Não há progresso sem felicidade, e não pode haver felicidade num mundo desigual em distribuição de riqueza, trabalho, poder, conhecimento, oportunidades e proteção. A desigualdade não acontece por é o objetivo intencional e o resultado de uma política económica que tem por base o egoísmo, a competição como método e a infelicidade como propósito. Domenico De Masi explora aqui duas teorias relativas ao indivíduo, à sociedade e à economia, cuja disputa incide justamente sobre o papel, o valor e a organização da vida ativa nas práticas do trabalho e do ócio. Por um lado, analisa a conceção ideológica da Escola de Frankfurt, sociológica e marxista; por outro, a da Escola de Viena, económica e neoliberal. Infelizmente, a segunda, grande inimiga da felicidade, venceu.
Domenico De Masi (Rotello, 1938) è un sociologo italiano. È professore emerito di Sociologia del lavoro presso l'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" di Roma, dove è stato preside della facoltà di Scienze della comunicazione. Come studioso, insegnante, ricercatore e consulente il suo interesse è rivolto alla sociologia del lavoro e delle organizzazioni, alla società postindustriale, allo sviluppo e al sottosviluppo, ai sistemi urbani, alla creatività, al tempo libero, ai metodi e alle tecniche della ricerca sociale con particolare riguardo alle indagini previsionali.
Guida per comprendere situazioni socio-economiche. Testo rilevante di un sociologo abbastanza attivo nel proprio campo professionale. Vengono messe in contrapposizione due scuole di pensiero socio-economiche, quali il pensiero della scuola francofortese(di stampo marxista) e il pensiero della scuola viennese(di stampo capitalista).Sarà quest' ultima a prevalere, causando infelicità alla società attuale. L' autore ci tiene a sottolineare che per combattere questa felicità negata dobbiamo operare l'ozio creativo. Ovvero la capacità di coniugare il lavoro per produrre ricchezza, con lo studio per produrre conoscenza e con il gioco per produrre allegria.
Libro breve che riporta in maniera perfettamente coerente il pensiero di De Masi emerso in altri suoi libri o negli interventi televisivi.
Il tema piu interessante e' che in una società dove il lavoro sarà sempre meno, sara inevitabile arrivare ad un reddito universale e ad una condizione in cui molte persone dovranno lavorare poco, trovandosi ad avere molto tempo libero. Considerando che oggi ci identifichiamo con il nostro lavoro non sarà facile per la gente accettare di avere tutto questo tempo a disposizione.
Il libro inizia parlando di due correnti di pensiero tra loro contrapposte e cioè la Scuola di Francoforte e la Scuola economica neoliberista di Vienna. Ha prevalso il neoliberismo che l’autore considera nemico della felicità. De Masi parla della storia della Scuola di Francoforte ne descrive sinteticamente il pensiero, anche se dubito che coloro che già non lo conoscono almeno un po’ capiscano quello che dice. Tra gli autori di cui parla ci sono Erich Fromm di cui prende in considerazione in particolare i libri “Fuga dalla libertà” e “L’arte di amare” e Herbert Marcuse di cui cita i libri “Eros e Civiltà” e “L’uomo ad una dimensione”. Per ciò che riguarda la Scuola di Vienna nella prima fase a partire dalla seconda metà dell’Ottocento diede origine alla Teoria Neoclassica. Dal 1938 si parla di neoliberalismo o neoliberismo. Al 1947 risale la nascita della Mont-Pèlerin Society associazione di persone importanti che propugna le tendenze neoliberiste. Gli economisti e sociologi della Scuola di Vienna si contrapposero al marxismo, al socialismo, elaborarono concezioni che erano l’espressione della borghesia, ne elaborarono l’ideologia. Coltivarono relazioni importanti con la politica, il mondo degli affari e l’Università. Si insediarono nelle banche, nelle imprese, divennero funzionari, ministri, professori universitari, molti vinsero il Premio Nobel, si installarono nelle Istituzioni Internazionali. Costituirono centri di ricerca, associazioni, potenti e influenti lobby. Contrastarono la teoria Keynesiana e a seguito della crisi degli anni Settanta divennero il pensiero economico dominante che influenzò le politiche dei governi sia di destra che di quelli che si dicevano di sinistra. Si parla del caso italiano e delle privatizzazioni che Mario Draghi diventato nel 2021 Presidente del Consiglio dei ministri annunciò in un discorso del 02 giugno 1992 sullo yacht Britannia di proprietà della famiglia reale inglese e attuate principalmente da lui quando era Segretario Generale del Tesoro soprattutto quando era al potere un governo di centro-sinistra tra il 1996 e il 2001. Le conseguenze del predominio del neoliberalismo sono un aumento delle diseguaglianze, un aumento della povertà, una società basata sull’egoismo e la concorrenza, tutti fatti che producono infelicità. L’autore poi parla del ruolo che il lavoro assume nella nostra società, parla di Taylor e dell’organizzazione scientifica del lavoro, di Ford e della catena di montaggio, di Max Weber e del ruolo dell’etica protestante e della sua concezione del lavoro nella nascita e nello sviluppo del capitalismo. Poi l’autore parla di un saggio di Keynes dal titolo “Prospettive economiche per i nostri nipoti” trascrizione di conferenze da lui tenute intorno al 1930 in cui l’autore preso atto che il livello di vita nel 2030 sarà da quattro a otto volte superiore rispetto al 1930 (De Masi fa notare che è aumentato più di quanto previsto da Keynes) e poiché le nuove tecnologie permetteranno di ridurre la quantità di lavoro per produrre la stessa o una maggiore quantità di beni si tratterà di ridurre l’orario di lavoro. Egli prevede che tutti lavoreranno tre ore al giorno e potranno dedicare il tempo libero a svolgere attività che permetteranno loro di sviluppare la loro personalità. Richard Easterlin nel 1974 scopri che la felicità aumenta all’aumentare del reddito, ma superata una certa soglia non aumenta più fino ad evaporare raggiunta una soglia ancora più alta. È quello che gli economisti definiscono Easterlin Paradox. De Masi descrive la realtà della situazione attuale del mondo del lavoro. Tenuto conto che il tempo dedicato al lavoro probabilmente diminuirà parla di diverse ipotesi sull’utilizzo del tempo libero. Interessanti sono la prima soluzione, quella del volontariato, proposta nel 1995 da Jeremy Rifkin, e la seconda soluzione cioè multiattività e cultura proposta nel 1997 da André Gorz. La realtà prospettata da Ulrich Beck è chiaramente qualcosa di molto negativo così come è scarsamente interessante la soluzione da lui proposta cioè il lavoro di impegno civile. La quarta soluzione è quella della decrescita di Serge Latouche. La soluzione che De masi propone la chiama ozio creativo. Dice “Con tale espressione intendo tutt’altro che la pigrizia, l’inattività forzata o l’ammazzare il tempo col pericolo di deprimersi. Intendo la soave capacità di coniugare il lavoro per produrre ricchezza con lo studio per produrre conoscenza e con il gioco per produrre allegria.” Innanzitutto, la parola ozio per descrivere questo non mi piace. Preferirei parlare di “attività produttiva” o “manifestazione della modalità esistenziale dell’essere” soprattutto riguardo al tempo libero. Io già la metto in pratica per ciò che riguarda il “coniugare il lavoro per produrre ricchezza con lo studio per produrre conoscenza” in quanto lavoro e durante il tempo libero tra l’altro leggo. Mi manca il terzo punto cioè “il gioco per produrre allegria” a meno che nel gioco non si faccia rientrare l’ascoltare musica o il suonare strumenti musicali. È un libro molto interessante che fa un quadro generale dei cambiamenti della società, delle scuole di pensiero che li hanno accompagnati e delle prospettive future. Dal libro emerge che sono le scuole di pensiero e le politiche che elaborano e tentano di mettere in pratica a definire come è diventata e si evolverà la società. Posso dire che mi ha riportato alla realtà del nostro tempo.
Domenico De Masi è l'intellettuale di riferimento della contemporaneità. A un approccio apparentemente idealista fanno da base solide ricerche sulla società attuale. In questo breve saggio il sociologo spiega le correnti economiche e sociologiche fondamentali per interpretare il Novecento. La Scuola di Francoforte teorizzava il superamento del capitalismo, quella di Vienna lo giustificava. Alla fine ha vinto la seconda, e il mondo di disuguaglianze, povertà e alienazione nel quale viviamo (comunque interpretato come il migliore tra quelli mai esistiti) è frutto di chiare scelte politiche. La parola "felicità" non viene più usata nei saggi di economia, ma possiamo raggiungerla abbandonando l' "etica protestante" lavorista per costruire un modello di cooperazione e redistribuzione di risorse e lavoro. "Rivaluteremo di nuovo i fini sui mezzi e preferiremo il bene all'utile. Renderemo onore a chi saprà insegnarci a cogliere l'ora e il giorno con virtù, alle persone meravigliose capaci di trarre un piacere diretto dalle cose, i gigli dal campo che non seminano e non filano" scriveva l'economista Keynes.