«Irène Némirovsky non apparteneva alla categoria degli scrittori che, nel dedicarsi alla corrispondenza, si sentono osservati dalla posterità» osserva Olivier Philipponnat nella prefazione a questo volume. E tuttavia, aggiunge, le sue lettere fanno parte a pieno titolo dell’opera letteraria, soprattutto perché ci consentono di scoprire una voce più intima, più autentica, diversa da quella che abbiamo imparato ad amare nei romanzi e nei racconti – sorprendente. Se le prime, le lettere delle années folles, ci restituiscono l’immagine di una ragazza vivace e spensierata che, pur legata alle sue origini russe (e al ricordo della tragedia a cui ha assistito), approfitta golosamente di tutto quello che Parigi e la Francia possono offrirle – e che non perde l’ironia nemmeno quando si sente malinconica, arrivando a chiedersi: «Pene di cuore o indigestione di astice?» –, in quelle degli anni Trenta scopriamo la romanziera brillante e determinata, sia nei rapporti con gli editori che nei confronti della critica. Con lo scoppio della guerra, l’occupazione nazista e le leggi antiebraiche, vediamo crescere in lei l’angoscia, la collera, la disillusione – e leggeremo con un nodo in gola la lettera con cui affida le figlie alla governante, elencando i beni di cui disfarsi per provvedere al loro sostentamento, e l’ultima, scritta al marito subito prima della deportazione ad Auschwitz.
Irène Némirovsky was born in Kyiv in 1903 into a successful banking family. Trapped in Moscow by the Russian Revolution, she and her family fled first to a village in Finland, and eventually to France, where she attended the Sorbonne.
Irène Némirovsky achieved early success as a writer: her first novel, David Golder, published when she was twenty-six, was a sensation. By 1937 she had published nine further books and David Golder had been made into a film; she and her husband Michel Epstein, a bank executive, moved in fashionable social circles.
When the Germans occupied France in 1940, she moved with her husband and two small daughters, aged 5 and 13, from Paris to the comparative safety of Issy-L’Evêque. It was there that she secretly began writing Suite Française. Though her family had converted to Catholicism, she was arrested on 13 July, 1942, and interned in the concentration camp at Pithiviers. She died in Auschwitz in August of that year. --Penguin Random House
In poco più di 400 pagine, vengono raccolte lettere, biglietti, cartoline postali, telegrammi e brevi interviste, che riassumono le varie fasi della vita di Irène Némirovsky, suo marito Michel Epstein, le loro due figlie e alcune delle figure di riferimento nella loro vita. La raccolta è divisa in cinque macro temi (Spensieratezza, Celebrità, Incertezza, Angoscia e Incubo) e ci accompagnano, attraverso le parole di Némirovsky, nei cambiamenti radicali della sua vita, passando dai toni giocosi e spensierati della giovinezza ai toni preoccupati e angosciati, man mano che la Seconda Guerra Mondiale imperversava. Emerge, nel mentre, la figura di una donna determinata, che amava follemente il suo lavoro di scrittrice e pronta a battersi per il benessere della sua famiglia. Strazianti, sono le lettere spedite ai vari conoscenti e amici dal marito Michel, dopo l’arresto e la deportazione di Irène: non si arrese davanti alla difficoltà e all’impossibilità delle comunicazioni e fino all’ultimo lotterà per salvare la donna che amava.
Sicuramente da avere in libreria se sì è già letto la Némirovsky.
La prima parte infatti ti avvicina ad una Irène inedita. Divertente, giovane, spigliata e davvero "frizzante". La sua amicizia giovanile con una delle sue più care amiche, lo sviluppo del suo pensiero rispetto al periodo storico in cui vive e si innamora. Insomma, bellissime lettere da leggere. Dolorosa l'ultima parte di carteggio (per ovvie ragioni se si conosce la tragica situazione in cui verserà l'intera famiglia N.).
Abbiamo ricevuto la cartolina del 13/10/1944 indirizzata alla signora Némirovsky, ma purtroppo non abbiamo potuto inoltrarla alla destinataria. La signora Némirovsky, infatti, è stata arrestata il 13 luglio 1942 a Issy, dove viveva dal 1940, avviata al campo di concentramento di Pithiviers e quindi deportata nello stesso mese. Qualche settimana dopo anche il marito è stato arrestato e a sua volta deporta-to. Tutte le iniziative intraprese in loro favore sono risultate vane e di entrambi non si è saputo più nulla. Per fortuna le due bambine hanno potuto essere salvate grazie alla dedizione di un'amica con la quale vivono in provincia. Ci dispiace profondamente, mi creda, di darle queste notizie.
I personaggi, quelle figure evanescenti che negli anni ho imparato ad amare, odiare, a comprendere o a ripudiare, nei romanzi della mia amata Irène Némirovsky vagano lungo la riva dell'insoddisfazione. Erano fantocci che non riescono a provare emozioni ne possiedono ricordi -, a convivere con la presenza di una realtà che sarebbe presto diventata loro. Ma erano anche sprazzi di una vita passata, lontana. Un impasto di pensieri e di sogni, di speranze e delusioni, sospeso nell'aria stagnante, impossibile da annullare del tutto. Memoria di una vita rubata di una giovane donna, la stessa autrice, nonché storia di un ricordo che non è mai stato tale. Lei che, ambiziosa e un po' introversa, abile a intessere pagine bianche di parole che presto o tardi avrebbero acquisito una forma, a delineare i contorni di quella maschera di cera cui tanto gelosamente custodì, convivendo col timore di perdere ogni cosa. Lei che, rinchiusa nella solida cella della sua insoddisfazione morale, con sottofondo gemiti di dolore, pianti, vane suppliche che decimano persino le più misere speranze, fu sempre soffocata dalla paura e dall'incertezza di non rivedere più la sua famiglia. Dal primo momento in cui lessi le prime pagine di questa bella biografia, il seme della curiosità ha affondato le sue radici e ha cominciato a crescere. I miei occhi color cioccolato, infatti, che seguivano febbrilmente i caratteri stampati, non riuscivano a scollarsi se non quando giungevo alla fine del capitolo. Ancora una volta, ero spettatrice delle vicende di una giovane donna che narrava la sua storia quasi come una lunga e profonda meditazione della vita. Scritte in quelle che non sono altro che pagine della sua memoria, che si trascineranno fino a quando esalerà il suo ultimo respiro, per poter così finalmente farla fuggire nell'unico luogo dove né il cielo né l'inferno potranno mai trovarla. E' spaventoso come il tempo scorra ininterrotto. Si ha l'abitudine di dividerlo in fasi, ci si illude che lo sia, ma, solo alla fine, in realtà, ci accorgiamo che si tratta di un'unica entità continua... Per quanto tempo possa passare e per quante cose possano accadere nel frattempo, ci sono cose che non si riescono a dimenticare del tutto. Immagini che non svaniscono. Episodi che affondano dentro di noi come radici, ti avvolgono come una vestaglia troppo larga infuocando come un incendio. La prima volta che feci la conoscenza di Irène Némirovsky scoprì qualcosa di cui non conoscevo nemmeno l'esistenza. Avevo abbracciato con entusiasmo il mondo dei classici come unica bolla in cui potermi insinuare, interpretando il modo in cui gli autori dipinsero la realtà circostante, carpendo ogni significato, dipingendo ritratti fortemente realistici e profondi. La mia vita la si può considerare come una raccolta di racconti che, chi un giorno deciderà di leggerli, dovrà ingoiare in silenzio, arrampicandosi su monti impervi, esplorando mondi di ineguagliabile bellezza che, al termine, concederanno l’opportunità di giungere in vetta. Sul finire del mese di marzo, con giornate perennemente uggiose e grigie - che sembrava volessero trasmettermi un forte senso di malessere -, accettai la sfida che avevo realizzato con me stessa, con la vita, che prevedeva quella di tornare in un luogo che considero quasi la mia seconda casa. Un viaggio non solo ai bordi della sua anima, ma al confine di un cuore colmo di passione, forse fin troppo ingenuo ma coraggioso, che come un poema epico affronta molte questioni relative alla società e alla politica di un'epoca che potrebbe sembrare nostra, ma imminente ai postumi di uno scontro bellico che reciderà i cuori e le vite di molti. Era un richiamo costante agli affetti repressi, alla libertà delle religioni costituzionali, alla libertà d'agire, all'amore vero, e alla genesi o produzioni di testi che fecero della Némirovsky quella rappresentazione perfetta di donna, la prima francese perlomeno, che dipinse una società che diviene oggetto di ribellione per una serie infinita di soggetti e il terreno ideale per l'indagine accurata del rapporto fra l'esistenza e la sua rappresentazione tra uomo e vita. Un contenitore di verità fondamentali che pochi individui sono in grado di comprendere. E da cui io, come una piccola cornucopia, ho voluto aprire, scrutare, osservare, bearmi e cogliere, al suo interno, un'infinità di significati. Ricostruendo così, mediante una semplice penna e un taccuino bianco, i contorni di un pellegrinaggio di vita che mi ha sballottata, portata lontana, indotta ad osservare come il bel mondo che la sua dolce voce aveva evocato stava lentamente scomparendo, sebbene i continui e vani affanni a costruire delle solide barriere attorno a se stessi. A trincerarsi dinanzi a un'infinità di pregiudizi che, se abbattuti, ci permettono di percepire cosa e chi ci circonda. Interpretando il mondo sotto molti punti di vista e, solo allora, continuare a vivere interamente la nostra vita. Una vita che ha sprigionato una certa luce, e che, con dolcezza, ho custodito nel mio cuore.
En train d'imaginer tout ce qu'on perd en matière de connaissance de la vie des gens avec la fin du courrier manuscrit. Bien sûr maintenant les gens racontent leur vie sur les réseaux sociaux (mais pas tous les gens déjà) mais les mails et les messages whatsapp ça n'a quand même rien à voir. C'est amusant de voir la différence de langage entre elle et nous ; l'usage du vouvoiement pour des amies très proches ça reste très déconcertant