Un dizionario nato con un preciso tracciare le coordinate, attraverso ferocissime e divertentissime recensioni, su tutto quello che di peggio ci ha regalato il cinema italiano negli ultimi venti anni.
Filippo Morelli e Cesare Paris, da malati di cinema quali sono, vivisezionano 100 pellicole e, grazie ad un'analisi sottile e spietata, ne demoliscono le basi. E prendono di mira non solo i film più brutti, mal recitati e peggio girati, ma anche i finti capolavori, le cantonate autoriali e le opere che vorrebbero essere cult ma si rivelano pastrocchi inenarrabili.
Un'opera diretta e senza compromessi per ridere di tutte quelle pellicole che potrebbero essere classificate alla voce "la grande bruttezza".
"Perché purtroppo la tragedia è proprio questa: il film di Martone non aveva scampo, non c'era possibilità alcuna di un approccio alla materia fresco, originale, interessante, puramente cinematografico o - dio ce ne scampi! - divertente. No, mai, era impossibile: questa - e dispiace generalizzare - è la nazione in cui "cultura" è sinonimo di "mortifero", in cui significa che ti DEVI spaccare i coglioni."
La Gazzetta dello Sport, oggi, titola così la prima pagina: "L'Italia perde la faccia! La Svizzera passeggia e vince 2-0, Azzurri fuori dall'Europeo". Una nazionale di giocatori stanchi e scarichi; confusione tattica che ha imperato per tutto il torneo; giocatori fuori posizione; trionfalismi ad ogni sfangata epica guadagnata dalla nazionale; tiepide esultanze per essere stati sorteggiati dalla parte "giusta" del tabellone; dichiarazioni di Spalletti post-partita da TSO immediato...e così via.
Un prologo quasi decontestualizzato per raccontare l'Italia come il paese dell'improvvisazione sistemica; un regno crepuscolare retto da sistemi clientelari e anti-meritocratici, dove la memoria non ha dimora mentre la cultura è già tanto non abbia una taglia sulla testa. Non fa eccezione il sistema cinematografico italiano, meritorio di rappresentare in tutto e per tutto la disfunzionalità del nostro contesto. Sia chiaro, è anche ingiusto generalizzare solo per macrosistemi: alcuni film nascono per genuino slancio d'incompetenza o per ambizioni che si rivelano, al termine di ciò, velleitarie. Ma è lapalissiano che in Italia vi sia stata una progressiva distruzione del cinema di genere - attuata a metà degli anni '80 e ultimata nella decade successiva - accompagnata dalla spinta della produzione televisiva, che ha letteralmente fatto esplodere la metastasi "cinepanettone + commedie + fiction". Quest'idra della merda - nadir del nostro cattivo gusto - ha drenato il sistema di creatività e qualità; e il gusto del pubblico, infine, ha legittimato l'autodistruzione culturale (valida ancora oggi). Morelli/Paris ripercorrono gli ultimi 23 anni della nostra produzione cinematografica: e lo fanno con una ferocia che dall'encomiabile, in una sequela di cento schede tecniche (per cento film) che diventano quasi dei divertissement a sé. Un esercizio divertentissimo e necessario - finanche spietato in taluni frangenti, perché non esiste il compromesso dinnanzi alla disonestà, furbizia e approssimazione italica.
Qualche considerazione sparsa:
1) The end - l'inferno fuori di Daniele Misischia è un buon tentativo di cinema di genere, non sono d'accordo sul suo inserimento all'interno dei cento.
2) Cannibal Holocaust resta esecrabile nel riprendere l'uccisione di animali veri, ma solo nella dimensione in cui si tradisce il tacito patto di finzione audio-visiva, perché quegli animali sarebbero comunque stati il pasto della tribù autoctona (l'invettiva moralistica, noi occidentali consumatori compulsivi di carne d'allevamento, non ce la possiamo permettere).
3) Il giovane favoloso (si veda il prologo) è l'emblema del carrozzone che si smuove quando si ha da fare l'operazione cinematografica impegnata. Classico esempio di sistema comatoso, incapace di promuovere e premiare approcci diversi (per fortuna nel 2023 è uscito Hai mai avuto paura? di Ambra Principato, buon esempio di cinema di genere sempre sulla figura di Leopardi).
4) Bisognerebbe spiegare a Ligabue e Moccia, rispettivamente cantante e scrittore, che non si diventa registi per proprietà transitiva (né che si abbia qualcosa di interessante da dire).
5) Maurizio Costanzo è stato sceneggiatore di due film grandiosi come Zeder e La casa dalle finestre che ridono; al contempo è riuscito anche a partorire quello che potrebbe essere definito il capolinea della specie umana: Troppo belli, con Costantino Vitagliano e Daniele Interrante.
6) Damiano Damiani, regista contraddistinto da un forte impegno politico e meritevole di aver girato l'inquietantissimo Amityville Possession (di gran lunga il capitolo migliore del franchise), è riuscito ad apporre la firma sul più grande scult italiano di tutti i tempi: Alex l'Ariete, con il duo Tomba/Hunzicker a turbare i nostri sonni.
7) Stefano Calvagna lo possiamo considerare una specie di Re Mida postmoderno: tutto quello che tocca diventa merda fumante.
8) Promuovere i film dei Me contro Te arreca gli stessi danni che il lockdown ha portato al sistema scolastico.
9) Non si capisce come Bruno Mattei non sia mai finito al gabbio, viste le innumerevoli sequenze saccheggiate da film hollywoodiani e incollate all'interno dei propri "lavori".
10) Siamo riusciti a rendere milionari gente come Boldi, Calà e Greggio: c'è da seppellirsi dalla vergogna.
Un simpatico compendio in ordine alfabetico di alcuni tra i peggiori film italiani mai prodotti. Molti di questi, ammettiamolo, tutti li abbiamo visti (es. Moccia, Vanzina) quindi leggerne la recensione contraddistinta da un'ironia acuta e pungente ti fa sbellicare dalle risate. Sono sempre stata del parere che non si può giudicare un qualcosa senza averlo visto/letto, quindi meglio conoscere qualcosa di veramente brutto, di cui ci si renda conto grazie a uno spirito critico - formatosi anche e soprattutto così - piuttosto che limitarsi a vedere solo cose belle. Sarebbe probabilmente facile e appagante, ma sicuramente noioso.
Ora la vera sfida è contare quanti "filmacci" ho visto nella mia vita...