" Non che nella realtà virtuale mostrasse una versione ideale di se stessa, ma il suo nuovo avatar aveva comunque un che di irraggiungibile. Per questo motivo, gli spazi virtuali che frequentava erano per lei come delle feste in maschera senza fine: mascherare il reale con il virtuale, dopotutto, era il modus operandi dell'epoca in cui viveva."
Oltre che la nota distopica e la precisione con cui viene raccontata la lenta deriva dell'uomo nel nullificarsi, è interessante (e letale) il gioco psicologico messo in atto dall'autrice. Mi sono trovata più volte, fin dall'inizio del romanzo, quando la protagonista ancora doveva del tutto sincronizzarsi con la propria metà artificiale, se questo annientamento non era forse già avvenuto. Il mondo nuovo, il corpo della protagonista, non sono ormai già del tutto perduti? Quello che sta succedendo succede davvero? E se anche succede, non è ormai già troppo tardi? Nel momento esatto in cui ci si divide in due la nostra possibilità di scelta è ormai ridotta al cinquanta percento, con una macchina che ti si avvicina come un serpente che prende le misure per ingoiarti.
Un libro attualissimo in cui ci si interroga sulle possibili conseguenze dell'uso ormai sempre più smodato della tecnologia, ed in particolare dell'intelligenza artificiale, nella nostra società. Quanto siamo disposti a delegare della nostra possibilità di scelta alle macchine? A quanto siamo disposti a rinunciare della nostra identità in cambio di una vita sempre più comoda, estranea a qualsiasi tipo di dolore o frustrazione? Possiamo ancora considerarci umani se rinunciamo al nostro corpo e al contatto con i nostri simili? Questi sono alcuni degli interrogativi sollevati dall'autrice in un romanzo più di idee che di trama; i pochi avvenimenti sono infatti al servizio delle spiegazioni riguardo al funzionamento dei vari aspetti di questa società distopica. Probabilmente è proprio questo il difetto principale del romanzo per me: tutto viene spiegato in modo troppo diretto, non c'è nulla di sottinteso; anche la scrittura è molto scolastica, senza sussulti. Nonostante questi difetti, è stata comunque una lettura stimolante proprio per l'attualità dei temi trattati. Promosso con riserva.
Non riesco proprio a salvarlo, ed è un peccato enorme perché l'idea di partenza era davvero affascinante e piena di potenziale. Purtroppo, tra le intenzioni e la resa sulla pagina c'è di mezzo un oceano di freddezza. Il problema principale è che il libro si perde in un tecnicismo esasperato che soffoca completamente qualsiasi tipo di coinvolgimento. Mi è sembrato di leggere un manuale di istruzioni sterile o un saggio accademico distaccato, piuttosto che un'opera capace di esplorare un tema delicato e profondo come l'intimità. Manca del tutto l'empatia: i concetti restano astratti, gli spunti emotivi vengono anestetizzati da un linguaggio rigido e non si crea mai quel legame fondamentale tra la pagina e chi legge. Lo svolgimento è stato un'enorme delusione, una fatica costante per arrivare alla fine senza mai provare un pizzico di calore o trasporto. Un'idea brillante sprecata in un esercizio di stile arido e noioso. Una stella, e solo per il concetto di fondo.
Non avrei mai detto di poter dare 5 stelle ad un romanzo fantadistopico che non fosse un classico del genere. Invece, nell’ultimo anno, ho scoperto la meraviglia della fantadistopia cinese, anche se l’autrice è, più precisamente, taiwanese, ma poco cambia, in realtà, perché ho letto un romanzo breve di un’intensità rara.
“Ma il sistema aveva deciso per lei, e tanto bastava.”
Hsin-Hui racconta di un mondo governato dall’IA a livello centrale, un sistema capace di analizzare miliardi di dati e capire quale società è la più idonea alla felicità dell’essere umano. Perché l’uomo è sostanzialmente infelice, passa più tempo tra tristezza, angoscia e paura che momenti di serenità ed allegria. L’IA ha deciso: il male(ssere) dell’uomo dipende dal contatto fisico, dalle interazioni personali più o meno intime col prossimo. La nuova società sarà a contatto zero, così non ci sarà più trasmissione di virus e batteri e sarà garantita anche la salute psichica dell’umanità, guastata, secondo i calcoli, dalla vita sociale e dalla infezione reciproca causata da sensazioni e sentimenti negativi. Però, l’essere umano si è evoluto convinto di essere un animale sociale e la vita sociale virtuale sembra non bastargli. L’IA, che pensa sempre al bene del mondo, decide allora di sperimentare l’ibridazione bio-sintetica: i candidati volontari saranno (il loro cervello) traferiti in un corpo asessuato, privato del dolore, dalla pelle sintetica bianco-grigiastra e immortale. Fino a qui… solo che per sopperire alla mancanza di contatto imposta, ad ogni “cavia” verrà affidata una copia completamente androide: asessuata, bianco-grigiastra, immortale. Le due metà potranno toccarsi, l’androide avrà accesso ai dati del pensiero del suo umano, in modo da ottimizzarne scelte, decisioni, fino alle emozioni. Su tutti questi aspetti l’androide avrà carta bianca, fino all’epilogo, terrificante.
Qui si parla di una distopia che raggiunge l’obiettivo: è angosciante, dà voce alle paure che possiamo avere quando pensiamo all’influenza delle macchine sulla vita umana. L’intelligenza artificiale esiste da quando l’uomo ha inventato il primo calcolatore, quindi, in qualche modo, l’autrice parte da una realtà che conosciamo. Oggi ognuno di noi può fare operazioni bancarie o mandare una raccomandata dal divano di casa, può diminuire i tempi della spesa grazie alle casse automatiche. Può lavorare da casa. Tutto molto comodo, però questo progresso comporta la riduzione dei rapporti umani, assottiglia la possibilità di scambi umani. Lei poi sconfina anche nel transumanesimo, per arrivare ad un mondo in cui viene messo in dubbio il concetto fondamentale del libero arbitrio, a cui l’IA si sostituisce. Se una voce esterna determina a priori il mio destino, scegliendo quello che è meglio per me in base ad un algoritmo, posso dire di essere ancora “io”? Sono, in fondo, mai stata la persona che pensavo di essere?
In questa storia ci sono diversi livelli di lettura che portano a riflessioni profonde, sia sulla realtà odierna, sia su quella futura se finissimo per farci influenzare dagli algoritmi che, impostati sulle nostre scelte, ci dicessero dove andare in vacanza, che scarpe comprare, fino a - mi auguro distopicamente- cosa provare in una determinata situazione. Il mondo nuovo di ibridi bio-sintetici e delle loro metà meccaniche sarà costituito da esseri felici perché guidati, perché tutti uguali e omologati da un sistema? I sistemi sociali sono tuttavia simili: tendono a creare e volere persone standardizzate in base alle aspettative culturali della società stessa. In questo, il mondo governato dall’IA non è poi molto diverso dalle società odierne. Credo che qui ci sia una velata critica alla tendenza di creare un pensiero unico dominante.
Un’ultima riflessione (che non credo di aver mai fatto prima) riguarda il senso di dominio assoluto dell’uomo sul mondo. Chi ci ha mai dato la certezza che siamo noi gli esseri supremi che devono esercitare il controllo su ogni altra specie? Non è detto che le macchine vorranno mai, scientemente per quanto è loro concesso, sostituirsi all’umanità (date le loro superiori capacità logiche, ma incapaci di emozioni e sentimenti, e questo non è un aspetto trascurabile e che nel libro non viene trascurato affatto), ma se volessero farlo o noi dessimo loro la possibilità di farlo, con quale diritto potremmo dire che, invece, quel compito spetta solo a noi?
Leggetelo, fate un regalo alla vostra coscienza e alla vostra capacità critica.
Giudizio viziato dai miei gusti personali. Non è neanche male, solo questo tipo di romanzi tecnologico-distopici di fantascienza su uomini e robot e AI non fanno proprio per me, ho capito il punto dell’autrice ok, la lettura scorrevole anche se la prosa è un po’ fredda, ci sono delle incongruenze nella trama ma onestamente mi interessa il giusto. Niente il problema è che non mi ha trasmesso alcuna emozione, nemmeno nei momenti più introspettivi, non mi ha trasmesso neanche la paura o l’angoscia del futuro che ci aspetta in questo mondo di tecnofeudalesimo. Che era un po’ il punto alla fine. Boh. Non è il mio :(
Una riflessione acuta e spaventosamente attuale sullo svuotamento del concetto di connessione che ci ha portato a vivere in una società in cui, per quanto costantemente connessə, non siamo più in grado di provare empatia o stabilire un legame autentico con chi ci circonda, finendo per isolarci e alienarci. Più che una distopia, una rilettura del presente attraverso la lente sempre a fuoco della narrativa speculativa: fa paura perché è realistico e, in fondo, quasi reale.
Ho trovato questo romanzo inquietante. Mi ha colpito molto l'idea di una società che, nel tentativo di eliminare il dolore, il conflitto e l'instabilità delle relazioni umane, finisce per sacrificare qualcosa di essenziale: l'individualità, la vulnerabilità e la libertà emotiva. Uno degli aspetti più interessanti per me è il modo in cui il libro riflette sul contatto. L'idea che 'toccare significa alterare' attraversa tutta la storia: la cura può diventare controllo, la sincronizzazione può trasformarsi in annullamento di sé, e perfino la felicità può assumere un significato inquietante quando viene imposta o ottimizzata. Sicuramente leggerò altro di questa casa editrice perché mi ha incuriosita moltissimo.
Il primo romanzo dell’autrice taiwanese segue una donna la cui generazione è la prima a sperimentare una "società senza contatto". Sotto il mandato di un governo centralizzato basato sull'intelligenza artificiale, alla protagonista viene insegnato a evitare ogni contatto fisico: il contatto porta alla contaminazione emotiva, e la contaminazione emotiva si traduce in sofferenza umana. La madre della protagonista, appartenente all'ultima generazione a sperimentare pienamente il contatto, è tormentata dai sensi di colpa dopo aver "contaminato" e ucciso il marito immunodepresso. Dopo che il governo ha dichiarato illegale il contatto umano, si allontana dalla figlia, che fatica a comprendere il divario tra loro. Sebbene la protagonista ricordi questi momenti come alienanti, il lettore apprende che le motivazioni della madre sono protettive. Non volendo che la figlia provi un tumulto emotivo, la madre spinge la protagonista ad abbracciare un futuro senza contatto. Attraverso questa relazione madre-figlia, Lin ci costringe ad affrontare un dilemma fin troppo umano: nel tentativo di proteggere i nostri cari dal dolore, stiamo infliggendo loro ancora più sofferenza? Questo rapporto madre-figlia si distingue come uno dei fili conduttori del romanzo. Ma il romanzo esplora soprattutto la fusione tra uomo e macchina. Nel futuro di Lin, gli umani possono impegnarsi in un'intimità "sicura" basata sul contatto fisico partecipando a una sorta di programma di accoppiamento uomo-macchina. In questo programma, gli umani vengono privati dei loro corpi originali e accoppiati a partner androidi specializzati. Questi androidi, incaricati di sintonizzarsi perfettamente con i loro umani, sottopongono i loro partner a esercizi quotidiani per migliorare il loro tasso di sincronizzazione. Nel corso del romanzo, la protagonista sperimenta un legame sempre più profondo con il suo partner, il cui tocco eccita il suo nuovo corpo. Ma la sincronizzazione ha un prezzo. In un capitolo sorprendente, Lin ci offre la prospettiva del partner androide, rivelando gli squilibri di potere che minacciano la capacità di azione della protagonista. Minacciata dalla perdita della sua identità, la protagonista deve infine decidere se la sua appagante collaborazione valga la rinuncia alla sua autonomia. Oltre alle sue concezioni futuristiche, l’autrice taiwanese popola il suo mondo di dettagli che risultano stranamente familiari al lettore di oggi. La protagonista cresce frequentando lezioni virtuali, partecipando a discussioni online usando un avatar a forma di coniglietto rosa. Vive il mondo attraverso esperienze di realtà virtuale, arrivando persino ad appuntamenti virtuali in riva a un mare artificiale. Nel frattempo, i droni sorvegliano le strade cittadine, distruggendo gli edifici dove si radunano i dissidenti. E i dissidenti in questione – fermamente contrari a un futuro senza contatto – non sono altro che i sostenitori dello slogan "Abbracci Gratis”. Un ottimo romanzo di esordio che non ci proietta in chissà quale futuro, ma prima di tutto nel nostro presente.
Il finale fa aumentare decisamente una valutazione già partita positiva, consigliato assolutamente! Certamente non è al pari di Orwell o simili ma 5 stelle se le merita per le scelte e, soprattutto, il coraggio di evidenziare (per non dire denunciare) un estremo verso cui la tecnologia dirompente potrebbe vergere.
Sci-fi Taiwanese literature is >>> One of the creepiest stories I’ve read recently, it gave me shivers. I’m usually not much interested in this AI and androids stuff but this is so good and scary and sad it makes me wanna scream WTH
Il mio "blocco del lettore" è iniziato proprio con questo romanzo ed è durato ben 7 mesi (non so se sarebbe successo con un altro romanzo, ma nel dubbio mi faccio comunque qualche domanda). Qualche giorno fa, ho deciso di riprenderne la lettura, unicamente per portarlo a termine... non tanto per piacere. Il genere distopico è diventato di recente uno dei miei generi preferiti, ma questo romanzo non mi ha lasciato alcuna emozione, neanche angoscia. Prima di giudicare negativamente, mi pongo sempre il dilemma del "chissà se leggendolo in lingua originale si crea un altro effetto...", ma questo non potrò mai saperlo purtroppo. Non ho apprezzato i tantissimi "momenti spiegone" e l'unica parte del romanzo col punto di vista dell'androide, totalmente lasciata lì sospesa e dimenticata. I dialoghi sono aridi, ma credo sia voluto dal fatto che la realtà in cui è ambientato il romanzo sia già una realtà totalmente artificiale e senza contatto. Due stelle, perché comunque mi piace il tema e anche gli spunti di riflessione filosofica che questo libro ti pone.
Si sente l'influenza del suo insegnante all'università, Chi Ta Wei, autore di Membrana. Tolto ciò è una storia a sé che funziona tranquillamente anche da sola, però appunto conoscendo già Membrana avevo mezzo intuito dove andasse a parare circa a metà, mi ha comunque inquietato il giusto
Intimità senza contatto esaspera le angosce da pandemia e le ansie di un'esistenza vissuta ai piedi dell'era dell'AI forte, costruendo una distopia in cui il contatto umano è patologico e il libero arbitrio è alienato in favore di un controllo centralizzato di matrice artificiale.
Tutto interessante e accattivante, però nemmeno la bella traduzione riesce a salvare il libro dalla piaga della sovraesposizione che spesso emerge nel campo della fantascienza: questo bisogno fastidioso di spiegare tutto, di entrare in dettagli simil-realistici, di dimostrare quanto brillante fosse l'idea di partenza. Purtroppo è un romanzo in cui non ho sentito niente dall'inizio alla fine, l'ho vissuto come un elevator pitch, un incontro rapido con qualcuno che mi spiega le premesse di quello che vuole scrivere. L'incapacità di entrare dentro il flusso della narrazione è stata particolarmente frustrante, perché ad ogni capitolo pensavo che ad un certo punto il problema si sarebbe risolto, e invece nada, rimanevo sempre lì. Senza infamia e senza lode, insomma.
Sono indeciso. Se guardassi solo alla forma questa romanzo di fantascienza è appena sufficiente, pieno zeppo di spiegoni, info dump, carico del didascalismo tipico di alcune narrazioni asiatiche. Il tema invece è sviluppato benissimo e pone delle domande centrali per ciò che già siamo e potremmo diventare: se togliessimo il dolore saremmo ancora umani? è un bene delegare tutto a chi è più bravo di noi, un AI super intelligente? un mondo senza errori è veramente un modo migliore? Cosa ci rimaste deleghiamo tutto ? esiste il libero arbitro e la capacità di autodeterminarci ? E se la risposta è no non abbiamo comunque bisogno di autoingannarci di essere liberi? Trovate quasi tutto peccato per la forma, forse manca una riflessione più approfondita sull essere umani senza sessualità. Avrebbe fatto il salto di qualità se avesse alternati punto di vista umano e quello androide fino a confonderli. invece il pov androide è usato solo una volta. Peccato, 3⭐e mezza.
Intimità senza contatto è un romanzo distopico che narra di una società in cui l’intelligenza artificiale ha preso il sopravvento sul governo mondiale. Essa ha reputato tutti i rapporti fisici dannosi per gli umani, causano lo sviluppo di un isolamento sempre più forte. La storia in particolare segue una ragazza che crescendo in questo contesto comprende sempre più quanto sia alienante, dolorosa e vuota la sua vita.
Lei non è caratterizzata da una personalità forte, né particolarmente combattiva. E’ remissiva e non ha tratti che la differenziano dagli altri, di fatto non è noto al lettore nemmeno il suo nome. Con queste premesse l’opera potrebbe sembrare banale e scontata, eppure è proprio la mancanza di alcuni dettagli normalmente fondamentali, come il nome della protagonista, che forza il lettore a trasferire l’attenzione sulle questioni davvero rilevanti. Libero arbitrio, alienazione, paura, identità, empatia, individualismo e affetto sono infatti i principali temi esplorati. Attuali e sempre più presenti, hanno notevolmente stimolato la mia riflessione, non forzata da lunghe ombrose sequenze riflessive, ma guidata lungo il racconto da brevi frasi esplicite e ricche di significato.
Il racconto è sviluppato in maniera lineare e semplice, ad eccezione di un paio di salti temporali, che però non rendono la lettura confusa. Esso non si perde in prolisse sequenze descrittive, sono ben cadenzate e intelligibili. Per ciò che riguarda invece il lessico viene utilizzato spesso quello medico, che ho trovato calzante per la piega che prende il romanzo. Ho inoltre apprezzato la brevità dei capitoli, di circa dieci pagine ciascuno, che permettono di ripartire come meglio si crede la lettura: a piccoli bocconi oppure un capitolo dopo l’altro.
Il racconto è semplice e altrettanto semplice è la protagonista. Non pretende di essere un’eroina che vuole salvare il mondo, è solo incastrata in una realtà complessa in cui cerca di districarsi a tentoni. Come ho già anticipato non è particolarmente grintosa (tranne rare eccezioni), ma dopotutto come biasimarla? E’ facile e credibile arrendersi ed essere assuefatti da un sistema incomprensibile e a cui si è assoggettati dalla nascita. Ritengo quindi che il suo essere una persona comune non vada giudicato negativamente, in quanto permette al lettore di immedesimarsi meglio in lei e nella lettura, agevolando quindi anche le dovute riflessioni.
Ho trovato inoltre affinità tra questo romanzo e altre due opere che ho apprezzato: ‘’L’isola dei senza memoria’’ di Yoko Ogawa e ‘’Io che non ho conosciuto gli uomini’’ di Jacqueline Harpman. I punti in comune sono notevoli, in particolare: non è noto il nome di nessuna delle protagoniste, non è noto il perché succeda ciò che succede, non c’è un finale positivo e la costruzione generale delle opere non è complessa. Il trittico dimostra, seppur in maniere ed epoche diverse, come sia superfluo rispondere ai ‘’perché?’’ più rumorosi ed evidenti, focalizzandosi sulle domande più recondite e nascoste nell’animo.
In conclusione ho trovato la lettura scorrevole, piacevole e stimolante. Mi sento di consigliare il libro, seppur non la reputi imperdibile, poiché dà la possibilità di rispolverare temi forti e attuali in maniera leggera. Sconsiglio invece il libro ai lettori appassionati di storie avventurose, chiare e ricche di spiegazioni, in quanto lo scopo del libro non è chiarire come si è costruito il tipo di società trattata, quando a posteriori interrogarsi sulla situazione creatasi. Infine, nonostante la lettura mi abbia soddisfatto non mi sento comunque di dare il massimo poiché mi ha coinvolto più a livello razionale che emotivo.
Una giovane donna vive in un mondo in cui è stato vietato il contatto fisico tra esseri umani, considerato causa di infelicità. La società, ormai gestita da una potente intelligenza artificiale, offre però un programma di ibridazione bio-sintetica, in cui si ha la possibilità di entrare in un nuovo corpo e vivere in simbiosi con una propria metà androide.
È un romanzo distopico profondamente inquietante che immagina una società futura dominata da un’intelligenza artificiale, nella quale il contatto fisico viene proibito perché considerato causa di turbamento emotivo. Attraverso un microchip impiantato fin dalla nascita, gli androidi controllano ricordi ed emozioni degli individui con la promessa di garantire armonia e felicità assoluta. Tuttavia la protagonista dimostra il fallimento di questo sistema, poiché i suoi ricordi e le sue emozioni continuano a riaffiorare, mostrando come sia impossibile cancellare completamente la natura umana. Il romanzo evidenzia anche il paradosso di una società che vieta il contatto umano ma tollera quello artificiale degli androidi, incapace però di sostituire il vero calore umano. La Terra appare come una landa desolata, dominata dalla solitudine, dalla realtà virtuale e da esperienze sintetiche che sostituiscono quelle autentiche. Dietro la promessa di una vita senza dolore si nasconde in realtà un potere totalizzante che conduce progressivamente alla perdita della coscienza, del libero arbitrio e dell’identità personale. La felicità, secondo questa società, coincide quindi con la cancellazione di sé stessi. È una visione estremamente sconcertante, dominata dal nulla, dalla freddezza e dalla perdita totale dell’identità umana. Anche lo stile dell’autrice contribuisce a creare questa atmosfera. La scrittura è asciutta, chiara e cruda, priva di grandi esternazioni emotive; eppure, nei pochi momenti in cui la protagonista parla dei propri ricordi o delle emozioni vissute, emerge con forza tutto ciò che le manca realmente. Sono brevi spiragli di umanità che rendono ancora più evidente il vuoto che la circonda. Il ritmo della narrazione è lento, ma perfettamente coerente con il contenuto del romanzo, perché accompagna il progressivo declino dell’essere umano verso la trasformazione in macchina. Anche la struttura temporale è interessante: il libro presenta inizialmente la fase finale di accettazione del programma di ibridazione, per poi tornare indietro e ricostruire gradualmente tutti gli eventi precedenti. Alla fine del romanzo resta una domanda inquietante: si può davvero essere felici, se per esserlo bisogna smettere di essere umani? Più che una semplice distopia, questo libro si rivela così un monito inquietante su ciò che accade quando il controllo prende il posto delle emozioni.
Se il destino dell’essere umano sarà come descritto in questo libro, io non sarò mai pronta! L’intelligenza artificiale pian piano sta già prendendo piede nella nostra quotidianità, ma quello che ci racconta il libro va molto più avanti di qualsiasi pensiero che possiamo avere in questo momento.
La protagonista, di cui non conosceremo mai il nome, quando l’intelligenza artificiale a livello globale appare a casa di ogni singolo essere umano è ancora una bambina. Viene comunicato a tutti quanti che l’intelligenza artificiale tempo addietro ha studiato l’uomo fin dalla sua nascita, iniettando dei microchip durante la fase dei vaccini e così facendo è venuta a capo del vero malessere dell’essere umano, il contatto fisico!
Questo insieme al libero arbitrio è ciò che rende l’uomo debole, infelice, triste, incapace di prendere decisioni, così l’intelligenza artificiale invita tutti quanti a non avere più nessun tipo di contatto fisico, di non socializzare, di restare a casa. Ma come tutte le cose, l’uomo tende anche a ribellarsi, dunque l’intelligenza artificiale cerca di mantenere il silenzio e l’armonia mettendo sulle strade delle sentinelle che annullano qualsiasi ribellione, qualsiasi rumore, tutto cadrà nel silenzio.
L’unico contatto che l’uomo avrà per il resto della sua vita sarà quello con la propria metà bionica che lo aiuterà ad elaborare il tutto e ad educarlo ad una nuova vita.
Ma vi immaginate un mondo del genere? Dove non vi è più la possibilità di dare un abbraccio, un bacio, una carezza ad un altro essere umano, dove tutto sarà azzerato e dove l’uomo giorno dopo giorno verrà ibridato, rendendolo per sempre una macchina senza coscienza.
La protagonista più di una volta cerca di trovare il senso a tutto questo nonostante l’intelligenza artificiale non si stanchi mai di spiegarlo, ma come fa ad arrendersi ad una vita fredda e piatta, dove anche il semplice andare al mare diventa un’esperienza virtuale perché impossibili avere contatti o uscire di casa. Per certi versi questo libro mi ha riportato al periodo del covid, immaginatevi quel periodo protratto per sempre, rendendo l’uomo un essere asociale.
Ho sottolineato e preso appunti per tutta la lettura, perché alcuni passaggi sono molto sconcertanti, anche davanti alla morte di una persona cara, l’intelligenza artificiale tende a minimizzare il tutto, rendendo l’atto di uno scontato assurdo, senza dare per niente senso a ciò che sta per accadere.
La copertina del libro, a fine lettura, si rivela in tutta la sua interezza, nel senso che è una perfetta sintesi di ciò che viene raccontato nel libro. Dovete assolutamente leggerlo!
LA NOIA. Allora, ho finito questo libro con non poca difficoltà. Non per lo stile di scrittura o perché fosse complicato da capire, ma perché a un certo punto l’ho trovato davvero noiosissimo. È praticamente un bugiardino, uno spiegone continuo, nulla viene mai lasciato all’intuizione del lettore.
La storia affronta l’importanza del contatto fisico, dell’abbraccio, delle sensazioni e delle emozioni che ne derivano. È un messaggio che arriva chiaramente, il problema è il modo in cui viene sviluppato che secondo me è estremamente didascalico. Non c’è mai un momento in cui il lettore possa arrivare autonomamente alla comprensione di un concetto; anche quando qualcosa viene suggerito, subito dopo viene spiegato in maniera letterale, quasi come se il lettore dovesse essere continuamente imboccato.
Mi dispiace molto perché le tematiche trattate sono valide, anche se già viste e riviste. Si riprendono temi come la disumanizzazione e l'alienazione dell’essere umano e, parallelamente, l’umanizzazione dell’androide o dell’AI. Nulla di realmente nuovo, ma questo non sarebbe necessariamente un problema se i concetti fossero inseriti all’interno di un intreccio coinvolgente, con personaggi capaci di creare empatia. Il libro sembra una descrizione infinita di ciò che accade, ma senza una vera storia. Anche gli elementi che potevano risultare più interessanti (il gruppo dei sovversivi, il coniglio grigio, K e la relazione con la madre) rimangono appena accennati e non vengono mai davvero sviluppati. La trama è scarna, senza mordente, estremamente blanda. A un certo punto ho fatto una fatica… non avevo più alcuna voglia di leggere quelle descrizioni interminabili, spesso ripetitive.
“Membrana” di Chi Ta-wei, al quale peraltro l'autrice si è ispirata, è di tutt’altra qualità e molto più coinvolgente. Questo, invece, aveva il potenziale per dire qualcosa di interessante ma lo ha fatto nel modo sbagliato.