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Lettera di una madre afrodiscendente alla scuola italiana: Per un'educazione decoloniale, antirazzista e intersezionale (Storie)
Un testo unico nel suo genere, per portare l’educazione antirazzista a scuola attraverso dieci semplici punti chiave. Attingendo dalla sua esperienza di bambina razzializzata, di madre di una bimba di sette anni e, soprattutto, di formatrice e giornalista attiva nel settore dell’antirazzismo, l’autrice ci restituisce un ritratto scomodo della scuola italiana di oggi, da cui la necessità di una decolonizzazione scolastica, che decostruisca i miti degli “italiani brava gente” e della bianchezza. Dopo aver analizzato concetti come quelli di privilegio e di tokenismo, l’autrice suggerisce degli strumenti pratici per valorizzare le differenze nella programmazione scolastica, attraverso un approccio intersezionale. L’ascolto è il punto centrale del libro, che si conclude con una sezione interamente dedicata a letture ed esercizi decoloniali. «Sono cresciuta in due Italie. La prima è l’Italia di mio padre, un uomo bianco bergamasco la cui presenza era garanzia di privilegio, appartenenza e riguardo. Scortata da lui ricevevo i saluti della gente in dialetto, regali, sorrisi. Al suo fianco ero automaticamente parte del club “notèr”, un’italiana a tutti gli effetti. Papà era letteralmente il mio passaporto.La seconda è l’Italia di mia madre, una donna nera “immigrata” e con disabilità. La sua presenza era portatrice di razzismo, emarginazione, segregazione. Accompagnata da lei, la gente ci insultava, polizia e vigili ci fermavano regolarmente per controllare i documenti, la gente posava le borse sui sedili vuoti del pullman (anche di fronte alla stampella di mia madre). Al suo fianco ero l’“extracomunitaria”, la straniera – anche se parlavo un italiano perfetto e masticavo il dialetto, anche se ero nata e cresciuta in Italia.»
- GenresNonfiction
153 pages, Kindle Edition
Published September 28, 2023
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Community Reviews
Displaying 1 - 7 of 7 reviews
October 18, 2025
Non posso dire altro se non che è un libro imprescindibile per gli e le insegnanti o le figure educative in generale, e un'ottima lettura per chiunque abbia a che fare con minori in età scolare. È un lavoro fatto bene. L'autrice presenta dati oggettivi e studi sociologici e ricorre alla propria esperienza personale (solo) quando necessario, soprattutto per mostrare esempi pratici e immediatamente comprensibili. È chiara e semplice nell'esposizione, e precisissima riguardo alle citazioni e alla presentazione dei consigli bibliografici, e ho apprezzato in particolare l'ultima parte, in cui si dedica a illustrare alcune semplici iniziative pratiche perché i concetti appresi nel libro non rimangano teorici e non vengano percepiti come disconnessi dalla realtà. Probabilmente se un insegnante decidesse di attuare qualcuna di queste proposte incontrerebbe comunque qualche difficoltà dovuta alle rigidità dei programmi e dell'ordinamento della scuola italiana, ma io, che sono educatrice di doposcuola e godo di maggiori libertà, prenderò sicuramente ispirazione (e altrettanto potranno sicuramente fare le altre figure intermedie che lavorano a scuola). E sono convinta che, in realtà, già la semplice presa di coscienza, da parte degli insegnanti, della settorialità e dell'eurocentrismo dei programmi scolastici o degli "errori relazionali" con gli e le studenti dovuti al razzismo inconscio che abbiamo ereditato culturalmente possano costituire un grande cambiamento nella scuola italiana. Anche un solo approfondimento in più in classe, una precisazione opportuna, una parola in più o in meno, o un poco più di attenzione nella relazione con i ragazzi e le ragazze possono fare una grande differenza, anche senza dover realizzare grandi progetti o grandi imprese. Nessuno richiede di dover raggiungere la perfezione: riuscire a fare appena meglio è già un traguardo. Consigliatissimo.
July 19, 2025
lo farei leggere a chiunque sia in qualche modo a contatto con bambinɜ
June 30, 2024
Un testo interessante, saggistica molto discorsiva e perfetto apripista per chi non ha avuto modo di riflettere sul razzismo, sul linguaggio e sulle azioni educative che possono contrastarlo. Utilissima la parte finale con esempi pratici di testi da portare a scuola per parlare di razzismo, abilismo, comunità rom e sinti, omotransfobia e mettere un freno alla cecità del curricolo scolastico che più che rappresentare esclude.
June 25, 2024
È un interessante compendio di riflessioni e concetti relativi al tema del razzismo in contesto scolastico a partire dall'esperienza dell'autrice. Per chi si vuole avvicinare alla questione, questo libro è un ottimo apripista. Per chi invece è già sulla strada di approfondimento di questo tema e dei suoi vari aspetti e corollari, non si aspetti di trovare un'analisi rigorosa e strutturata, o particolarmente approfondita - per altro non è questo lo scopo del libro.
A tratti ho avuto l'impressione che mancasse un po' di rigore e senso critico rispetto a ciò che è veramente possibile fare, tenendo conto della difficoltà di passare dalla teoria alla pratica. Per esempio, a volte non vengono considerate le limitazioni e la struttura del sistema scolastico italiano, e le condizioni in cui ci si trova ad operare. Perciò le soluzioni proposte, benché comprensibili e condivisibili, a tratti risultano utopiche e ingenue perché non sempre tengono conto delle difficoltà effettive della messa in pratica.
Infine, credo che l'esperienza scolastica dell'autrice rispetto a quella di studentesse e studenti odierni sia in parte e in molti casi diversa. Se Umuhoza Delli era l'unica studentessa afrodiscendente della sua classe, oggi il numero di alunn* con una identità multiculturale è aumentato; e questo indubbiamente incide sull'esperienza scolastica generando nuove dinamiche e problematiche che si spostano dal livello singolo a quello di gruppo.
Insomma, ritengo questo libro un buon stimolo verso il cambiamento ma con poca evidenziazione delle criticità di attuazione.
A tratti ho avuto l'impressione che mancasse un po' di rigore e senso critico rispetto a ciò che è veramente possibile fare, tenendo conto della difficoltà di passare dalla teoria alla pratica. Per esempio, a volte non vengono considerate le limitazioni e la struttura del sistema scolastico italiano, e le condizioni in cui ci si trova ad operare. Perciò le soluzioni proposte, benché comprensibili e condivisibili, a tratti risultano utopiche e ingenue perché non sempre tengono conto delle difficoltà effettive della messa in pratica.
Infine, credo che l'esperienza scolastica dell'autrice rispetto a quella di studentesse e studenti odierni sia in parte e in molti casi diversa. Se Umuhoza Delli era l'unica studentessa afrodiscendente della sua classe, oggi il numero di alunn* con una identità multiculturale è aumentato; e questo indubbiamente incide sull'esperienza scolastica generando nuove dinamiche e problematiche che si spostano dal livello singolo a quello di gruppo.
Insomma, ritengo questo libro un buon stimolo verso il cambiamento ma con poca evidenziazione delle criticità di attuazione.
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February 18, 2024
Saggio davvero interessante e scritto molto bene.
Credo possa essere utilissimo per chi insegna a scuola, per iniziare presto dai bimbi e le bimbe, e continuare verso agli adulti e le adulte delle scuole superiori.
[Sono cresciuta in due Italie50. La prima è l’Italia di mio padre, un uomo bianco bergamasco la cui presenza era garanzia di privilegio, appartenenza e riguardo. Scortata da lui ricevevo i saluti della gente in dialetto, regali, sorrisi. Al suo fianco ero automaticamente parte del club “notèr”, un’italiana a tutti gli effetti. Papà era letteralmente il mio passaporto.
La seconda è l’Italia di mia madre, una donna nera “immigrata” e con disabilità. La sua presenza era portatrice di razzismo, emarginazione, segregazione. Accompagnata da lei, la gente ci insultava, polizia e vigili ci fermavano regolarmente per controllare i documenti, la gente posava le borse sui sedili vuoti del pullman (anche di fronte alla stampella di mia madre). Al suo fianco ero l’“extracomunitaria”, la straniera – anche se parlavo un italiano perfetto e masticavo il dialetto, anche se ero nata e cresciuta in Italia]
[Quando scegliamo un libro, decidiamo a chi dare voce. E possiamo scegliere una voce meno visibile e quindi meno ascoltata, come quella di una donna, di un individuo razzializzato, di un esponente della comunità LGBTQIA+, di una persona con disabilità o di una scrittrice economicamente svantaggiata.
Ognuna di queste voci offre uno spunto prezioso per approfondire tematiche spesso trascurate dai programmi scolastici, o comunque relegate in secondo piano.
Affidarsi a una sola voce è pericoloso, come sottolineato dalla scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie: «Raccontare un’unica storia crea stereotipi. E il problema degli stereotipi non è tanto che sono falsi, ma che sono incompleti. Trasformano una storia in un’unica storia»]
Credo possa essere utilissimo per chi insegna a scuola, per iniziare presto dai bimbi e le bimbe, e continuare verso agli adulti e le adulte delle scuole superiori.
[Sono cresciuta in due Italie50. La prima è l’Italia di mio padre, un uomo bianco bergamasco la cui presenza era garanzia di privilegio, appartenenza e riguardo. Scortata da lui ricevevo i saluti della gente in dialetto, regali, sorrisi. Al suo fianco ero automaticamente parte del club “notèr”, un’italiana a tutti gli effetti. Papà era letteralmente il mio passaporto.
La seconda è l’Italia di mia madre, una donna nera “immigrata” e con disabilità. La sua presenza era portatrice di razzismo, emarginazione, segregazione. Accompagnata da lei, la gente ci insultava, polizia e vigili ci fermavano regolarmente per controllare i documenti, la gente posava le borse sui sedili vuoti del pullman (anche di fronte alla stampella di mia madre). Al suo fianco ero l’“extracomunitaria”, la straniera – anche se parlavo un italiano perfetto e masticavo il dialetto, anche se ero nata e cresciuta in Italia]
[Quando scegliamo un libro, decidiamo a chi dare voce. E possiamo scegliere una voce meno visibile e quindi meno ascoltata, come quella di una donna, di un individuo razzializzato, di un esponente della comunità LGBTQIA+, di una persona con disabilità o di una scrittrice economicamente svantaggiata.
Ognuna di queste voci offre uno spunto prezioso per approfondire tematiche spesso trascurate dai programmi scolastici, o comunque relegate in secondo piano.
Affidarsi a una sola voce è pericoloso, come sottolineato dalla scrittrice Chimamanda Ngozi Adichie: «Raccontare un’unica storia crea stereotipi. E il problema degli stereotipi non è tanto che sono falsi, ma che sono incompleti. Trasformano una storia in un’unica storia»]
April 11, 2026
Potentissimo, necessario, scritto divinamente! Comprato al Book Pride, aspetta sei mesi per farsi sfogliare ma finalmente eccola, la lettura che mi scuote in mezzo a tanto tepore letterario e, soprattutto, saggistico. L'autrice mescola autobiografia, critica sociale e proposte educative, riempiendo di ispirazione e spunti pratici insegnanti come me, incoraggiandoci a portare la nostra sensibilità, la nostra rabbia e il nostro potenziale rivoluzionario in classe. Molto acuta la critica al razzismo sistemico e interiorizzato, in molti punti picchia duro sul privilegio, l'inconsapevolezza e la responsabilità di noi bianchi. Consigliato a tutti gli attori del panorama educativo, a tutti coloro che hanno a che fare con i giovani e soprattutto a chi non si accorge di quanta discriminazione agiamo ogni giorno attraverso parole e comportamenti.
November 15, 2025
Una lettura che apre la mente su nuove prospettive. Stravolge modalità di vivere consuete. Spariglia le carte dell'abitudine. Necessaria
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