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148 pages, Paperback
First published May 15, 1998
“L’anima è fatta delle sue stesse difese.”
“Tema di questo libro è la base poetica della mente. Esso si muove infatti nello spazio intermedio fra psicoterapia e letteratura, fra l’arte di curare e l’arte di narrare. Sebbene a prima vista sembri diretto al terapeuta, è in modo più nascosto indirizzato allo scrittore”
“Il modo in cui raccontiamo la nostra storia è anche il modo in cui diamo forma alla nostra terapia. Il modo in cui immaginiamo la nostra vita è anche il modo in cui ci apprestiamo a viverla, perché la maniera in cui diciamo cosa sta accadendo è il genere per il cui tramite gli avvenimenti diventano esperienza.”
“Mentre Freud è uno che scrive storie nel senso che abbiamo visto, Jung è uno che scrive sulle storie; e per Jung, quanto più la storia era fittizia e distante, tanto meglio era (da qui l’alchimia, il Tibet, Zarathustra, gli eoni astrologici, la schizofrenia, la parapsicologia), perché tali “materiali” lo obbligavano ad affrontarli a un livello altrettanto immaginativo. […] La differenza tra Freud e Jung è la differenza tra allegoria e metafora.”
“La storia del movimento psicoanalitico è di per sé come un romanzo continuo, in cui ogni nuovo capitolo si apre con rivelazioni sui personaggi principali – le loro lettere, le loro battaglie, i loro incesti. Il romanzo della psicoanalisi ne anticipa le “teorie”. Lo sviluppo del pensiero di Freud e la scoperta di Jung della psiche autonoma così come viene narrata nelle sue memorie si dispiegano come trame romanzesche, popolate di straordinari personaggi fiabeschi: Dora, Anna e l’uomo dei topi, Filemone, Miss Miller e la Personalità Numero Due, e anche Sabina, Minna e Toni; per non parlare di loro, poderosi protagonisti essi stessi della gigantomachia dei primi anni: Freud, Jung, Adler. Tutto sta nella mente, diceva la psicoanalisi, compresi i casi e i loro fatti, compresa la stessa psicoanalisi. Perché la mente è poiesis. Che “fa” finzioni letterarie per guarirsi dai suoi poeti letteralizzati.”
“Ci impegniamo nell’arte per amore dell’impegno. Questo “fare”, fine a se stesso, i greci lo chiamavano poiesis. La psicoterapia è allora una sorta di poesia? È forse questo il modo migliore di immaginarla?
Nei capitoli che seguono si fa proprio questo tentativo: si cerca di vedere l’arte narrativa nella psicoterapia e la psicoterapia come un’attività narrativa.”
Possiamo allora concepire la storia dal punto di vista dell’anima; collezionando accuratamente quel che è accaduto, la storia digerisce gli avvenimenti trasformandoli da materiale del caso in materia sottile.
Nascosto in questa fantasia c’è un caposaldo del mio credo: l’anima rallenta la parata della storia, la digestione doma l’appetito; l’esperienza coagula gli avvenimenti.
“La regressione appartiene al modo digestivo di fare anima, per cui una buona dose di rimembranza, la sua pena e la sua vergogna, sono ricapitolazioni, sono ulteriori revisioni del capitolo prima di poterlo chiudere.”
Voce dal petto: Non preoccuparti. Non c’è fretta. Mi piacciono i tuoi errori.
Lui: Anche quelli nei tuoi confronti?
Voce dal petto: Ogni volta che fai un errore, ti avvicini un po’ di più a me, e diventiamo più chiari l’uno all’altra. […] Tutto questo ti preoccupa, ti rende inquieto, come un sassolino nella scarpa: ad ogni passo sei un pochino ferito.
‘Conosci te stesso’ alla maniera di Jung significa divenire familiari con i demoni, dischiudersi ad essi e ascoltarli, cioè conoscerli e distinguerli. Entrare nella propria storia interiore richiede un coraggio simile a quello necessario per cominciare un romanzo. Si tratta di avere a che fare con persone, la cui autonomia può modificare radicalmente e perfino dominare i nostri pensieri e i nostri sentimenti, senza dar ordini a queste persone né concedere loro pieno potere. Fittizi e reali allo stesso tempo, loro e noi, come fili siamo tessuti insieme in un mythos, in una trama, finché morte non ci separi. Ed è un coraggio raro quello che ci assoggetta a questa regione intermedia della realtà psichica, dove la presunta sicurezza dei fatti e l’illusione della finzione si scambiano gli abiti.
Forster descrive la trama in questi termini:
“La trama è una narrazione di avvenimenti, ma qui l’accento cade sulla casualità: ‘Il re morì, poi morì la regina’, è una storia. ‘Il re morì, poi la regina morì di dolore’, è una trama. Un racconto dice cosa avvenne poi, una trama ce ne dice il perché”.
“Ho avuto modo di notare che chi si è formato fin dall’infanzia un senso del racconto è in condizioni migliori rispetto a chi non ha avuto storie, non le ha udite, lette, recitate o inventate; […] Una precoce consuetudine con i racconti abitua all’esperienza della loro efficacia. Si sa quanto possano le storie, come possano costruire dei mondi e trasporre l’esistenza in questi mondi; si conserva un senso del mondo immaginale, della realtà persuasiva della sua esistenza, del suo essere popolato, del potervi entrare e uscire, del suo essere sempre là, con i suoi campi e i suoi palazzi, con le sue celle segrete e i lunghi bastimenti in attesa. Si impara che i mondi sono fatti anche con le parole, e non solo con i martelli e i fili metallici.”
“La capacità della psicoterapia di guarire, dipende dalla sua capacità di continuare a ri-raccontarsi, in rinnovate letture immaginative delle sue stesse storie.”
“La storia clinica riferisce i successi e i fallimenti della vita al mondo dei fatti. Ma l’anima non ha raggiunto gli stessi successi né ha subito i medesimi fallimenti.”
“Quel che diciamo sulle nostre “vere” identità e sulle pietre miliari dell’anima è altrettanto soggetto a dissoluzione, fraintendimento e slittamento di confini, quanto qualunque evento “esterno”. Possiamo ingannarci su noi stessi come sul mondo dei fatti.”
“Tutta la fretta viene dal diavolo, come dice un vecchio proverbio; il che significa, da un punto di vista psicologico, che il proprio diavolo va trovato nella propria indigestione, nell’avere più accadimenti che esperienze. Quello che sperimentiamo davvero, filtrandolo attraverso un processo immaginativo, è tolto dalle strade del tempo e dal mare ignaro della mia turbolenza mentale. Sconfiggiamo il diavolo semplicemente rimanendo calmi.”