In questo terzo episodio si racconta uno sprazzo di vita, anzi, tanti piccoli sprazzi di giovani vite. Siamo a capodanno, in riva all’acqua, e Lea, Stefano, Rebecca, Giulia, Flavio e Aya hanno tredici anni, e non hanno idea del loro futuro. Il primo giorno dell’anno si trascina lento in mezzo a sfide da grandi e giochi infantili, in quella terra di mezzo che è la preadolescenza. Ogni protagonista divide con gli altri una scintilla di Elettra, e la più Elettra di tutte è la misteriosa Aya, preziosa e perfetta bambolina che va sempre tenuta per mano e che non parla quasi mai. Tra piccoli conflitti e grandi dissidi questo episodio è come la scintilla che fa una stella filante a capodanno l’attimo prima di spegnersi.
Francesca Scotti è nata nel 1981 a Milano, dove si è laureata in Giurisprudenza. Si è diplomata in Conservatorio e suona il violoncello. Si interessa di cultura orientale e questo la porta spesso in Giappone.
Scintille di Francesca Scotti (effequ) è il terzo episodio della serie Elettra. L'olivastro di Marta Zura-Puntaroni e Bestiario parentale di Francesca Manfredi sono molto diversi da questo volume sia come registro sia come tipo di storia.
Padre, padrone, padrino. Padre spirituale, Santo Padre. Patria, antichi padri, Paternità. Patriarca, patriarcato. Quante parole da una singola radice, eppure una sola dinamica: quella di subordinazione a qualcosa di più grande, più sacro, più autorevole (perfino nella morte, o forse proprio per questo)
Questa è la premessa che muove la serie Elettra composta da racconti che si leggono in un pomeriggio e di certo non si scordano. Io penso ancora alla protagonista de L'olivastro, ma questa è un'altra storia. In scintille i protagonisti sono pre adolescenti, questa compagnia mi ha ricordato la mia dell'epoca, interminabili pomeriggi scanditi da noia e divertimento tra lamentele e commenti sui compagni di classe. Lea, Stefano, Rebecca, Giulia, Flavio. Aya hanno tredici anni. Questo è il tempo dei primi baci, delle paure insormontabili, del disprezzo dell'infanzia, ancora troppo vicina per rimpiangerla o apprezzarla.