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Book 9788809950665

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Profile Image for Andrea Da Dalt.
28 reviews1 follower
May 11, 2025
3,5/5
Il libro parte molto lento, ti getta subito in lunghe, puntuali e tediose descrizioni di stanze che difficilmente ti possono interessare. L'idea di ambientare la primissima parte del libro nel passato, quindi utilizzare l'espediente del flash-back è sicuramente intrigante ed avanguardistica ma non basta a tenere l'attenzione. Preciso prima di andare avanti che tutto marzo e quasi tutto aprile ho lasciato il libro in pausa e quindi molti dettagli dei primi capitoli non sono più così vividi nella mia mente. La parte più intrigante del racconto è entrare nella mente di Andrea Sperelli, il conte d'Ugenta, vedere come da inizio a fine libro cambi il suo modo di essere, perché va notato come nel suo modo di porsi agli altri rimanga pressoché invariato, Maria stessa non capisce la differenza tra l'Andrea di ottobre e l'amato del giugno seguente, collega tutti i punti solo a seguito dell'errore di voluttà commesso dall'amante stesso. Soffermandoci su questo punto, trovo geniale il modo usato dall'autore per descrivere il fatto, parafrasando: più bianca che se avesse visto la morte, ha sentito quel nome, quel nome.
Forse avendolo studiato alle superiori, sapendo quindi il finale, per me è stato scontato, ma sono convinto che anche ad una lettura vergine avrei potuto capirlo, del resto in tutto l'atto finale sono infinite le volte in cui lo Sperelli viene descritto nell'atto di immaginarsi la fusione delle due amate, le altrettante volte in cui voleva "gridare quel nome", perciò era solo una questione di tempo.
Chiaramente quando accade è impossibile provare compassione per il protagonista, è il classico esempio di "chi troppo vuole, nulla stringe", e personalmente vedere "fallire" un personaggio così presuntuoso e così spavaldo, che fino ad allora ha avuto tutto ciò che desiderava, mi ha dato solo che piacere.
Proprio ora ci pensavo e sembra che il suo beffarsi del Rutolo nella sfida a cavallo per avergli rubato l'amata Ippolita, sia quasi totalmente rimbalzato indietro a fine libro, dove Galeazzo sembra aver conquistato definitivamente Elena Muti, tant'è che sembra venga addirittura deriso all'asta finale in casa Fesses proprio da questi ultimi.
Capire il personaggio di Elena Muti risulta abbastanza complesso, perché durante tutto il libro si ha l'impressione che il narratore sia quasi un Andrea Sperelli che racconti gli avvenimenti dal suo punto di vista, infatti dalla rivelazione del suo abbandono in poi Elena viene descritta come un'opportunista, falsa e il cui unico interesse per Andrea fu l'amore carnale; ma di un narratore così ci si può fidare? Effettivamente Elena non è la donna angelo del libro, quelle è la senese Maria che più volte viene apostrofata come donna pura e buona.
Ciò che è successo ad Andrea è solo causa delle sue azioni, ma del resto anche la sua natura ha concorso nel fargli fare il fatal errore, può essere giustificato? Io penso di no, aveva trovato la sua amata, la donna che lo elevava e che ha tanto bramato in quelle settimane a Schifanoja, se una volta ritrovata a Roma si fosse dedicato solo a lei, il libro sarebbe potuto finire con il noioso "felici e contenti" che lo avrebbe reso un libro dimenticabilissimo; invece per fortuna D'Annunzio ha scelto di fargli seguire il suo desiderio di voluttà regalandoci questo libro difficile da dimenticare.
È un peccato che il ritmo del libro diventi sostenuto nell'ultimo terzo, quando ormai tutte le trame amorose sono in gioco e si inizia a percepire un climax che terminerà nel rifiuto definitivo di Elena e nell'abbandono da parte di Maria.
Il quesito che io mi pongo è: è possibile che un triangolo amoroso di questo tipo possa cambiare un giovane uomo? Siamo sicuri che Andrea Sperelli, conte d'Ugenta, sia stato cambiato da tutta questa storia?
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