Anne Sexton once told a journalist that her fans thought she got better, but actually, she just became a poet. These words are characteristic of a talented poet that received therapy for years, but committed suicide in spite of this. The poetry fed her art, but it also imprisoned her in a way.
Her parents didn’t expect much of her academically, and after completing her schooling at Rogers Hall, she went to a finishing school in Boston. Anne met her husband, Kayo (Alfred Muller Sexton II), in 1948 by correspondence. Her mother advised her to elope after she thought she might be pregnant. Anne and Kayo got married in 1948 in North Carolina. After the honeymoon Kayo started working at his father-in-law’s wool business.
In 1953 Anne gave birth to her first-born, Linda Gray. Two years later Linda’s sister, Joyce Ladd, was born. But Anne couldn’t cope with the pressure of two small children over and above Kayo’s frequent absence (due to work). Shortly after Joy was born, Anne was admitted to Westwood Lodge where she was treated by the psychiatrist Dr. Martha Brunner-Orne (and six months later, her son, Dr. Martin Orne, took over). The original diagnosis was for post-natal depression, but the psychologists later decided that Anne suffered from depression of biological nature.
While she was receiving psychiatric treatment, Anne started writing poetry. It all started after another suicide attempt, when Orne came to her and told her that she still has a purpose in life. At that stage she was convinced that she could only become a prostitute. Orne showed her another talent that she had, and her first poetry appeared in print in the January of 1957. She wrote a huge amount of poetry that was published in a dozen poetry books. In 1967 she became the proud recipient of the Pulitzer Prize for Live or Die (1966).
In March 1972 Anne and Kayo got divorced. After this a desperate kind of loneliness took over her life. Her addiction to pills and alcohol worsened. Without Kayo the house was very quiet, the children were at college and most of Anne’s friends were avoiding her because they could no longer sympathize with her growing problems. Her poetry started playing such a major role in her life that conflicts were written out, rather than being faced. Anne didn’t mention a word to Kayo about her intention to get divorced. He knew that she desperately needed him, but her poems, and her real feelings toward him, put it differently. Kayo talks about it in an interview as follows: “... I honestly don’t know, never have known, what her real, driving motive was in the divorce. Which is another reason why it absolutely drove me into the floor like a nail when she did it.”
On 4 October 1974 she put on her mother’s old fur coat before, glass of vodka in hand, she climbed into her car, turned the key and died of monodioxide inhalation. She once told Orne that “I feel like my mother whenever I put it [the fur coat] on”. Her oldest daughter, Linda, was appointed as literary executor and we have her to thank for the three poetry books that appeared posthumously.
Il 4 ottobre di cinquant'anni fa moriva suicida la poetessa americana Anne Sexton. La ricordo sul mio blog attraverso una significativa poesia tratta da questo volumetto delle Edizioni Via del Vento: "Una come lei e altre poesie", a cura e traduzione di Marina de Carneri, nuova edizione ampliata 2023. 📚⚘🕯
Venti componimenti (di cui circa sette li avevo già letti neIl libro della follia) che ci restituiscono perfettamente la complessità di quest'autrice: profana e poi attenta alla spiritualità (sono le produzioni degli ultimi periodi); riflessiva ed impulsiva..
Apre la raccolta “Come lei” del 1960.
Mi colpisce perché Sexton mi riporta a qualcosa a cui ho spesso pensato: come doveva sentirsi una donna che in altre epoche non riusciva a stare negli schemi?
Sexton usa l’immagine della strega per collegare lo stato di solitudine in cui le donne comunque sono state storicamente relegate. Sia che partecipino alla recita sociale sia che non lo facciano, in ogni caso si è una donna incompresa.
Dal momento in cui si nega ad una persona la possibilità di essere se stessa incomincia un dramma. Una tragedia che dalla nascita ha colpito le donne a cui erano affidati copioni scritti da mani maschili e a cui non ci si poteva sottrarre se non pagando la pena dell’esclusione.
Così la strega della poesia vola sulle case di notte, osserva da lontano le altrui vite, si nasconde in caverne che riscalda con il suo amore, fino al momento in cui sarà messa al rogo: ” Una donna così non si vergogna di morire. Sono stata come lei.
Segue: Suonare le campane” in cui si sofferma sul ricordo dell’attività musicale nella clinica psichiatrica*:
” Suonano le campane a *Bedlam e questa è la signora delle campane che viene tutti i martedì mattina per darci una lezione di musica e perché gli assistenti ci fanno andare e perché ci importa per istinto, come api intrappolate nell’alveare sbagliato, siamo il circolo delle pazze che siedono nella sala della clinica psichiatrica e sorridono alla donna sorridente che passa a ciascuna una campanella,”
Il terzo componimento è titolato: ”Lettera scritta sul ferry mentre attraversavo lo stretto di Long Island” con un attacco ad effetto:
” Mi stupisce vedere che l'oceano è ancora qui ora me ne sto andando e ho strappato la mia mano dalla tua mano come avevo detto e ce l’ho fatta fin qui come avevo detto e sono sul ponte ora stringendo il mio portafoglio, le mie sigarette e le chiavi dell’auto alle due di un martedì di agosto del 1960”
Quarta poesia: In compagnia degli angeli
Ero stanca di essere una donna, stanca di cucchiai e pentole, stanca della mia bocca e dei miei seni, stanca di trucchi e sete. Alla mia tavola c'erano ancora uomini seduti, raccolti intorno alla coppa che offrivo. La coppa era piena di chicchi d'uva viola e vi ronzavano attorno mosche per l’odore e anche mio padre giunse col suo osso bianco. io però ero stanca del genere delle cose.
La notte scorsa ho fatto un sogno e gli ho detto... “Tu sei la risposta. Tu sopravvivrai a mio marito e a mio padre”. Nel sogno c'era una città di catene dove Giovanna fu messa a morte in abiti maschili e la natura degli angeli non era spiegata, non c'erano due della stessa specie, chi col naso, chi con l’orecchio in mano, ognuno obbediente a se stesso come un poema, facendo le veci di Dio, un popolo differente.
“Tu sei la risposta”, dissi, ed entrai, sdraiata alle porte della città. Poi fui messa in catene e persi il mio genere e l’aspetto finale. Adamo era alla mia sinistra, Eva era alla mia destra, entrambi in contrasto con il mondo razionale. Intrecciamo le braccia e cavalcammo sotto il sole. Non ero più donna, né una cosa né l'altra.
O figlie di Gerusalemme, il re mi ha condotto nelle sue stanze. Sono nera e bella, Sono stata aperta e spogliata. Non ho né braccia né gambe. Sono tutta pelle come un pesce. Non sono più donna di quanto Gesù fosse uomo.”
” C’erano due mariti scontenti delle uova. In quel modo non piacciono neanche a me, dissi. Fatevele da soli. Loro sospirarono all’unisono. Uno era livido; uno era pallido. Qui non c’è neanche niente da bere, vero?, domandò Livido. Ma quando mai, disse Pallido. Non stare a cercare; ’sta casa è un deserto. Spinse via le uova, disgusto e dolore il suo blasone. Livido disse: No, ma davvero non c’è niente? Una birra?, speranzoso. Niente, disse Pallido, che aveva già passato in rassegna dispense, armadietti e frigoriferi in cerca di una camicia bianca.
Credo nella diaspora, non solo come fatto ma come concetto. Sono contro Israele per motivi tecnici. Sono alquanto delusa che abbia deciso di diventare una nazione proprio nel corso della mia vita. Nella diaspora ci credo: tutto sommato, gli ebrei sono il popolo eletto. È inutile che ridi, è vero. Ma quando s’accalcano tutti insieme in un angolino di deserto diventano uguali a tutti gli altri: francesi, italiani, nazionalità terrene. Gli ebrei hanno un’unica speranza – restare un rimasuglio nel retrobottega degli affari mondiali – no, volevo dire un’altra cosa – una scheggia nell’alluce della civiltà, una vittima che pesi sulle coscienze. Livido e Pallido rimasero attoniti davanti al mio sfogo, giacché di rado mi esprimo su argomenti seri e mi limito invece a vivere il mio destino, che è quello di essere, fino alla data di scadenza, la ridicola serva del maschio.”
Il quinto componimento è Voglia di morire” in cui la tendenza al suicidio non solo è cosa innata (” Nati morti, non sempre muoiono) ma un canto delle sirene(” abbagliati, non possono dimenticare una droga così dolce”) al cui richiamo all’improvviso si risponde:
” In equilibrio lì, i suicidi a volte si incontrano, infuriati per il frutto di una luna pompata, lasciando il pane che hanno scambiato per un bacio, lasciando la pagina del libro aperta con noncuranza, qualcosa di non detto, il telefono fuori gancio e l'amore qualunque cosa fosse, un'infezione. “
Seguono alcune poesie passionali, dedicate all’amante di turno come “Per il mio amore che torna da sua moglie” (”Ti ridò indietro il tuo cuore/ ti do il permesso” e poi ”Lei è la somma di te stesso (…) Invece io, sono un acquarello/vengo lavata via”) oppure A piedi nudi ("Amami senza scarpe").
Altre che richiamano l'esperienza psichiatrica come in Cosa è successo, Dr Y (”A vivere sono fuori allenamento”)
Bellissima Il silenzio:
"La mia stanza è imbiancata, bianca come una stazione di polizia di campagna e altrettanto silenziosa; più bianca di ossa di pollo sbiadite alla luce lunare, pura spazzatura e altrettanto silenziosa. C’è una statua bianca dietro di me e piante bianche che crescono come vergini oscene, e tirano fuori le lingue gommose ma non dicono niente. I miei capelli sono cupi. Bruciati nel fuoco bianco e carbonizzati. Anche le mie perle sono nere, venti occhi vomitanti dal vulcano, veramente contorte. Sto riempiendo la stanza con le parole che escono dalla penna. La mia penna perde parole come aborti. Lancio parole nell’aria e tornano al balzo come palle da squash. Eppure c’è silenzio. Sempre silenzio. Come un’enorme bocca di neonato. . Il silenzio è morte. Ogni giorno arriva come un trauma si appoggia sulla mia spalla, uccello bianco, e becca gli occhi neri e il rosso muscolo vibrante della mia bocca."
Le poesie dedicate al padre (già lette ne Il libro della follia) le trovo anche nella rilettura abbastanza disturbanti (si accennano fatti incestuosi) così come non ho empatizzato con i versi più religiosi.
[...] Io porto le mie gambe sottili nel tuo ufficio e insieme lavoriamo al cadavere della mia anima. [...] E tu scavi un tunnel nella pericolosa sabbia, prendi l'altare da una chiesa e lo innalzi. Con le tue mani bianche mi tiri fuori. Mi dai tubi per respirare. [...] Che cosa è successo perché io debba sfidarti? Sarei un filo di rame senza elettricità. Sarei un'ereditiera di Beacon Hill senza il cappello. Sarei un chirurgo che taglia con le unghie. Sarei un ingordo che ha gettato via il cucchiaio. Sarei Dio senza Gesù a parlare per me. [...]
Un piccolo libro ma un grande dono perchè contiene dei veri e proprio tesori, versi che vanno dritto al cuore trafiggendolo come una spada, versi scritti da Anne Sexton. Anne si sentì sempre poco amata ed ebbe un’adolescenza inquieta, a 28 anni iniziò a soffrire di depressione, di crisi di angoscia e attacchi di panico e tentò di togliersi la vita. Iniziò un percorso di psicoanalisi e fu così che cominciò a scrivere mettendo a nudo la sua anima tanto irrequieta e tormentata quanto spregiudicata e scrisse versi intensi e dolorosi come questi:
Una come lei
Sono uscita, una strega posseduta che caccia l’aria nera, più intrepida di notte che sogna il male, ho fatto il mio dovere al di sopra delle case normali, luce per luce: creatura solitaria, con dodici dita, fuori di sè. Una donna così non è una donna, del tutto. Io sono stata come lei.
Ho trovato le caverne calde nei boschi, le ho riempite di tegami, intagli, ripiani, stanzini, sete, innumerevoli oggetti; ho preparato cene per i vermi e gli elfi: lamentandomi, riordinando il disallineato. Una donna così è fraintesa. Io sono stata come lei.
Ho viaggiato nel tuo carro, conducente, ho salutato con le mie braccia nude i villaggi che passavano, imparando gli ultimi luminosi tragitti, sopravvissuta dove le tue fiamme ancora mordono la mia coscia e le mie costole si incrinano dove turbinano le tue ruote. Una donna così non si vergogna di morire. Io sono stata come lei.
Qui tutto è giallo e verde Ascolta la sua voce, la sua pelle-di-terra, le voci ossa-secche dei curiosi che pulsano come annunci pubblicitari. I piccoli animali dei boschi Portano le loro maschere di morte Dentro una stretta tana invernale. Lo spaventapasseri si è strappato I due occhi di diamanti E si è avviato verso il villaggio. Il generale e il postino Hanno portato via i loro pacchi. Tutto ciò è successo prima Ma nulla qui è obsoleto. Tutto qui è possibile.
Per questo Forse una ragazzina ha riposto I vestiti invernali e distrattamente Si è messa sul ramo di un albero Che sta sopra una pozza del fiume. Si è distesa sul ramo, Appena un po’ sopra le case dei pesci Che nuotano dentro e fuori dal riflesso E su e giù per le scale delle sue gambe.
Il suo corpo porta le nuvole a casa. Lei guarda il suo viso d’acqua Nel fiume dove uomini ciechi Vengono a nuotare a mezzogiorno.
Per questo Il suolo, quell'incubo invernale, Ha curato le sue piaghe e scoppia Di uccelli verdi e vitamine. Per questo Gli alberi ripiegano i loro rami E reggono tazzine di pioggia Con le loro dita sottili. Per questo Una donna sta ai fornelli Cantando e cuocendo fiori. Tutto qui è giallo e verde.
Di certo la primavera permetterà A una ragazza senza uno straccio addosso Di rigirarsi dolcemente nel suo sole E di non aver paura del suo letto. Lei ha già contato sette Boccioli nel suo verde, verde specchio. Due fiumi confluiscono sotto di lei. La faccia di un bambino raggrinsisce Nell'acqua ed è andata per sempre. La donna è tutto ciò che è dato vedere Nella sua bellezza animale. La sua adorata e ostinata pelle Riposa sul fondo dell'albero d'acqua. Tutto è del tutto possibile E anche i ciechi possono vedere.
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Il silenzio [...] Io riempio la stanza con le parole della mia penna. Le parole colano fuori come un aborto. Io fiondo parole nell'aria e loro tornano indietro come palle da squash. E tuttavia c'è silenzio. Come un'enorme bocca di bambino.
Il silenzio è la morte. Viene ogni giorno come uno shock a sedersi sulla mia spalla, un uccello bianco, a beccare gli occhi neri e il rosso muscolo vibrante della mia bocca.
"Lei è così nuda e unica. Lei è la somma di te stesso e del tuo sogno. Scalala come un monumento, gradino dopo gradino. Lei è solida. Invece io, io sono un acquarello. Vengo lavata via."