Ero molto curioso di questo libro e devo dire di non essere rimasto deluso. Campani è un autore di squisita sensibilità e questo libro rappresenta quasi un'elegia delle cose vecchie e belle e del senso di appartenenza a dei luoghi, oltre che un piacevole racconto in cui funghi e tartufi sono quasi lo sfondo, la quinta di una rappresentazione teatrale. Esagero? Forse.
"Gli imbuti si chiamano a quel modo per via della forma che assumono crescendo; vengono in cerchi, come fanno i prugnoli in primavera. Ma gli imbuti sono del tardo autunno, li vedi senza sforzo nella nebbia, imbibiti d'acqua spesso, o gelati dalla brina; sono gli ultimi, amari nel gusto, stopposi, poco considerati, eppure funghi che a me piacciono da matti, e ogni volta che li trovo anche qui vicino a casa è una giornata che diventa un'altra, un pó una giornata d'infanzia, in cui so che c'è salvezza anche nel buio di novembre e nell'odore delle foglie marce".
This entire review has been hidden because of spoilers.
Sinossi editoriale Andare a funghi è camminare con uno scopo. E anche questo libro è una camminata, che comincia quand'è ancora buio e finisce quando il buio sta tornando. È la storia di due fratelli che seguono le orme del padre nel bosco, esplorandolo in tutte le stagioni, tra le querce o nelle faggete. È la condivisione di un alfabeto naturale. È insegnare ai cani il segreto del tartufo, e allenarli ad arrivarci senza lasciare traccia. Ecco, i posti esatti non li saprete mai: è l'unica condizione di questo racconto. Ci sono valli da tanto e valli da poco. Quella di Sandro e suo fratello è una valle da poco, almeno secondo loro. Non ha montagne famose né attrazioni turistiche, ma boschi, ombre, angoli umidi e segreti. E poi, sottoterra, tesori preziosissimi. Mentre Pietro esplora quella valle tutti i giorni, passo passo, insieme ai cani (perché lui di tartufi ci vive), Sandro ha deciso di tornarci per un po', per provare a ritrovarsi cercando. Perché ad andar per funghi qualcosa succede sempre: una pesca miracolosa che entrerà nell'epica familiare, la sorpresa di una fungaia nuova proprio quando ci si era persi d'animo, i silenziosi e lancinanti duelli tra cercatori... Storie strambe, misteriose, intime, nascoste fra le foglie e dietro i massi proprio come i porcini. Nel bosco i due fratelli riscoprono l'intimità dei gesti e dei corpi: ridono, corrono, ritrovano parole dell'infanzia che possono essere dette solo in quell'intrico di sentieri, tronchi e muschi. Parlano di soldi, di lavoro, dei problemi di tutti i giorni come di quelli del mondo. Aspettano il temporale, maledicono la siccità che li spinge a faticare il doppio, si preoccupano di nascondere la jeep per evitare che qualcuno la veda lungo la strada, fanno la guerra ai cinghiali e alla loro astuzia nello scovare le tartufaie, ammutoliscono se vedono passare una cerva poco piú in là. In questo libro sussurrato e commovente, Sandro Campani scava tra le radici con profondità e spensieratezza. Una guida sentimentale per cercatori di funghi e di ricordi, che ci regala tutto lo stupore della prima volta in cui i cani tornano scodinzolando e in bocca hanno un tartufo. ------------ E' un libro molto bello, dall'andatura lenta come certi racconti scandinavi (cui ci ha abituato, per capirsi, la benemerita "Iperborea"). Anziché le foreste islandesi, o norvegesi, qui protagonisti sono i boschi dell'Appennino tosco-romagnolo. Sandro Campani "ci porta nel bosco con suo fratello e i suoi cani, e ci introduce al mondo dei cercatori di funghi e di tartufi. Un mondo che ha le sue regole, le sue strategie e scaramanzie. Una ricerca dell’oro in cui si combatte con tutti i mezzi a disposizione per conquistare per primi la pepita e fare in modo che nessun altro sappia il luogo del rinvenimento. Ci sono regole di comportamento quando ci si imbatte in altri cercatori di funghi; bisogna sempre sminuire quel che si è trovato, così da spingere a cambiare zona; o parcheggiare lontano dal luogo dove è la nostra fungaia; fare giri larghi". Si scopre così la magia del mondo di Campani. Sentite qua: “Certi funghi che hai trovato, quattro anni fa o quaranta, se chiudi gli occhi li rivedi nel dettaglio. Perché quelli, fra migliaia, non lo sai: ti ritornano in sogno, come divinità di un attimo preciso”.