Un pomeriggio di fine estate Clotilde e Igor, dopo essersi lasciati, hanno un incidente d’auto. Lei rimane ferita, lui finisce in coma. Mentre veglia sul suo sonno impenetrabile, Clotilde inizia a ricevere visite della ragazza responsabile dello schianto, una fragile studentessa di ornitologia di nome Angelica, e tra loro nasce un rapporto indecifrabile e intenso. Quando Igor sì sveglierà dal coma – radicalmente trasformato eppure immutato nella sua indole violenta – la sua presenza logorerà l’equilibrio precario delle due nello spazio magico e claustrofobico di una stanza piena di uccelli, i tre personaggi precipiteranno in un dedalo tortuoso dove i sentimenti muteranno forma a ogni curva. Ambientato in una Sicilia asfittica e mitologica, solcata da cieli accecanti e ceneri nere, Marabbecca è un romanzo visionario che pone domande cruciali sull’identità: su cosa significa dire “io” e sulle collisioni con l’altro che in qualche modo raccontano chi siamo davvero. Come la Marabbecca, personificazione nel folklore siciliano dell’oscurità e delle insidie dell’inconscio, leggendo ci si muove in un buio sfavillante, illuminati solo dalla luce lunare della scrittura, fino al vertiginoso finale.
Viola Di Grado was born in Catania in 1987. She lived in Kyoto, Leeds and London, where she earned her MA in East Asian philosophies. Her widely translated first novel- Settanta acrilco trenta lana (70% Acrylic 30% Wool) published when she was 23- was the winner of the prestigious 2011 Campiello First Novel Award and the Rapallo Opera Prima Award. It was also longlisted for the Strega Award and for the International IMPAC Dublin Literary Award 2014. Her short stories and essays have been published in numerous magazines and journals.
La marabbecca è una figura leggendaria del folclore siciliano, il cui nome ha probabili origini arabe: vive nei pozzi e nelle cisterne ed è stato inventato dalle madri siciliane per spaventare i figli e tenerli lontani dai pericoli che un pozzo scoperto può determinare.
“Una donna fatta di buio, che dal buio emerge per trasformare in buio anche te.”
Clotilde, la protagonista del romanzo, pensa a questa figura leggendaria letta su un “vecchio libro rosso con il dorso spolpato dalle tarme”, donato da suo padre al suo asilo, quando era bambina. La marabbecca faceva paura. “La immaginavo informe, come un’ombra. La inventarono le madri contadine per impedire ai figli di cadere nei pozzi: era lì che viveva, nera nel nero, in silenzio, in attesa di vita, di un corpo da annientare. La maestra leggeva la storia con voce enfatica. La marabbecca entrò nelle nostre menti, insieme ai pastelli e alle costruzioni e ai primi litigi della nostra vita per chi si aggiudicava i giocattoli più belli. Gli altri bambini ne erano terrorizzati. Terrorizzati da quella donna che non riuscivano a immaginare. A me invece affascinava il suo potere: la produzione di buio a partire dal buio. La produzione del nulla.”
Il potere della Marabbecca affascina da sempre Clotilde perché alcuni hanno dentro di sé un buio così simile a quello della Marabbecca, tale “da formare un’unica oscurità: una notte impenetrabile e serena. Gli altri restano tenebre incomplete.”
Chi è la Marabbecca? È Catania? È la Sicilia che non fa crescere abbastanza chi è nato qui? È Igor, l’epatologo, compagno di Clotilde, violento dal QI altissimo? È Angelica, la ragazza che ha innescato l’incidente stradale? È Clotilde, che cerca amori malati come quello con Igor e con Angelica?
E dov’è la verità in questa storia? Di chi è la colpa di quanto successo?
“Non sapevo davvero cosa fare né cosa pensare. Cosa sentire. Non sapevo di chi fosse la colpa. Non sapevo se davvero, in quella storia, qualcuno avesse davvero una colpa o ce l’avessimo tutti, condivisa come il miglio nella mangiatoia degli uccelli. Questa è la verità. La verità fa meno rumore di una menzogna, molto meno rumore, e per questo è intollerabile. La verità è pervasa dal silenzio. Un silenzio soffocante come quello dell’universo.”
Viola Di Grado dimostra di nuovo di essere una grande scrittrice, una voce originale nel panorama letterario italiano.
[Qual è, poi, questo mondo? Come si fa a stabilirne i confini, a capire dove finisce questo e comincia l’altro, quello dove non si è più se stessi o lo si è fin troppo, e il sé esonda come un fiume e a volte finisci per affogare? Quello in cui si sceglie di lasciare le cose. O in cui le cose ti hanno lasciato e non puoi farci nulla. Alcune cose, come i disastri stradali e le bugie, accadono dentro il tempo. Altri, come la follia e il suicidio, accadono fuori. L’amore accade in entrambi i mondi, insieme, e oscilla dall’uno all’altro come su onde micidiali, in cerca di una riva che non c’è.]
Viola di Grado mi piace molto e credo sia tra le autrici più brave del ns panorama letterario. Ho letto diversi suoi romanzi, peraltro molto diversi gli uni dagli altri, e in tutti ho ritrovato un'originalità di scrittura e uno stile che mi piace parecchio.
Questo romanzo fino a metà non mi ha coinvolto troppo, ma nella seconda parte scivola come l'olio, letto tutto d'un fiato. In effetti le due parti paiono un po' slegate, comunque alla fine mi è piaciuto, perché il ritmo incalza ed è accompagnato da quella dimensione nera, gotica e mistica, che è un po' la cifra specifica della scrittrice.
Un viaggio nel buio dell'anima e della mente secondo me non riuscito. Scrittura fine a se stessa e poco comunicativa. Da un punto di vista medico-scientifico alcune situazioni sono poco credibili, altre inesatte.
“Io ero una che non dormiva. Che dormiva lo stretto indispensabile. Però gli altri avevano sempre detto che dormire era bello. Anche di pomeriggio: spegnere tutto. Quando la gente dice tutto intende il mondo, credo, per me invece sono le cose che ci sono in testa. Tutto trema ed è laborioso da spe-gnere.”
Clotilde e Igor sono una giovane coppia in crisi. Una gita al mare si trasforma all'improvviso in una tragedia: una ragazza compare sulla strada e la loro auto sbanda,provocando danni superficiali a Clotilde e il coma per Igor. Durante i giorni di degenza in ospedale, Clotilde incontra Angelica,la ragazza che ha causato l'incidente, e tra le due si instaura un legame affettivo molto intenso. Una volta uscita,le giovani iniziano a vivere la loro storia d'amore fino a quando Igor si risveglia dal coma,completamente trasformato in un essere selvaggio,incapace di badare a sé stesso e molto pericoloso. La presenza di Igor destabilizzerà il rapporto tra le ragazze, portandole all'esasperazione e compiere azioni surreali,al limite del disumano. 'Marabbecca' è un breve romanzo originale, che affronta i temi della violenza,dell'amore omossessuale e della follia della mente. Tra le pagine aleggia un'aura di mistero: chi è Angelica? Cosa vuole da Clotilde?Igor è davvero cambiato o è rimasto sempre l'uomo violento di un tempo ? La scrittura risulta molto coinvolgente e interessante; la vicenda narrata appare curiosa e accattivante. Lettura gradevole!
Con una scrittura vivida e colma di momenti di grande potenza, Viola Di Grado racconta il peso delle gabbie della violenza. La Sicilia e' la quarta protagonista di una storia difficile, ricca di simboli e grande coinvolgimento. Tutto diventa spaventoso e ipnotico, come quando ci perde scrutando nell’oscurità.
Ogni volta leggere Viola Di Grado è come tornare a casa ma un tornare tormentato e violento. È pura poesia, una poesia triste come le vite che descrive ma meravigliosamente malinconica.
Alcune cose, come i disastri stradali e le bugie, accadono dentro il tempo. Altri, come la follia e il suicidio, accadono fuori. L’amore accade in entrambi i mondi, insieme, e oscilla dall’uno all’altro come su onde micidiali, in cerca di una riva che non c’è. (Citazione)
"Certe persone scelgono le parole come si caricano i fucili. Per ottenere qualcosa di fatale. E noi, noi che parliamo mossi dalle emozioni -mossi dalla vita - cadiamo al colpo di quelle parole come bestie atterrate dai cacciatori."
Un libro che rimarrà con voi a lungo. Viola Di Grado non ha paura di mostrarci i lati più oscuri della vita e dell’animo umano. Il linguaggio, come sempre, è magico.
“Pensai alle origini della storia della marabbecca. Non alle origini folcloristiche. Alle origini cosmiche. Quella figura fatta di buio, così poco umana e definibile, doveva per forza appartenere agli abissi sconcertanti dell’universo. Me la immaginavo come un buco nero. Immaginavo un raggio attorno al suo corpo vago e tenebroso: la sua anima dislocata come l’osso del mio braccio dopo l’incidente. Un’anima sporgente che sentiva tutto, soffriva tutto, veniva sommersa da tutto, ma poi quel tutto le cadeva dentro ed era costretta a ingoiarlo.”
non è entrato tra i finalisti dello Strega, a mio parere poteva starci. Potentissimo, un po’ visionario e inquietante, una storia di sentimenti da scavare fino ad un finale lancinante. Ben scritto, inizialmente sembra una storia da poco poi lentamente cresce e divora: un libro che sa un po’ di sole e un po’ di cenere all’ombra dei pomeriggi di arsura estiva siciliana
Che cos’è la marabbecca? Si tratta di una figura del folclore siciliano: una donna fatta di buio, che emerge dal buio per trasformare anche te in quel buio. Di solito le persone ne sono terrorizzate, invece Clotilde, la protagonista di questo romanzo, è affascinata dal suo potere.
« […] la produzione di buio a partire dal buio. La produzione del nulla. Non la trovavo una cosa spaventosa, ma tenera. Tutti vogliono qualcosa di simile a sé. I fortunati trovano un buio così simile al proprio da formare un’unica oscurità: una notte impenetrabile e serena. Gli altri restano tenebre incomplete.»
Ho finito da poco di leggere “Marabbecca”, romanzo di Viola Di Grado edito da La nave di Teseo e sto provando delle sensazioni contrastanti. Insomma, banalmente: ma questo libro mi è piaciuto oppure no?
Senza dubbio è scritto con uno stile coinvolgente e ricercato. L’autrice sa condurre il lettore all’interno della storia. Fin dalle prime pagine ci sentiamo avviluppati in questo racconto inquietante. Proviamo un senso di smarrimento e serpeggiante angoscia.
La voce narrante è quella di una donna di circa trent’anni, Clotilde, che ha appena avuto un incidente d’auto insieme al suo compagno, Igor, un medico epatologo un po’ più grande di lei. Il racconto di Clotilde prende avvio in concomitanza con il momento dell’incidente e si snoda per i mesi successivi. Ciò che colpisce fin da subito è l’atmosfera strana e allucinata che si delinea dalle parole di Clotilde. La sua voce è quella di un narratore inaffidabile, così inaffidabile e inquieto che rende tutta la narrazione fortemente pervasa da un alone di tristezza, desolazione, disagio. È per questo intenso senso di malinconia, lutto, morte e depressione che il libro emana che non sono sicura che mi sia piaciuto, non certo per le sue qualità letterarie, che mi sento di riconoscere in pieno.
Mi ha ricordato un po’ Shirley Jackson, quelle atmosfere inquietanti e desolate, quelle protagoniste un po’ disturbate. Andando avanti nel racconto si arriva a momenti horror che richiamano anche Stephen King (non c’è niente di paranormale ma semplicemente umano raccapricciante). La stessa Sicilia e in particolare Catania, luogo in cui si ambienta questa vicenda, è descritta vividamente ma sempre attraverso lo sguardo di una persona fortemente inquieta; tutto è desolazione, sporcizia, dolore e senso di morte che aleggia incontrastato.
Consiglio questo romanzo se cercate una storia destabilizzante unita a una scrittura potente.
Facevo la fidanzata docile e premurosa. Ho mentito perché la verità fa di me uno zerbino. Una debole, una buona a nulla. La verità è che occuparmi di un'altra persona mi veniva naturale. Svuotarmi di me stessa mi veniva naturale. Sorridere largamente con calzini sporchi in mano o mettermi orizzontale sotto il corpo di lui ansimante, senza mai chiedere nulla, mi veniva naturale. La naturalezza è sopravvalutata. Ti insegnano a essere te stessa, a seguire le tue inclinazioni, ma a volte te stessa è un luogo inospitale che prima di poter essere abitato andrebbe bonificato: via le erbacce, il masochismo, via l'amore tetro che hai imparato dai tuoi che si tiravano gli oggetti addosso. La mia abnegazione era naturale come quella di un mulo con i suoi pesi addosso. Di un orso triste che arranca nel suo circo. Con naturalezza, protesa sui fornelli, mi informavo sui suoi appetiti e facevo silenzio.
Una Catania uterina accogliente e minacciosa, il buio brulicante di pensieri e di creature. Il buio di cui è fatta la Marabbecca, che ti avvinghia e ti imprigiona nell'oscurità. Pozzi neri in cui si cade, pozzi neri dell'anima e dei pensieri in cui si sprofonda. Se la morte può liberarti, una morte a metà cosa può infliggerti?
Marabbecca è gabbie, pozzi e prigioni dell'anima che si animano tra piogge di cenere, strade polverose ed edifici talvolta asettici e talvolta fatiscenti e maleodoranti. Tutto accade fuori, ma inevitabilmente anche dentro.
“La marabbecca. Una donna fatta di buio, che dal buio emerge per trasformare in buio anche te”. Viola Di Grado è tornata in libreria con un romanzo che ha il titolo della creatura che fa parte della tradizione siciliana, un essere oscuro dalle sembianze femminili che esce fuori dall’oscurità. Una finzione, uno stratagemma inventato dalle madri per proteggere i figli e tenerli lontano dai pozzi.
Da qui, il romanzo prende una direzione diversa, i contorni si sfumano e si sfocano. Rientra in scena Angelica, la ragazza dell'incidente, che la prima volta appare in un bikini glitterato come una visione da LSD: sarà una presenza luminosa nella vita di Clotilde. Ogni dettaglio è rilevante in una storia che non è quello che sembra. E a quel punto Viola Di Grado ci ha già presi all’amo e ci trascina in quest'opera che affonda calda nella terra di una Catania che ha l’aspetto fiero di una minaccia. È la città la Marabbecca? È Igor? È Clotilde? O forse è Angelica? Chi si nutre della nostra oscurità? Chi trova adorabile soffrire e stare male per quelli che amano? Perché può essere adorabile restare legati e sabotare ogni via di fuga: è una contraddizione, ma è davvero una zona franca e salvifica. Anche essere spregevoli, lo è.
Un romanzo avvincente, potente, visionario. La storia nasce da un incidente che coinvolge Clotilde, in auto assieme al suo fidanzato Igor. Colpisce subito la sensazione di liberazione che la ragazza, ferita ad un braccio, prova nel vedere il suo compagno riverso a terra, probabilmente morto nella collisione. In realtà Igor è in coma e Clotilde si rifiuta di vederlo, lo rimuove dalla sua vita. E comincia a frequentare Angelica, la ragazza che era alla guida dell'auto investitrice, con cui intreccia una relazione. Ma il risveglio di Igor, fortemente danneggiato dalle lesioni cerebrali, condiziona la loro storia...
Un libro imperniato sulla ricerca della liberazione dalle gabbie relazionali in cui spesso ci troviamo impigliati, sui sensi di colpa, sul male che possiamo fare quando subiamo situazioni che ci condizionano e dalle quali non vogliamo -o non riusciamo- ad uscire. Un libro pieno di simboli, primi tra tutti gli uccelli di Angelica e la sua voliera, metafora dei nostri confini e del rischio che uscirne potrebbe essere fatale.
«Certe persone scelgono le parole come si caricano i fucili. Per ottenere qualcosa di fatale.»
Un romanzo disturbante, a tratti onirico, al punto da lasciare il dubbio per più di una volta che tutti gli eventi narrati siano un delirio della protagonista. Non posso dire di averlo apprezzato completamente, probabilmente anche perché la trama di tutta la prima metà del libro è molto simile a Chiedi se vive o se muore di Gaia Giovagnoli che ho letto pochi mesi fa. A prescindere da questo, Marabbecca non mi ha convita, per tutta la lettura ho avvertito la sensazione che mancasse qualcosa, che ci fosse troppo non detto. In particolare, i legami tra i protagonisti non sono esplorati a dovere, a mio gusto, e restano troppo accennati per riuscire a immedesimarsi nelle loro azioni e per comprendere la deriva che prende la narrazione. Al contrario, ho apprezzato davvero il modo di scrivere di Di Grado, voglio sicuramente approfondire la sua produzione con altri romanzi.
Dell’autrice potrei leggere qualsiasi cosa, anche la lista della spesa! Libro che si compone lentamente, pagina per pagina. A tratti estremamente folle tanto che a un certo punto ti senti altrettanto folle. Angelica causa un incidente quasi mortale ad una coppia: Clotilde e Igor. Lei si romperà il polso mentre lui andrà in coma. A fare sorpresa in ospedale a Clotilde viene la stessa Angelica (probabilmente mangiata dal rimorso). Tra le due nascerà un’amore, unico momento di respiro di Clotilde perché dopo i primi mesi della loro relazione hanno una chiamata che in genere dovrebbe portare felicità, ma non in loro: Igor si è svegliato. Ma non è più l’Igor di prima perché lo schianto gli ha provocato una forte demenza. Da lì nascerà un nuovo rapporto dei tre, spesso accompagnato da violenza e insoddisfazione. Bello, crudo, affascinante, introspettivo e a tratti schizofrenico.
La scrittrice torna in Sicilia, ma noi lettori torniamo ai brividi inglesi di “Settanta acrilico trenta lana” con passaggi che illuminano e scuotono la nostra percezione del reale. Nulla è solo bianco o nero, ma tutto si mescola in un labirinto di gabbie da cui si esce solo spiccando il volo. Stile spiazzante che scuote il lettore e sorprende fino all’epilogo che risuona ben oltre l’ultima pagina! Molteplici strati di significato che emergono, dal buio della Marabbecca, solo con diverse letture.
Dopo settanta acrilico.. ho la conferma che questa autrice, semplicemente nn è fatta per me. Perché nonostante la scrittura che erutta dolorosamente come l’Etna, con metafore e una padronanza di linguaggio ammirevoli, l’unico sentimento che mi suscitano le protagoniste ( di questo come del suo esordio) è il desiderio di prenderle a ceffoni per svegliarle a forza da questo torpore indolente nel quale vivono con un certo grado di autocompiacimento. Ci ho provato.
Dopo "Fame blu" qui Viola immagina oltre alla protagonista-animale tra l'umano e il mitologico, affamata di oscurità, altri personaggi tutt'intorno altrettanto animali, altrettanto umani, mitologici e oscuri che vivono in un ambiente mentale, reale quello di Catania e indecente. Bravissima Viola 👏🏻👏🏻
Se dovessi definire questo libro con un aggettivo, userei “immaginifico”. Ogni passaggio, anche i più controversi, si manifestano davanti agli occhi, con la capacità di lasciare intravedere i lati oscuri di ciò che generalmente immaginiamo immerso nella luce. Come la Sicilia, il mare, il cibo, ma anche l’amore. Ed è proprio l’amore, tossico e disturbante, a fare da traino fino alla fine.
La marabbecca. Una donna fatta di buio, che dal buio emerge per trasformare in buio anche te. É un romanzo molto particolare, strano e disordinato dove la passione usa la realtà per mascherare gli incubi.
In Marabbecca la protagonista vive un amore tossico. E intreccia una relazione con la responsabile dell'incidente con cui si apre il romanzo. E mente a se stessa... È il secondo romanzo che leggo di questa autrice e devo dire che la sua scrittura, il suo stile mi piacciono molto...
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