Un libro scritto in modo intelligente, un romanzo godibile e che si fa leggere in breve tempo. Stile quasi cinematografico, nel senso che sembra davvero di guardare un film mentre si legge, una di quelle commedie per famiglie dall'inevitabile lieto e lieto fine (anzi, strano che non ce ne abbiano ancora girata una, la vicenda si presta completamente e a tratti sembra scritta con quello scopo). E' una commedia, come ho detto, di quelle intelligenti.
L'ambiente è quello dell'ortodossia ebraica contemporanea, Stati Uniti d'America, la storia è quella di due famiglie. Da un lato abbiamo la famiglia di Tzippy, una madre rigidamente osservante, un padre troppo sognatore, cinque figlie femmine da crescere e accasare; dall'altro c'è la famiglia di Bryan/Baruch, che vive la fede con più morbidezza. In mezzo, c'è un matrimonio.
Il libro si apre focalizzandosi sul personaggio di Tzippy, ragazza che a ventidue anni è già considerata zitella. Sua madre, Shayna, non vive che per trovarle marito. Sogna il matrimonio perfetto con il ragazzo perfetto, tutto secondo i precetti della religione e secondo il credo della competizione coi vicini. Nella comunità ortodossa di New York le voci corrono, tutti si conoscono, gli abiti, i mobili, le frequentazioni parlano. E Shayna, che in gioventù non era religiosa, ha il terrore di commettere errori e di essere tagliata fuori da quel mondo in cui si è tanto faticosamente integrata. La maggiore delle sue figlie, Tzippy, deve essere lo strumento della sua affermazione sociale.
La ragazza però non ci sta. Scarta un pretendente dopo l'altro e arriva a decidere di trascorrere un anno a Gerusalemme, alla ricerca di quella libertà di essere che in casa le è negata.
Proprio a Gerusalemme rincontra Baruch, un suo vecchio compagno di liceo, e scatta il colpo di fulmine.
Baruch, dal canto suo, è un ragazzo che si è riavvicinato alla fede solo di recente. Invece di studiare alla Columbia, ha deciso di proseguire fino in fondo lungo il cammino della religione. Vive per lo studio e per la preghiera, cercando di cambiare anche il modo di vivere delle persone attorno a lui.
La frequentazione dei due giovani, e il seguente matrimonio, costituirà il primo e fondamentale cambiamento nelle vite di entrambe le famiglie.
Shayna avrà il suo matrimonio perfetto, ma poi si sentirà come svuotata.
Herschel, padre di Tzippy, si butterà in un'impresa lavorativa dall'esito incerto.
Baruch scoprirà che le esigenze del "mondo fuori" mal si conciliano con quelle dei suoi studi.
E così tutti gli altri personaggi. Ognuno, nel suo piccolo, cercherà di affermare il vero se stesso all'interno o al di là dei precetti della fede.
L'intelligenza del libro sta proprio qui: nel modo in cui i personaggi sono in perenne movimento, pur restando all'interno di limiti abbastanza circoscritti. C'è chi si butta nel lavoro, chi ritrova la spiritualità pur se in modo "diverso", chi vuole esplorare il mondo "di fuori", il mondo della gente che non mangia kosher, il mondo della gente che fa cose "proibite". O chi, semplicemente, sfida le convenzioni andando al college.
Il tutto narrato con uno stile efficacissimo, mai pesante o noioso (unico appunto su questo fronte: la forte presenza di termini in ebraico, non tutti presenti nel glossario a fine volume. Andarli a cercare ogni volta rallenta un po' la lettura).
Tova Mirvis ironizza un po' sui precetti più rigidi dell'ebraismo - a volte davvero ridicoli - e sui modi che la gente trova per aggirarli. Ironizza sulla società ebraica ortodossa di New York senza mai scadere nel caricaturale, porta alla luce il fascino dei rituali e della lettura dei testi sacri. E intanto i suoi personaggi - tutti molto ben caratterizzati e sviluppati - girano fra le pagine alla ricerca di un equilibrio autentico, e capiscono che la vita non corrisponde a una serie di regole rigide. Comprendono infine che tutti, al di là della facciata, hanno le loro debolezze. Ma anche che le debolezze possono essere superate. Si parlano e, finalmente, riescono a capirsi un po' di più gli uni con gli altri e a crescere, genitori e figli.
Il mondo fuori è il cambiamento che si sceglie, quale che esso sia.
Solo una cosa non mi è piaciuta, una sensazione che si è accentuata verso il finale. Questa faccenda che "tornando a casa si sistema tutto". E' vero che allontanarsi un po' serve a volte ad appianare i conflitti, ma non è tornando sotto il tetto da cui si è partiti che tutto magicamente torna a posto. Si rischia di non crescere mai davvero, così. E spero davvero che gli spiragli volutamente lasciati aperti dall'autrice intendessero condurre a un'interpretazione diversa.
Tuttavia, poiché in questo caso era abbastanza coerente - se non scontato - un risvolto del genere, mi tengo questi dubbi per me.
Una lettura gradevole anche se non imprescindibile.