Nella Roma contemporanea, l’appassionata videogiocatrice Chiara Serafini scopre un’anomalia nel visore Zoe, l’azienda più quotata del settore videoludico. Dopo un terribile incidente, Chiara decide di smascherare l’azienda sulle sperimentazioni condotte su giocatori inconsapevoli: sarà il gruppo di hacker BigSister, dal quale verrà reclutata, a dare il via alle rivolte. Cento anni dopo, i sopravvissuti all’esplosione della supernova che ha causato il blackout delle connessioni mondiali riprendono i contatti. Il gruppo di Al Hajj è ora guidato dal nuovo Al Khadim, Hanuman, l’uomo-scimmia salvato dai laboratori Singularity. Preso sotto la sua ala, Damaso, il ragazzo nato dalla violenza, viene trascinato nella ricerca di una verità a cui non appartiene, ma che gli aprirà gli occhi sul mondo e sul suo passato, oltre i confini della piccola Palawan. Attraverso il viaggio di scoperta, i progetti segreti di BigSister cavalcano un secolo di guerre, infiltrandosi nella Zoe Virtual Reality, dove i sette scienziati di Rebecca du Puit cercano ancora di dare vita al Migliore dei Mondi, osteggiati, però, da un’ennesima anomalia e da uno strano predicatore che riesce a manipolare il sistema Zoe. Nella lotta per la sopravvivenza e il riscatto, il confine fra realtà, coscienza e verità si fa ancora più labile. Ma la domanda è una soltanto: a chi spetta possedere un’anima?
Oggi vi parlo di “Progetto Parousia”, romanzo ucronico-fantascientifico scritto da @nikolas.d.bennasib che fa da mid-sequel a “Protocollo Uchronia”, ampliandone la storia e dando seguito ad alcune vicende.
La trama segue tre diverse linee temporali: il regno di Carlo Magno (fine del 700 d.C.), la Roma dei giorni nostri, un futuro post blackout digitale caratterizzato da profondi cambiamenti climatici e collasso sociale. L’intreccio che lega questi tre filoni narrativi, influenzandoli vicendevolmente, è gestito in modo magistrale e la scelta del narratore non onnisciente calza a pennello. Il lettore scopre i dettagli passo dopo passo, segue le tracce, collega i puntini e, lentamente, svela un mosaico fatto da storia, movimenti hacker, tecnologie avanzate, elementi da action film e spy story. Apprezzo quando il lettore deve mettersi in gioco, attento e concentrato nel cogliere ogni singolo indizio, è davvero intrigante e dà quel quid in più al libro.
“Progetto Parousia”, come il suo predecessore, pone interrogativi profondi, inerenti a questioni attuali e scenari di prossimo futuro. Le potenzialità e i limiti morali-legali del progresso scientifico, il significato di anima, cosa ci rende essere umani, la libertà individuale e il diritto di scelta, lo sviluppo delle intelligenze artificiali, l’eterna diatriba tra scienza e religione. I personaggi riflettono questa complessità, portano dentro di loro queste tematiche e le conseguenti riflessioni, sono voci diverse, sfaccettate e mature, costruite e caratterizzate solidamente. A partire da ciò e da una prospettiva completamente neutrale veniamo spinti a ricercare la nostra verità. Un perfetto equilibrio tra tesi e antitesi, la realtà non è bianca o nera, esistono un’infinità di sfumature che possono rendere validi punti di vista diametralmente opposti.
“Protocollo Uchronia” e “Progetto Parousia” vanno a comporre una dilogia attuale che rispecchia i dubbi e le domande dell'oggi con uno sguardo al domani. Ve ne consiglio caldamente la lettura.
Mid-sequel di Protocollo Uchronia, in cui si sviluppano eventi paralleli e si fa la conoscenza con nuovi protagonisti (alcuni di loro erano semplici comparse in PU). L'autore ha alzato l'asticella della complessità e l'ha saltata con una esecuzione perfetta. Progetto Parousia è, a mio avviso, superiore al primo volume sotto tutti gli aspetti: l'abilità narrativa dell' autore è maturata, i temi ti costringono a riflessioni a volte scomode e il sottotesto calza a pennello sui trigger scottanti di oggi. Non è solo una splendida storia da godersi per passare ore piacevoli, ma anche un vademecum su quanto faziosa e parziale possa essere la visione di ognuno di noi sugli aspetti della modernità e sui temi universali che, nati per unire, troppo spesso dividono. Il buon N.D. Bennasib è salito sul podio degli autori che continuerò a seguire a scatola chiusa, dovesse scrivere anche solo la lettera di auguri per un compleanno. Non posso mettere 6 stelle, quindi mi limito a 5.
«In quel momento, con il perdono sulle labbra, ma l'odio nel cuore, ancora non riusciva a vedere alcuna trama in tutto quel dolore.»
Le vicende del primo libro, Protocollo Uchronia, vengono inquadrate da altri punti di vista e ci si concentra molto di più sulla trama, sulla moralità dei personaggi e sulla loro evoluzione.
Ho adorato seguire le vicende, cercare il filo conduttore, i colpi di scena (alcuni molto ben gestiti) e, soprattutto, riflettere sugli argomenti che l'autore ha presentato. A differenza della recensione del primo libro, sarò breve, perché anche solo presentando un concetto su cui soffermarsi, rischio lo spoiler. Questa volta, la sensazione di ingiustizia (non vi dico per cosa ovviamente) ha prevalso su altri concetti, su cui comunque vale la pena soffermarsi.
Lo stile è molto più fluido, si vede che la scrittura è migliorata, e anche questo è stato un aspetto apprezzato.
L'ambientazione è più ampia, ma si riescono a seguire con facilità tutte le linee temporali.
Insomma, è un degno volume finale di questo doloroso ma meraviglioso mondo.👾
Questo libro mi ha stupito: tratta un argomento etico, difficile ed attuale in maniera profonda, intelligente e coinvolgente. La prosa è scorrevole ma anche ricercata, piacevolissima da far scorrere sotto gli occhi. Un'opera che conferma la crescita e la maturazione dell'autore, nonché la sua grande abilità nell'indagre l'uomo come sistema sociale. Complimenti vivissimi.
Allora, che dire. Come Protocollo Uchronia ma meglio. Bennasib riesce a regalarci grandi gioie proprio nei punti in cui Uchronia brillava meno, con personaggi di grande complessità e sfaccettature, un mondo post disconnessione approfondito, sviscerato, percorso, la dimensione "ludica" di Uchronia VR messa su pagina in grande stile. Tornano i grandi temi e i conflitti amati nel primo capitolo, spinti a un livello successivo. Un libro profondo, come già detto per Uchronia, Bennasib sa di che parla e lo sa fare con grande efficacia. Mai banale, retorico o accademico. Vivo. Personaggi umani, nella loro bestialità, nelle loro piccolezze, nei loro dubbi. Progetto Paruosia non risparmia colpi per nessuno, capace di centrarti come un pugno allo stomaco. E se, nel finale, scegli di schierarti dalla parte dell'ultima scelta e decisione, sai che è la cosa giusta da fare, non puoi che non sentire un groppo al cuore, per tutte quelle entità, di cui hai seguito la storia. Grazie, davvero, per questo piccolo gioiellino
"Il Migliore dei Mondi... Di sicuro, dall'abbattimento dei nemici di Cristo e del suo araldo, poteva nascere un mondo migliore, ma mettere mano alla spada avrebbe davvero portato al migliore dei mondi in assoluto? Dal sangue dei martiri era fiorita la Chiesa di Cristo. Ma, in quel momento, chi era il martire e chi il carnefice?"
DOM STA PER DOMENICANO NON PER DOMINATORE, VERO?
Dopo aver terminato "Protocollo Uchronia" ho lasciato trascorrere parecchio tempo prima di recuperare il secondo volume della serie d'esordio di Dau Bennasib, e la mia preferenza verso le narrazioni autoconclusive è soltanto una delle ragioni dietro a questo ritardo. Ho procrastinato anche perché il primo capitolo non mi aveva granché entusiasmata, inoltre mi era capitato di sentir etichettare "Progetto Parousia" più come spin-off che come seguito. Una volta affrontato il testo, posso dire che questa informazione non è corretta al cento per cento ma capisco quali elementi (tra cui il commento dell'autore stesso nelle note finali) abbiano fatto propendere altri recensori verso questa definizione.
La linea di trama ambientata nel presente alternativo è più o meno coincidente con la prima ma si basa su una diversa protagonista: messa da parte la detestabile Rebecca du Puit, seguiamo qui l'adolescente Chiara Serafini, un'appassionata di videogiochi che intraprende un percorso di vendetta verso gli sviluppatori della console Zoe dopo l'incidente accaduto al fratello minore a causa di un visore da loro prodotto. Questa tragedia la porta ad avvicinarsi al gruppo hacktivista detto BigSister, ma anche a nutrire un senso di colpa apparentemente inesauribile per le disgrazie alle quali assiste. Nella timeline futuristica abbiamo sempre un cambio di POV, ma con un ulteriore salto in avanti nel tempo, perché approdiamo all'anno 2116 con le figure di Hanuman e Damaso, già introdotte nel primo romanzo che qui si incontrano e partono per un viaggio alla ricerca delle rispettive origini.
Per quanto riguarda le menti artificiali attive nel sistema operativo di ZOE per preparare il Migliore dei Mondi in tempo per la fine dell'apocalisse, continuiamo a seguire gli (scarsissimi) progressi di Eve e compagnia ma per poco: la loro attenzione -così come quella del lettore- viene ben presto catturata da una deviazione ucronistica all'interno della riscrittura stessa della Storia. Vediamo così l'introduzione di Rothiland, cavaliere cristiano al servizio di Carlo Magno che vaga per le terre dei sassoni impegnato in diverse missioni. Per quanto affascinante a livello di ricostruzione del passato, quest'ultima è a mani basse la linea di trama più noiosa, perché della prospettiva dei soci di Rebecca vediamo solo un susseguirsi di scene identiche, al punto che in un paio di occasioni ho avuto seriamente il dubbio di star rileggendo un capitolo precedente; per quanto riguarda invece la prospettiva simil-storica, la conclusione è abbastanza prevedibile se si ha già letto il primo capitolo.
Un problema analogo riguarda il POV di Chiara, dal momento che le informazioni principali erano già presenti nel racconto di Rebecca, quindi affrontare la sua storia è stato abbastanza inutile dal punto di vista contenutistico. L'elemento di novità è dato dalla nascita delle AL/AS, con tutta la riflessione che ne potrebbe conseguire: queste entità sono considerabili al pari delle persone in carne e ossa oppure sono un mero coacervo di dati digitali? domande sulle quali il lettore dovrà però ragionare in autonomia a volume chiuso, perché i personaggi non vanno a fondo più di tanto, e soprattutto non forniscono un quadro completo delle problematiche collegate. Esattamente come per la debosciata dottoressa du Puit, le vicende legate a Chiara sono fortemente episodiche e tendono a rendere difficoltosa l'empatizzazione verso di lei, per tacere dei caratteri secondari che sembrano a malapena accennati. L'immersione nella lettura è inoltre interrotta spesso da dialoghi irreali (dove Tizio racconta a Caio la storia della vita di Caio, come se lui non la conoscesse benissimo!) e legami personali annunciati al lettore anziché raccontati in modo diretto.
Come si potrà indovinare, la linea di trama più interessante e motivata a mio avviso è quella che vede protagonisti Hanuman e Damaso, sia perché entrambi sono supportati da una buona introspezione sia per l'assenza di time skip significativi. Purtroppo tutte le scoperte principali sulle loro origini riescono a stupire soltanto i personaggi in scena, perché chi arriva dalla lettura di "Protocollo Uchronia" è al corrente di tutte queste informazioni. Devo dire che comunque loro risultano abbastanza carismatici e dinamici da non annoiare mai, inoltre affrontano dei solidi archi narrativi e costruiscono un rapporto in bilico tra antagonismo e vicinanza molto originale.
Tra gli aspetti positivi di questa lettura mi sento di includere poi la prosa: non sarà più di tanto identificativa, ma mi è sembrata molto più scorrevole rispetto all'esordio del caro Nikolas, che ha inoltre dosato più saggiamente la sua propensione a sfoggiare le conoscenze introiettate per strutturare il romanzo. Pur concentrandosi sui caratteri protagonisti -e sul loro essere imperfetti-, l'autore è migliorato anche nel definire i comprimari, dando quasi a tutti una parvenza di personalità e autonomia all'interno della storia. L'aspetto più interessante è senza dubbio la presenza di moltissimi spunti di ordine etico, identitario e spirituale: quali limiti dovrebbe porsi la scienza? cosa sia un'anima e chi la possegga? in che modo si trova o si perde la fede? siamo definiti dalle nostre azioni o da una natura intrinseca? sono alcune delle domande suggerite dal testo, di certo interessanti seppur un po' troppo numerose e mio avviso.
A non convincermi è stata di nuovo la struttura a POV alternati, perché costringe Dau Bennasib a includere alcune scene riempitive o comunque molto diluite per rimanere coerente allo schema di partenza senza scivolare in qualche spoiler. Mi hanno fatto storcere il naso anche i tanti dettagli che non aggiungono nulla alla storia, specie nei piccoli gesti compiuti dai personaggi, e la scelta di presentare un quartetto di racconti midquel prima di cominciare: li ho trovati grosso modo inutili, perché si concentrano su fatti già noti come l'origine di Hanuman e confronti ripetitivi tra Eve e le altre menti digitalizzate. C'è poi da considerare l'intreccio del romanzo, e qui andiamo su gusti estremamente personali dal momento che l'autore -da plotter estremo qual è- ha ben chiaro dove andrà la narrazione, ma sembra non voler tenere in nessuna considerazione le attitudini dei personaggi oppure la banale verosimiglianza; abbiamo così parecchi comportamenti e svolte forzati al solo fine di condurre la trama nella direzione stabilita inizialmente, vedasi Chiara che dedica la vita ai videogiochi nonostante l'incidente al fratello oppure i seguaci di Al Hajj fedeli a una figura come quella di Hanuman seppure la disprezzino e ne diffidino.
Andiamo infine a rispondere al quesito iniziale: questo libro è un seguito oppure uno spin-off? la verità è in effetti a metà strada, un po' come la natura di Hanuman. Personalmente mi voglio azzardare a dire che lo consiglierei come lettura singola, sia perché è qualitativamente migliore del primo sia per la ripetizione delle tematiche e delle informazioni necessarie a comprendere il testo. Al più aver letto anche "Protocollo Uchronia" permette di cogliere numerosi easter eggs durante la lettura, ma non mi sembra indispensabile per avere una visione globale delle vicende.
Progetto Parousia non è facile da recensire. Si, perché ci sono davvero troppi aspetti positivi per non farsi trascinare dall' entusiasmo. Inizio con il dire che lo stile di Nikolas mi aveva già catturata nella narrazione dei fatti antecedenti quelli che troviamo in questo libro, scritti in Protocollo Uchronia.
Mai avrei però pensato che il seguito sarebbe stato ancora più coinvolgente! Le svolte transumaniste, filosofiche, sociologiche che troviamo tra le righe delle vicende delle tre linee storiche sono una ciliegina sulla torta per chi, come me, ama leggere trame che lasciano il segno.
Anche qua, sono arrivata alla fine con un sacco di pensieri...da che parte sarei stata io? È anche solo possibile provare ad immaginarlo? Un giorno sarà davvero così?
Io lo adoro e lo consiglio con tutto il cuore per gli amanti del genere.
Come sempre, Lumien sa sorprenderci scovando scrittori immensi!
Se potessi dare più di 5 stelle lo farei. Se Protocollo Uchronia è stato intrigante, Progetto Parousia ha superato qualsiasi aspettativa potessi avere. Questa serie è un gioiello unico, non nascondo di averla approcciata con timore e di aver iniziato questo secondo libro con molti dubbi perché le domande che sorgono alla fine del primo volume sono tante, la trama è fitta e il potenziale enorme, ma ogni mia preoccupazione è svanita durante questa lettura. Se dovessi scegliere un libro che presenta tutte le caratteristiche di un sequel perfetto e addirittura migliore del volume iniziale, incoronerei sicuramente Progetto Parousia. Non posso che ringraziare l'autore per questa incredibile avventura e posso solo augurarmi di avere la fortuna di ripetere un'esperienza così appagante anche in futuro.
Ho amato molto protocollo Uchronia, pertanto mi sono tuffata in questo secondo volume con grande entusiasmo, scoprendo che non si tratta solo di un sequel ma anche di un approfondimento delle vicende e degli intrecci del primo libro. Ogni interrogativo ha trovato risposta e che risposta! La vicenda è intrigante, appassionante e avventurosa: l’autore è stato abilissimo nel tessere la trama attraverso tre distinti filoni narrativi, svelando la verità a poco a poco. Dietro questo romanzo c’è molta preparazione: storica, tecnologica e filosofica. Ho ammirato il grande lavoro che si nasconde dietro a queste pagine. Cosa ho amato di più? Gli interrogativi che dobbiamo porci durante la lettura e che ci accompagnano anche dopo aver chiuso il libro. Rispetto a protocollo Uchronia, questo volume è più descrittivo e devo ammettere che ho apprezzato maggiormente lo stile del primo libro.
Anche stavolta l'autore ci propone una storia sviluppata su tre linee temporali differenti ma indissolubilmente legate tra loro. Questo mid-sequel conferma la preparazione e la bravura di Nikolas nel mescolare fatti reali a quelli di fantasia. Come avevo già detto per il primo volume, anche qui ti chiederai cosa saresti disposto a fare per ciò che ritieni giusto. Giusto per chi? La ricerca della verità, del mondo perfetto, questi e molti altri dubbi accompagnano i protagonisti lungo una trama ricca di interrogativi. Quello più attuale riguarda il ruolo della tecnologia e della scienza nella nostra vita. Lo consiglio assolutamente!
[Parola di editore] Quando Nikolas ci ha parlato della sua intenzione di proseguire Protocollo Uchronia e di raccontare gli eventi successivi al reset, non potevamo essere più felici. Il suo primo romanzo era uno dei libri più interessanti e meglio strutturati che avessi avuto modo di leggere nell'ultimo periodo e l'idea di leggere ancora di quella storia non poteva che riempirmi di gioia, in primis come lettore. Da editore ero poi felicissimo di poter dare agli altri la possibilità di riconnettersi a Uchronia VR.
Però mai mi sarei aspettato un libro di questa portata. Progetto Parousia è uno dei libri più sconvolgenti, belli e affascinanti che abbia mai letto. È terribilmente ambizioso, ma riesce in tutto. La scrittura, pulita e chirurgica, racconta in modo cristallino una storia estremamente complessa da costruire, incastrare e mostrare.
La gestione delle tre linee temporali è perfetta, i personaggi squisitamente umani, le svolte transumaniste e i pensieri sul domani reali e necessari.
Questo libro è potente, devastante.
La storia ha una forza unica, che difficilmente ho trovato in altri romanzi.
Nikolas è un autore maturo dotato di una bravura e di un talento davvero invidiabili. La costruzione delle scene è perfetta, la bravura a disseminare cliffhanger insuperabile.
Se già di per sé la trama è geniale, lo è ancora di più il modo dell'autore di unirla, assemblarla, sviscerarla.
Uno dei libri più belli che abbia mai letto.
Sono davvero orgoglioso di poter dire che questa storia fa parte del catalogo Lumien. Per quanto mi riguarda è una storia immortale, insuperabile, una storia che merita di raggiungere migliaia e migliaia di lettori, di conquistare il mondo.
Ho amato questo libro e spero che tantissimi altri lettori faranno lo stesso.
Non lo so. Non sono sicura di poter dare un giudizio oggettivo a questo libro, perché ci sono tante cose che mi sono piaciute ed altrettante che, invece, non mi hanno entusiasmata.
Partiamo da quelle che mi sono piaciute: rispetto a Protocollo Uchronia, la caratterizzazione dei personaggi l’ho trovata migliorata. Hanuman è, a mio parere, quello riuscito meglio, ma anche Chiara e Rothiland hanno una loro coerenza ben identificabile. Mi è piaciuto il modo in cui sono stati trattati quei dilemmi che, nel primo libro, avevo trovato molto più vaghi: le Anime Artificiali, gli androidi, l’uomo/scimmia, le menti digitalizzate.
Il problema, tuttavia, io lo ritrovo proprio a partire da quest’ultimo punto. I concetti sono interessanti, ma mi pare che la trama resti sempre ferma sulla domanda senza mai muoversi in nessuna direzione precisa. A mio parere tutti i protagonisti hanno delle evoluzioni troppo “semplicistiche”. Hanuman cerca la sua verità, la trova, e impara a convivere con la delusione. Chiara cerca vendetta, la trova, e impara a convivere con il senso di colpa. Rothiland è quello che ha l’evoluzione più importante, ma la sua storyline si trascina nel dubbio per troppo a lungo, al punto da risultare per più di metà libro quella meno coinvolgente delle tre.
Di fatto non si arriva ad alcuna risoluzione. Frank/Heliand elimina le menti digitalizzate e poi ha questo momento di rinascita alla “Nuovo Messia” che non riesce mai a concretizzarsi. Il problema del surriscaldamento persiste, e non si sa se la Coalizione riuscirà mai a trovare una soluzione visto che Damasco decide di distruggere le memorie.
E niente. Tutto qui. Forse mi aspettavo di più? Si. Resta il fatto che il potenziale c’era, così come la scrittura scorrevole e coinvolgente. Un vero peccato.
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"Progetto Parousia" di Nikolas Dau Bennasib è un capolavoro di fantascienza che affascina e intriga sin dalle prime pagine. Con una trama avvincente che intreccia tre linee temporali e solleva interrogativi profondi sull'anima, il progresso scientifico e la natura umana, Bennasib offre un'esperienza di lettura coinvolgente e stimolante. I personaggi ben definiti e la prosa incisiva catturano l'attenzione del lettore, portandolo in un viaggio emozionante attraverso mondi futuristici e riflessioni filosofiche. "Progetto Parousia" è un'opera che non deluderà gli amanti della fantascienza e della letteratura impegnata, offrendo spunti di riflessione profonda su temi attuali e futuri. Consigliato vivamente a chiunque sia alla ricerca di una lettura coinvolgente e stimolante.