La Ginzburg scrisse questo furioso libello nell’89, quando tutta l’Italia si commosse e si divise sul caso di Serena Cruz. Vi si parla anche di altri casi analoghi, e della legge italiana sulle adozioni. Non un’analisi razionale, non uno studio sistematico e statistico, non un saggio ben documentato. È invece una riflessione acuta, lucida e profonda che a volte assume il tono di un appassionato e toccante grido di dolore, di indignazione e di rabbia per tutti i bambini maltrattati dalle istituzioni e dalle leggi.
Natalia Ginzburg non seppe mai come andò a finire la vicenda di Serena Cruz, perché, com’è scritto in queste pagine, della bambina non è dato sapere più nulla, e un paio d’anni più tardi morì. Sarebbe certo stata felice di sapere che Serena, appena potè farlo (cioè appena compiuti i diciott’anni), riallacciò affettuosi rapporti con la famiglia Giubergia, che aveva lasciato a tre anni e mai dimenticata. A tutt’oggi, adulta, considera quella la sua famiglia, e non quella a cui fu affidata in seguito. Questa mi sembra la prova lampante, semmai ce ne fosse bisogno, che la Ginzburg e tutti gli italiani, gente comune e illustri intellettuali, che si schierarono dalla sua parte contro i giudici, avevano ragione. Eppure la legge sulle adozioni, a quanto ne so, è rimasta tale e quale, e adottare un bambino diventa ogni giorno più difficile.
Doverosamente da leggere, meditare e conservare per tutti gli assistenti sociali, i neuropsichiatri infantili, e i giudici minorili; molto interessante per chiunque si interessi del problema adozioni, e per chiunque ami leggere, sui problemi cruciali della nostra società, parole di saggezza.