Avete presente quella sensazione di iniziare un libro e sentire, fin dalle prime righe, che siete dentro la storia? Ecco, Lunar è così. Una di quelle letture che ti afferrano per il colletto, ti trascinano sotto la pioggia di Seoul, ti fanno sentire il battito accelerato quando il mostro ti guarda... e ti lasciano con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Siamo a Seoul, nel cuore pulsante della Corea del Sud, una città che brulica di modernità, tradizione e di creature soprannaturali. È qui che viene chiamata Abigail Good, agente speciale della Divisione Soprannaturale di Chicago, meglio nota come la Cacciatrice di Chicago: una strega addestrata a individuare e sterminare ogni essere sovrannaturale che rappresenti un pericolo per l’umanità.
Abigail non è una protagonista qualsiasi: è dura, determinata, affilata come i suoi coltelli d’argento e alimentata da un passato che l’ha resa diffidente e feroce. Ma anche lei ha un cuore, e lo scoprirà a poco a poco, proprio in una città che la metterà costantemente alla prova.
Non appena arriva a Seoul, viene coinvolta in un caso orribile: una giovane donna viene trovata brutalmente squarciata, in quello che appare un rituale di sangue. Abigail si unisce all’indagine insieme al Capo Ispettore Lee, un umano senza poteri ma con una mentalità rigida e chiusa, e al misterioso Min Myeong, agente speciale coreano, stregone sensitivo, noto come il Cacciatore di Seoul.
La convivenza tra Abigail e Min è tutt’altro che semplice: lui è schivo, aggressivo e pieno di segreti. Lei è sospettosa, abituata a lavorare da sola, e con un pesante bagaglio di diffidenza verso tutto ciò che non è umano. Ma quando Abigail scopre che la ragazza uccisa era una puma mannara, una creatura che, secondo la sua educazione, dovrebbe essere temuta o uccisa. Inizia così una lenta e dolorosa trasformazione del suo modo di vedere il mondo.
Min le rivela che la polizia di Seoul non indaga sulle creature non umane: le considera "mostri", e se vengono uccisi, è quasi un sollievo. Ma Min no. Lui crede che ogni vita conti, e vuole vendicare la sua amica Chaewon, la vittima, che era una creatura soprannaturale ma anche una persona gentile, leale, e profondamente buona.
Da questo punto in avanti, la trama si infittisce. Si scopre che ci sono altre vittime: una coppia di anziani mannari e uno stregone umano. Tutti uccisi con la stessa brutalità. Qualcuno sta seminando il panico tra le comunità magiche e soprannaturali di Seoul, e il rischio è che la fragile tregua tra i clan venga infranta, scatenando una guerra tra razze.
L’indagine porta Abigail a mettere in dubbio tutte le sue certezze. Ciò che ha sempre creduto (che i vampiri, i mannari, i demoni fossero solo minacce da eliminare) inizia a sgretolarsi. Le vite che ha salvato e quelle che ha spezzato si mescolano nel dubbio. Inizia a vedere le creature soprannaturali non come "altro", ma come persone, ognuna con una propria storia, dolore, e umanità.
Man mano che la verità si fa strada, Abigail deve decidere da che parte stare, mentre la linea tra giusto e sbagliato, umano e mostruoso, diventa sempre più sottile.
Abigail Good è la protagonista che aspettavo da tempo: tosta, ironica, capace di tenere testa a vampiri, demoni e persino agli stereotipi sulle streghe forti ma senza cuore. È brillante, combattiva e profonda. Mi sono rivista nel suo cinismo iniziale, nel suo bisogno di certezze, e ho adorato vederla crollare davanti all’evidenza che il mondo non è solo bianco o nero. Il fatto che si metta in discussione rivalutando ogni cosa, è proprio ciò che mi è piaciuto maggiormente, perché la rende molto più umana di quanto vuole far credere.
L’ambientazione è meravigliosa, proprio quel tipo di atmosfere di cui mi piace leggere. Seoul non è solo lo sfondo, è un personaggio vivo, che pulsa di energia e magia. L'autrice riesce a far convivere modernità e folklore con una naturalezza incredibile. Le strade, i locali, le piogge improvvise, i rituali, le congreghe: tutto contribuisce a creare un’atmosfera ipnotica e irresistibile. Il worldbuilding è profondo ma mai pesante, ricco di riferimenti alla mitologia coreana, alla magia rituale, alla politica delle creature sovrannaturali. Ogni clan, ogni creatura, ogni allusione ha un peso preciso. Si percepisce che dietro questa storia c’è uno studio, ma anche una vera passione per il genere e per l’ambientazione.
Leggendolo mi sono detta più volte: “ma perché questa storia non è ancora una serie tv?!” e lo penso ancora adesso. Tecla ha creato un mondo in cui voglio tornare, che voglio esplorare ancora, e con personaggi che vorrei ancora una volta mi accompagnassero in un altro viaggio incredibile.
Consiglio questa lettura a tutti gli amanti della cultura coreana e sovrannaturale con un piccolo pizzico di amore per i gialli!