Avevo questo libro nel kindle da più di 2 anni, e pensavo che ne sarebbero trascorsi altrettanti prima di leggerlo. Invece lui, il libro, ha deciso diversamente. Ha deciso che questo era il momento perfetto e che ero pronta per ascoltare la sua storia. Io sono convinta che sono i libri che decidono quando devono essere letti, loro ci chiamano quando siamo pronti – per quanto si possa essere pronti quando si affrontanto certi temi… – a immergerci nelle loro storie, in particolare quando queste storie sono dolorose, quando già sappiamo che ci spezzeranno il cuore.
Questo libro è ambientato durante il periodo più buio attraversato dall’umanità, la seconda guerra mondiale,e il nazismo. Periodo nel quale l’uomo ha perso se stesso e ha smarrito la sua umanità, la sua empatia. Quando l’umanità ha lasciato che la follia dilagasse e diventasse reale, e si impregnasse nei mattoni usati per costruire i campi di concentramento.
Tutti abbiamo sentito parlare degli orrori che accadevano in quei campi, e solitamente quando si parla di essi il pensiero va subito agli ebrei, ma non furono solo loro le vittime. Ci furono tanti altri tra le vittime della follia nazista tra cui minoranze etniche, prigionieri politici, disabili e omosessuali. In particolare questi ultimi assieme agli ebrei erano i bersagli prediletti, coloro che venivano torturati e maltrattati più di altri.
Una storia che ci mostra due punti di vista di due vittime, seppur in modi differenti, di una guerra che ha tolto tanto a tante persone. Un prigioniero Kurt, e un soldato americano John, due vite che verranno unite dallo stesso orrore.
Kurt, un giovane e talentuoso musicista tedesco, non disabile, non ebreo, non osteggiava il partito nazista, ma colpevole di amare un altro uomo. Imprigionato, abusato, torturato giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno. Sopravvive a tutto anche alla morte di Peter il suo grande amore, prigioniero con lui nello stesso campo fino all’arrivo degli alleati. Fino alla liberazione, fino alla fine della guerra. Ci viene offerto uno sguardo tra il suo presente e il suo passato, negli orrori subiti durante la prigionia, le conseguenze degli abusi e delle torture. La guerra e i nazisti lo hanno privato di tutto, della libertà, dell’amore, della dignità Ma soprattutto lo hanno privato della sua umanità, trattato alla stregua di un oggetto.
“«Non si possono calcolare i costi della guerra serviti a dare la libertà. Non sarai mai in grado di conteggiare quanto hai pagato, ma le vite dei prigionieri che hai salvato non avevano valore finché tu non gliel’hai restituito. Hai dato tutto ciò che avevi, non potevi fare di più.» “
Vittime di quell’assurda guerra, sono anche i soldati che hanno combattuto per liberare il mondo dal giogo nazista, soldati che hanno dovuto mettere da parte la loro umanità per sopravvivere e sopportare il peso delle loro azioni. Il peso delle uccisioni.
John soldato americano ha vissuto in prima persona la follia e l’orrore derivante dai campi di battaglia, dove si combatteva senza sosta unico scopo uccidere più nemici e successivamente dei campi di concentramento quando entrati a liberare. Rendersi conto che se fosse nato in quei luoghi, in quanto gay sarebbe potuto essere uno dei tanti corpi abusati e torturati che ha contribuito a liberare. John è vittima di quello che oggi viene definito “Disturbo post traumatico da stress”. Nella sua mente gli orrori visti e vissuti e perpetrati sono talmente vividi e lucidi da risucchiarlo nelle loro soffocanti spire. La sua mente vacilla, e va alla deriva senza qualcosa che la ancori al presente e alla sanità.
“Ho fiducia che tutto andrà bene, ma la fede non rende il cammino meno difficile. Mi chiedo, dopo tutti questi anni, in che mondo vivo se produce pensieri alterati come quelli che hanno creato ciò che ho visto oltreoceano. Questo mondo ha valore quando ci sono uomini pazzi a ogni angolo, che attendono di infliggere sofferenza agli altri?”
Per entrambi i protagonisti Kurt e John, la realtà e gli incubi si sovrappongono, la mente sembra incapace di accettare quanto visto, quanto vissuto e quanto fatto per sopravvivere. Due anime spezzate, un incontro il loro destinato a portare un raggio di luce nell’oscurità delle loro vite, che porterà ad aprire nuovi spiragli su possibilità future. La speranza di poter tornare a vivere, ad amare torna a fare capolino, come un raggio di sole dopo una tempesta.
Leggere questo libro è stato straziante, ho pianto, provato un senso di impotenza. Ho provato anche un senso di vergogna. Vergogna al pensiero che uomini e donne, come me, abbiano potuto, chiudere gli occhi e lasciare che succedessero certe cose. È un libro che a mio parere andrebbe fatto leggere ai giovani, perché è giusto che conoscano tutti i volti della storia. Sui campi di concentramento campeggiava la scritta “Arbeit macht frei – Il lavoro rende liberi” non è il lavoro che rende liberi, è la conoscenza.
Non chiudiamo gli occhi, non chiudiamo la mente, manteniamo occhi e mente aperti e attenti perché la follia è sempre in agguato, e conoscere il passato aiuta a non ripeterne gli errori.