Certi libri vanno giù come un martello.
Sono storie raccontate con toni semplici, senza parole altisonanti, ma sono quel momento di relax e quel tipo di viaggio che ogni tanto fa bene all’anima.
Questa è l’impressione semplice, senza troppi giri di parole, che mi ha ispirato “Il Drago e l’Unicorno”, di Sonia Barelli, secondo capitolo della saga di Dreinor.
Trama
(Sinossi): Alex ha già varcato il portale che l’ha condotto su Dreinor, e ha già sfilato dal dito di suo padre il sacro anello che gli permetterà di diventare Alto Guardiano, ma la strada per Manara è ancora lunga, e il cammino irto d’ostacoli. Rimasto solo, dovrà riuscire a comprendere di chi fidarsi, e a distinguere gli amici dai nemici, in un momento in cui anche i suoi compagni sembrano agire solo per loro stessi.
Ogni libro propone un viaggio. Quello proposto qui non è solamente un appassionante cammino in un mondo immaginato, ma coinvolge anche la sfera della crescita umana, i dubbi che minano e mettono alla prova i rapporti apparentemente più saldi. Nel primo capitolo della saga, abbiamo vissuto la nascita di un rapporto di amicizia tra i due Guardiani (i principali protagonisti), partendo da un sentimento di odio. L’evoluzione è stata lineare, bella, senza sbavature o contraddizioni e dunque coinvolgente.
Nel secondo capitolo della saga, Sonia si conferma talentuosa nel raccontare i sentimenti e le debolezze umane ed è capace, con sbalorditiva naturalezza, a convincere e coinvolgere il lettore. Confesso che più di una volta mi sono trovata a rimproverare i personaggi ad alta voce. Un buon segno, eh?
Personaggi
Non li elencherò tutti, uno per uno, perché vale la pena di conoscerli strada facendo. Sonia li descrive bene e ci diventano in fretta molto familiari, anche quando non sono ereditati dal primo capitolo della saga, e quindi già noti.
Vale la pena soffermarsi però in alcune considerazioni.
I Guardiani: nel primo capitolo avevo percepito una piccola incongruenza, giusto una mia fissa personale, riguardo la maturità dei due personaggi. Quello che pensavo, infatti, è che Rayan, cresciuto in un mondo che impone una crescita più rapida, dovesse essere parecchio più maturo di Alex, giunto da un mondo in cui si è più viziati. Avevo invece l’impressione che i due si equivalessero e che comunque fossero più “immaturi” di quello che la loro età richiedesse.
In questo secondo capitolo, sono di fatto cresciuti entrambi e non ho più sentito la necessità di uno stacco tra i due, poiché comunque Alex ha attraversato una serie di esperienze che per forza deve avergli dato una bella spinta.
I due personaggi comunque restano belli a prescindere. Uno sognatore, l’altro più pragmatico. Il perfetto connubio.
Kiron Beils: spendo qualche parola per questo personaggio che per forza mi ha affascinata. Un buon cattivo, ricco di sfumature, disincantato, con una sua visione che, ascoltandola, non si può del tutto rigettare. Ha stile, forza, abilità, eleganza. È quel tipo di cattivo per cui un po’, non ci sono storie, fai il tifo. Non stupisce dunque che sia assegnato proprio a lui il compito di mettere il sale del dubbio all’interno di quella perfezione che l’amicizia tra i Guardiani aveva raggiunto alla fine del primo libro. È senza dubbio il più concreto tra gli antagonisti e quello che mette più paura.
Personaggi Femminili: sebbene restino un pochino in sottofondo per forza di cose, quando fanno il loro ingresso in scena tengono bene il palcoscenico. Le fanciulle non sono affatto tutte uguali, come capita troppo spesso nelle ambientazioni fantastiche, e sanno complicare le cose al momento giusto, come è bene che sia. Giusto un po’ appannata l’immagine di Diana, la ragazza che aveva seguito Alex all’interno del portale, e che ancora sembra non aver trovato un suo spazio significativo nella storia. Questo piccolo dettaglio, mi fa proprio pensare a come sia meraviglioso il mondo della scrittura: è chiaro qui che l’autrice sia partita con un’idea e un ruolo preciso per la ragazza, ma poi la storia l’ha portata da tutta un’altra parte e lei, saggiamente, l’ha seguita. Questa è una cosa che apprezzo molto.
Jon Zak: ecco un altro personaggio notevole, forse il più “colorito” e netto tra le varie comparse. È il classico tocco di folclore che una storia merita, con aspetto e modi giustamente “tagliati grossi”. Bizzarro, eppure così facile da conoscere all’istante, tanto che le sue reazioni, il suo modo di porsi, i suoi gesti, sono quello che ci aspettiamo proprio da lui, senza troppi giri di parole.
Stile
Come già detto, è semplice, diretto, amabile. Quel tono senza fronzoli che ti racconta un’avventura con grande naturalezza.
Il ritmo è molto ben tenuto, con un buon equilibrio tra scene di azione e momenti di tregua. Giusto verso il finale ho percepito un leggero blocco, quasi un momento di impasse che sembrava “allungare il brodo” più del necessario; cosa che comunque si è risolta in brevissimo e senza lasciare il segno.
I paesaggi sono quelli che rubano la penna di Sonia ben poco. Sembra che le piaccia dare qualche pennellata ogni tanto, ma non si sofferma troppo a lungo, prediligendo evidentemente rivolgere la sua attenzione all’approfondimento dei sentimenti, delle relazioni e in particolare di quell’amicizia che è di fatto la vera protagonista sia del primo, che, soprattutto, di questo secondo capitolo.
Ci sono alcuni refusi, questo è certo. Non sono troppi, ma nemmeno così rari e la mia impressione è che si venga troppo catturati dallo sviluppo degli eventi, per farci davvero caso o coglierli (il classico “Leggo la parola giusta anche se è scritta sbagliata”). Capita di solito quando la storia prende molto bene piede. Quindi dai, non del tutto un male, anche se per una maniaca come me un po’ disturbano.
In generale comunque, la fluidità della narrazione rende davvero inutile ogni preziosismo. La storia si racconta con una naturalezza che conquista senza remore.
Autore
Be’, ho conosciuto Sonia di persona, anche se i nostri incontri sono sempre brevi e presso le fiere di settore. Ci vogliono anni e anni per conoscere bene una persona, ma la prima cosa che balza all’occhio di lei è la sua passione senza riserve, il suo amore per la scrittura, senza fronzoli o polemiche. Le piace raccontare storie, le piace viverle attraverso gli scritti e questo è quanto.
È una “buona”, che si commuove davanti a un tramonto e che probabilmente ama il lieto fine e le favole che lascino un insegnamento positivo. Queste ovviamente sono le mie impressioni.
Commento personale
La storia è in parte originale, in parte classica.
Ed ecco che ritorna la questione equilibrio: ci sono i due Guardiani dell’Anello che hanno una missione. È facile intuire che siano i prescelti e non ci si aspetta grandi colpi di scena. Di certo non sono quelli il pezzo forte di Sonia. I cattivi sono cattivi che fanno antipatia subito, con poche sfumature, e certe azioni, certi scontri, si può intuire a priori come andranno a finire.
Eppure è un piacere leggerli e l’avventura è piena, ha un buonissimo sapore, appassionante nel suo svolgersi.
Ci sono anche alcune piccole perle di originalità in atteggiamenti degli antagonisti che possono veramente stupire, forse perché attraverso il racconto veniamo in contatto con il sentimento dell’autrice a tal punto che certe cose da lei quasi non ce le aspettiamo. Non voglio fare spoiler, ma per conto mio, un plauso a Sonia per le vicende che coinvolgono un certo Conte e che non credevo avresti avuto la forza di spingere fino al punto in cui l’hai fatto.
In conclusione dunque, una gran bella lettura che scivola via con piacere e che mi ha condotta alla soglia del terzo libro con quel tocco di curiosità non tanto per come andrà a finire la storia (un’idea me la sono fatta), ma di quali splendide avventure si vivranno prima di arrivarci.