Il tempo non fa nulla ai miei autori preferiti. Per me, un autore nuovo e le sue opere, ogni giorno sono delle novità, e mi sembra che la mia lista infinita di scrittori del cuore aumenti a dismisura di giorno in giorno. Benché sia trascorso un po’ di tempo dall'ultima volta che ho letto e accolto l’opera, la rilettura dei miei tanti autori del cuore, il trascorrere del tempo con altri loro << colleghi >> mi permette di constatare come giorno dopo giorno il mio amore nei loro riguardi accresce a dismisura. Specialmente quando, come in questo caso, il testo letto o scelto, non mi abbia soddisfatta come desideravo. Sebbene ragioni sempre con la stessa testa, sebbene non mi sembra di cambiare né di essere cambiata. Oggi apro nuovamente il sipario con la letteratura italiana con un nuova presentazione, questa volta dedica a un autore che non conoscevo e a cui sono stata legata per via dell’ennesima sfida di lettura. Pier Vittorio Buffa. E la sua produzione artistica, sino a questo momento, sconosciuta.
Di fronte a me si è aperto un mondo di cui io non ho potuto fare a meno di esplorare, ma man mano mi infiltravo fra i suoi meandri sempre più ho concepito questa storia come un abisso di cui ho scorto sin dal principio il fondo.
Perchè quella ritratta in La casa dell’uva fragola era, o, per meglio dire, è, una storia semplice che, via via le si legge diventano sempre più acute e interessanti, ma il cui disegno era privo di una sua forma, i protagonisti privi di vita, di una loro voce, un cuore pulsante che emetteva sordidi battiti, rendendo questa storia un posto di gradevole bellezza ma particolare che, per una manciata di giorni, può fungere da casa, mezzo mediante cui si può esplorare, entrando e uscendo, in alternativa a quei magnifici e sontuosi salotti letterari.
Linfa vitale dell’autore e del suo essere scrittore a tempo pieno ma anche redattrice e giornalista.
Dialogo con anime semplici e appassionati, giudicando i pro e i contro, scoprendone le qualità e i difetti, incominciando a immergersi in pensieri che alla fine si rivelano asettici, privi di spessore, in cui è stato davvero impossibile potersi perdere, quanto esaurire fino a non capirci più niente. E, il risultato, è un singulto inarrestabile che pur quanto si tenta di domare, cogliere quel respiro, quei sentimenti provenienti persino dall'anima, come dei sassi in una macina, il suo arresto è brusco come una sferzata di vento sulla pelle. La liberazione di una stretta fin troppo salda i cui personaggi, macchiette ferme ai bordi dell’anima di questa storia, sono impossibilitati a parlare. Proferire alcunchè.