Un libro per cui avevo alte aspettative e che sono state tutte rispettate, la fantascienza come piace a me: dove l'aspetto scientifico è coerente ma soprattutto la filosofia la fa da padrone, racconti che hanno tanto da dire al di là delle storie.
Questo è un libro che parafrasando Guccini 'ogni tanto del lavoro di uno scrittore non si dice è bello, è brutto, si dice: maledizione perché non l'ho scritto io'.
Ho trovato tutti i racconti di alto livello, e, pur avendo i miei preferiti ovviamente, non ce ne sono che abbassino il godimento della raccolta. Spero vivamente che add editore porterà altri lavori di questa scrittrice qui in Italia.
Tutti i pezzi hanno una trama, l'inversione di prospettiva, e un ordito, la necessità di definizione, su cui vengono costruiti creando mondi lontani, eppure vicinissimi perché speculari al nostro, dove le tematiche non vengono riproposte come identiche alla nostra contemporaneità ma integrate nel mondo creato. Definire vuol dire limitare, come sosteneva Oscar Wilde, qui vediamo una estremizzazione in cui definire è escludere: si crea un confine fra chi è dentro e chi è fuori, e in base a questo diritti e ruoli sono definiti senza possibiltà di dubbio, ed è proprio nelle zone d'ombra, nelle sfumature esistenti anche in modi rigidissimi che si muovono i personaggi dei racconti, che tirano le categorie all'estremo cercando di rompere la linea delimitante e mostrare la gradualità di passaggio fra x e y. L'autoreferenzialità di chi crea il sistema di catalogazione è ciò che cerca di separare drasticamente ciò che rimane sfumato, e rende altro ciò che non è poi così diverso.
Cercando di non fare spoiler, ma non assicuro, vi lascio considerazioni su ciascun racconto
L'origine della specie: un mondo di robot che crede nella teoria dell'evoluzione, perché le conoscenze e il modus vivendi sono state impiantate dall'uomo, ormai estinti, che li ha costruiti: vediamo quindi i nostri pensieri essere riadattati a un nuovo mondo, e quindi essere ribaltati e rivoluzionati nell'essenza seppure uguali a loro stessi nel concetto. Un'inversione fra evoluzionisti e creazionisti rispetto al nostro mondo, con un sistema religioso ottimamente costruito e dove le tre leggi di Asimov da protezione diventano distopia, per il nuovo mondo dove la vita inorganica è la forma principale e ci si chiede se la materia organica possa essere vita anch'essa. Il finale è mozzafiato, e seppure abbia poi apprezzato moltissimo il sequel di cui non sapevo di aver bisogno, può benissimo essere considerato autoconclusivo.
Il problema ecologico è molto presente, ma in maniera inaspettata, e domande su quanto sia giusto mantenere un ambiente conforme alla propria vita a discapito di altre forme non trovano risposta per noi, ma sicuramente i protagonisti si polarizzano in maniera chiara.
In sintesi: cosa è vita? Domanda a cui anche noi non sappiamo dare una risposta univoca nonostante a tutti sia chiaro a cosa ci riferiamo quando diciamo che qualcosa è vivo, ma poi ci sono i virus e c'è la proiezione di come potrebbe essere l'intelligenza artificiale.
Script: se avete visto san jupitero o upload, dimenticateli e leggete questo. Cosa è reale? La differenza fra concreto, materico e virtuale influenza anche la definizione di esistenza stessa? E cosa rende un essere umano umano?
Forse il mio preferito ma la scelta è difficile.
Tra zero e uno: è il più delicato e malinconico, con un accennato rapporto intergenerazionale. Viaggi del tempo, con un'interessante risoluzione del paradosso che sempre li accompagna, ma centrale non è come e cosa succede bensì capire un'altra entità impalpabile che pur ci sembra chiara: il tempo stesso.
Una teoria dell'evoluzione: questo è più di genere fantastico, favolistico e immaginifico, con un finale liberatorio.
L'ultimo lupo: un testo intersemiotico, con immagini e simboli che riflette sull'autoreferenzialità della specie dominante del concetto di intelligenza, dove l'incomunicabilità per differenza di espressione porta a incomprensioni. Inoltre mostra la dipendenza del sottoposto al padrone, che pur non sentendosi visto davvero, lo ama e pensa che forse una vita agiata seppure non possa pienamente essere sé stesso è un compromesso che è disposto a compiere. Un finale con un'illusione di speranza. Tanti paragoni, non solo meramente politici ma anche semplicemente di rapporti sociali e compromessi fra necessità di espressione del sé e sopravvivenza economica. Infine: proiettiamo sui nostri animali domestici i nostri bisogni e desideri o davvero cerchiamo di comprendere la loro natura? Sicuramente li si ama ma facciamo il loro bene?
Il cielo della terra: Nella comunicazione fra sistemi culturali diversi è fondamentale l'uso delle parole, che vanno però interpretate cercando di dedurne il sistema di riferimento che le ha generate e non secondo il proprio modo di pensare.
Cosa è la malattia? Una deviazione dalla norma che limita le funzioni vitali/sociali, una definizione quindi altamente dipendente dal sistema di riferimento ed è per questo che soprattutto le condizioni trattate in psichiatria subiscono continue riclassificazione, e quindi considerate necessarie o meno di cura, in base alla sensibilità della società che le analizza. Ma il malato si sente affetto da una patologia o siamo noi che proiettiamo delle aspettative non necessarie per vivere?
'Non voglio guarire, non sarei me stessa'.
La collana Asia gestita da Ilaria Benini per me è ormai una garanzia e amo le copertine di Lucrezia Viperina, l'abito non fa il monaco ma quando è bello è un valore aggiunto.