“Odio e amo. Forse mi chiedi come io faccia.
Non lo so, ma sento che ciò accade, e ne sono tormentato”
Con una scrittura dal tono sontuoso e poetico, come lo stesso protagonista di cui l’autore ne fa le veci, Odio ed Amo ci parla di Catullo, ( poeta latino del I secolo a.C. ) figura immortale e della sua Roma, scena di intrighi e morte.
“Odio e amo” puó essere tranquillamente scisso in due attimi fondamentali per la vita del poeta stesso. La sua pacata e giovanile vita a Sirmione dettata dal suo fascino per la bellezza delle rime ed il suo arrivo a Roma, barbara e volgare, cui segna l’abbandono all’infantile io ed il fare spazio all'adulto amante.
La narrazione è risultata però in sé , almeno sino alla prima metà molto piatta e con poca parte intrattenitiva. Una sorta di lungo processo generale, assai introduttivo. In essa ritroviamo difatti l’amore platonico e la figura immorale della musa Lesbia oltre che il conflitto familiare per i diritti ed il libero arbitrio; temi centrali per il contesto dell’epoca: la presenza di un proprio schiavo, la carica che la donna ricopre nella società, il potere dettato dallo status. Uno sviscerare antichi odi e giochi di potere.
“Odio e amo” rientra sicuramente come lettura macchinosa dal punto di vista mondano e politico. Si attraversano diverse vicissitudini che comportano un dover leggere attraverso una prospettiva politica assai diversa e colma d’odio. I principali protagonisti, così come gli stessi antagonisti che vediamo su questa scena poetica si incastrano però a mio dire perfettamente in tale narrazione senza limiti e vincoli; politici quanto amorosi.
L'ossimoro odi et amo rappresenta la massima espressione del dissidio interiore e del travaglio amoroso di Catullo: da un lato l'amore per Lesbia e dall'altro lato l'odio per i suoi tradimenti e, dunque, la consapevolezza che Lesbia non rappresenti il suo amore spirituale. Gaio Valerio Catullo intendeva l'amore come una forza devastante slegata da ogni forma di ragionamento logico e capace di istigare sentimenti come la gelosia e azioni come il tradimento.
L'autore, seppur reinterpreta, non lascia scampo alla descrizione di una roma sboccata, volgare, sfacciata e senza pudore. Una roma diversa, come diversa è la storia, se raccontata da voci sconosciute. Un gioco di seduzione e remori. Odio e amore che come ci dice Catullo nel carme 85: non esiste amore senza odio, felicità senza malinconia. Non esiste la primavera senza la sua alternanza con l'autunno, non esiste la sensazione del piacere senza la conoscenza del dolore. Nella realtà, noi esseri umani siamo un groviglio inestricabile di sensazioni ed emozioni contrapposte. Nel caos di ciò che siamo, che a volte ci sembra così buio, c'è però qualcuno che porta con sé un piccolo lumino, e prova a fare luce sulle nostre verità più profonde; con le sue parole tenta di dare un ordine alla nostra confusione.
Catullo È stato, come afferma Daniele Coluzzi “prima di tutto, un giovane innamorato: di Lesbia, di Giovenzio, dei suoi amici, della poesia, della vita. La più grande libertà che mi sono preso riguarda però lo status sociale di Giovenzio: dai versi di Catullo non è possibile identificare davvero la provenienza sociale. Sono state fatte delle ipotesi, ma l'idea che potesse essere il suo schiavo è mia.”
“Giovenzio ha un grande spazio nel mio romanzo, ma ha un grande spazio anche nei versi di Catullo. Nei suoi confronti, il poeta scrive poesie bellissime, piene di passione e gelosia. Non si poteva perciò continuare a ignorare un personaggio simile, relegandolo a un ruolo secondario, come invece è stato fatto a lungo. La difficoltà di leggere e apprezzare poesie dedicate a un altro uomo è tutta contemporanea, e non corrisponde di certo al mondo di Catullo, che era un mondo chiaramente "bisessuale", come lo definiremmo noi oggi. Basta studiare un po' di letteratura latina per accorgersene. Volendo ricostruire fedelmente la realtà storica di Catullo, era quindi necessario parlare anche del suo innamoramento maschile.”
Ed è proprio su tale base che mi sento di concordare. Ho riscontrato difatti nel passo della relazione: Giovenzio - Catullo, una similitudine con Achille - Patroclo. Ho amato interamente la figura di Giovenzio in tutte le sue sfumature. Un perfetto protagonista non protagonista dell’intera storia, addirittura una spanna sopra allo stesso Catullo. Il suo carisma ed il forte senso di vivere nonché battersi per una vita libera ed in completa giustizia sono stati passi fondamentali per la formazione del poeta ad oggi, immortale.