il secondo volume della Trilogia del Sole Pallido. Come nel primo volume, la scrittura e lo stile sono davvero buoni e curati, l'atmosfera è cupa e il mondo è crudele. Un vero dark fantasy! La partenza della storia è un po' lenta, non succede molto, considerato il volume del libro, ma sul finale l'azione entra nel vivo e finalmente si arriva allo scontro tanto atteso. Non faccio spoiler, anche perché non si sa chi ha vinto, per quello bisogna passare al terzo volume.
I capitoli che ho preferito sono stati quelli all'interno del palazzo e in particolari quelli di Shai, praticamente il contrario di quello che avevo provato con il primo volume in cui avevo preferito Sorin.
Se il primo è stata un lettura da alti e bassi, questo secondo volume è stato più bassi che alti. Qui ho trovato molte parti per me di poco interesse, come i capitoli dedicati a Shai Thu'Rei e al viaggio di Sorin - belli invece i capitoli dedicati al viaggio e "spostamento" dei cittadini guidata dal conciliatore e dal capitano. (due ottimi personaggi) Inoltre ho trovato un incremento di cattiveria in ogni capitolo (ok che è un dark però insomma...) Il finale... Uccidiamo direttamente Sorin e lo facciamo soffrire meno... EDDAI. 🤷🏻♀️🙅🏻♀️ Altro personaggio interessante è Luin ( lo odio, ma è quell' odio positivo dato da un personaggio che ti fa provare emozioni forti e negative - spero che faccia una brutta fine) Ho intenzione comunque di finire la saga, saga che si è rilevata, purtroppo, completamente diversa da come mi aspettavo.