È possibile amare e odiare allo stesso tempo, se l’oggetto di questi sentimenti potenti non è una persona ma una bistecca? Un viaggio a Est, una grande abbuffata e l’incontro con la zuppa di cane hanno trasformato Lorenzo Biagiarelli, da amante degli animali soltanto se ben arrostiti, in un uomo tradito, alla ricerca delle ragioni del consumo millenario di carne e delle sue conseguenze. Un’indagine approfondita e accorata nello spazio e nel tempo, dalla piccola provincia di Cremona ai caotici mercati di Seoul, dai tempi raccontati nella Bibbia a quelli previsti in Fahrenheit 451, in cui ogni risposta genera un’ulteriore domanda, così che ogni capitolo finisce per assomigliare a un piccolo girone dantesco, con i suoi ospiti e le sue guide. L’autore scopre un verme solitario nel suo intestino, un celebre epidemiologo gli spiega che la prossima pandemia si nasconde forse in un capannone pieno di maiali, un allevatore in lacrime racconta di come gli abbiano ammazzato un’intera voliera di pavoni colorati, e poi la leggenda del benessere animale, della dieta mediterranea, le menzogne della pubblicità e quelle della politica. Il viaggio nella carne che questo libro narra non è una caccia alle streghe, ma una storia di uomini e di cibo, di tradizioni e di futuro, di polli e di gatti, alla ricerca di responsabilità ma soprattutto di soluzioni. Perché l’acqua sta salendo, e bisogna decidere chi far salire sulla nuova noi, oppure i cento miliardi di animali che macelliamo ogni anno per il nostro irriducibile amore. Della carne.
Lorenzo Biagiarelli nasce a Cremona il 24 novembre 1990, ma cresce a Senigallia, che dice di amare più della sua città natale, in cui fa ritorno dopo qualche anno. Prima di dedicarsi alla cucina, per anni si cimenta in un’altra delle sue grandi passioni: la musica. Suona diversi strumenti e canta, attività che gli permette di guadagnarsi da vivere durante il periodo dell’università. In quegli anni studia alla facoltà di storia ma, appena prima di laurearsi con una tesi sul protestantesimo italiano del XVI secolo, scopre pentole e fornelli e interrompe gli studi per mettersi in cucina a sperimentare, travolto dall’amore per questa disciplina.
Biagiarelli qui fa un ottimo lavoro di divulgazione. Il libro parla di carne, come si può intuire dal titolo. Parla della carne dal punto di vista culturale, etico, politico, ambientale. Non è un libro che vi fa la morale dicendovi che siete brutti e cattivi se la mangiate. Piuttosto è un testo che presenta fatti su cui riflettere, spingendo a farsi delle domande.
The book is in Italian but I’m writing my review in English hoping it’ll help the book tickle interest beyond the Italian borders.
I started following Biagiarelli on social media before his journey towards a more conscious diet, and I witnessed the changes and genuine effort in finding a way to make food part of a ethical choice that includes animal rights, environmental impact, and health.
I was very curious to understand his journey as food influencer previously eager to try and taste everything who then stops eating anything that comes from animals. I found a sober analysis of stats and scientific data, fine arguments, and good-timed irony across all chapters.
Despite having a vague idea of how many animals of the meat industry are invisible within the Italian territory, it was still shocking making those figures work in my head when Biagiarelli compared them to the number of human inhabitants in the same territory.
The writing style is beautiful because it flows well and keeps you engaged at every turn. The author has a gift for making complex facts very simple and easy to digest. There’s never a note of blame or judgement for the single, as he’s the first to come from a place of oblivion for the sake of enjoying a good steak.
The last chapter had me in tears. It might be the clear logic behind making the only choice for survival, or maybe the metaphor of Noah’s arc and the role we can play for animals and in the upcoming future of our planet, but I certainly felt how sincere Biagiarelli’s words were, and his commitment inspired me deeply.
A phenomenal read, whatever your choices are, as long as you’re curious and willing to know more about the food you eat.
Ho smesso di mangiare carne per la mia salute. Ho iniziato a seguire profili food vegetariano e poi vegani per ispirarmi e alla fine sono venuta a conoscenza anche dei motivi etici. Ho voluto leggere questo libro perché seguo Lorenzo Biagiarelli da molto prima che smettesse anche lui di mangiare carne e mi è sembrato davvero reale il suo percorso tanto che ho deciso di leggere il suo libro proprio per questo, per capire le motivazioni di un carnivoro convinto.
Questo libro dovrebbero leggerlo tutti perché è scritto in maniera semplice, comprensibile e senza propagande sterili. È uno lavoro reale che aiuta a comprendere, a fare il nostro piccolo passo verso un grande cambiamento! Grazie, grazie
Scritto molto bene e, nonostante il tema serissimo, con un pizzico di ironia (veder nominato ingegner Cane mi ha fatta volare).
Un saggio scritto con molto cuore e molta umanità, l’ho trovato molto sincero.
Tremendamente esaustivo per quanto riguarda le atrocità degli allevamenti intensivi e dei danni al pianeta che ne derivano.
Ho apprezzato molto che oltre alle sue esperienze personali, l’autore abbia intervistato diversi esperti riguardo alle tematiche trattate, cosa che dà certamente più autorevolezza al volume.
Io penso che indipendentemente dalla dieta che si sceglie di seguire, sia un libro da leggere per acquisire consapevolezza su tutta la questione regime alimentare/sfruttamento animale/danno ambientale.
Consigliato a tutti, sia a chi ha già abbracciato la scelta di ridurre il consumo di carne sia a chi ancora non lo ha fatto ma è semplicemente interessato all'argomento. Un libro che si è rivelato una piacevole lettura per come è scritto ma anche molto informativo, con tutte le fonti citate riportate nelle note in fondo alla pagina. Assolutamente da leggere!
Questo libro rappresenta a parer mio l’ABC per chi si avvicina alla tematica del consumo di carne, dello sfruttamento animale, di un’alimentazione che abbracci una nuova etica gastronomica. Ma non solo: anche per gli addetti ai lavori questo libro è essenziale, perché fornisce uno specchiato attualissimo della nostra società e dell’atteggiamento con cui, comunemente, ci si rapporta a questi argomenti.
Partendo da una riflessione a cui sono molto legata, quella dell’esperienza che deriva dall’avere un gatto come animale domestico, l’autore, che tra le altre cose è uno chef, amante della carne in ogni sua composizione culinaria, descrive il percorso che l’ha portato ad abbandonare l’alimentazione carnivora, per abbracciarne un’altra, più rispettosa degli animali e della loro volontà.
Con una penna documentaristica e un chiaro intento divulgativo, viene qui descritta la realtà degli allevamenti intensivi, la vita degli animali al loro interno, le pratiche obsolete e (alcune volte) illegali che continuano ad essere utilizzate, la sofferenza subita e la crudeltà efficacemente oscurata da pubblicità ed etichette dei prodotti animali che mostrano il sogno bucolico degli allevamenti che molti credono essere reale.
E poi c’è tutto il resto: dati, numeri (sconvolgenti), interviste, i nostri bias, i cambiamenti climatici che sono diretta conseguenza delle nostre abitudini dannose, le tradizioni così profondamente radicate da essere difficili da estirpare, l’esperienza religiosa che ha reso da sempre gli animali le vittime da sacrificare in onore della divinità.
C’è una politica assente e lobbista, portatrice di interessi di pochi, che avversa le novità che l’esperienza scientifica recente offre, come la carne coltivata o la fake meat, per curare il proprio orticello mentre il mondo brucia.
Quella contro lo sfruttamento ambientale e animale non è una lotta solo animale, è una lotta di tutti, una lotta contro lo sfruttamento di chi soffre nelle gabbie e nei recinti, ma anche di coloro che quei recinti li custodiscono, gli operai sottopagati, i bambini obesi, coloro a cui vengono strappate le terre per farne mangimi.
E poi Biagirelli ci dice quello che dovrebbe essere chiaro già da un po’: oggi, mangiare animali è una scelta. Poteva non esserlo secoli fa, quando il contadino uccideva il suo maiale perché era la sua unica fonte di alimentazione, «per lui, ancora meno che per quel miliardo di ricchi occidentali inconsapevoli, la carne non è una scelta più di quanto non lo sia la vita».
«Perché la politica […] dovrebbe, alla fine, pensare agli ultimi e non ai primi. Gli ultimi, da quando Dio disse a Adamo di dominare “sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra», sono gli animali, lo sono sempre stati. Ma sono oppressi che non parlano, a differenza degli schiavi ai tempi dell’ultima guerra di secessione americana, o prima che Nelson Mandela ponesse fine all’Apartheid. Gli animali non protestano, non si organizzano in rivolte, non scrivono saggi e non vincono premi Nobel per la pace. Perché non parlano […]
Gli animali sono anche invisibili, sequestrati dall’industria all’interno dei grandi capannoni lontani dagli occhi, uccisi in macelli lontani dal cuore. […] Sono lì, nascosti dal più efficace mantello dell’invisibilità: il silenzio.»
Libro (scomodo) di cui la società ha disperatamente bisogno . Un’arma non violenta, piccolo passo verso l’inevitabilmente sempre più vicina fine del carnismo.
Con la sua ironia notevole, pagina dopo pagina Biagiarelli ha fatto allontanare me, vegetariana alle prime armi, dal mondo di stereotipi che da quando ho rinunciato per la prima volta ad un invitante piatto di polpette al sugo di mia madre, otto mesi fa, hanno iniziato a costellare la mia vita quotidiana.
È ormai mandatario che il pensare comune si allontani dalla triste insalata spoglia e verdure bollite come idea di dieta vegetale, e se non lo fa adesso poco a poco, “con le buone”, lo dovrà fare tra qualche anno senza se e senza ma, “con le cattive”. Ma questa verità, come le tante altre presenti nelle 200 pagine del titolo, mette a disagio il cittadino globalizzato dell’era moderna che, in sua difesa, sparge odio con umorismo di basso livello, mette la testa sotto la sabbia e consuma bistecche , cotolette e chi più ne ha più ne metta ogni settimana (alla faccia dei vegetariani!). Tutti comportamenti convenienti ( in primis al portafoglio ) ad oggi, ma non sostenibili per più di un altro decennio. E non lo dico io,ingenua ragazzina anche un po’ irritante di 17 anni, non lo dice un certo signor Biagiarelli, e neanche un qualche hippie esaltato sul web. Lo dice la comunità scientifica in quasi tutta la sua interezza.
Ecco, ovviamente mi sono dilungata esattamente come mi ero ripromessa di non fare. A maggior ragione, se avete letto fin qui, fatevi coraggio e smontate i pregiudizi. Siate il cambiamento.
Ho mangiato troppa carne è un libro che io definirei "necessario". Con un linguaggio comune e una sintassi di facile fruibilità, Lorenzo Biagiarelli intavola con noi un dialogo amichevole, il cui fine è quello di farci riflettere, scuotendo i luoghi comuni e le tradizioni culinarie che prevedono l'uso della carne. Lo fa col piglio del giornalista, ma senza sottrarsi a digressioni di natura personale, la carta vincente, a mio parere, per permettere ad ognuno di rivedersi e, quindi, di rivalutare la propria alimentazione. Non è, tuttavia, né un libro romantico, né autobiografico: le informazioni inserite sono ben supportate da interviste, dati scientifici e una puntuale bibliografia e sitografia, caratteristiche che rendono quel dialogo sì amichevole, ma molto assertivo. L'approccio di noi italiani all'alimentazione non può più essere ingenuo o inconsapevole: è il momento di un cambio di passo e questo libro, così come altri che l'hanno preceduto, non fa che avallare l'urgenza di un mondo, se non completamente vegano, quantomeno vegetariano.
Lettura scorrevole, pur non trattando argomenti leggeri. Per chi mastica questi temi alcuni dati saranno già noti, ma ho trovato molto interessante il fatto che abbia preso in esame la situazione italiana, facendo nomi e raccontando storie recenti.
“Perché la politica dovrebbe prendersi cura della nostra salute e non di quella dei fatturati. Dovrebbe prendersi cura delle foreste e non del proprio giardino all’inglese, dell’acqua dei fiumi e non di quella del proprio orticello, della terra che fa crescere le piante e non dei terreni industriali. Dovrebbe, alla fine, pensare agli ultimi e non ai primi. (…) Gli animali sono anche invisibili, sequestrati dall’industria all’interno di grandi capannoni lontani dagli occhi, uccisi in macelli lontani dal cuore. Quando ho detto a mia nonna che nella provincia in cui vive c’è quasi un milione di maiali mi ha risposto: . Sono lì, nascosti dal più efficace mantello dell’invisibilità: il silenzio.”
Da onnivora non è stato semplice affrontare questa lettura. Ho scelto questo libro perché sapevo mi avrebbe tolto numerosi dubbi sull'impatto sull'ambiente e sull'ecosistema dell' allevamento (soprattutto quello intensivo) ma mai mi sarei aspettata che quei dati e numeri mi avrebbero messo così in crisi. Non mi soffermerò sui dettagli per evitare che questa recensione venga confusa con propaganda di qualche tipo, anche perché, ad ora, non so se diventerò vegetariana o no. So però che è giusto essere consapevoli di quello che facciamo. Che quando scegliamo una macchina ibrida, un detersivo eco, una crema bio lo facciamo con una chiave di salvaguardia dell' ambiente, ma anche l'alimentazione ha il suo grande peso. Informarsi per decidere, questo è ciò che conta e questo è ciò che questo libro vi permette di fare.
Consigliato anche per lo stile di scrittura, che non ho mai percepito come supponente, saccente o giudicante.
Il libro affronta a livello saggistico cosa succede all’interno del mondo dell’allevamento animale a scopo alimentare. L’autore si pone domande che prima o poi ci poniamo tutti davanti a determinate conoscenze e racconta il suo viaggio verso la decisione di una alimentazione più sostenibile. Il testo scorre con semplicità, la scrittura è di facile comprensione,ci da un’idea iniziale del problema che se di interesse deve essere approfondito in altre sedi con altre fonti alcune citare dall’autore stesso.
“Eppure, dopo tutte queste righe, ho alla fine capito che smettere di mangiare carne non è sintomo di eccesso di empatia, né di ipocondria e nemmeno di una qualche forma di eco-ansia: smettere di mangiare carne è pura, e semplice, strategia di sopravvivenza. Con il diluvio all’orizzonte c’è chi vive come se niente fosse, e chi sta silenziosamente costruendo la sua arca. Io, invece, mi sono unito a chi sta provando a costruire dighe, a pulire il letto del fiume e a mettere in salvo gli animali. È ora di occuparsi di loro: se piove così forte è perché non l’abbiamo fatto abbastanza.”
Non avevo grandi aspettative per questo libro; in realtà mi sono dovuta ricredere. Mi è piaciuto molto come è stato scritto: tratta il tema degli allevamenti intensivi in modo diverso da altri libri che parlano di argomenti simili, è stato commovente e privo di alcun pregiudizio. Ho apprezzato molto la quantità di fonti che sono state citate e la chiarezza/semplicità nell'affrontare in modo oggettivo queste tematiche.
Ben fatto, ben scritto. Informato, seguibile e comprensibile quanto impattante. Il piatto di carne non sarà più come prima... ma giusto così. Struggente il penultimo capito "La fine dell'Eden", la storia dell'allevamento di Paolo Fenati. Certamente consigliato per affrontare il tema. Bravo Biagiarelli.
Questo libro affronta una tematica attuale senza giudicare e senza fare la morale, ma bensì al fine di aiutare ad aprire gli occhi su un argomento che ci riguarda e su cui bisognerebbe prendere consapevolezza per un futuro migliore .
Se è pur vero che chiunque provvisto di accesso a internet, abbia accesso ai fatti elencati nel libro, per me è stato illuminante. Mi ha fatto guardare là dove per comodità mi sono a lungo rifiutata di vedere, soprattutto per quanto riguarda la presunta identità culinaria. Grazie Lorenzo 🙏🏼
A tratti molto tecnico, penultimo capitolo ancora da digerire.... da leggere per renderci più consapevoli della sofferenza inflitta dall'uomo per pura gola
Se si è già letto Se niente importa: Perché mangiamo gli animali? e si è già guardato il documentario di Giulia Innocenzi Food for profit, i fatti presentati da Biagiarelli nella sua inchiesta saranno già in grande parte noti. Ma l'ho trovato un ottimo tentativo di mettere nero su bianco numeri e statistiche, affrontando in modo non giudicante né manicheo la questione dell'alimentazione carnivora che ad oggi diamo cosi tanto per scontata da giudicare diverso chi propone un'alternativa.