Un’altra rivoluzione è nata prima del 1789: quella di Maria di Francia. Non è raccontata nei manuali, perché è una rivoluzione in buona parte fallita. Avrebbe voluto imporre una visione femminile del mondo e non vi riuscì. Ma ebbe tra i suoi effetti la nascita dell’amore cortese, l’astro luminoso del Medioevo, oscurato poi dai livori inquisitoriali della prima Età moderna. Perfino l’identità di Maria, allora, si perse o si confuse. Figlia del re di Francia Luigi VII, Maria nacque nel 1145 e, dopo il matrimonio, si stabilì nella contea del marito, la Champagne. Fu una scrittrice, ma soprattutto un’intellettuale capace di radunare attorno a sé altri autori, cui affidare la promozione delle proprie idee. Idee nuove e progressiste sull’amore, sulla sessualità, sui rapporti coniugali, sulla vita di coppia. Idee che avrebbero potuto – e dovuto – mille anni prima della rivoluzione sessuale del Novecento segnare un nuovo corso della storia femminile, e quindi del mondo.
Un’altra rivoluzione è nata in Francia prima del 1789: quella di Maria di Francia. Se non è raccontata nei manuali è perché, a differenza della prima, è una rivoluzione fallita. Le idee di Maria non compirono il salto necessario per trasformarsi, come quelle degli Illuministi, in arieti capaci di abbattere le mura della Bastiglia. Perfino la memoria di Maria si perse, e la sua vera identità si confuse. Le sue idee sulle donne, sul rapporto tra i sessi e sull’amore, tuttavia, seppero far emergere una visione – per la prima volta – del tutto femminile del mondo. La donna fu liberata dall’immagine deformata in cui era stata costretta, nei secoli dell’Alto Medioevo, dal convergere del virilismo germanico e della misoginia monastica; secoli durante i quali la donna, considerata calamita di pulsioni sessuali e sentimentali, fu repressa, fuggita e punita. Questo specchio andò in frantumi proprio grazie alla nascita nel XII secolo, negli ambienti nobiliari francesi femminili e femministi, della rivolta dell’«amore cortese» capeggiata da Maria di Francia. In parte di suo pugno, in parte facendo scrivere ad altri le proprie idee, Maria rappresentò la reale condizione femminile dell’epoca, chiedendo per le donne libertà sessuale e sentimentale. Per questo fu diffamata e il suo valore di intellettuale non le fu mai riconosciuto. Eppure, nei secoli finali del Medioevo, la sua nuova grammatica delle relazioni erotico-sentimentali – quella che noi chiamiamo «amore cortese» – divenne virale.
Un libro di storia medievale trascinante come pochi, tra femminismo, letteratura e amor cortese.
Al quarto "secoli bui dove non si faceva letteratura" "povere donne" "brutti uomini cattivi" ho interrotto la lettura. Una vera delusione, sia per l'apparato bibliografico ottimo, sia per il curriculum dell'autrice.
In tutta onestà mi aspettavo qualcosa di diverso: il testo è un'accozzaglia di cose che ho faticato a collegare, ho trovato il tono del saggio eccessivamente divulgativo, il che ha implicato alcune banalizzazioni per me fuori luogo sul Medioevo e sulla figura di Maria di Francia. Anche la stessa associazione del femminismo a una figura (di identità incerta, peraltro) vissuta in quell'epoca è anacronistico, per chi non ha una buona conoscenza del Medioevo - lettore che credo rappresenti il target di riferimento viste le spiegazioni talvolta ridondanti sulle caratteristiche dell'epoca - e per questo il titolo risulta del tutto fuorviante (malignamente mi viene da pensare che sia fatto di proposito, uno specchietto per le allodole insomma). Mi sono piaciuti invece i riferimenti ai Lai di Maria di Francia e la loro contestualizzazione, forse se il testo si fosse limitato a un'analisi letteraria sarebbe risultato più convincente.
Maria di Francia fu colei che fece scrivere e suggerì il testo de Il cavaliere della carretta, titolo della storia tra Lancillotto e Ginevra. Molto interessante questa visione femminista in epoca medievale, ben spiegata anche per un pubblico non specializzato.
Perfecta!! Tono divulgativo pero aún así riquísimo, capítulos cortitos para leer en el trayecto del tren Amberes-Malinas, todos los días religiosamente. El capítulo de Ginebra y Lanzarote es simplemente espectacular, el corazón del libro, el estómago!
Dal titolo mi aspettavo chissà cosa invece una volta ultimato il libro mi dico: "e quindi?". Non ho capito cosa volesse dimostrare l'autrice con questo testo e soprattutto mi è sembrato tutto molto campato per aria.
Voldria escriure una ressenya més detallada que expliqués quins són els punts febles d'aquest assaig. El problema és que el pitjor que té és l'enfocament, el to i la rigorositat, i no veig com podria recomanar un assaig que ho enfoca tot des d'una mirada anacrònica, un to forçadament contemporitzador i procliu a enfocar-ho tot pel broc gros, juntament amb una manca de rigor derivada d'aquest intent fracassat de fer-se llegívol.
El tema i l'autora prometien molt més del que finalment trobem al llibre. Maria de França és un dels millors autors de l'occident medieval, potser el més interessant de tot el renaixement del XII. Hauria merescut un tractament una mica més seriós. Es pot divulgar sense vulgaritzar. No és el cas.
PD: per posar un exemple, hi ha citacions que s'utilitzen per reforçar certs arguments que, en realitat, no reforçarien si no se les hagués tret de context. Algunes d'aquestes citacions, a més a més, estan mal citades, i tardes força a trobar-les, especialment si fas servir una traducció en prosa. Et diuen que són d'un lai i resulta que són d'un altre. No deixa de ser curiós que algunes cites fetes servir per argumentar de manera capciosa estiguin mal citades. En fi, gens recomanable.
"I cavalieri del ciclo arturiano incarnarono questo, una nuova gerarchia sociale fondata sull'eros: i più capaci di amare in alto, nei ruoli di guida e di comando, quelli meno capaci in basso. Nel proporre questo nuovo paradigma, essi rigettarono i valori della forza e della prevaricazione, della violenza e dell'assoggettamento, del possesso e della vendetta, del sangue e della stirpe, propri della cultura feudale. Il Lancillotto di Cristiano è ritenuto il manifesto dell'amore cortese. Il manifesto di questa rivolta, però, è di una donna: è di Maria di Francia".
L'autrice offre un quadro interessante e ricco di fonti sulla condizione della donna nel medioevo e di come si siano levate le prime voci a sostegno di un nuovo modo, estremamente moderno, di intendere le relazioni. Lettura consigliata, stimola il pensiero, pur rimanendo accessibile a tutti.