La protagonista di questo romanzo breve, ambientato in Cile, durante la dittatura di Pinochet, è una bambina di sette anni, M, che anziché andare a scuola, con il consenso della madre, accompagna il padre D in giro a vendere oggetti di ferramenta.
D è un padre un po' particolare, che ha l'abitudine a classificare tutto come se fossero appunto gli oggetti della sua valigetta di articoli di ferramenta. E così gli avvenimenti della vita, per lui, si classificano "in due categorie: quelli probabili e quelli improbabili.". Questa ristretta catalogazione la arricchisce poi con un'altra sottocategoria: "Quando uscirono dall’anagrafe, D chiese alla donna di aspettarlo un momento e andò a cercare un tovagliolino su cui annotò ciò che era appena successo (il suo matrimonio) in una sottocategoria della classificazione delle cose che battezzò “avvenimenti davvero improbabili (tutti quei fenomeni che ci fanno pensare all’esistenza di una qualche specie di dio)”."
D insegna a sua figlia a guardare il mondo come somma di più parti, unite da connettori: "qualsiasi edificio, perfino il più grande del mondo, è tenuto in piedi da una struttura unita da viti. Il che equivale a dire che: 1. Le cose grandi e piccole si completano. 2. Una sola vite può causare la fine del mondo, se viene messa male. Quell’edificio, che ora crolla rovinosamente, ne abbatterà un altro, e quest’ultimo, per un terribile effetto domino, abbatterà l’edificio accanto. E via così fino a radere al suolo la città, le nazioni e la civiltà. Il funzionamento degli ecosistemi, la legge di causa-effetto, la relatività, “tutto si può capire guardando nei cassetti di un ferramenta”, aveva detto D."
M, con gli occhi di un'attenta osservatrice, impara che: "Nei negozi di paese non c’era disordine, ma un ordine dinamico. Non c’era bisogno di essere tanto furbi per comprendere la loro vera natura: i negozi di paese erano sistemi protoanarchici."
Questo mondo fiabesco, fatto di viti e di bulloni, che caratterizza l'infanzia di M, subisce un brusco arresto quando D sparisce di casa e madre e figlia decidono di cambiare città: "Lì accanto, io lasciai una busta con i soldi risparmiati nel breve corso del mio lavoro remunerato, e una lettera che diceva: “Ti voglio bene. PS: I soldi sono in prestito.”."
Madre e figlia scappano via, lontane da D, lontane dai fantasmi: "Viaggiammo per una notte intera a bordo di un autobus che ci portò, a me e a mia madre, sufficientemente lontano. Lontano da D. Lontano dai prodotti Kramp. Lontano dai fantasmi. E la lista di allontanamenti mi colpì nel profondo."
E in quel momento ci fu un doloroso CRAC: "I casi erano due: A.Che la precarietà ci avesse sempre accompagnati e io non me ne fossi accorta. B.Che qualcosa fosse cambiato. In ogni modo, il mio ricordo d’infanzia si spezzò in due: crac. E odiai il Grande Falegname, non tanto per la realtà dei fatti, ma per quella rivelazione che mi avvolgeva in uno sgradevole, e fino ad allora inedito, pudore: lo sguardo degli altri. Lo sapevano? Notavano la nostra precarietà?"
M cresce e alla fine si accorge che quei cataloghi legati all'infanzia non hanno più ragione di esistere: "Eravamo stati profondamente legati da un catalogo di articoli di ferramenta: chiodi, martelli, spioncini, viti. Ma quel catalogo non esisteva più. Le cose procedevano secondo un meccanismo che non potevamo fermare."
Alla fiaba, subentra la realtà e non è più tempo di guardarsi indietro.
È tempo di guardare avanti, con in bocca l'amaro delle cose che furono e che non possono più essere.
Una storia delicata che fa riflettere.