Ho appena terminato "Il Canto degli innocenti", primo libro della serie "I Canti del Male", di Pierpaolo Pulixi.
Quando lessi il suo "La libreria dei gatti neri", mi ripromisi di leggere altri suoi libri, un pò perché ero curiosa di un autore mio corregionale, un pò perché quel primo libro non mi era dispiaciuto, e conteneva alcuni personaggi secondari, che sono primari in questa serie. Era logico che prima o poi l'avrei presa in mano.
Ammetto che fino a quasi metà del libro ritenevo di potergli dare tre stelline scarse. Perché? Avevo intuito prima di Vito Strega (il commissario protagonista di cui vi parlerò più avanti) che dietro a questi adolescenti trasformati in carnefici ci fosse qualcuno, e soprattutto avevo intuito il ruolo del videogioco dal momento in cui Strega controlla le camere di due degli assassini adolescenti e tra i loro hobbies trova proprio dei videogiochi. Questo mi ha subito ricordato un episodio del mitico C.S.I Las Vegas in cui proprio un videogioco veniva utilizzato per fare il lavaggio del cervello ai giocatori e trasformarli in carnefici. Certo, più avanti si scopre che la dinamica usata differisce leggermente, ma la base è identica.
E voi potrete obiettare che, spesso e volentieri, ci sono delle dinamiche che possono ritornare nei gialli/thriller, libri o film/serie tv che siano, e che questo non ne pregiudica la buona riuscita. Avete ragione, e questo, unito al voler conoscere le motivazioni del Burattinaio, mi ha spinta a proseguire la lettura e modificare la mia valutazione iniziale.
Prima di tutto devo lodare nuovamente lo stile di Pulixi, che qui differisce dall'altro suo libro che ho letto, essendo più conciso e diretto, a parer mio perfetto per un noir. Non si perde in chiacchiere, le parole sono ben scelte e i capitoli brevi ti portano a volerne sempre di più e a non riuscire a staccarti dalle pagine.
Detto questo, torniamo alla storia in sé e ai suoi protagonisti, in primis proprio Vito Strega.
Come ben sapete io ho amato, nei mesi scorsi, un altro commissario frutto della penna di un'altra autrice italiana, ovvero Teresa Battaglia, di Ilaria Tuti. Ho amato Teresa perché è imperfetta, è troppo robusta per il suo lavoro, ha oltre 60 anni, ha il diabete e nel primo libro scopriamo pure un principio di Alzheimer. E proprio questa imperfezione, unita al suo passato doloroso dal quale lei è riuscita a risollevarsi e le sue immense capacità lavorative, che me l'hanno fatta apprezzare e amare.
Di Vito Strega colpisce innanzitutto la sua estrema perfezione. È un bell'uomo, ha tre lauree (beato lui!), un intuito straordinario, capacità lavorative strepitose... Ripeto, sembra perfetto.
Poi si scava un pochino e si capisce che lui le imperfezioni le ha dentro, nascoste nella sua mente, nel suo passato e nella sua anima.
Lo troviamo che è sospeso per aver ucciso accidentalmente un collega, scopriamo che non riesce a trattenere l'ira e la rabbia, al punto da rischiare di prendersela con chiunque gli capiti a tiro. Ma soprattutto è ciò che ha subito da bambino che lo ha cambiato radicalmente, facendolo diventare quello che è ora, un poliziotto che ogni volta da anima e corpo per il suo lavoro perché lui quel male, quel buio che combatte, se lo porta dentro.
Non so se lo apprezzerò come Teresa Battaglia, ma ha già un pezzetto del mio cuoricino, e la confessione finale che fa alla sua ex moglie a proposito della morte del collega mi ha fatto malissimo.
Come al solito i personaggi femminili mi dicono poco o nulla, con l'eccezione del tenente colonnello Martina La Brava, che noi lettori sappiamo anche essere il killer delle Barbie (questi nomi mi riportano alla mente ancora una volta C.S.I. 🤣)... Questo potrebbe portare, nei prossimi libri, a degli sviluppi piuttosto interessanti.
Per quanto riguarda il Burattinaio e le sue motivazioni, ancor auna volta Pulixi compie una perfetta indagine psicologica, creando un "cattivo" che non è sempre stato tale, ma che diventa tale in seguito a determinate situazioni. E il fatto che non riescano ad arrestarlo perché lui riesce a uccidersi davanti ai poliziotti mi ha convinta ancor più che se lo avessero arrestato.
In definitiva, per essere il primo libro di una serie lascia molti punti in sospeso (non solo la questione di Marina, ma anche di ciò che è davvero avvenuto quando Vito era bambino), che sicuramente verranno ripresi nei libri successivi (per ora ne sono usciti sette, se non ricordo male).
Quattro stelle, e il desiderio imperante di prendere subito in mano il secondo libro 😍
Ps: nota di merito al vicequestore Pierluigi Palamara, che quando deve fare cazziatoni è un mito indiscusso! 🤣
Nota di demerito a Iovine, simpatico tanto quanto Lona nei libri della Tuti 😒