La vita di Nick Oldridge, giovane uomo segnato dalla sofferenza per una relazione finita male, viene sconvolta quando alcuni dei suoi amici più stretti iniziano a morire in una maniera tanto inquietante quanto misteriosa. A collegare quelli che sembrano a tutti gli effetti dei macabri suicidi c’è solo un nome: Darklight. Ma cos’è Darklight, un semplice programma di simulazione virtuale oppure qualcosa di più? Costretto dagli eventi a cercare di capire cosa sta succedendo, Nick scoprirà presto di trovarsi al centro di una macchinazione globale e di essere responsabile, almeno in parte, di un orrore che rischia di travolgere l'umanità.
Un gruppo di pirati informatici finiti in un intrigo troppo più grande di loro, un barista che cerca di rintracciare il figlio scomparso anni prima, una femme fatale che si muove nelle strade desolate di una città senza nome e senza futuro: cosa lega questi personaggi tra loro e qual è, infine, la vera origine di Darklight? Un thriller ricco di colpi di scena che indaga l'animo umano, esplorando temi come l'amore perduto, la depressione e la ricerca di una forma pura e forse impossibile di felicità, accarezzando atmosfere noir con punte di orrore che mirano a minare le certezze del lettore.
Ho letto "Darklight" in qualità di beta reader, prima della sua uscita in libreria. A distanza di tempo lo ricordo ancora chiaramente, per la strana commistione, a parer mio il maggiore punto di forza di questo romanzo, fra le atmosfere noir e cyberpunk della letteratura anglosassone di genere e il tono realistico, profondamente umano e a noi familiare, dei protagonisti, Nick Oldridge in testa. Di Nick mi ha colpito in particolar modo l'animo tormentato, perché mi ha offerto una finestra su una parte della psiche maschile che posso solo immaginare e che in genere è trascurata dagli autori. Ha il pregio di andare nella direzione opposta alla "gonzificazione" del genere maschile che di questi tempi va tanto per la maggiore. Ve lo consiglio caldamente se amate il genere, e in particolar modo se siete fra coloro che considerano il film "Nirvana" un cult, come la sottoscritta, perché offre un tuffo simile, fra onde familiari, perché acquisite attraverso la cultura pop, e onde ancor più familiari, perché vissute in prima persona.