Il libro è molto particolare. Si svolge tra Napoli e Torre del Greco ed ha come protagonista un giovane poliziotto. Intorno a lui ruotano la mamma , i colleghi del commissariato, la gente di Napoli ,il cibo. Ma , soprattutto, il suo amico Ciruzzo e la squadra di calcio di Spalletti che vinse lo scudetto.
Detto ciò , il racconto parte come un giallo ma il caso , abbastanza semplice e dai risvolti prevedibili, viene risolto a metà libro. Guardi le pagine restanti e ti chiedi : “ E mo’ ? Che ci diciamo fino alla fine?” . E in effetti non succede nulla ma il libro ti prende lo stesso.
Quello che ho apprezzato di più è il linguaggio utilizzato che non è il dialetto alternato all’italiano bensì l’italiano riveduto e corretto in chiave napoletana. Molto reale e magistralmente trascritto con fluidità e senza forzature.
Un altro punto di forza e’ lo scambio epistolare tra il protagonista e l’amico Ciruzzo entrato in una comunità di recupero per tossicodipendenti e perciò tagliato fuori da qualsiasi contatto con la realtà esterna che non sia controllato capillarmente. Il poliziotto promette all’amico , grande tifoso, di fare la cronaca di ogni partita del Napoli pur non essendosi mai interessato di calcio fino ad allora. Ne esce fuori uno scambio a tratti esilarante e a tratti poetico.
E così tra un sorriso e uno sbadiglio ,si arriva alla fine del libro che non è la fine della storia perché il finale non è stato previsto. Come si direbbe a Napoli , si rimane appesi, e questo può dare un po’ fastidio.
In conclusione, credo di essere stata agevolata nella lettura perché sono napoletana, ritengo che tutti possano leggere e godere di questo libro ma per i partenopei la lettura dovrebbe essere obbligatoria, mi sento di concedere una stellina in più perché ho rivissuto con grande gusto quell’annata calcistica in cui il Napoli ha dato il meglio di se’ facendo arricreare i suoi sostenitori e i Napoletani tutti.