È possibile che il cibo, quando è condiviso, abbia un sapore migliore? Davvero mangiare insieme rappresenta un momento di felicità? Nitani, impiegato ligio e ambizioso in una grande azienda dell’area metropolitana di Tokyo, non ci crede proprio, l’idea che il suo tempo possa essere in qualche modo condizionato da pranzo e cena gli è insopportabile. E se bastasse una pillola per nutrirsi, lui sarebbe l’uomo più felice sulla terra. Tra una pausa a base di noodles istantanei e un corso di aggiornamento, Nitani comincia a sviluppare un’antipatia mista ad attrazione per la graziosa Ashikawa, la collega colpevole ai suoi occhi di fare solo il minimo indispensabile e, allo stesso tempo, in grado di impersonare con la sua fragilità che invoca protezione la figura della moglie perfetta, così come vuole l’educazione con cui è cresciuto. Oltretutto, per farsi perdonare le frequenti assenze in ufficio, Ashikawa prende l’abitudine di preparare per i colleghi deliziosi ed elaborati dolci fatti in casa. E in una società che impone ritmi professionali impietosi, la sua diventa una scelta rivoluzionaria, in cui la rivendicazione della cura di sé e degli altri e la ricerca dell’appagamento passano anche attraverso l’amore per il cibo. Le delizie della signorina Ashikawa mette in scena le contraddizioni di un paese diviso tra regole ed eccessi, tradizionalismo e ribellione, dove è quasi impossibile trovare un equilibrio tra la carriera e il privato; una scissione che si riflette anche nel modo in cui ognuno sceglie di fare la spesa. Un romanzo gustoso, che intreccia il fascino pop della cucina del Sol Levante a un’ironica satira contemporanea, finendo per rivelare una ricetta per una vita più serena.
Di norma amo molto questo tipo di libri giapponesi che dietro vicende quotidiane raccontano le contraddizioni e le problematiche della società. Questo, nonostante la tematica interessante, a mio parere è stato più irritante da leggere che altro.
Il punto è che una della tematica fondante del libro è il lavoro nella società moderna. Da un lato Oshio e Nitani, che sono assorbiti dall'atmosfera lavorativa, dall'altra Ashikawa, che senza volerlo li antagonizza perché vive una vita più in leggerezza senza preoccuparsi troppo del lavoro. Si mette in scena la contraddizione di una persona che in piena problematica lavorativa esce comunque prima di tutti gli altri ma poi per scusarsi porta ogni giorno al lavoro torte fatte a mano da lei. Ho trovato interessante la cosa, perché da un lato al lettore viene da pensare "se hai tempo di cucinare non stai abbastanza male e potresti anche stare in ufficio" ma dall'altra ad Ashikawa cucinare piace, mentre il lavoro è... be', lavoro che si fa per campare. A questo aggiungo che è anche molto realistico che a Oshio, che ha sempre lavorato bene, si rinfacci l'essersi fatta tutte le ferie (dopo essere stata praticamente costretta a licenziarsi) ma si giustificasse sempre Ashikawa per le sue assenze per via del suo buon carattere.
Però a questa tematica, che avrebbe dovuto essere il fulcro del romanzo, si aggiunge tutta la questione attorno al cibo e a Nitani che a mio parere esce fuori dalla tematica lavorativa e avrebbe probabilmente meritato un libro separato, anche perché finisce mescolato con un sacco di cose: la tematica del cucinare come perdita di tempo, la tematica delle convenzioni sociali quando si parla di cibo, la tematica del matrimonio, gli obbligo sociali sul lavoro ecc Con il risultato che si fa un mischione di tutto senza che veramente si arrivi al cuore del problema.
Dall'altra parte, devo dire che mentre leggevo mi rendevo conto che volevo stare dalla parte di Ashikawa, ma mi era reso impossibile dalle vicende di tutti gli altri. Il modo in cui la sua storia viene messa in scena l'ha fatta stare sulle palle anche a me, perché pure io, come Oshio, se vedo una collega che preferisce cucinare torte per farsi perdonare che non lavora, un po' mi incazzerei. Il punto è che tutti dovremo avere una vita oltre il lavoro, ma se io devo lavorare quattro ore in più per sopperire a te che ne lavori due in meno, il problema smette di diventare la società e diventi tu che semplicemente te ne freghi del resto del mondo e del fatto che magari anche i colleghi vorrebbero avere una vita (tipo il fatto che lei esce quattro ore prima da lavoro così può cucinare per Nitani che è un suo collega d'ufficio... ma tipo, lavora assieme a lui e uscite prima entrambi così state più assieme? Non riuscivo a non pensare che non si trattasse di gentilezza o di voler vivere la vita al di fuori del lavoro ma puro menefreghismo). Credo che narrativamente parlando fosse una scelta voluta, dato che vediamo le cose dal punto di vista di Oshio e Nitani, il problema è che si fallisce a mostrarli davvero. Sappiamo due o tre cose di loro che avrebbero dovuto essere approfondite, ma che invece restano lì tanto per. Finisce per non passare assolutamente il messaggio della contrapposizione tra loro due e Ashikawa, perché non si ha mai l'impressione che quei due rinuncino a qualcosa per il lavoro, a differenza di Ashikawa (per dire, la storia di Nitani e l'amore per la letteratura... non è che non legge perché non ha tempo, non lo fa e basta).
Non ho apprezzato nemmeno poi il fatto che le parti di Nitani fossero in terza persona e quelle di Oshio in prima: il modo di descrivere non cambia affatto e non c'è nemmeno ragione di farlo, dato che i due sono alla pari come personaggi, il che ha contribuito al fastidio durante la lettura. Quindi in definitiva lo boccio nonostante uno degli argomenti interessanti.
Una lettura piacevole per chi ha voglia di una storia che però non porta da nessuna parte. È la storia di rapporti basati sul cibo, modalità che però è odiata, senza nessun motivo apparente dal protagonista. Odia il cibo e tutto quello ci gira attorno. Perché? Non si sa, ma arriva a bullizzare la sua fidanzata che ama cucinare dolci. Perché? Non si sa.
Leggero e veloce da leggere, carina la storia se non vuoi una cosa impegnativa, ma non un libro per cui perderei ancora del tempo, tornando indietro. 2/5
Le delizie della signorina Ashikawa è il nuovo romanzo di Takase Junko, autrice giapponese che con questa pubblicazione ha ottenuto il premio Akutagawa, il più importante riconoscimento letterario del suo Paese. In Italia, il libro arriva grazie alla casa editrice Marsilio.
«Erano tornati a casa subito dopo il lavoro e Ashikawa ci aveva messo quasi un’ora per preparare quello che era sparito in quindici minuti. Calcolando che ci sono tre pasti al giorno, all’idea di dover ripetere tutte le volte quella routine a Nitani veniva l’angoscia.»
Le delizie della signorina Ashikawa – Trama Nitani è un impiegato modello di una grande azienda di Tokyo. Le sue giornate sono interamente dedicate al lavoro: non stacca mai prima della fine del suo turno, anzi, è sempre uno degli ultimi a lasciare l’ufficio, accumulando straordinari su straordinari.
Del resto, Nitani non ha grandi hobby o impegni al di fuori del lavoro: è appassionato di lettura – la sua casa è piena di libri impilati per terra – ma non ha tanti amici, se si esclude qualche collega di lavoro con cui si intrattiene a un bar a fine turno. Non ha una fidanzata – almeno, fino a che Ashikawa non fa ingresso nella sua vita –, ma soprattutto Nitani odia perdere tempo prezioso della sua giornata a cucinare. Il cibo per lui è solo un’attività necessaria per alimentarsi, da compiere velocemente e preferibilmente in solitudine. Ecco perché la sua cucina è piena di scatole di noodles istantanee ed ecco perché il konbini (mini market) è la sua meta più ambita.
Condivide questa scarsa passione per l’alimentazione con Oshio, una sua collega indefessa. Ma non è l’unica cosa che i due sembrano avere in comune: infatti, entrambi sono, per certi versi, attratti e respinti allo stesso tempo da un’altra collega dell’ufficio, Ashikawa, che è spesso argomento delle loro serate insieme.
Ashikawa, a differenza di loro due, non si trattiene mai più del necessario in ufficio, non svolge straordinari e si assenta spesso. Ma se i capi e gli altri colleghi quasi non ci fanno caso e assecondano la “fragilità” di Ashikawa, Oshio davvero non riesce a passarci su, dovendo sobbarcarsi sempre lei del lavoro della collega.
Nitani, invece, quello che proprio non può soffrire di Ashikawa è la sua dedizione e passione alla cucina. Per scusarsi delle sue ripetute assenze dal lavoro, Ashikawa, infatti, cucina dolci profumatissimi e buonissimi, che fanno venire l’acquolina in bocca a tutti i colleghi. Ma non solo, dal momento in cui lei e Nitani escono insieme per la prima volta, Ashikawa fa dello sfamare quello che piano piano diventa agli occhi di tutti il suo fidanzato una missione di vita.
Come andranno a finire le cose tra loro due? E Oshio che ruolo gioca in questa vicenda?
Struttura narrativa e personaggi Il romanzo breve è raccontato alternando il punto di vista di Nitani e quello di Oshio. Nel primo caso abbiamo un narratore in terza persona, mentre nel secondo in prima persona con focalizzazione interna. Oshio riveste un po’ il ruolo dell’antagonista e la scelta di poterla osservare dall’interno è sicuramente vincente per comprendere le sue motivazioni.
Nitani, invece, resta un protagonista distante, distaccato. L’autrice è in grado di mostrare appieno la sua freddezza, la sua mancanza di passioni (che sia il cibo, l’amore o anche i libri, che comunque occupano solo uno spazio di contorno, marginale, anche da un punto di vista fisico – se ne stanno lì, impilati a terra). Nitani è un personaggio a cui manca la “fame”. Come se il suo disinteresse per il cibo fosse una metafora di un disinteresse più generalizzato e profondo. Quasi un disinteresse per la vita stessa.
Ashikawa, da questo punto di vista, rappresenta il suo opposto perfetto: sorridente, con la testa per aria, piena di passione e di “fame”. Una ragazza più incline a prendere la vita con semplicità e che con altrettanta semplicità – e quasi ottusità – si innamora di Nitani, che dal canto suo pare assecondare la loro relazione per inerzia, per dovere sociale di sposarsi forse un giorno, più che per reale sentimento.
Perché leggerlo Le delizie della signorina Ashikawa racconta due modi opposti di vivere la vita: il primo, quello di Nitani e Oshio, rispecchia in pieno i dettami della vita sociale in Giappone, dove il lavoro richiede la maggior parte del tempo e delle energie di una persona; dove le pressioni lavorative e le aspettative sociali possono ridurre al minimo i piaceri della vita. Ashikawa, invece, incarna un altro aspetto fondamentale di questa cultura: quello dei rituali, dell’importanza di curare mente e corpo, di vivere la vita con più lentezza. Due aspetti del tutto antitetici, eppure rappresentativi della medesima cultura, che in questo romanzo trovano la giusta rappresentazione e collisione.
Non è un libro immediato. Ti ritrovi dentro la storia e sembra che tutto quello che succede sia un po’ casuale e scollegato. Quando arrivi a metà ti rendi conto che con situazioni generiche di impiegati di provincia non fa che raccontare l’animo umano. Le piccolezze, le meschinità senza senso, gli attriti, dinamiche strane e comuni proprie delle persone. Interessante
«Sono piccoli ringraziamenti perché mi permettete di tornare a casa prima.» Con queste parole Ashikawa cominciò a portare in ufficio i suoi dolci sempre più di frequente. Biscotti, madeleine al limone, tartufini, muffin alle mele, cheesecake allo yogurt, monoporzioni di gelatine al lampone, ciambelle. Ne portava uno dopo l'altro. «Sono difficili da preparare, ma sei riuscita a farli bene al primo tentativo, eh!» aveva detto, e Ashikawa aveva riso contenta. Poco prima della pausa pranzo o subito dopo le tre. Erano quelli i due momenti in cui era possibile ammirare Ashikawa che distribuiva dolci tra le scrivanie.
3 ⭐️ Un racconto giapponese mediocre che vede una ragazza d’ufficio alle prese con la pasticceria. Ogni giorno porta sempre qualche prelibatezza e si innamora del suo “vicino di scrivania” il quale non apprezza molto mangiare anche perché in casa non cucina mai.
Il tono del libro è leggero, ho trovato la lettura molto scorrevole e veloce. I temi principali sono i rapporti interpersonali tra colleghi, l’alienazione dal lavoro e il rapporto del protagonista con il cibo. Seppure questi ultimi due siano particolarmente pesanti, la loro trattazione è molto superficiale: non vengono mai approfonditi nel dettaglio e raramente si scende nei particolari. Per qualcuno questo potrebbe essere un difetto per un libro, ma ha rispettato le aspettative che mi ero fatta: è un viaggio nella quotidianità del protagonista, uno spaccato di vita di ragazzo “normale” e dei suoi pensieri. La narrazione inizia e finisce in giorni “normali”. Questo lo rende un libro semplice e senza pretese, era proprio quello di cui avevo bisogno!
Beh...è stato strano. Non brutto, ma mi sono ritrovata disorientata dalla trama-non-trama del libro. Trama-non-trama perché la storia inizia con delle premesse, si evolve facendoti pensare "ok, ma perché Nitani si comporta così?" e poi finisce, lasciandoti con un semi-cliffhanger che mi ha un po' spiazzata. Credo (ma non sono un'esperta) che l'idea alla base di questa storia fosse quella di mettere in scena l'insoddisfazione di un certo tipo di società giapponese, quella del classico colletto bianco giapponese, che vive in modo quasi meccanico, e l'insofferenza che si scatena quando si scontra con qualcuno che non rientra nel meccanismo, che "non si sacrifica abbastanza", che non si annulla come lui.
Nella sua stranezza è stata una lettura abbastanza interessante perché, essendo io molto più simile al personaggio della signorina Ashikawa, sperimentare il punto di vista di una persona del tutto disinteressata al cibo, per la quale l'alimentarsi è solo una necessità fisiologica come dormire o andare in bagno mi ha dato lo spunto per qualche piccola riflessione. Detto questo, il comportamento di Nitani non mi è piaciuto affatto, ma non è una critica alla scrittura perché credo che sia stato scritto apposta per farti prudere le mani.
Non posso davvero dire che mi sia piaciuto, ma consiglio la lettura soprattutto per chi fa una vita un po' alienante. Vi frustrerà molto ma allo stesso tempo avrà stranamente senso. Si legge tranquillamente in un pomeriggio. C'è un utile glossario in fondo per chi è poco informato sulla cucina giapponese, ma non è necessario usarlo per seguire la storia.
avrebbe potuto approfondire le cose molto di più ho odiato il fatto che tutto il libro stavo aspettando una spiegazione che non mi è stata mai data. dovevamo solamente accettare le particolarità di nitani o oshio senza farci domande. poi mi ha fatto troppo innervosire nitani perché non l'ha lasciata se la odiava così tanto?? a una certa mi ha proprio iniziato a disgustare. e non ho nemmeno capito se c'era qualcosa fra nitani e oshio. il problema è che quando ho letto la. premessa promette una storia completamente diversa da questa.
Nitani e Ashikawa lavorano nello stesso ufficio. Lui non ha hobby, dedica la sua vita al lavoro e sembra provi un disinteresse sia per il cibo che per la vita in generale. Lei invece coltiva più passioni e prende la vita con più leggerezza. Difatti, non finisce mai il lavoro in ufficio e si assenta spesso, giustificando poi la sua assenza con dei dolci buonissimi per i suoi colleghi. Due caratteri e due modi di vivere differenti che si scontrano con un modello e uno stile di vita rigido da seguire.
La copertina de ‘Le ricette della signorina Ashikawa’ può trarre in inganno. Perché infatti non è il classico libro coccola sulla cucina orientale, è un romanzo che affronta tantissime tematiche - il rapporto amore/odio per il cibo, le dinamiche lavorative, l’importanza di saper apprezzare sé stessi e le piccole cose che ci circondano -, che alla fine esplode in un’unica importante e provocatoria critica ad un paese ricco di contraddizioni, sempre diviso tra regole ed eccessi, tradizionalismo e voglia di modernità.
È un libro che sa catturare l’attenzione fin da subito e che si divora davvero in poche ore da quanto è scorrevole.
Ho amato la visione ampia e innovativa sull’approccio alla vita quotidiana e lavorativa da parte dei protagonisti. È proprio vero: a volte abbiamo bisogno di fermarci un po’ e di vivere la vita secondo i nostri tempi.
Sarebbe un libro scorrevole da leggere, peccato che non porti assolutamente a niente. Vengono trattati vari argomenti senza approfondirli né concluderli - il rapporto che Nitani ha con il cibo, il rapporto tra Ashikawa e Nitani, la storia insensata dei sacchetti contenenti i dolci lasciati sulla scrivania di Ashikawa...
Nonostante l'antipatia provata per i personaggi (colleghi d'ufficio compresi), ho però apprezzato il rapporto tra Nitani e Oshio. Ho trovato tutto ciò che riguarda Oshio molto verosimile: l'invidia, l'ingiustizia, persino il frangente delle dimissioni e l'assenza alla sua stessa festa di addio.
Voto: 2 stelle e mezzo.
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Leggero, scorrevole, ma dispersivo: le tematiche sono tante e hanno potenziale ma non le sviluppa abbastanza; la struttura narrativa mi ha disorientato, non ho ben capito perchè alterna tra la prima e la terza persona. Manca coesione e profondità nel libro. (Molto carina la copertina del libro)
Il mio primo approccio al mondo degli scrittori orientali, questo libro in particolare non ha capitoli, le pagine non sono divise se non la presenza di un piccolo simbolo tra un paragrafo e l'altro per dividere i momenti ma è tutto "continuo". E poi il senso della narrativa, totalmente differente da quello a cui siamo abituati. Già dalla prima pagina si capisce che tutta la storia è nata per spiegare più lati ed aspetti della vita sotto forma di vicende quotidiane. La modalità di scrittura non è solo da un punto di vista o in terza persona, ma da più personaggi della storia che si alternano a raccontarsi.
Ho dato un'occhiata ad altre recensioni sul romanzo e sono un po' spiazzata. È molto comprensibile che non sono libri facili da leggere, che ci vuole un attimo di calma e di volontà per capirli, ma dire che è un libro inutile mi sembra esagerato. Mi dispiace, ma se si arriva a dare certi commenti vuole dire che non hai capito il senso o più semplicemente il libro non ti è arrivato come dovrebbe. Dopotutto al senso, se si vuole, ci si arriva già leggendo le prime pagine, non tutti sono affini alle sensazioni dei protagonisti (spesso direi menomale!) e di conseguenza non collegandosi a quelli, il tutto risulta pesante e sconclusionato. Certo, non ti dà di sicuro un finale chiaro, è uno di quei libri che lascia l'interpretazione personale al lettore con tutte le sfumature che ne può trarre per le sue esperienze personali.
Posso dire che tristezza? Però capisco perché in Giappone è stato apprezzato: descrive perfettamente che cos'è questo paese così affascinante. Questa è il lato della medaglia di una nazione piena di controsensi. A me ha messo solo tanto fastidio. Ho odiato tutti i personaggi. L'unica che forse poteva salvarsi era Oshio, ma comunque ingiustifabile per la sua cattiveria gratuita. Lui Nitani proprio la persona da cui potrei stare più lontana sulla faccia della terra. Sarà che sono italiana, sarà che per me mangiare é un rituale sacro e anche cucinare, ma chi non apprezza il vero senso del piacere santo di nutrirsi nasconde qualcosa di apatico e indifferente nei confronti della propria vita stessa. E infatti si vede alla fine nella totale noncuranza in cui dichiara che vuole sposarsi con Ashikawa. (Faccio spoiler tanto sto libro non vale la pena).
Poi ci sta Ashikawa che è la classica finta vittima, la finta debole che in realtà è una grandissima paracula.
A me sto libro mi ha messo il nervoso e non ne ho capito il senso se non che viviamo in una società che piano piano ci impone di lavorare come dei muli e fare un lavoro d'ufficio odioso che ci rende tutti uguale. Qualsiasi cosa studiamo, quali siano le nostre passioni é uguale, tanto finiremo tutti a state chiusi in quattro mura circondati da odiosi colleghi di merda.
Basta non lo leggete. Noi occidentali non siamo pronti (per fortuna).
Un libro che sarebbe potuto essere interessante se solo l’autrice avesse speso qualche pagina in più a caratterizzare i personaggi invece di perdersi nelle descrizioni dei ghirigori di panna delle torte di Ashikawa o della collezione di cup ramen di Nitani.
Per quanto raccontare troppo possa far rischiare di essere didascalici, in questo caso ci troviamo dal lato opposto: un libro che resta sempre sulla superficie, impedendo al lettore di arrivare al cuore della questione. Fino all’ultima pagina si resta in attesa del momento in cui qualcuno ci racconti di più (o forse semplicemente qualcosa) del grande problema sociale che sussiste tra vita lavorativa e privata in Giappone.
Vediamo solo un odioso Nitani, una perfida Oshio e un’insulsa Ashikawa, nessuno dei tre spezza lo stereotipo o ci dà un punto di vista che sia effettivamente stravolgente, in grado di farci riflettere. A turno odiamo tutti personaggi e vogliamo solo mollare la lettura.
Il finale sembra quello scritto da chi non ha più idee (o ha ben poca esperienza nello sviluppo di un racconto), chiudendo il libro allo stesso livello in cui era iniziato.
Libro abbastanza piacevole ma decisamente non all'altezza delle aspettative. Basato sul rapporto col cibo dei vari protagonisti, soprattutto del protagonista Nitani, che parla molto di cibo, ma che lo odia parecchio. La signorina Ashikawa, impiegata che prepara dolcetti per tutti, per scusarsi del fatto che molte volte esce prima dal lavoro per la sua salute cagionevole , è una ragazza con qualche piccolo problema, come il protagonista. I rapporti tra i vari personaggi a volte sono chiari, a volte un po' meno, a volte contrastanti... L'assenza di capitoli contribuisce a creare un po' di confusione, come se si accennasse a molti fatti ma che sembrano non portare da nessuna parte. Anche il finale , a parer mio , un po' affrettato non risolleva l'intero libro. Unico punto a favore il fatto che sia breve e si legge in pochissimo tempo. Consigliato a chi non si aspetta granché da questa lettura.
La storia è soprattutto una presentazione del mondo del lavoro giapponese, ai nostri occhi sembrerà assurdo tutto quell'impegno, lavorare fino a notte fonda e nei weekend e criticare una collega che esce in orario o che sta a casa quando sta male...per il resto la questione cibo che dovrebbe essere centrale è però il pretesto per i vari fatti che accadono, ma non viene approfondito il motivo per cui i tre personaggi principali si approcciano al cibo in un certo modo. Soprattutto Nitani che spesso risulta irritante e falso nel suo rapporto con Ashikawa, mentre con Oshio, con cui sembra trovarsi a proprio agio, non arriva a nulla. Direi che tutti e tre i personaggi sembrano più portati a far vedere al lettore il lato fastidioso e criticabile che il resto, anche Ashikawa che sembra così debole e compita dà l'idea di approfittarsi un po' della situazione in cui viene vista come debole e le dinamiche in ufficio ne sono fortemente influenzate.
romanzo sicuramente di lettura scorrevole. Offre spunti notevoli di riflessione sul lavoro nel mondo giapponese e come la quotidianità ne venga influenzata irrimediabilmente. Uno dei protagonisti, Nitani, vive in piena dissonanza cognitiva: voleva fare letteratura ma sceglie economia; le piace Ashikawa e il suo modo di vivere la vita ma odia doverlo ammettere ed esce con un'altra per la maggior parte del tempo trascurando la ragazza che davvero gli piace, odia il cibo ma poi non può fare a meno di cedere al vizio dei noodles istantanei in piena notte. questo romanzo è un po' sfuggente, ma rende bene l'idea della facciata che il lavoratore giapponese deve assumere per poter sopravvivere nel mondo del lavoro di una società come la loro.
Storia costellata di piccoli spunti interessanti e promettenti (questione del lavoro-vita privata nella società giapponese odierna; rapporto del protagonista con il cibo che ha un carattere a tratti patologico da DCA; antipatia a pelle dei due stakanovisti nei confronti di Ashiwaka; ipocrisia e problemi irrisolti di Nitani per le due donne), il problema è che non si arriva da nessuna parte. Non c’è un singolo aspetto di questi che una volta giunti a conclusione del libro venga spiegato, rivelato o anche solo leggermente dotato di senso. Ho dato due perché questo libro non mi ha dato risposte, non mi ha fatto porre grandi domande, non mi lascia con la soddisfazione di aver letto una storia di narrativa. Insomma, nulla.
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" ... ci aveva messo quasi un'ora per preparare quello che era sparito in quindici minuti. Calcolando che ci sono tre pasti al giorno, all'idea di dover ripetere tutte le volte quella routine a Nitani veniva l'angoscia. Ecco perchè riteneva che cucinare fosse inutile ... Un racconto senza un inizio ed una fine, un pezzo di vita nel quale si mescolano piccole meschinità, incomprensioni e malignità. Sempre difficile entrare nella mentalità lavorativa e affettiva del Giappone e questo breve romanzo ne è l'emblema.
Se ci si ferma al semplice intreccio, il romanzo è veramente povero di eventi memorabili. Se invece si bada al non scritto, più che allo scritto, si intuiscono le manie e le ossessioni dei protagonisti. La bella Oshio che deliberatamente vuole rovinare la vita ad Ashikawa, Nitani l'antieroe che rifugge il cibo come se fosse il capro espiatorio della propria esistenza, manifestando il disprezzo per chi lo prepara e chi lo mangia. A tratti ricorda il disgusto della vegetariana di Han Kang..... Giappone patinato, Giappone disturbato, Giappone che va osservato ed accettato per ciò che è.
Si tratta di un libro molto sottile basato sui rapporti interpersonali tra colleghi e soprattutto su quanto io lavoro e la cultura giapponese del lavoro sia spesso alienante, il tutto contornato dal cibo e dal rapporto particolare che i vari personaggi hanno con esso. Non vi sono capitoli e la narrazione passa dalla terza alla prima persona in base a chi narra tra Nitani e Oshio rendendo la narrazione un po’ confusionaria ma con un messaggio profondo che contrappone l’alienante cultura del lavoro alla cura di sé, in una costante ricerca di appagamento.
Con questo romanzo l’autrice ha vinto il premio Akutagawa, uno dei riconoscimenti letterari più importanti in Giappone. Io in tutta onestà sono un po’ perplessa. I temi trattati (il rapporto col cibo, con il lavoro, con le aspettative della società) sono molto interessanti ma a volte appena accennati. Forse è voluto ma io ho apprezzato poco e avrei preferito qualche pagina in più per entrare meglio nella testa dei personaggi.
di solito amo questo tipo di libri giapponesi ma questo è stato faticosissimo da leggere 😭 all’inizio mi chiedevo che problemi avessero a odiare la protagonista poi ha iniziato a dare fastidio anche a me e poi sincero non ho capito niente. che problemi ha nitani col cibo non ho capito e poi alla fine gli piace davvero ashikawa e le sue delizie o no bah vabb che roba alla fine quasi quasi ero team nitani e oshio
Scelto per partecipare alla challenge "7 libri in 7 giorni" e l'ho adorato. Purtroppo sto vivendo in ufficio una situazione simile a quella di Oshio (anzi peggio visto che la mia collega oltre a non fare nulla non porta nemmeno i dolci). Belle le tematiche trattate, bella la differenza tra la prima persona di Oshio e la terza di Nitani.
Piacevole e, specialmente nella seconda parte, interessante, ma dalla premessa mi aspettavo qualcosa di diverso. Per essere lungo circa 110 pagine riesce a sviluppare abbastanza bene i personaggi di Nitani e Oshio, peccato che Ashikawa abbia un ruolo così minore durante tutto il libro.