Parigi 1925. Sono passati poco meno di dieci anni dalla fine della guerra. La vita sembra aver ripreso il suo corso. Molti fanno finta che nulla sia successo, tranne i reduci di quella tremenda guerra, costretti a portarsela addosso per sempre.
Il romanzo si apre all'interno di un café; seduta al tavolo troviamo una donna che attende il nostro protagonista con una questione urgente da sottoporgli: il figlio non è mai tornato dalla battaglia di Verdun. Madame Joplain – questo il nome della donna – è convintissima che il figlio Émile sia ancora vivo. Il protagonista senza nome è la persona giusta per questa ricerca; infatti, negli ultimi anni si è dedicato alla ricerca di soldati dispersi, perduti o condannati. Lui stesso ha dovuto lasciare il combattimento attivo a causa della perdita di una mano e da allora non ha mai smesso di occuparsi delle tragedie che la guerra ha lasciato dietro di sé; cercando così di fare ammenda, di espiare la colpa di essere sopravvissuto al “grande macello”. Per queste ragioni il protagonista accetta l'incarico affidatogli da Madame Joplain e si metterà alla ricerca di Émile (la cui vicenda li permette di “volgere un nuovo sguardo sulla guerra sperando di trovare un po' di bellezza” in quell'umana tragedia) avviando un'indagine che si incrocerà con altre mille storie di guerra tra cui quella della “Figlia della Luna”, una donna bellissima che attraversava, ogni notte, la terra di nessuno tra i due schieramenti nemici, alla perenne ricerca del suo amore perduto.
Ho preso questo libro, di cui non avevo mai sentito parlare, perché sono sempre alla ricerca di storie, di romanzi, ambientati durante la Grande Guerra e questo, non so perché (forse anche grazie alla copertina o a causa della casa editrice, di cui avevo letto un'altra pubblicazione ambientata nello stesso periodo) mi ha colpito fin da subito.
Il libro è narrato in prima persona, con grande sarcasmo, ma anche con commozione e sentimento. Troviamo al suo interno pagine di grande lirismo, raccontate con una scrittura elegante, delicata, quasi poetica che si fonde benissimo con la vicenda anzi con le vicende narrate. Non leggiamo solo la storia per certi versi romantica e anche onirica che sta al centro della narrazione, ma il romanzo è anche un'analisi del periodo storico della prima guerra mondiale.
Chi è tornato a casa dal fronte non è più stato lo stesso soprattutto nella mente e nell'anima. Le atrocità a cui avevano assistito questi poveri uomini gli perseguitano nella loro vita, rendendo difficile per loro riappropriarsi della normale quotidianità. Chi è tornato a casa ha ferite talmente profonde nell'anima ed è una persona diversa da quella che era prima di partire. Molti dei reduci, che il protagonista interroga durante la sua ricerca, si sfogano con lui narrando gli avvenimenti della guerra a cui hanno assistito perché i loro famigliari non capiscono (o non vogliono sentire raccontare in alcuni casi) tutto ciò che toglie loro il sonno.
Il soldato perduto è un romanzo breve con meno di 200 pagine ma molto denso, pregno di notizie e di aspetti sulla guerra. L'autore è riuscito a mostrare vari aspetti del conflitto, quali il ruolo delle donne, la macchina dei soccorsi e le terapie utilizzate (elettroshock) per “guarire” i soldati con disturbi da stress post traumatico e rispedirli nuovamente al fronte nel più breve tempo possibile.
Alla trama principale si intrecciano altre storie secondarie tra cui quella del protagonista (senza nome) e soprattutto quella che riguarda la “Figlia della Luna”; una donna misteriosa che si aggirava come una creatura soprannaturale per la cosiddetta terra di nessuno, indenne al fuoco di artiglieria perché invisibile al nemico; destinata ad imprimere un ricordo indelebile nei soldati che l'hanno vista. È sua la storia romantica che seguiamo insieme al protagonista nella ricerca di questo amore ostacolato e travagliato. La storia di un amore appassionato, fervente, che sfida la separazione, il dolore e la solitudine dettate dal conflitto mondiale. La frase (“attraverserei l'inferno per te”) che “La figlia della Luna” pensa ad un certo punto della narrazione è quello che Lucie (questo il suo vero nome) ha realmente fatto pur non avendola mai detto a voce alta al suo uomo.
Il soldato perduto è un racconto corale, poetico, coinvolgente, crudo ma allo stesso tempo splendido, grazie ad uno stile poetico e avvolgente, a tratti anche confortevole che fa da contrasto alle atrocità della guerra che vengono raccontate.
A fine lettura si prova un forte senso di smarrimento e di commozione; le pagine sono intrise di storie vere, cruente, dolorose e tragicamente tristi di soldati dispersi, feriti fisicamente o ritornati indenni nel fisico ma con profonde ferite nell'animo e mai guariti, di famiglie distrutte e di sogni infranti per sempre.
«Una volta che l'hai assaggiata, la guerra ce l'hai in corpo, sotto la pelle. Puoi vomitare, grattarti fino a sanguinare, non se ne andrà mai. È dentro di te. Allora io ci tornavo. C'era ancora odore di cenere e di polvere da sparo. Distese di croci all'infinito. E io indagavo, instancabilmente. Per tutti gli anni Venti e buona parte degli anni Trenta ho fatto quello strano mestiere di investigatore.»