Curve, un semaforo, una galleria e poi Lei. Così si arriva alla diga del Vajont, e così arrivano, una mattina di primavera, un padre e un figlio a quella che all'inizio degli anni Sessanta è stata la diga più alta del mondo e teatro di una delle più grandi tragedie italiane. Una storia fatta di montagne, di uomini e numeri, colpe e responsabilità. È la storia della costruzione della diga del Vajont, della sua parte visibile e di quella invisibile, di tutte le cose taciute, dei segnali e dei rischi mal calcolati e ignorati. Floriano e il figlio Alessandro ripercorrono le tracce del nonno Luzio, che a quel cantiere ci ha lavorato, ma la vera protagonista di questo racconto è l'acqua, ciò che ne abbiamo fatto negli anni e ne stiamo facendo tutt'ora. E per riuscire a comprenderlo, le parole di chi questa storia la conosce molto bene ci guideranno tra i paesi e gli abitanti delle montagne che circondano la diga - Erto, Casso e Longarone - e poi nelle aule del processo che seguì la sera del 9 ottobre 1963.
C’è un momento in cui, seduto davanti a uno schermo, ti lasci trasportare da quel monologo teatrale di Paolini andato in onda per la prima volta nel 1997. Questo libro è un po’ così, ti trasporta in modo nuovo in quella stretta vallata tra Erto e Casso, ai piedi di quell’immensa diga che, nel 1963, era la più alta del mondo. Un libro per ragazzi, scritto in modo semplice, scorrevole e che ti tiene incollato fino all’ultima pagina, una corsa cieca verso una delle peggiori catastrofi italiane.