Un piccolo incidente in cui viene coinvolta Chie-chan è l’occasione per Kaori, sua cugina e coinquilina, per riflettere sul particolare rapporto affettivo che le lega, nonostante l’estrema diversità dei loro caratteri.
Ma è anche occasione per Kaori per riflettere su molti altri temi come la morte, la vita, l’amore (filiale, genitoriale, sensuale), la libertà, i legami, il lavoro e il suo rapporto con l’Italia.
Questa riflessione libera e spontanea si intreccia con i vari avvenimenti della propria vita che le ritornano alla memoria o i nuovi che le si presentano, su cui aleggia sempre un senso di nostalgia.
Kaori è una donna matura di 42 anni, libera e indipendente, che ha sofferto per amore ma che ora ama con fosse una propria figlia la cugina trentacinquenne, della quale si prende cura e della quale sente una forte mancanza quando la ragazza ritorna in Australia dov’era nata.
Chien-chan è un essere molto particolare, non parla mai, ma quando lo fa ha un modo tutto diverso di vedere le cose e le persone ed è questo in particolare che Kaori ama di lei: la diversa prospettiva, i suoi silenzi, la sua meticolosità nel fare le pulizie, la gioia nel curare il davanzale di ipomee.
Kaori da canto suo è una donna che ha scelto di non sposarsi mai, di rimanere libera, di non avere figli, anche se ora ha Chien-chan, di occuparsi del piccolo ma sofisticato negozio della zia, di viaggiare in Italia per acquistare accessori firmati o oggetti particolari per il negozio…la sua è una esistenza tranquilla, dai ritmi lenti e pacati, ma che soffre terribilmente di solitudine che riesce a riempire, rimanendone totalmente appagata, con la cugina.
Questo è il primo romanzo di Banana Yoshimoto che leggo, come autrice non mi ha mai attirato e leggendo negli anni le sinossi di vari suoi romanzi, l’ho sempre scartata perché qualcosa istintivamente mi diceva che non mi sarebbe piaciuta, che non sarebbe stata una lettura adatta a me e infatti avevo ragione.
Prima di tutto, il ritmo narrativo è di una lentezza esasperante, mi sono davvero annoiata e ho fatto fatica a leggere le neanche 150 pagine di cui è composto.
Secondo, l’ho trovato eccessivamente ripetitivo nelle riflessioni di Kaori sulla cugina, questo continuo ritornare sulle stesse immagini, sugli stessi pensieri e sentimenti, mi ha dato l’impressione di una donna esasperante e problematica e ha esasperato anche me.
Terzo, il personaggio di Chien-chan non sono riuscita a inquadrarlo più di tanto, alla fine di tanti pensieri non si sa chi sia, che cosa pensi, che cosa faccia: mi ha riportato all’immagine una pianta infestante come il convolvolo che cresce attorcigliandosi attorno ad altre piante, stringendole fino a soffocarle per mostrare poi alla luce del sole i propri fiori bianchi e brillanti; e quindi per questo personaggio io ho provato davvero una certa antipatia e sono stata quasi felice per Kaori quando la cugina se n’è ritornata in Australia, perché così avrebbe potuto finalmente respirare e ritornare alla propria libertà, anche se poi le cose sono andate diversamente.
Infine, ma direi che è per me la cosa più importante, l’ho trovato noioso perché tutte le tematiche su cui Kaori riflette, dispiegando pazientemente tutti i meandri del cuore in cui sono nascosti i nostri pensieri più reconditi, non mi appartengono o meglio non mi appartengono più: nel corso della mia esistenza ho già avuto modo di riflettere su tutto questo, superandolo e raggiungendo un mio equilibrio interiore, ecco perché la narrazione non mi ha affatto coinvolto.
Consiglierei questo libro? Probabilmente sì, ma ad un target di lettrici giovani, direi dai 25 ai 35 anni, perché è una fascia d’età in cui ci si può immedesimare o riscoprire in molte delle riflessioni di Kaori e anche perché c’è ancora il gusto di immergersi in una lettura così lenta e oserei dire arzigogolata.
L’unica cosa che posso dire a favore del personaggio di Kaori è che invidio la sua capacità di vivere lentamente, ai propri ritmi, senza farsi coinvolgere dalla velocità e dallo stress di questa nostra società: la immagino come una chiocciola che tranquilla striscia nell’erba e conduce la sua esistenza, senza curarsi di un mondo impazzito che corre a folle velocità.