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White Gloves: How We Create Ourselves Through Memory

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“A unique blend of personal narrative and scientific discovery, White Gloves reveals the centrality of autobiographical memory to consciousness and cognition.” ―Peter Salovey, Yale University, author of The Remembered Self Written with “exceptional clarity and insight” ( New York Times ), and ranging widely over case studies, scientific knowledge about memory, and personal experience, as well as recent events and trial involving conflicting or “repressed” memories, Kotre's book gives us a “fascinating and often moving account of the part which both real and false memories play in our lives” (Anthony Storr).

288 pages, Paperback

First published May 1, 1995

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3 (7%)
1 star
1 (2%)
Displaying 1 - 8 of 8 reviews
Profile Image for Meadows13 Meadows.
14 reviews
August 15, 2011
This is an awful title for a fantastically interesting book. Unless you read and understand the subtitle, there's nothing here that would attract someone interested in the subject of memory. Fortunately, the book was recommended to me by a relative and we had a great time discussing the topics. Ironically enough, the anecdote that gives the book its title is facinating and had me hooked on the basic premise of the book - we are shaped by our autobiograhic memories, but those memories are not necessarily true.

Reading this book give you a new perspective on 'repressed memories', eyewitness accounts, and why you and your siblings have very different memories of the same events of a shared childhood experience or trauma.

I give it my highest rating because its one of those books that stays with you long after you finish it and affect the way you look at life thereafter.
Profile Image for Dee Dasher.
4 reviews5 followers
June 7, 2019
Wonderful insight into how we remember who we are
Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books62 followers
November 13, 2016
L'occasione per scrivere oggi sulla memoria me la offre questo libro che ho ritrovato per caso nella mia biblioteca e che ho acquistato una ventina di anni fa. Nella scatola della memoria di questo scrittore, che è anche un professore di psicologia in una università americana, c'è un paio di guanti bianchi.

Li ha usati per scrivere questo bel libro su come costruiamo i nostri ricordi, per poi creare noi stessi attraverso la memoria. Inizia dicendo che i guanti li ha trovati nella polverosa soffitta della nonna, accanto ad una vecchia scatola nera che conteneva un clarinetto. Quei guanti ingialliti dal tempo sono le chiavi per aprire quella magica scatola della mente umana che custodisce la memoria.

Lascio a chi legge il piacere di immaginare il ricordo del professore sul quale poi ha scritto il suo libro. Le memorie fanno parte di tutti noi in varie forme e modi. Persone, oggetti, luoghi, momenti, eventi, si comprendono e si estendono nello spazio e nel tempo di ognuno di noi. Da sempre la memoria è considerata uno dei più grandi misteri della realtà umana. Com'è che si formano quelle immagini che appaiono e scompaiono nella nostra mente, che ci sforziamo sempre in maniera diversa di mettere insieme e che quasi mai riescono ad essere memorie simili a quelle pensate da un'altra persona?

Ombre troppo lunghe del nostro breve corpo, disse il poeta. Non mi stanco mai di ripetere a me stesso questa frase. Perchè davvero i ricordi sono ombre, nebbie vaganti, a volte ritornano, ma non sono mai gli stessi. Le memorie autobiografiche poi sono quelle più difficili da visitare, anzi rivisitare, perchè, tutto sommato, proprio di questo si tratta. Operazione rischiosa. Si corre il pericolo di essere accettati o respinti, non solo da chi ti legge, ma anche da te stesso. Se, infatti, ti rileggi tempo dopo che le hai scritte, capita che tu stesso non sei daccordo con quello che hai scritto tempo prima.

La memoria è come una biografia, un racconto pubblico. L'autobiografia è come una conversazione avuta con il tuo confessore, il tuo terapista. Tu, steso sul divano, parli e lui ti ascolta. Se hai bisogno di curarti, se vuoi essere aiutato bisogna che tu dica la verità, tutta e soltanto quella. Il punto è proprio questo: come puoi essere sicuro che quello che dici, vedi, pensi, ricotruisci nella tua mente, sia davvero le verità, quello che è successo tempo prima?

E poi, questi ricordi li tiri fuori per consolarti, per comprendere quello che allora non fosti in grado di capire, oppure che non ti fecero capire? Insomma, ci vuole un ego grande quanto l'amore che si ha per se stessi se si vuole che la memoria dica tutta la verità e che i ricordi non diventino fantasie.
"Questi sono a dire il vero i pensieri di tutti gli uomini di ogni età e paese, non sono solo i miei pensieri, se non sono anche i vostri essi non sono niente, o quasi, se essi non sono un enigma e non sono anche la soluzione, non sono niente ..." Così scrive nel suo memorabile "Canto di me stesso" (1855) Walt Whitman. Ma, allora, se le cose stanno così, ogni nostro pensiero che diventa ricordo non ci appartiene, esso fa parte della comunità, l'intera comunità umana, senza distinzione di lingua, colore o religione. Eppure, le biografie e le autobiografie, continuano ad essere l'alimento più ricercato da chi legge e chi scrive.

Tutti quelli che scrivono, in un modo od un altro, facciamo della biografia sia personale che collettiva. Anche chi produce poesie, romanzi, commedie, articoli di giornali, chi scatta fotografie, fa del cinema, scolpisce nel marmo, dipinge una tela, digita su una tastiera come fa questo blogger, tutti, non facciamo altro che parlare di noi stessi e di tutti gli altri.

Per una felice coincidenza, mentre scrivevo questo post facendo ricerche in rete, mi sono imbattuto un una specie di poesia scritta e pubblicata da uno stampatore inglese nel 1652, in una sorta di antologia miscellanea di scritture del tempo. L'autore tipografo avvertiva il lettore:

To the Reader.
All these things heer collected, are not mine,
But divers Grapes, make but one sort of Wine:
So I from many Learned Authours took
The Various Matters Printed in this Book.
What's not mine own, by me shall not be Father'd,
The most part, I in 50. Years have gather'd;
Some things are very good, pick out the best,
Good Wits compil'd them, and I wrote the Rest:
If thou dost buy it, it will quit thy cost,
Read it, and all thy labour is not lost.

JOHN TAYLOR.
LONDON,
Printed in the Yeare, 1652.

---
Al lettore
Tutte le cose qui raccolte non sono mie,
Ma una uva diversa fa il buon vino:
Così io da molti illustri autori ho preso
I vari fatti stampati in questo libro,
Ciò che non è mio, non me ne impossesso,
Gran parte, l'ho raccolta in 50 anni,
Alcune cose sono molto buone, tu scegli le migliori,
Le hanno scritte menti illustri, le altre le ho scritte io,
Se compri il libro, il prezzo te lo ripaga,
Leggilo e la tua fatica non sarà vana.

L'esercizio sia della biografia che dell'autobiografia è molto antico. Platone, Senofonte, Luciano, Giulio Cesare, Marco Aurelio, Cicerone, Plinio, solo per citarne alcuni antichi, passando per santi e peccatori, come il mio grande e preferito Agostino. Ogni biografo e autobiografo ha ragioni diverse, siano esse pratiche, psicologiche, sociali, filosofiche, politiche. Giuseppe di Lampedusa ha scritto in una sua memoria che ad una certa età dovrebbe essere obbligatorio scrivere le proprie memorie, tenendo un diario, un giornale, oppure un blog, come faccio io da "dinosauro digitale".

Egli arriva addirittura a dire che lo Stato dovrebbe imporre una cosa del genere. Si potrebbero in tal modo formare delle infinite biblioteche alle auele le generazioni successive potrebbero accedere per risolvere tutti quei problemi che si trascinano per decenni e secoli senza trovare una soluzione. Non ci sono ricordi, memorie o rimembranze scritte anche da persone insignificanti che non possano essere utili alla comunità umana. Ecco come si spiega che questo blog duri da oltre dieci anni. Se non serve alla comunità, serve al suo blogger per tenersi informato su quello che gira nelle sua testa ogni momento in cui gli viene voglia di scrivere.

Il mio amico Gino De Filippo, muratore, imbianchino, pittore, artista, poeta, scrittore, progettista, che si avvia allegramente verso i suoi novanta anni, continua a scrivere, anche se non pubblica. Riempie quadernoni su quadernoni con la sua scrittura a mano e li consegna a suo figlio per conservarli. E' tutta una vita che ha scritto in ogni maniera possibile, con penna, pennello, scalpello ... Senza guanti bianchi, ahimè!, con la fatica e il sudore della fronte, a futura memoria ...
24 reviews6 followers
August 16, 2019
I can’t believe it took me 2 1/2 years to finish this book. I first heard of this book back in 2007, weird timeline there. He had an interesting part at the end about a families myths and origin stories and I started thinking about how little I know about my family. Whether it’s family members themselves or much of anything about our family history. Kind of sad, I wish I knew more.
Profile Image for Erik Graff.
5,211 reviews1,545 followers
March 1, 2012
Having long had an interest in memory theory, I picked this up at The Brown Elephant, a resale shop in Chicago's Andersonville neighborhood, while en route to Women and Children First bookstore with a friend.

Author Kotre is an academic psychologist, his speciality being the study of how people construct their life stories, i.e. what he terms "autobiographical memory." There is some general memory theory here, some neuropsychology, but not much, the focus being on rather high order recollection and reconstruction. This was at once a disappointment and a challenge because much of what I do here at Goodreads is precisely what he writes about, an aim being to note and, if possible, remark about every book I have ever read.
Profile Image for Wesley.
17 reviews
July 16, 2009
A very intellectually engaging book. However, it was very difficult to read as there were so many innovative ideas and controversial issues brought to light, it took a while for the information to 'sink in'. I'm glad i read it though i can see how others can get annoyed.
Displaying 1 - 8 of 8 reviews