"La verità è un'invenzione." Ana trascorre ogni estate su un’isola della Dalmazia affidata alle cure della nonna Nada, che ha vissuto la tragedia della guerra e dell’occupazione fascista, fuma una sigaretta dopo l’altra e proibisce alla nipote di parlare in la lingua di suo padre, la lingua dell’Austria, dove la bambina passa il resto dell’anno. Due lingue, due luoghi, un padre assente, una nonna ammirata e temuta, il fantasma del secondo conflitto tutto questo compone il tessuto di una narrazione potente e mai scontata, sostenuta da uno stile affilatissimo, in cui la piccola protagonista si rifugia nelle zone di intraducibilità che ogni lingua racchiude. Due lingue, due luoghi, un padre assente, una nonna ammirata e temuta, il fantasma del secondo conflitto tutto questo compone il tessuto di una narrazione potente e mai scontata, sostenuta da uno stile affilatissimo, in cui la piccola protagonista si rifugia nelle zone di intraducibilità che ogni lingua racchiude.
Die Sprache ist wirklich sehr schön und Anna Baar fängt das Leben zwischen zwei Welten sehr gut ein. Auch wie sie das Leben bei der Großmutter im „Mutterland“ beschreibt, ist sehr detailliert und anschaulich. Allerdings wurde mir das Buch aus Mangel an Handlung auf 320 Seiten schlichtweg zu langweilig. Schade. Ich möchte aber dazusagen, dass es bestimmt Ansichtssache ist und abhängig davon, was man gewohnt ist zu lesen.