Tutto avrebbe pensato, ma non di fare la paleopatologa dopo la laurea in medicina. Non di vivere a Verona, così distante da Messina, la sua casa. Non di avere una figlia piccola a carico, la buffa Flora. Non di rintracciare il padre della suddetta figlia dopo diversi anni, di trovarlo affascinante come quando l’aveva conosciuto e di scoprirlo perfetto con Flora. Non di provare ancora qualcosa per il suddetto padre. Non di poter vantare una discreta collezione di situazioni ed esperienze imbarazzanti. La vita di Costanza Macallè può dirsi, insomma, abbastanza travagliata. Eppure la trentenne dai capelli rossi ribelli e con il cappotto troppo leggero per l’inverno del Nord può contare su pochi ma buonissimi assi nella manica che la aiutano ad affrontare giorno dopo giorno le sfide della vita: i colleghi dell’Istituto di Paleopatologia, la sorella Antonietta, un’innata capacità di rialzarsi a ogni caduta, la consapevolezza di poter contare sulle proprie forze e l’ostinata determinazione di chi sa cavarsela anche con poco. Perché l’importante è avere sempre buoni propositi.
La nuova vita che Costanza ha appena iniziato a costruire potrebbe, però, essere sul punto di cambiare un’altra volta. Il lavoro di medico è ancora in cima alla sua lista dei desideri e Marco, il padre di Flora, è ancora in procinto di sposarsi. Costanza dovrà quindi confrontarsi con importanti decisioni da prendere, cuori poco inclini ad ascoltare il cervello e un sito archeologico milanese che porta alla luce un incredibile mistero dal passato medievale della città. E soprattutto con la possibilità che, in fondo, quei buoni propositi siano solo illusioni.
Un'altra indagine medievale per Costanza Macallé che questa volta è alle prese con il ritrovamento di due corpi che si sospettano essere le cugine Bernarda e Andreola Visconti, che nel 1376 furono lasciate morire di consunzione dal duca Bernabò Visconti perché colpevoli di aver ceduto alle voglie della carne.
Mi piace questa nuova serie di Alessia Gazzola perché unisce due mie passioni: il romanzo storico con il mistero. La narrazione avviene su due piani temporali: il presente narrato in prima persona da Costanza Macallé, medico legale prestata alla paleopatologia (che studia le malattie direttamente nei resti umani del passato, scheletrici o mummificati) e il passato, narrato in terza persona, che ci riporta nell'Italia del XIV secolo.
Mi piace molto anche la nuova protagonista, così diversa dall'effervescente anatomopatologa Alice Allevi. Costanza viene da un'adolescenza turbolenta, funestata dalla morte della madre e culminata in una gravidanza inaspettata, frutto di un'avventura estiva. La sua fortuna però è quella di avere una famiglia amorevole: una sorella minore, con la quale divide un appartamento a Verona, un padre e un fratello, con problemi psichici, rimasti nella lontana e assolata Sicilia.
Ora che nella sua vita ha la treenne Flora, Costanza ha messo la testa a posto. Ma un altro organo le da seri problemi: il cuore. Costanza infatti sente un profondo legame con Marco Erdely De Verre, il padre di sua figlia, architetto impegnato, traditore seriale in procinto di sposarsi con la sua fidanzata storica. Marco è affascinante ma sembra ancora un bambinone: è entusiasta di essere padre e si dedichi con amore a Flora, non riesce a prendere coraggio per fare i conti con la sua fidanzata. E' in bilico tra un'attrazione per Costanza e il senso di colpa verso Federica.
Le due storie sono appassionanti e ben scritte, in modo scorrevole e accattivante. Anche se devo ammettere che tutti i modi di dire inglesi che la Gazzola infila nei suoi libri alla lunga stancano.
L'autrice inoltre riesce a riproporre a pieno l'ambiente e l'atmosfera dei dipartimenti universitari, con i problemi di budget, le sezioni che chiudono o traslocano, le piccole rivalità e soprattutto i contratti precari.