Nel 1871 Auguste Blanqui, «l’eterno cospiratore», sta scontando l’ennesima pena detentiva di una vita trascorsa per metà in carcere. Questa volta, per impedirgli qualsiasi contatto con la Comune che sta infiammando Parigi, lo hanno trasferito nel remoto Fort du Taureau, in Bretagna, dove è sottoposto a una reclusione tra le più dure, in totale isolamento. E tuttavia, pur in condizioni estreme, Blanqui riesce a scrivere e a far arrivare all’esterno, eludendo la censura, il testo di quello che sarà il suo primo libro, pubblicato l’anno successivo a Parigi. Ci si aspetterebbe, dall’ormai vecchio rivoluzionario, un pamphlet politico. E invece quello che Blanqui ha meticolosamente composto nella sua cella è un visionario trattato di «astronomia metafisica», uno scritto insieme scientifico, poetico e filosofico, che avanza un’ipotesi «Ogni astro, qualunque esso sia, esiste dunque in numero infinito nel tempo e nello spazio, non soltanto sotto uno dei suoi aspetti, ma quale si trova in ognuno degli istanti della sua vita, dalla nascita sino alla morte. Tutti gli esseri distribuiti sulla sua superficie, grandi o piccoli, viventi o inanimati, condividono il privilegio di questa perennità». Ogni uomo, così, «possiede nello spazio un numero infinito di doppi che vivono una vita tale e quale la sua». Il lettore rimarrà sbalordito nel constatare, come già fecero Benjamin e Borges, che questo piccolo libro anticipava i concetti alla base dell’eterno ritorno di Nietzsche, ma in una dimensione, notava ancora Benjamin, di malinconia baudelairiana. Perché nel ‘multiverso’ di Blanqui – vicino a quello di certe attuali teorie cosmologiche – ogni prospettiva di «progresso» fatalmente si rivela illusoria.
French socialist and political activist, notable for his revolutionary theory of Blanquism, which believes a revolution can be best accomplished by a small group of avant-garde conspirators.
The closest Blanqui comes to writing anything explicitly similar to his earlier insurrectionary writings is the swipe at Haussman. Yet, the whole theory of eternal return is a revolutionary theory. As pointed to in the excellent introduction, Blanqui's theory absolves the insurrectionary failures of the past, because in the future we will win.
I'm only partially on board with the idea of eternal return; the biggest struggle for me is reconciling my own individuality (this word doesn't fully convey what I'm reaching for) with the concurrent existence of there being someone exactly the same. I don't want to speak quite in terms of a "soul" or reincarnation, but there is a cognition I have that has no recollection, knowledge, or shared experience with anything else, and it becomes difficult to fathom how I can be the exact same as another's existence without sharing some sort of mental environment.
Relating this to Benjamin's Theses, this is the theory that blasts open the continuum of history. Even if we have lost every struggle in the past, there is no progress because everything is always re-occuring, and in some world, in some formulation--maybe this one we/I experience--we will win the next one.
Sarà il destino di alcuni uomini imprigionati guardare il cielo stellato dalla finestra sbarrata e scorgervi le indicazioni che la Natura ha impartito allo spazio e al tempo. È successo a Giordano Bruno, è successo a Blanqui, e ricapiterà, infinitamente. L'eterno ritorno spiegato non come intuizione filosofica, ma come teoria con tanto di esempi e ragioni. Un libro che fa sentire eterni, per davvero. Chissà quante volte ho scritto queste parole.
Why do we limit ourselves? And if we go further. And if we imagine that universal extinction is only a kind of first step. And if the extinctions, in the end, are parts of a large sum, isolated units of a history of suffering, agony and eventual happiness that would have no end. And if every process of destruction, long and excruciating, is like the beads of an infinite necklace.Blanqui imagined this new universe in this small and enlightening treatise, obsessive reading of Walter Benjamin and Jorge Luis Borges and Adolfo Bioy Casares.
Auguste Blanqui, imprigionato per metá della sua vita, una cella e una finestra sul mare, inaccessibile. Scrive questo libro, sull’eternità degli astri e il susseguirsi di ripetizione a cui gioca l’universo, senza fine, alludendo alla monotonia carceraria.
“Siamo fatti cosi: sempre attratti dalle lontananze; siamo fatti cosi: sempre distratti dalle circostanze, siamo fatti così, fatti per perderci”.
Yıldızların spektral sınıflandırılması sayesinde evrendeki tüm gökcisimlerinin halihazırda bildiğimiz sonlu sayıda elementten meydana geldiğini biliyoruz. Peki sonsuz evreni sonlu sayıda elementten oluşan yıldızlarla nasıl doldurursunuz? Tekrarlarla. Sonsuz evrende mutlaka bizim güneş sistemimizin ve dünyamızın ikizleri olmak zorunda. Blanqui 'nin teorisi kısaca bu. 19yy. sonlarında hapisteki bir anarşist için oldukça yaratıcı bir teori. Teorinin eksik ve hataları da kitabın son bölümünde iyi anlatılmış.