Infiniti sono i sentieri della montagna. Quelli di Pier e Lothar si incontrano quando una furiosa tormenta li intrappola fra le mura d’una baita solitaria. Il pianoro immenso tutt'intorno diventa la prigione dei due uomini e la bellezza sfolgorante che li circonda assume il volto della paura, mentre la neve cresce, i soccorsi non arrivano e la disperazione si fa strada.
Di fronte all’inverno della montagna, la presunta superiorità degli umani sulla natura viene d'un tratto ridimensionata, i ruoli si invertono e le certezze si frantumano.
Quando tutte le regole ordinarie della vita sono messe in discussione, quanto sappiamo davvero degli altri e di noi stessi?
Bröwa lives in the mountain village where his family has been rooted for generations. He began publishing in 2019, something he had never even imagined until "the stories began to arrive without me looking for them and without me knowing how". He writes novels that are also closely linked to the mountains, the environment from which ideas and inspiration come, or simply 'the stories', both the more realistic and the more imaginative. Bröwa is a pseudonym, but it is not used to hide the author's identity, but rather to affirm it. In fact, in the language spoken in his valley, it is the traditional family nickname, another way of emphasising his attachment to the Highlands and his gratitude to his roots.
La montagna, soprattutto in inverno, ha un’aura magica che la rende irresistibile per chiunque. Il manto bianco che ricopre le alture e adorna di festoni di ghiaccio alberi e case sembra preludere a una festa che verrà.
A volte, però, quell’aura può nascondere un pericolo subdolo, una tragedia. E quanto accade a due uomini, estranei l’uno all’altro: una tormenta imprigiona in una baita sperduta Lothar e Pier. Impossibile muoversi; impossibile chiedere aiuto. I due si trovano senza difese rispetto alla natura che li sovrasta e che sembra chiedere le loro vite.
Giorno dopo giorno, mentre le poche provviste si esauriscono e il gelo penetra nelle ossa e nella mente, la disperazione sembra impadronirsi dei due malcapitati. Tutte le loro certezze si sgretolano sotto i colpi di un destino crudele. Le risorse che la tecnologia mette loro a disposizione nulla possono in quel frangente. Che fare, quando la fine sembra vicina?
Su questa base, l’Autore costruisce un’avventura che si apre a un’esperienza psicologica di grande spessore. L’introspezione cui sono costretti Lothar e Pier mette a nudo il carattere dei due uomini, sottolineandone la presa di coscienza: l’uomo, pur con tutti i suoi gingilli tecnologici, è poca cosa di fronte alla Natura. Come si concluderà la storia? La salvezza arriverà, o l’inverno si chiuderà sulle speranze dei due prigionieri nella baita?
Come sempre l'autore ci regala delle bellissime pagine di montagna vera, con splendide descrizioni e molte riflessioni. La storia viene scandita dai giorni che i protagonisti si ritrovano loro malgrado a trascorrere insieme in un rifugio di fortuna, oltre il quale c'è solo neve...ma nel racconto non ci sono banalità né forzature ed è ben scritto come tutti gli altri romanzi dell'autore, che apprezzo sempre moltissimo. Attendiamo nuove storie e nuove emozioni
I giorni sono quelli scanditi dai capitoli (Giorno 1, Giorno 2, ...), quasi un mese che i due involontari protagonisti della storia trascorrono richiusi tra le pareti in pietra di una baita isolata in alta montagna, mentre fuori infuria una tempesta di neve che sembra non voler finire mai. Un romanzo che mi è piaciuto moltissimo, che accosta l’immensa bellezza della montagna imbiancata allo spazio ristretto in cui due sconosciuti si trovano imprigionati, a quello ancora più intimo, e non di rado oscuro, di pensieri ed emozioni che li attraversano. È un romanzo su quanto la montagna possa essere terribile eppure magnifica, ed è un romanzo sulle scelte ultime di esseri umani che si scoprono fragili, su chi si è davvero quando la linea che separa la vita e la morte diventa sempre più sottile, fin quasi a sparire. Quali sono le reazioni quando gli uomini capiscono di non avere possibilità di fronte alla natura scatenata? Quali i pensieri? La tentazione di lasciarsi andare è umana quanto il testardo coraggio di continuare a sperare e a resistere, contro ogni logica. Così è per i due protagonisti, finché il destino li pone di fronte a una scelta decisiva, nascosta sotto un’apparenza banale. Non aggiungo altro per non togliere la sorpresa del finale, che si svela solo dopo l’ultima, ma proprio l’ultima, pagina e che potrebbe essere assai diverso da quanto sembra inizialmente. Ho letto questo libro dopo avere molto amato (e recensito in massa su queste pagine) tutti quelli precedenti dello stesso autore. Di fronte a una nuova uscita lo stato d’animo era duplice fra contentezza e un dubbio sottile: sarà all’altezza delle mie elevate aspettative? “Quei giorni d’inverno” lo è stato, e anche un po’ di più.