L’avevo lasciato lì, con un finale aperto e lì l’ho ritrovato all’inizio de “la morte si chiama Madame”. Torna Antony Depin e lo ritroviamo steso sull’asfalto, con due buchi in pancia e Billy che si accorge di lui e deve chiamare il 118 prima che sua madre (sua di Billy) gli faccia la telefonata di rito alle 22.15 spaccate. Una telefonata da cui dipende un destino.
Depin è uno con la pelle dura e una fortuna sfacciata, del resto lui alla fortuna ci crede, e per una serie di circostanze a suo favore riesce a sopravvivere all’aggressione e, dopo una ventina di giorni di coma si risveglia e sa che dovrà lavorare ad un incarico importante, il primo datogli dal suo ritorno tra i vivi. O meglio, il primo sussurratogli mentre era nel limbo da una donna dalla voce roca e ipnotica che gli chiede di portare a termine il lavoro entro Natale, convincendo una certa persona a smettere di metterle i bastoni tra le ruote. Come compenso per la sua collaborazione questa donna di cui lui ha solo ascoltato la voce, gli dà una triade di numeri da giocare al lotto sulla ruota di Cagliari. Che sia per metterlo alla prova o per dimostrargli che il suo potere arriva fino a là, gli lascia i numeri, una busta e il tempo che gli serve per soddisfare le sue richieste.
È luglio, tempo Depin ne ha, ma ha anche una sorta di rifiuto per questo caso: la busta finisce direttamente in un cassetto senza essere aperta e intanto altre persone bussano alla sua porta o chiamano il suo numero per i suoi servizi. La storia della sparatoria lo ha reso popolare e tanti si rivolgono a lui per grattacapi da risolvere o per provocarlo come fa il signor Fadda che prima gli confessa un reato e poi lo sfida a farlo mettere in gattabuia, o Andrea Incani che lo implora di liberarlo da Deborah che è andata in fissa con lui.
E poi c’è Sullivan, il tenente che ha un rapporto conflittuale con Depin e che è ossessionato dal voler scoprire chi è stato a cercare di uccidere quel detective privato tanto strambo.
Ci sono anche Billy e Lara, e in questo secondo romanzo si entra un po’ più nel dettaglio nella vita di Billy e della sua innamorata (da cui però non è ricambiato: il grande e primo amore di lei è il gioco d’azzardo). Per lei lui ha venduto il bar dove Depin si beveva l’adorato bourbon e al posto di quel locale malconcio è sorto un negozio di “Cineserie” (si chiama proprio così) e il nuovo proprietario Wuan Chou è uno che darà una mano a Depin. A caro prezzo, ovviamente.
La new entry è Aurora, barista che ha imparato il mestiere grazie ad un corso on line di 36 ore e che prepara a Depin un “solito” fatto di mix analcolici a caso e shakerate sexy e a cui lui chiede puntualmente ogni volta che si vedono: “sei fidanzata?”. Dopotutto non essendoci più il bar di Billy e non potendo più bere alcolici né fumare – i medici sono stati categorici – Depin aveva bisogno di trovare un nuovo bar e il sostituto è molto più bello da vedere del suo amico che è sparito con Lara dopo la vendita del locale.
Aurora stessa diventerà una cliente di Depin quando all’ennesimo “dimmi: sei fidanzata?” ribatte con: “tu trova chi sta uccidendo i cani di Assemini e vediamo…” .
Il lavoro per il detective privato della Chicago del 53 non manca, anzi! Rischia di fargli dimenticare quel primo, importante incarico. riuscirà a portare a termine tutto? E a che prezzo, se già una volta ha giocato con la morte?
Scopritelo in questo secondo romanzo che mi ha sorpreso!
E la sorpresa è stata molto positiva! Mi sono davvero divertita, forse perché ho iniziato a capire lo stile dell’autore e soprattutto il personaggio protagonista. Depin è un genio o un cretino maledettamente fortunato? Probabilmente tutte e due le cose, ma sto iniziando a vedere, in controluce, una sua etica e un suo rigore morale che mi piacciono parecchio e poi lo humor nero che ho trovato, le battute che mi hanno fatto ridere e le scene ai limiti dell’assurdo stavolta non mi hanno disturbato… c’è sì una forte dose di assurdità nel tutto, ma per me funziona e nella seconda avventura di Depin funziona molto meglio che nella prima!
Per cui il mio voto è 4 stelle. E non vedo l’ora di leggere il terzo volume per scoprire i nuovi casi che Depin dovrà risolvere e per vedere chi rimane, chi se ne andrà e se la signora Carboni sarà ancora lì, così come la tabaccaia Sainjust! Non è il mio genere, ero partita maluccio, ma mi sto facendo coinvolgere sempre di più da questo investigatore e le sue avventure… chi l’avrebbe detto!