Ernesto è uno spacciatore da quando ha memoria, forse anche a causa delle sue circostanze. Orfano, ha sempre vissuto nel quartiere peggiore della sua città, dove la criminalità organizzata tiene in pugno tutti gli abitanti. Bartolomeo inizia a fare uso di eroina e, dopo qualche mese, muore. Ernesto ha perso l’unico amico che abbia mai avuto e, con lui, anche la speranza. Saranno Marta, la cagnolona di Bartolomeo, e un ciondolo magico, che lo trasporterà in un mondo in cui non esistono le emozioni negative, a fargli scoprire una nuova motivazione per andare avanti: l’amore. Irna è un romanzo difficile da incasellare. Le parti terrestri sono sicuramente le più dure, con un ciclo di violenza praticamente infinito che contrastano con le parti a Irna, dove scopriamo un mondo di serenità e di amicizia, dove sentirsi sempre al proprio posto. Lo stile ricalca la visione del mondo di Ernesto. All’inizio è molto cupo, freddo, senza speranza. E poi man mano si scalda, riprende i colori e segue il cambiamento del protagonista. In poco più di duecento pagine, viene provocata una grande riflessione sulla vita: scelte sbagliate, determinismo sociale, l’importanza dell’amore e degli affetti. Se devo dire la verità, questo libro l’ho divorato. L’ho finito in pochissimo perché dovevo sapere come sarebbe andata a finire la storia. Impossibile, del resto, lasciarlo. Un libro unico, con scelte particolari e innovative. Allo stesso tempo uno dei libri più semplici e più particolari nella mia libreria.