Se dovessi rispondere alla domanda “cos’è Dino Egger?” non avrei dubbi nel rispondere: «È un’invenzione di Dino Egger! “Una traduzione fedele e divertentissima della Bibbia”». Probabilmente mi verrebbe poi chiesto chi sarebbe questo Dino Egger, e subito si scoprirebbe il paradosso, perché, beh, a quel punto dovrei confessare che Dino Egger non esiste.
Chevillard si riconosce il merito di aver tolto un personaggio letterario dalla proliferazione di personaggi letterari, scrivendo una biografia dell’inesistenza. «Per me la letteratura è un concatenarsi di ipotesi sull’inesistenza di qualcuno», afferma, «Ma è più interessante la potenzialità rispetto a un’ipotesi di esistenza», risponde Paolo di Paolo, e aggiunge:«è impossibile pensare il “non essere”, eppure Dino Egger non è».
E allora, perché il Verbo si faccia carne «e venga ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14) c’è bisogno di ospitarlo in un’esistenza minima, Albert Moindre, uomo meno del meno, così come Dio si è incarnato in Cristo, re di quegli ultimi che saranno i primi.
«Se possiamo considerare che ogni essere vivente muore (ritorna allo stato organico) per motivi interni, ebbene, allora possiamo dire che la meta di tutto ciò che è vivo è la morte, e, considerando le cose a ritroso, che gli esseri privi di vita sono esistiti prima di quelli viventi» si legge in Al di là del principio di piacere.
Dunque, se vogliamo cogliere il consiglio di Freud e considerare le cose a ritroso, scopriamo che anche Dino Egger, come Dio, è esistito prima dell’essente, ed è così che comprendiamo la sua catastrofica non esistenza. Allora Dino Egger non è che l’ipotesi di Dio, la potenzialità dell’onnipotenza. Se poi Dino si presentasse, diciamo, calmo, «serenità stessa», alla meta, «nello splendore dell’alba» allora sarebbe la musica della rivoluzione su cui danza l’universo intero, o forse solo il nostro sangue, e il miscuglio di pensieri costantemente in guerra contro la nostra bestialità, dalla quale forse Dino ci salverebbe con la sua invenzione dell’ultima parola, che, per fortuna, non pronuncerà.