È autunno, momento magico di silenzi, di foglie dorate e di funghi e il commissario Bartolomeo Rebaudengo passeggia nei boschi di Ceva. Ma la tranquillità dura poco, subito funestata da un delitto atroce, quasi un rituale che rimanda ad un fatto di cronaca nera vecchio di dieci anni. Lo scenario è una bella villa sulla collina di Alassio, tra palme eucalipti e profumo di mareggiate invernali. Nel frattempo gli uomini del commissario indagano anche su una vicenda poco chiara che si svolge all'interno di una sfarzosa galleria d'arte e antiquariato appena inaugurata. In uno di quei momenti grigi, durante le indagini, quando la soluzione sembra lontana e si avverte il peso della lentezza, un amico va a trovare Bartolomeo nel suo ufficio e lo aiuta a ritrovare la pista, come sa fare un buon cane da tartufi.
Vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri. Dopo inconcludenti studi di medicina, ha lavorato nel settore dell'abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita. Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con alcuni romanzi pubblicati da Frilli tra il 2006 e il 2012. Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Un mare di silenzio (2012) e Dopo il nero della notte. Un'indagine di Ardelia Spinola (2014), entrambi aventi come protagonista il medico legale Ardelia Spinola
La storia, ben costruita e altrettanto ben raccontata, è costituita da due indagini che finiscono per confluire. Meno tecnicismi, più azione, più spazio alle storie personali. Più umanità.
I personaggi continuano a piacermi, però in questo romanzo l’ambientazione si avverte di meno ed anche le incursioni culinarie sono meno incisive (a parte le trifole e qualche altra rara leccornia...).
Continua il confronto con il più noto Commissario siciliano, più volte nominato, quasi la scrittrice si sentisse in difetto. Perché rimarcarlo? Mah! Non capisco se è ironia, rispetto o (ad esser più cattivelli) invidia.
Altre sbavature: tante disgressioni che non sempre attengono alla storia (ma si sa, i pensieri sono vagabondi per natura e sfuggono anche ai più severi controlli in particolari momenti di stasi), e (debitamente in corsivo) i pensieri di uno dei personaggi, che, purtroppo, lasciano intendere subito chi sia il colpevole.
Se il primo che ti rifiuta è colui che ti ha generato e ti dovrebbe amare, vuol dire che non meriterai mai l’amore di nessuno.
Il mondo dell’antiquariato è uno degli sfondi della vicenda e l’Arte è tra le principali protagoniste di questa inchiesta. Di riferimenti ce ne sono un bel po’. Mi piace riportare qui questo bel brano (è uno di quelli in corsivo, cui accennavo sopra):
Allora, ti dico proprio com’è andata: io arrivo e mi ci metto davanti. S. Giovanni mi guarda, ma non per modo di dire, io lo so che guarda ‘me’. [...] Ha un’aria di ragazzo di strada, il suo incarnato però è pallido, bagnato da una luce che piove dall’alto, da un cielo che non c’è. La muscolatura è perfetta, pronta alla vita eppure ancora da adolescente, indossa uno straccio rosso intorno ai fianchi con fierezza, come fosse una porpora romana, e mi piace lo sguardo indecifrabile, perso in luoghi inconoscibili per tutti, che però io conosco. I suoi santi, le sue madonne, le sue maddalene, i suoi martiri presi dalla strada, dai bordelli, dalle taverne, sono perfetti, sanno cos’è il dolore e la paura, non sono ipocriti, non sono ubbidienti… Non è la prima volta, eppure stare davanti ad un’opera di Caravaggio, mi riempie di forza e di convinzione, so cosa devo fare e non ho pensieri brutti, mi sento agitato, questo sì, magari si sentono così anche i santi quando pregano, quando sentono il respiro divino che gli si posa addosso come polvere portata dal vento… Voglio che i miei occhi siano polpastrelli senza peso che corrono lungo le linee, lungo la luce e l’ombra, sulle convessità e sulle concavità, come quelli di un cieco che impara toccando. Io so toccare i quadri con gli occhi, imparo le forme, e riesco anche, solo io ci riesco, a percepire i pensieri del pittore mentre lavora, e non ridere, me l’hai ammesso anche tu. Con le dita degli occhi succhio la sua mente e non mi fermano di sicuro le tenebre del tempo, anche se quattrocento anni sono una quantità di tenebra davvero tanta, ma io me ne frego, perché i miei tentacoli fluttuano fosforescenti nella notte, sono chiome di una medusa abissale. Io non sono capace di lavorare il colore in quel modo, ma non ci soffro, faccio in un altro modo, perché è il mio modo e quello so fare. Caravaggio non lo devo copiare, ma lo capisco, ce l’ho dentro, lo so perfettamente, io ‘so’ la sua luce, che non è la mia, ma senza la sua non avrei mai trovato la mia.
C’è una vena di pazzia in questa valanga di parole, è vero, ma ci ho ravvisato anche tanta poesia. Sarà che a me piace tanto Caravaggio... 🥰
🇮🇹 2° Giro d’Italia in 20 libri: Liguria 📚 RC 2019 - Lo scaffale traboccante
Una nuova serie di investigazioni da una autrice italiana. Il primo libro che leggo anche se il secondo della serie. Questo libro mi ha dato impressioni contrastanti, mi è sembrato spesso di seguire degli "esercizi di stile", di trovare spunti e passaggi "alla maniera di", passaggi che mi sembrava di avere già letto e che non riuscivo a focalizzare a quale autore appartenessero. Un peccato perchè la storia non è male, la scrittura è scorrevole e piacevole, il ritmo c'è ma all'improvviso ecco la "sbavatura" , quella citazione di troppo (ridondanti quelle del Montalbano di Camilleri", o anche il passare dallla narrazione alla mente dell"assassino". Insomma buoni spunti ma in qualche modo... non saprei se un eccesso di zelo o di citazioni. Da leggere almeno un altro episodio per avere una conferma o una smentita alla sensazione iniziale. Un vice questore dal sapore televisivo e facilmente trasferibile sul piccolo schermo.
Consigliato da un'amica ho cercato di comprare il primo libro del ciclo ma ho trovato solo il secondo, e questo devo dire mi ha spiazzato perchè la storia comincia con riferimenti all'indagine del primo libro. Dopo questo primo scoglio, ho fatto fatica a inquadrare i personaggi, tanti, molti dialoghi e alcune pagine di riflessioni che in alcuni casi non riuscivo a capire dove volesse andare a parare. Poi, finalmente l'omicidio. E finalmente la storia mi ha 'acchiappato', e ho proceduto velocemente e con entusiasmo fino ..... ad un quarto dalla fine quando praticamente avevo capito ogni cosa e sono andata avanti SOLO per verificare che avevo compreso bene .. era difficile non comprendere visto che lo stesso assassino si è denunciato a 50 pagine dalla fine. Ecco perchè ho messo tre stelline altrimenti ne valeva 4.
storia scorrevole, ma con troppi riferimenti al cibo piemontese (per il commissario) e al cibo ligure (per la dottoressa) e inoltre lo spazio lasciato ai problemi familiari è poco interessante. Il giallo non è molto entusiasmante: primo perché sono presenti i pensieri e le azioni dell'assassino (e si toglie suspense a un giallo), secondo perché il commissario non riesce a legare tra loro due delitti (uno avvenuto dieci anni prima e uno attuale), terzo perché il criminale non può cadere tra le braccia di chi indaga per caso (deve essere trovato con le indagini)
Ancora una storia abbastanza interessante, con la cronologia descritta direttamente dall'assassino. Cristina Rava mantiene il suo stile molto descrittivo a volte addirittura pedantenel descrivere gli ambienti, le cose, le persone. Ma la si può perdonare visto che ha promosso il commissario a Vice questore
Non ingrana, Rebaudengo. Mi sembra sempre un po’ troppo abbozzato, le storie si evolvono in una riga e rimani un po’ così, come se il mondo in realtà girasse a una velocità diversa. Mi prendo una pausa, tornerò, e magari ci capiamo di più.
Un'indagine davvero troppo, troppo, ingarbugliata. Ho trovato difficile seguire la trama tra passato e presente e il libro mi è sembrato pesante da completare.
mmmmmm se non fosse per l'ambientazione nei miei luoghi del cuore ( e del fatto che mi dovevo riprendere dal tris Accabadora-Febbre-La storia) non so se proseguirei questa serie. Penso che manchi un buon editor alla Rava, basterebbe sfrondare da inutili volgarismi il linguaggio e la costruzione delle frasi, sistemare un po' i dialoghi che spesso sono imbarazzanti (e togliere qualche riferimento a Montalbano, ok un paio, poi basta!) e già il libro acquisterebbe un paio di punti. Che il realtà parecchie idee sono buone, i luoghi ben descritti e alcune riflessioni interessanti, è come se il racconto fosse stato scritto da due mani, incapaci di integrarsi tra loro.
Secondo romanzo che vede il neo promosso vice-questore Rebaudengo alle prese con un delitto che si ricollega ad un precedente caso, risalente a ben 10 anni prima. Questo racconto ripropone personaggi conosciuti nel precedente romanzo, e di alcuni vengono approfonditi il carattere e la situazione familiare. A me piacciono sempre le descrizioni ambientali, sia architettoniche, che paesaggistiche. E poi la cucina ligure e piemontese e le espressioni dialettali. Nel complesso, la trama non e' niente di esuberante, ma la lettura rimane piacevole e scorrevole.
Secondo episodio per Bartolomeo Rebaudengo, ora vicequestore. Un duplice caso, all'apparenza, gestito in maniera corale da tutto il commissariato. Prosegue, con alti e bassi, la relazione tra Rebaudengo e il medico legale, la dottoressa Ardelia Spinola. Rispetto all'esordio, considero questo lavoro più avvincente. C'è più azione senza essere comunque un romanzo trascinante. Come tanti illustri colleghi dell'autrice, è dato ampio spazio alla cucina e ai vini.
secondo romanzo della serie, trama articolata anche se alcune scene sono chiaramente inserite per movimentare le acque e spostare l'attenzione del lettore dall'indagine principale. un po' pesante la lettura degli sproloqui dell'assassino, che oltretutto permettono molto prima dal dovuto di capire chi è il colpevole. sempre piacevole l'ambientazione e la conoscenza sempre più approfondita del commissario e di Ardelia Spinola
La serie è piacevole, leggera, a tratti semi-umoristica, a tratti più seriosa. Sconta un complesso di inferiorità nei confronti del commissario Montalbano, più volte richiamato e ricordato quasi fosse un mentore.