Il signor Kopfrkingl, protagonista del romanzo dal nome impronunciabile, è un uomo al limite del patologico che tende a reprimere alcuni suoi caratteri e a esaltarne altri in modo altrettanto patologico e forzato. È un piccolo borghese che si occupa in modo colloso della famiglia, in modo maniacale della casa, in modo represso delle donne e che di mestiere fa l’addetto alla cremazione in quello che egli stesso definisce il Tempio della morte, mestiere che esalta ad arte e ragione di vita e igiene sociale, ”viviamo in un buon paese civile, che costruisce e mette in opera dei crematori… per che cosa? Solo così per fare, perché la gente vada a visitarli, come musei? Ma l’uomo, prima tornai polvere, prima giunge alla sua liberazione, trasformazione, illuminazione e reincarnazione, e anche gli animali del resto, ci sono paesi signor Strauss, dove usano bruciare anche gli animali dopo la morte, come in Tibet. Quel mio libro giallo sul Tibet è formidabile.”
Il signor Kopfrkingl è quasi l’unica voce parlante e si manifesta con monologhi dalle frasi reiterate, si rivolge alle donne della sua famiglia con toni sdolcinati e irritanti e usando continuamente appellativi come incantevole o celeste o ineffabile; è un vaso vuoto che si riempie dei concetti espressi da altri facendoli suoi un po’ come il Babbitt di Sinclair Lewis, e ripete fino alla nausea ”sono astemio, non bevo, non fumo”; mostra di adorare la consorte, ma non disdegna di occhieggiare altre donne e non è chiaro se le frequenti, ma si fa spesso analizzare il sangue dal suo amico medico per verificare di non aver contratto malattie veneree, ”Se mi rendessi conto di aver contagiato mia moglie, mi sparerei. Lo faccio per avere la coscienza tranquilla.”
Siamo nella Praga della fine degli anni Trenta, il signor Kopfrkingl è fondamentalmente un uomo debole e non è ancora attratto dal nazismo, anzi lo teme, ”’… dicono che a Norimberga si sia tenuto il congresso dei nazionalsocialisti, dove ha parlato Hitler, pare abbia parlato in modo aggressivo, contro di noi… chi lo sa, che accadrà. Dottore, sono preoccupato…’ soggiunse e tra sé e sé pensò: sono preoccupato come il nostro signor Zajic e ne ho quasi paura. Per molte persone può diventare un inferno.”
È l’incontro ravvicinato con l’esaltazione ideologica del nazismo impersonificata dal suo conoscente Willi, ceco di origine tedesca, a tentare e plagiare il signor Kopfrkingl portandolo alla progressiva trasformazione, alla liberazione del suo Io disturbato, alle manifestazioni ostentate di atti di forza, alla messa a disposizione della sua professionalità al servizio dell’igiene del mondo. E per emergere, per aspirare alla nuova purezza, il rinnovato signor Kopfrkingl deve fare piazza pulita del suo presente, arrivando a pronunciare il risolutivo "E se ti impiccassi, cara?".
La metamorfosi del signor Kopfrkingl è completata dalla commistione con il misticismo tibetano e non può che sovrapporsi all’inarrestabile ascesa del nazismo e all’esaltazione della sua impresa salvifica sino al manifestarsi della sua immane follia.
Il bruciacadaveri è una lettura che cattura senza essere lineare e scontata; l’impianto narrativo è disseminato di ambiguità, di non detti e il finale non è così netto. Sicuramente è un libro che fa pensare e che si presta a una lettura più universale, in fondo, la nascita del buon nazista della porta accanto non è poi tanto dissimile da quella del buon razzista o del buon giustizialista.