Il faro di Cliffmouth è crollato e nella bocca della rupe ha trascinato con sé i segreti della notte della tempesta. Le luci verdi del pentagramma infernale che fluttuava nel cielo si sono affievolite, ma non sono ancora scomparse. Nelle terre remote di Vespria, il villaggio è sospeso nel mistero: nuovi dubbi, sparizioni e morti lo infestano, e corrompono i cittadini. Alla Bruma Smeralda, la novizia Cordelia, sempre più diffidente nei confronti di Dama Hazebelle, si lascia trascinare nei tranelli dei luciferi e delle streghe, pur di smascherare l’intrigo di malefici e mostruosità in cui affoga l’intera Cliffmouth. Cosa nascondono queste terre maledette? Quali fantasmi, creature o inganni si celano nelle viscere della rupe? In un coro di voci che indaga sul terribile mistero, la gara di coraggio, intuito e presagi si intreccia a un passato ancora più oscuro. Quale luce, adesso che tutto è buio, rischiarerà le notti di Cliffmouth?
Il secondo volume è ancora più sorprendente e magico del primo. Indagare con Cordelia è stato bellissimo e difficile: l'autore è stato bravissimo a intrecciare la trama e instillare i dubbi. Mi sono completamente immersa in questo mondo fantastico e ho amato ogni personaggio. La quarte parte, quella finale è stata strepitosa; il finale perfetto.
Raga è geniale. Non ho altre parole per descriverlo senza finire in spoiler. 😂 L'autore ha scritto diverse storie e le ha unite in un intricato mistero di una piccola cittadina. I personaggi sono tutti caratterizzati bene e ti confondono com'è giusto che sia: c'è questa linea sottile tra il reale e l'innaturale, la scienza e la magia, che ti fa dubitare di ciò che stai leggendo. Seguire il mistero con le deduzioni dei personaggi è stato davvero sorprendente. ⚠️È il secondo volume, quindi il commento si rifà all'intera dulogia.
Che dire? Semplicemente S-T-U-P-E-N-D-O ✨ Aspettavo con ansia questo sequel e posso dire che l'attesa ha valso la pena. L'ombra del patrono è la perfetta conclusione all'indagine su ciò che è successo a Cliffmouth. Nonostante mi fossi fatta mille teorie, l'autore è riuscito totalmente a sorprendermi e infatti ad ogni capitolo e colpo di scena sono rimasta sconvolta 😱 Ho adorato anche il finale (non farò spoiler), che secondo me è la conclusione perfetta per una dilogia di questo tipo. Ho adorato lo stile di Manfredonia, semplicemente perfetto per l'atmosfera di Cliffmouth e il mood della storia. Non vedo l'ora di altro di questo autore! 💜
Ho letto questo libro a un anno esatto dal suo prequel, ossia il primo volume della dilogia de "Le Notti di Cliffmouth". Se "Luci Verdi dall'Inferno", il primo volume, mi aveva rapito, "L'Ombra del Patrono" ha marchiato in me Vespria, le sue vicende e i personaggi che vi abitano in modo indelebile.
Essendo, personalmente parlando, un amante del worldbuilding e dei power systems, non mi riesce di non elogiare, tra tutti gli altri, questo aspetto specifico dell'intero lavoro dell'autore, che ho apprezzato dalla prima all'ultima pagina.
Per concludere, consiglio le opere di Mattia Manfredonia a chiunque, amante del fantastico, voglia addentrarsi in un mondo creato dalla mente e dal cuore di un giovane autore tutto italiano, davvero capace e promettente.
Qualsiasi altra storia scriverai, sarò lì a leggerla.
Un dark fantasy che ti immergere in un mondo di demoni, streghe, mannari .... Una lettura che non va mai a scadere nello scontato. Gli eventi tengono incollati gli occhi alle pagine con i loro misteri e rompicapi. Il mondo delle Le notti di cliffmouth già mi manca!
La notte di CliffMouth, l'ombra del patrono, è stata la prima lettura con cui ho iniziato il nuovo anno, e non avrei potuto scegliere una lettura migliore.
Le atmosfere brumose, gli incantesimi, i demoni e le streghe, i personaggi intricati e i misteri da svelare, la ricchezza di questa dilogia è impressionante e questo secondo volume la conclude magnificamente.
Non è semplice scrivere e dare una fine chiara e coerente a una trama così intricata, ma Mattia ci riesce brillantemente. Questo secondo volume è un turbinio di eventi ed emozioni; è impossibile, soprattutto superata la metà, non restare completamente incollati alle pagine.
Ammetto di aver avuto qualche problema all'inizio nell'orientarmi di nuovo tra i personaggi e gli eventi passati. Sarebbe stato utile un breve riepilogo, stile “nell'episodio precedente” per rispolverare la memoria e ricordare cosa era successo nel primo volume.
Tuttavia, la storia si sviluppa rapidamente ed è davvero divertente seguire trame sottotrame arrivando finalmente alla risoluzione di tutti i misteri. Come sempre, la scrittura di Manfredonia è evocativa, densa, barocca, assolutamente avvincente, e si sposa bene con questo mondo così oscuro e ricco.
Le Notti di CliffMouth è una dilogia veramente eccellente sotto ogni punto di vista, soprattutto se si apprezza un Dark Fantasy con elementi mystery. Grazie ancora a Lumien per avermi inviato il volume, è stata davvero una delle letture migliori per iniziare l'anno.
Se il primo volume delle Notti di Cliffmouth era stupendo, il secondo è strepitoso e non potete fare a meno di leggerlo se amate il fantasy davvero fantasioso e originale, che ti avvolge e travolge con il suo ritmo crescente. Perché è proprio così! Da circa metà romanzo già inizia il climax e smettere di leggere diventa una tortura: il fantasy dalle tinte oscure si trasforma in un giallo, dove una novizia delle Dame del Cordoglio si improvvisa detective dall’elevato acume e prende per mano i lettori guidandoli nelle complesse trame elaborate dalla fervida fantasia dell’autore, che molto gli invidio. Ma presto il giallo investigativo diventa thriller mozzafiato e ogni capitolo ribalta la situazione stravolgendo ogni aspettativa del lettore e creandone sempre di nuove, a livello ogni volta più elevato, spesso imprevedibili. L’autore è bravo a seminare indizi dalle molteplici interpretazioni e la storia si dipana con svolte improvvise, rivelazioni del passato e del presente che ogni volta stupiscono e ammaliano il lettore. Se avevo apprezzato il primo volume anche per la bella scrittura, le descrizioni liriche e le originali metafore, nel secondo la scrittura rimane sempre pulita e scorrevole, ma la fantasia prende il sopravvento su tutto, com’è giusto in un fantasy: l’autore non lesina certo sulla differenziazione dei personaggi e nessuna creatura del fantastico manca e alla fine anche draghi e elfi popolano l’incredibile Vespria, insieme a mille altre personaggi partoriti dalla (infernale) fantasia dell’autore, cui ancora una volta mi inchino. I personaggi che più avevo amato nel primo volume (no, non vi dico chi sono per non fare anticipazioni) sono quelli che rivelano le maggiori sorprese: uno dei due, in particolare, quello a cui avevo lasciato il cuore nel finale del primo volume, si rivela per lo spettacolare personaggio che è e ringrazio l’autore per gli onori tributatigli nel finale. L’altro personaggio si rivela ancora più forte di quanto avessi mai immaginato, stupendomi oltre ogni limite. Peccato non averne avuto l’introspezione durante il romanzo, che ho dovuto solo immaginare, ma comprendo che il mistero doveva rimanere tale fino all’ultimo anche se l’autore ha disseminato un infinito numero di indizi su di lui per una grandiosa raccolta in retrospettiva. Io poi, ho anche ricevuto ulteriori indizi grazie alla favolosa illustrazione che Mattia (Chine Vespriane su IG e FB) mi ha regalato insieme alla sua bella dedica autografa. Per quanto riguarda Edward, il cocchiere, sì, avevo indovinato il suo particolare ruolo. Anche sul Patrono, di cui al titolo, avevo fatto parecchie congetture, ma ero su una strada del tutto sbagliata. Col senno di poi, la copertina è piena di indizi! Infine, che dire, l’ultimo punto dell’epilogo apre nuove aspettative: lo spazio per un seguito è già pronto e io già mi metto in attesa di una nuova, esaltante lettura. Complimenti anche all’editore Lumien: ho letto il romanzo in circa una settimana, portandolo con me in spiaggia e in piscina, ficcato nella borsa con asciugamani, costumi umidi e abbronzanti: ok, non è più perfetto, ma la copertina è ancora integra e bellissima! L’ultima nota riguarda Absindaele. Un luogo magico e oscuro che conosco per averlo incontrato anni fa in un racconto di Mattia che diede inizio alla nostra conoscenza con la nascita di reciproca stima. Non vedo l’ora di leggere ancora del carillon! Dimenticavo! Il castello con le cinque guglie: il bellissimo stampino verde che marchia le dediche dell’autore sui libri autografati! E, infine, di nuovo grazie, Mattia, per aver ritrovato ancora il mio nome nei ringraziamenti.
Ho riletto con attenzione la mia recensione del primo volume prima di valutare questo (non sarà una recensione breve). Se per il primo libro avevo dato "4 stelle per la fiducia" che volevo riporre nell'autore e nella casa editrice, qui le 4 stelle sono senz'altro meritate (forse si meriterebbe qualcosina in più, il tempo forse mi farà cambiare idea). Per prima cosa, lo stile di scrittura per quanto rimanga coerente è, a mio parere, molto più scorrevole rispetto al primo libro e ciò mi ha molto sorpreso in positivo (sarebbe interessante sapere se e quanto autore ed editore abbiano fatto tesoro del responso dei lettori del primo libro per fare l'editing di questo). Seconda cosa, in questo volume il filo della trama è molto più evidente e non ho affatto avvertito la sensazione, che invece avevo nel primo volume, che i personaggi agissero "a vuoto" senza una direzione. Tuttavia, giunto alla fine di questa storia, mi risulta tutto più chiaro e coerente ipotizzando che l'autore abbia in origine scritto i due libri insieme, come uno unico, piuttosto che come due volumi di una dilogia vera e propria. Terza cosa, questo secondo volume mi ha tenuto incollato come non mi capitava da un po'. Cliffmouth è sempre suggestiva, i personaggi interessanti e i colpi di scena (uno in particolare l'ho adorato) sempre congeniali e ben svolti. Ma quindi, perché 4 stelle e non 5? Principalmente 2 motivi, ed entrambi puramente soggettivi e e riguardo ai quali pure io, in una futura possibile rilettura, potrei cambiare idea. In questa storia c'è tantissima carne sul fuoco, è un groviglio di fili immenso e del quale per gran parte della storia non si riesce nemmeno a intravedere l'inizio per sbrogliarlo, finché un personaggio non lo fa tutto d'un colpo per il lettore. Forse un paio di "fili" in meno avrebbe alleggerito il tutto, ma d'altra parte forse avrebbe reso meno la sensazione di smarrimento dei protagonisti, credo sia questione di gusti. Seconda cosa, in parte legata alla prima, forse non tutte le trame dei personaggi sono "fondamentali", in particolare quella di un personaggio mi è parsa in alcuni punti superflua, e nonostante si tratti di un gran personaggio (il signor Manfredonia sa scrivere molto bene i suoi personaggi), il che mi ha reso più frustrante vedere che, non ci fosse proprio stata quella linea di trama, probabilmente la storia sarebbe andata avanti comunque senza enormi intoppi (forse per essere più precisi sarebbe più corretto dire che, più che superfluo, è che il personaggio perde mano mano la sua importanza e sembra un po' "uscire" dalla storia). In conclusione (complimenti a chi è arrivato fin qui), Le Notti di Cliffmouth è una grande storia che mi sento di consigliare a chiunque legga fantasy e non. Complimenti a Lumien per aver pubblicato una storia del genere e per il suo lavoro. Ancora più complimenti al signor Manfredonia, che dalle poche interazioni per messaggio che ho avuto con lui sa quanto abbia apprezzato il suo lavoro, e ora deve sapere quanto siano alte le mie aspettative per la sua prossima storia. Ahimè, questo è il problema di essere partiti con un simile botto.
5 ⭐️ Questo secondo volume è strepitoso. Dall'inizio alla fine è pressoché impossibile staccarsi dalle pagine, dove la storia procede come un torrente in piena. Innanzitutto mi congratulo con Mattia per lo stile di scrittura e soprattutto per la maestria con cui ha intessuto una trama così fitta e ricca. Moltissimi dettagli vengono sparsi qua e là e mai nessuno si rivela superfluo. Il worldbuilding e lo sviluppo delle trama ti afferrano e ti trasportano a Cliffmouth. La nebbia, il fetore della Putressenza e il gelido terrore che si insinua sottopelle appaiono quasi concretamente dinnanzi al lettore. Se nel primo volume avevo amato il personaggio di Edward, in questo secondo volume ho apprezzato sicuramente Cordelia che rappresenta il POV principale. Sebbene ci sia una crescita del personaggio, non viene snaturata e, anche verso il finale, i suoi pregiudizi e i suoi "limiti" fanno di tanto in tanto capolino. Meravigliosa la storia di Hazebelle e Nigel... sono contenta di aver avuto ancora un assaggio di quest'ultimo personaggio. Uniche note negative (secondo il mio personalissimo giudizio): - l'intreccio è molto fitto e i misteri da risolvere sono molteplici. Nel momento in cui la matassa è stata sbrogliata mi sono trovata in difficoltà nel collegare i pezzi. In parte non ricordavo alla perfezione gli eventi del primo volume e, in parte, erano coinvolti talmente tanti personaggi che mi sono persa. - Edward e Karjack hanno un registro linguistico forse un po' troppo simile e nelle interazioni tra i due l'ho notato maggiormente. In ogni caso, ho amato questo libro e sono ancora sconvolta dal finale!! Questo proprio non l'avevo previsto. Bravissimo Mattia Mandredonia per l'ingegno superbo e per aver elaborato un tale gioiello! Nonostante tu ti definisca un pantser questo lavoro deve aver richiesto una certa organizzazione 👏 Lumien colpisce sempre nel segno.
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Ci speravo e sono stato accontentato: il secondo volume è anche più bello del primo. Pur essendo parte di un'unica storia, questa seconda porzione è quella in cui i nodi vengono al pettine e i semi germogliano, quindi sì, me la sono goduta tantissimo. Si parla tanto di "voce autoriale": cos' è? Esiste davvero? Dopo aver letto Cliffmouth, direi proprio che della voce autoriale di Mattia Manfredonia questa dilogia ne è pregna. Non mi va neanche di entrare nei tecnicismi, ragionare sulla focalizzazione, sulla struttura e cose del genere. Questo libro si fa leggere centellinandolo pagina per pagina ed è un'esperienza di lettura epifanica. I miei più vivi complimenti all'autore e la mia stima imperitura a Lumien. Ho letto finora sei dei loro attuali otto titoli e li ho trovati tutti qualitativamente eccellenti.
Il secondo volume della duologia danza con il primo come una coppia di ballerini provetti. La prosa è accattivante, il proseguimento della storia svela ogni mistero con minuziosità. Senza dubbio un romanzo che entra di diritto nel panorama del fantasy italiano e conferma Lumien come un editore da tenere da conto in futuro. È un romanzo perfetto da ogni punto di vista? No, ma si tratta di qualcosa che sta parecchio al di sopra della media, perfino includendo quelle che sono considerate le grandi case editrici. Per i più puntigliosi, se proprio vogliamo trovare un paio di difetti, ne ho uno riguardante il romanzo e l'altro la pubblicazione in sé. Forse la storia accumula tanti misteri senza svelare nulla per un bel pezzo, tanto che quando arriva la rivelazione finale si fatica a ricordare ogni dettaglio. Inoltre, ho notato alcuni refusi soprattutto nell'ultimo terzo del volume. La mia è una prima edizione acquistata all'uscita del romanzo, sono sicuro verranno corretti nelle prossime ristampe. A parte questo, chapeau!
Ho appena finito di leggere e già mi chiedo quando Mattia completerà il prossimo libro perché devo assolutamente conoscere il seguito e approfondire il passato dei protagonisti. Grazie di avermi fatto immergere nel mondo di Vespria, con la tua scrittura fluida e affascinante, come i movimenti di Gertrude.
Dopo aver gettato i semi degli indizi nel primo volume, il secondo si trasforma in un giallo in piena regola in cui unire i puntini. È stato davvero divertente farlo, ma ancora più bello è stato ottenere le risposte alle domande. Più che sulla trama di per sé, sui personaggi. Finalmente si scoprono gli altarini, si cammina nel passato e si svelano i segreti. È tutto così tanto intrecciato da togliere il fiato. Quando ogni tassello va al suo posto, non si può che dire "è per forza così che doveva essere". L'autore ha avuto sin da subito una visione ampia e chiara di come doveva andare e l'ha resa alla perfezione sulla carta. La storia si fa ogni capitolo più avvincente, i personaggi prendono profondità riga dopo riga e sono tutti realistici. Cordelia e quella che unisce i puntini, ma i cui pregiudizi la fanno rimanere tre passi indietro. È sveglia, ma si lascia trattenere dalle sue catene e dai paletti mentali, dalla divisione netta tra bene e male. Hazebelle continua a a essere la mia preferita. La mia previsione su di lei era corretta, e questa mi ha fatto amare ancora di più il suo passato e il sacrificio. Nigel si prende più spazio e strappa le lacrime dagli occhi. In poche righe, Mattia Manfredonia è riuscito a farmi piangere di cuore, e non parlo del capitolo sul passato di Nigel e Hazebelle. Anche i personaggi secondari sono davvero belli, e non saprei come descrivere Karjack ed Edward se non con "oh mio dio li voglio conoscere!". Capiamoci, sono due persone che, probabilmente, nella vita reale mi strapperebbero ceffoni dalle mani, ma contestualizzati sono perfetti. Però, ora, da puntualizzare una cosa: il finale è illegale. Non può davvero finire così!
Voto: 8/10 Un secondo capitolo che chiude la storia, che fa il suo lavoro e sostiene il confronto con il precedente, anche se non è altrettanto ben riuscito. Non fraintendetemi, il libro è ottimo, ma a differenza del precedente fatica molto di più a nascondere le forzature della storia dietro a motivi logici o avvenimenti coerenti. Ci sono un paio di punti in cui lo scorrere degli eventi è dubbio, ed alcuni punti flashback che risultano un po' come delle toppe, delle soluzioni emergenziali per l'autore che non ha trovato altra soluzione per raccontarci alcuni aspetti di non marginale importanza della storia. Ma, a parte questi problemi, che sono rilevanti in misura ridotta, devo dire che il libro si difende veramente bene. La narrazione degli eventi è solida, serrata ma non ansiogena, la storia è interessante e non povera di colpi di scena.
Una dialogia consigliatissima, spero di leggere presto altro di questo autore!
Duologia davvero eccezionale, il cui punto di forza indiscusso è il worldbuilding. Presonaggi femminili finalmente caratterizzati e che risultano interessanti senza cadere nel cliché della "donna che imita l'uomo per risultare cazzuta" che ormai purtroppo si leggono troppo spesso. La storia lascia con il fiato sospeso fino alla fine, e non si riesce a posare il libro perché si è completamente rapiti dagli avvenimenti, dalle rivelazioni e dal loro ritmo. Una storia con una fine assolutamente degna e che appaga e premia del tempo speso per leggerla. Superconsigliato!
Se il primo volume è stato intrigante e coinvolgente, questa 2 parte mi ha letteralmente imprigionata tra le righe... Ho vissuto le loro paure...indagato con i personaggi...sentito la voce della foresta e la tensione nell'Androne del Tavolaccio... ho pianto...sorriso...lottato... riflettendo concordo con Dama Silena... "Le imperfezioni del bene portano al Male tanto quanto gli errori del Male portano al Bene"... complimenti a Mattia Manfredonia...
Le notti di Cliffmouth è una dilogia Dark Fantasy dalle tinte barocche, sia per quanto riguarda il contenuto che per quanto riguarda la scrittura.
La storia prende forma all’interno di un contesto di cui presto impariamo a riconoscere i confini (fatemi inserire un complimento alla Lumien per la cartine) e le varie specie (orchi, streghe, abitanti del piccolo popolo,…). Mondo che ho trovato molto interessante e non troppo complesso da inquadrare, cosa apprezzatissima essendo già turbolenta la trama.
Una delle cose che ho apprezzato in assoluto di più sono i personaggi: riescono a non essere mai banali né nella loro caratterizzazione né nella loro evoluzione durante la storia.
Cordelia, la protagonista, nel corso dei due romanzi ha un arco eccezionale. Se quando la incontriamo all’inizio risulta altezzosa e dal giudizio facile (a stento la sopportavo), alla fine della dilogia la ritroviamo cambiata in meglio. Di questo percorso possiamo seguire tutte le tappe e vedere i piccoli avvenimenti che cambiano sempre più l’atteggiamento e il modo di pensare della dama. Ne risulta così un cambiamento verosimile, cosa non del tutto scontata!
Molto apprezzabili ho trovato essere anche i personaggi che ruotano attorno a Cordelia, nello specifico faremi lasciare una dichiarazione d’amore a Greta, Edward e Karjack (scusa Hazebell, ti adoro ma l’elenco diventa lungo così).
Le notti di Cliffmouth sicuramente non è una lettura “semplice”, punto focale della trama è un mistero da risolvere e quindi richiede la completa attenzione di chi vi si approccia.
Mi sono divertita molto nella lettura anche per questo motivo: ho trovato intrigante il cercare di scovare lə colpevole insieme a Cordelia seguendo le tracce che ci vengono mostrate lungo la via. (Non ci ho beccato del tutto, ma almeno un paio di teorie giuste le ho tirate fuori!)
Concludo dicendo che de Le notti ho apprezzato molto anche la scrittura, certo non una scrittura semplice, ma capace di rispecchiare alla perfezione il contenuto del romanzo (ambientato in un epoca somigliante al nostro Ottocento).
Rieccoci alla Bruma Smeralda in attesa dell'assemblea comunale, dove abbondano dubbi ed incertezze e dove diventa difficile fidarsi dei vecchi amici, ma altrettanto delle nuove conoscenze! In questo secondo capitolo si chiude il cerchio delle vicende e come in un puzzle tutte le storie, nate indipendenti, ritrovano il loro posto nella trama complessiva. La narrazione è rapida e travolgente, anche se pecca di chiarezza nei momenti concitati. Ottimi gli spunti e le continue sorprese che lasciano il lettore più confuso di Cordelia. Siamo pronti a salpare per una terza avventura, ma attenzione a non perdere la testa!
Con le dita trepidanti sulla tastiera, finalmente trovo il tempo di parlavi de “Le notti di Cliffmouth - L’ombra del patrono” di Mattia Manfredonia, il secondo volume della meravigliosa dilogia dark fantasy edita da Lumien Edizioni.
Questo volume rappresenta la chiusura (spoiler: o quasi?) di un mistero che ha avuto al suo centro un cast di personaggi - alcuni entrati in scena solo in questa seconda parte - dai caratteri più disparati ma tutti memorabili.
Chi mi segue da un po’ sa che le mie recensioni sono più basate sulle sensazioni che un libro mi ha lasciato che sulla trama o gli aspetti più tecnici. Su questo volume si è detto tanto e vi riporto conferma anche io delle voci circolate nella community: la prosa, seppur rimanendo fedele al particolare stile di Manfredonia, si è alleggerita, la sua voce autoriale si è ulteriormente rafforzata, gli indizi disseminati lungo le pagine si sono incastrati in una risoluzione del caso geniale, l’arco trasformativo di Cordelia è una prova di maestria, il sistema magico basato sull’occultismo ha reso quest’opera non solo estremamente originale ma anche impossibile da abbandonare. Per quanto oscura sia l’atmosfera, a libro concluso da Vespria non volevo proprio andarmene.
E sebbene questi elementi siano tutti ottimi e condivisibili complimenti a questo secondo volume, a “Le notti di Cliffmouth” mi sento grata principalmente per avermi emozionata grazie alla forza dei legami (alcuni magici, alcuni di cuore) che ho visto prendere forma davanti ai miei occhi pagina dopo pagina. Ringrazio in particolare Manfredonia per aver creato il personaggio di Hazebelle. Non ci sono abbastanza parole per descrivere quanto la sua storia mi abbia toccata nel profondo. Ma altrettanto hanno fatto le figure di Cordelia e Nigel, in una battaglia finale che ha saputo intrattenermi nel cuore e nella mente.
Il legame emotivo che quindi si è venuto a creare con questa storia mi dà il privilegio di catalogare questi due volumi come libri-amici: quei libri che, una volta riposti sullo scaffale della libreria, sai che tornerai a rileggere quando ne sentirai il bisogno. Nel frattempo non ti mancheranno perché la loro storia ti è entrata nel cuore ed è lì che ha messo radici per far sbocciare qualcosa di magico che va al di là del suo genere letterario di appartenenza.
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Avevo già adorato il primo volume della dilogia e il secondo non ha deluso.
E sì, le cose si sono dovute incasinare per bene prima di essere risolte ma, se in un primo momento questo può creare confusione, quando il mistero viene svelato mi ha dato molta soddisfazione vedere ogni cosa andare al proprio posto e fare *click* nella mia mente.
Gli indizi sono sparpagliati per tutto il libro, creando nel lettorə l'illusione di poter quasi dipanare la matassa da solə (auguri), i plot twist non mancano (quelle dannate ultime due pagine) e lə personaggə sono così ben bilanciatə tra bene e male da risultare estremamente "umanə" (va be', s'intende).
Non posso che consigliare con tutto il cuore entrambi i volumi, anche perché firmerei il Patto pur di scrivere come Mattia Manfredonia.
Un sequel corposo, dove tante domande trovano risposta e segreti (che credevo sarebbero rimasti sepolti per sempre) vengono rivelati. Lo stile dell’autore, già molto piacevole nel primo romanzo, diventa ancor più evocativa: è stato bello ritrovare, grazie alla penna di Mattia, luoghi a cui ormai mi sono affezionata. I personaggi sono meravigliosi, forse l’elemento che più ho apprezzato nel libro: mi ha fatto piacere che sia stato riservato più spazio a Cordelia e al suo rapporto con Greta. Il finale mi ha lasciata a bocca aperta! Veramente bellissima e, soprattutto, inaspettato.
Dall'editore fantasy emergente il debutto che ha redento il fantasy italiano. O forse no. Se avessi avuto questa aspettativa da Cliffmouth mi sarei trovato infatti fortemente deluso. Ma fortunatamente ben sapevo trattarsi di un esordio, sia per l'autore, sia per la casa editrice, che lo ha scelto tra i suoi primi libri pubblicati. Quindi, saltando alle conclusioni, un "esperimento" molto ben riuscito, ma un romanzo che lascia un po' a desiderare (che i prossimi dell'autore siano ancora più tosti Ecco!)
Infatti Mattia ha creato un mondo fantasy dai toni velatamente vittoriani, una bellissima atmosfera cupa, un cast molto eterogeneo (pure troppo. Poi ci arrivo.), una trama piena di tanti misteri che si dipanano piano piano fino ad arrivare al classico "spiegone" finale, tipico dei romanzi gialli. Tuttavia in questo viaggio lungo due libri, ci sono tanti alti ma anche tanti bassi.
Il concept è valido e c'è spazio per alcune idee fighissime, ma anche tantissimi tropi del genere buttati tutti dentro un enorme calderone stregonesco e un po' troppo vivacemente rimestati. Le suddette streghe e cacciatrici di streghe, orchi, elfi, gnomi, nani, ciurme di bassa morale, culti politeisti, non morti, virus in grado di controllare la mente, vampiri, lupi mannari, fantasmi e dulcis in fundo demoni veri e propri che stilano patti con i mortali alla "Faust". Insomma un po' troppo che bolle in pentola! Non tutti questi personaggi sono ben approfonditi e specialmente quelli che dovrebbero essere gli antagonisti piovono un po' dal cielo alla fine del libro, le loro malevoli intenzioni semplicemente spiegate dalla nostra accorata investigatrice. Molti personaggi avrei voluto "sentirli" un po' di più.
Ancora un paio di cose che mi hanno fatto più volte distaccare dalla "sospensione dell'incredulità" necessaria ad una lettura fantasy sono state la scelta del registro colloquiale dei personaggi di bassa estrazione, e gli innumerevoli refusi presenti in ogni capitolo. Il gergo rozzo o marinaresco, è reso da un italiano vagamente sgrammaticato ammiccante ai dialetti del sud Italia. Mo', mica, so' invece che sono, ed espressioni come "a una certa", vanno bene in un fumetto di Zerocalcare, ma nel Fantasy italiano proprio "non c'azzeccano manco per niente", a mio modestissimo avviso.
Dei refusi che dire...Lumien attenzione agli accenti! State facendo un gran bel lavoro, ma un pizzico di cura in più non farebbe male.
Detto questo, contentissimo che questo romanzo abbia trovato il suo pubblico, mi aspetto cose grandi in futuro!
Capitolo conclusivo della dilogia "Le notti di Cliffmouth", il romanzo porta degnamente a conclusione tutti i fili della tessitura (o se preferite i rizomi del micelio) che facevano del primo capitolo una lettura intrigante. E, a mio parere, è proprio qui che sta la forza di questo libro: la risoluzione degli eventi è gestita in modo davvero interessante, nulla sembra fuori posto o forzato (forse solo un dettaglio nelle ultimissime pagine, ma sono gusti). Trovo che di frequente gli autori di storie di mistero si perdano nel piacere di piazzare colpi di scena immotivati e intrecci confusi e dalla soluzione (per loro) molto conveniente. L'autore qui riesce, invece, a gestire il tutto in modo molto organico, nonostante la grande mole di elementi che ha disposto sulla scacchiera. Dal punto di vista della scrittura, trovo che ci sia stato un buon affinamento rispetto al precedente romanzo, che ricordo essere stato l'esordio di Manfredonia (anche se ho trovato qualche manciata di refusi e se l'uso di certi registri linguistici continua a non convincermi a pieno, ma questo anche rientra nel gusto personale). Come ultima nota, ho particolarmente apprezzato la gestione di certi capitoli molto determinanti per la storia, che sono stati piazzati nella seconda parte del romanzo in posizioni altamente strategiche per tenere sempre viva l'attenzione del lettore. In conclusione riconfermo l'impressione che ebbi con il primo capitolo della dilogia: un'ottima opera di esordio che dimostra come la narrativa di genere italiana non abbia nulla da invidiare a quella estera.
Ho letto entrambi i volumi e sin da subito la scrittura di Mattia mi ha rapito, un sentimento che ho mantenuto fino alla fine senza la minima delusione.
L'autore ha saputo non solo creare un mondo vivo e vivido, nella quale non si fatica a immergersi e ad appassionarsi, ma anche un intreccio di storie e personaggi così ben caratterizzati che risulta impossibile non provare tutte le diverse sfumature di emozioni leggendone le vicende.
Narrazione scorrevole e avvincente costellata da descrizioni che non annoiano mai, ma contribuiscono pezzo pezzo a creare l'atmosfera e l'ambientazione. Non vedo l'ora arrivi il terzo capitolo della serie, che mi ha immerso nuovamente nel genere fantasy che non approcciavo ormai da tempo, con quel tocco dark che lo rende ancor più intrigante e perfetto per i miei gusti.
A mio parere un ottimo libro, degno seguito del primo volume. Mattia se leggi questo commento sai già che alla prossima fiera mi devi stare lontano (no scherzo, non bannatemi. Se ci vediamo mi devi un biscotto). Ecco la recensione
Ve l'avevo detto che vi avrei lasciato la recensione del secondo volume di questa dilogia a breve, per cui eccoci qua!
Che dire? Se il primo volume mi ha presa tantissimo, il secondo è stato un treno su cui ho viaggiato alla grande e macinato distanze in pochissimo tempo. Ho letto il libro rapidamente, non tanto perché fosse semplice la scrittura, quanto per la bellezza della prosa.
Il secondo volume delle Notti di Cliffmouth - 𝔏'𝔬𝔪𝔟𝔯𝔞 𝔡𝔢𝔩 𝔭𝔞𝔱𝔯𝔬𝔫𝔬 - è stata una degna conclusione di questa vicenda.
Mattia Manfredonia - alias @novelle.vespriane - ci ha portato nuovamente a Vespria, dopo che era successo il finimondo nel primo volume, con vari colpi di scene e cuori spezzati (il mio di sicuro, Mattia ormai lo sa 💔), e con tanti, tantissimi intrighi da risolvere.
La giovane e talentuosa Cordelia ha tra le mani vari indizi e alcuni si rivelano corretti mentre altri la portano verso strade che conducono ad un vicolo cieco.
La narrazione è davvero sensazionale, qualcosa di meraviglioso che ti tiene incollato alle pagine. Ringrazio la @lumien.edizioni che ha dato possibilità a questo scrittore che ha portato la sua passione in maniera fantasiosa e abile sulla carta. Avrei voluto vedere più sviluppata la storia del passato di Cordelia, ma chissà, forse un racconto a parte, extra? Ogni riferimento è puramente casuale. 😂
Le avventure di Cliffmouth sono un misto tra Dungeons&Dragons, Lovecraft, avventura, occulto e mistero. Per chi è appassionato del genere, consiglio di non lasciarsi sfuggire questa meraviglia.
💚💀 Come sempre, trovate la recensione completa sul blog, al link in bio e nelle storie 💀💚
Qui vi posso lasciare il mio parere sul mio personaggio preferito, Hazebelle, che ha una storia davvero bella, anche se il mio cuore è stato rapito da Nigel 🖤. Cordelia a tratti l'ho amata, a tratti l'avrei presa a schiaffi 😂
Un buon secondo libro che, nonostante ottimi pregi tipo una sequenza finale lunga e mozzafiato, mi ha scoraggiato a causa di alcuni problemi. Resta la questione lessico aulico del primo libro, anche se nell'ultima parte, quando la situazione si fa pericolosa, non solo il vaffanculo viene sdoganato da quasi tutti i personaggi, ma il modo di parlare generale del narratore diventa più basso. Questo andrebbe benissimo se fosse stato così dall'inizio. Ma siccome non è così, andava mantenuta uniformità.
Resta anche la questione narratore onnisciente, che qui talvolta interviene anche a rovinare le scene di tensione con le sue ciance.
Subentrano altre problematiche. Per esempio ho notato un uso delle parole poco preciso e secondo me sbagliato, a volte. In generale molte frasi scricchiolano.
Per non parlare dell'incresciosa faccenda di Hazebelle, che inizia con un'intuizione di Cordelia perché la trama dice così (o forse le ha telefonato l'autore per suggerirglielo), continua con idee antidarwiniane di Cordelia e finisce con un colpo di scena insensato, e via tutti a tarallucci e vino.
Dove finisce l'insensatezza, continuano le forzature. Mi riferisco alla faccenda di Nigel, orchestrata a uso e consumo di un power up di Cordelia, ma in generale a tutto il finale, dove succedono cose e siccome la magia è estremamente soft uno se ne deve stare. Quando mi si dice che in un Tavolo Inferno e mondo materiale sono vicini ma non sovrapposti, io me ne devo stare. Se questo diventa risolutivo, dovrei saperlo prima, perdindirindina, altrimenti è un deus ex machina. Un piano geniale dei protagonisti! No, è l'autore che ha fatto le cose in quel modo così i protagonisti potevano ideare quel piano. Cambia parecchio.
Nonostante questo il finale fila che è un piacere, e l'impressione è di una generale soddisfazione, non tiepida, ma sicura. Insomma, promosso con certezza, anche se lungi dall'essere perfetto.
Capitolo conclusivo della duologia de "Le Notti Di Cliffmouth" che già dalle prime righe ti lascia incollato alle pagine; ormai vuoi sapere come andrà a finire la storia. A mio avviso risulta ancora più avvincente del primo, probabilmente anche per il fatto che il primo libro fosse comunque introduttivo per tutto quello che poi sarebbe stato sviscerato in questo e se già mi era piaciuto il primo volume, questo non ha deluso le mie aspettative, continua l'atmosfera dark, con il velo di occulto e mistero, la trama è sempre ricca di mistero e colpi di scena (per non parlare del finale, un grande tocco da scrittore complimenti). L'autore ha saputo caratterizzare molto bene i personaggi in entrambi i libri e quando giri l'ultima pagina inevitabilmente senti un senso di tristezza per dover abbandonare questo gruppo insolito che hai imparato a conoscere, amare o perché no magari anche ad odiare, di cui forse ti sei fidato o hai dubitato fino alla fine. Rinnovo i miei complimenti a Mattia per il mondo creato e per il suo modo di riuscire ad immergere il lettore nelle pagine. Nella speranza che possano uscire altri tuoi libri, sappi che indagare con Cordelia è stata una bellissima avventura.
Con "Le Notti di Cliffmouth – L'Ombra del Patrono", Mattia Manfredonia porta a compimento una dilogia incentrata su un'indagine paranormale straordinaria, avvolgendo il lettore in un turbine di misteri, oscurità e magia che si intrecciano con una scrittura evocativa e ricca di fascino. Questo secondo volume non solo conferma la qualità narrativa del primo, ma la supera, dando vita a un'esperienza intensa e travolgente. Se nel primo volume a tratti mi ero smarrita in questo non sono mai riuscita a staccarmi nelle pagine, ho odiato ferocemente gli impegni che mi hanno impedito di sedermi e leggerlo per ore senza mai fare pause fino ad arrivare all'ultima parola.
L'atmosfera cupa e nebbiosa di Cliffmouth torna con ancora maggiore potenza, e con essa le sue creature inquietanti, le streghe e i demoni, gli intrighi e i segreti che si svelano con un crescendo avvincente. La trama, intricata e ben congegnata, si dipana con un ritmo incalzante: se all’inizio potrebbe essere necessario qualche attimo per riadattarsi all'universo costruito dall’autore, presto ogni tassello trova il suo posto e la lettura diventa irresistibile. Tutti quei frammenti che ci vorticavano attorno nel primo volume, trovano il loro posto e non perché ci arriviamo da soli EH NO, ci arriviamo solo perché Mattia usa i suoi personaggi per spiegarcelo. Avevo TANTO bisogno di una storia dove non avrei capito nulla subito, TANTISSIMO, perché ultimamente mi svelo sempre tutto da sola ben prima di arrivare al punto del libro in cui l'autore o autrice decide di svelare le cose. Qui vi assicuro che è impossibile.
Uno degli aspetti più notevoli di questo romanzo è la sua capacità di mescolare generi, cosa che avevo già riscontrato e apprezzato nel primo volume: il dark fantasy dalle tinte gotiche si fonde con elementi mystery, fino a sfociare in un vero e proprio thriller che ribalta continuamente le aspettative. Ogni capitolo porta con sé nuove rivelazioni e colpi di scena ben orchestrati, dimostrando l'abilità dell'autore nel disseminare indizi e nel mantenere viva la suspense fino all'ultima pagina. E come avevo già detto, apprezzo che non sia il solito dark fantasy che viene definito tale per la presenza di sangue e morte. Oh, ci sono lo stesso eh, non sono però il filo conduttore della narrazione. A narrare la storia è infatti l'indagine e le piste che nascono dalla mente di Cordelia e degli altri personaggi, cito lei perché è quella che sicuramente ci svela di più sulle sue teorie, il che, è decisamente voluto e ben orchestrato.
I personaggi, già affascinanti nel primo volume, qui si sviluppano ulteriormente, rivelando lati inaspettati e sorprendendo il lettore. Alcuni di loro emergono in maniera ancora più prepotente, diventando vere e proprie colonne portanti della narrazione, mentre altri si muovono più in sordina, pur mantenendo un ruolo significativo. Mattia è estremamente bravo nel caratterizzarli e far si che ognuno di loro abbia la propria voce. Ogni arco narrativo è FONDAMENTALE per la risoluzione del mistero, nessuno dei personaggi agisce o è messo lì a caso e l'intreccio che ne nasce è incredibilmente ricco e coinvolgente, sempre solido. Nelle pagine di Mattia ci troviamo perfettamente avvolti, come se fosse nostra consuetudine berci un bicchierino alla Bruma, ben consci che non sarà mai un bicchierino tranquillo, saremo sempre circondati dal dubbio e dalla ricerca di una verità che ci sfugge davanti agli occhi.
Lo stile di Manfredonia si conferma una delle grandi forze del romanzo: la sua scrittura densa e suggestiva permette al lettore un'esperienza totalmente immersiva, rendendo ogni scena vivida e verosimile. Le descrizioni sono liriche senza risultare eccessive, ogni frase suona perfettamente nella nostra mente, e i dialoghi ben calibrati danno voce a personaggi credibili e sfaccettati. Rispetto al primo volume, il ritmo appare più scorrevole e bilanciato, come già ho accennato se nel primo volume a volte mi smarrivo anche perché il ritmo narrativo rallentava parecchio in alcuni momenti per poi ripartire a razzo, quindi, diciamo non era fluidissimo qui è perfetto.
Ora, considerando che il libro è edito Lumien non avevo subbi sul fatto che questa storia sarebbe stata una bomba, compresa l'edizione stessa che è arricchita da illustrazioni interne. Mattia inoltre è un autore talentuoso e disponibilissimo anche a qualche chiacchiera di contorno durante la lettura, cosa che io personalmente amo moltissimo. Infine non ci resta che dire una cosa: lo consiglio? SI. La dilogia di Manfredonia è una storia che lascia il segno, un mondo affascinante e dalle tinte oscure che ogni lettore di fantasy dovrebbe leggere, specialmente se ama i personaggi indimenticabili e i viaggi intricati. Il finale è qualcosa di bellissimo, la mia parte preferita di tutto il libro, i nodi che vengono al pettine, citando Mattia e le porte che restano socchiuse perché… Odio non poter dire nulla, o bisogno di parlarne, se avete finito la dilogia vi prego scrivetemi, parliamone!!!
Chiederò sicuramente a Mattia notizie più accurate sui progetti di cui ci aveva parlato nella mini-intervista, perché io non sono né pronta né disposta a lasciare Vespria, ed è evidente che i nostri giorni qui, non siano finiti. E si, la mini-intervista deve sicuramente venir ampliata. Mattia avvisato, mezzo salvato! ps. Vespria o non Vespria, io mon vedo l'ora di mettere le mani su un suo nuovo lavoro!