E se il futuro decidesse il tuo passato? E se il passato fosse solo una delle innumerevoli ipotesi? Auguri.Errore 404 è il disperato tentativo di un personaggio alla ricerca dell’unica, decisiva traiettoria per intonare la migliore vita per sé e per i suoi cari. Come cerchiamo di fare tutti.Andrea Arcadi, fondatore della rivista Voyeur Italia, viene improvvisamente arrestato con l’accusa di aggressione ai danni di un’ex compagna di scuola con cui non aveva contatti da trent’anni. Com’è possibile? Eppure è un uomo felicemente sposato, con un figlio bellissimo e una vita professionale di successo... Messo sotto torchio dagli investigatori, racconta aneddoti inverosimili, sembrano i deliri di uno psicopatico. Andrea Arcadi sostiene di avere delle capacità uniche, in particolare sa rivivere episodi del suo passato attraverso il gusto. Gli basta mettere in bocca il tale alimento e “torna” alla prima volta in cui lo ha assaggiato. Di più: avviata “l’immersione”, riesce a modificare il flusso degli eventi, dando nuove direzioni alla sua vita. Agli occhi degli inquirenti, la deposizione dell’imputato si trasforma presto in un caotico moltiplicarsi di linee parallele, ipotesi nelle quali i percorsi sono deviati, prendono destinazioni inattese... In questa girandola di vite create, rovesciate, interrotte, si procede in un viaggio favoloso, pieno di colpi di scena, scoperte, amori, avventure.
Sacha Naspini was born in 1976 in Grosseto, a town in Southern Tuscany. He has worked as an editor, art director, and screenwriter, and is the author of numerous novels and short stories which have been translated into several languages. Nives is his first novel to appear in English.
Uno dei miei autori preferiti mi ha deluso con questa sua ultima uscita editoriale. È un Naspini più frammentato ed ermetico e caotico del solito, come se dovesse seguire il pensiero del suo io-narrante anche quando dialoga con lo psichiatra (ce ne sono vari, anche una donna). La sensazione che abbia lesinato in congiunzioni e preposizioni, ma forse solo in spiegazioni, in chiarezza. Si leggono cose così: In nostro figlio non si sviluppava nessuna malattia. Per intonare questa strada ho dovuto lasciare che mia madre si uccidesse. Far vivere mio padre. Se non che nella stessa pagina poche righe più sotto si legge: Per quale motivo la morte di mio padre e il restare in vita di mia madre determinavano la malattia di nostro figlio?
È un Naspini che torna a Roma, come in La voce di Robert Wright - e anche quello m’aveva lasciato freddino, non più di tre stelline, la sufficienza perché al Naspini non si può dare di meno. E quindi, forse, dal mio punto di vista Roma non si addice al Naspini, si aggira per la città senza riuscire a costruire atmosfera. Questa volta poi c’è anche il multiverso, e per me è come se mi venisse offerto un cibo che proprio no, non ce la faccio a mandarlo giù, lo rigetto.
Difficile riassumere la trama, forse a causa di quell’ermetismo o di quel caos di cui dicevo. Mi aiuto con la bandella che recita: Un uomo può rivivere e cambiare il suo passato attraverso il gusto. Grazie a questo super potere riesce a dare nuove direzioni alla sua esistenza, generando così molteplici linee esistenziali e mondi paralleli in cui tutto muta e si trasforma. Andrea Arcadi, fondatore della rivista Voyeur Italia, viene improvvisamente arrestato con l’accusa di aggressione ai danni di un’ex compagna di scuola con cui non aveva contatti da trent’anni. Com’è possibile? Eppure è un uomo felicemente sposato, con un figlio bellissimo e una vita professionale di successo… Messo sotto torchio dagli investigatori, racconta aneddoti inverosimili, sembrano i deliri di uno psicopatico. Andrea Arcadi sostiene di avere delle capacità uniche, in particolare questa: sa rivivere episodi del suo passato attraverso il gusto. Gli basta mettere in bocca il tale alimento e “torna” alla prima volta in cui lo ha assaggiato. Di più: avviata “l’immersione”, riesce a modificare il flusso degli eventi, dando nuove direzioni alla sua vita. Agli occhi degli inquirenti, la deposizione dell’imputato si trasforma presto in un caotico moltiplicarsi di linee parallele, ipotesi nelle quali i percorsi sono deviati, prendono destinazioni inattese…
No, neanche le note editoriali sulla bandella aiutano, l’intreccio rimane oscuro. Di che parla, cosa racconta questo Errore 404? E che diavolo è davvero l’errore 404, pagina non trovata? Conseguenza – o causa - di tutto questo è un tono più distaccato (distante), più freddo, meno empatico, emozione sottratta, repressa, negata. Non sono riuscito a trovare il cuore del libro. E forse neppure il suo perché
Fino a ora tutti i libri che ho letto di Naspini mi sono piaciuti, anche molto. Mi piace la sua capacità di raccontare sempre delle storie nuove, provinciali e oscure. Questa volta, però, ha scritto un romanzo ambizioso, criptico e caotico. I perenni salti temporali posso essere anche interessanti, ma non ci si capisce granché. Un vero peccato.
Qui di errore ce n'è solo uno, ed è quello che ho fatto quando ho scelto di leggere questo romanzo. Mi ha spinto a farlo la sua originalissima idea di base, ahimè sviluppata con estrema confusione, superficialità e anche pesantezza nella narrazione. Il finale, poi, non l'ho proprio capito.
Il protagonista di questo romanzo ha un’abilità unica, è capace di viaggiare nel tempo e nelle spazio grazie ai sapori. Ma le cose non finisco qui, ogni azione che compie cambia la sua vita. Così si muove dalla ricchezza alla povertà, dal decidere di salvare una vita o meno, il tutto inseguendo il suo vero amore una donna di nome Sara. L’idea del romanzo mi è piaciuta, mi ha incuriosito quel tanto per farmelo leggere in fretta e furia. Non so se l’impalcatura messa in scena dall’autore logicamente tiene, intendo il fatto che il protagonista viaggia da una linea temporale all’altra, ma in fondo i viaggi spazio temporali non esistono quindi chi se ne frega, l’importante è che il romanzo sia avvincente. L’unica nota per me non positiva, è la scelta dello stile di scrittura in alcuni punti. L’autore si spende al massimo e si vede, però nei capitoli in cui la trama è più complicata da seguire avrei preferito uno stile più piano e semplice, per essere poi più incisivo nelle parti in cui la trama richiedeva un approfondimento. Però nell’insieme il romanzo mi è piaciuto. L’autore ha osato, è stato ambizioso, e questo mi ha fatto piacere.
«La prima volta che mi hanno salvato la vita avevo un anno e dodici giorni: durante le esplorazioni in salotto avevo trovato una moneta da cinquanta lire. Una caramella batterica succosa da morire, che probabilmente ciucciai per un bel po’. Dopo andò giù.
La corsa verso l’ospedale, con il rischio di volare fuori strada a ogni curva; sorpassi da manicomio, botte di clacson e fazzoletto al finestrino. Me ne stavo lì, mezzo svenuto. Quando i medici mi ficcarono le pinze in gola, mia madre svenne. Fu più o meno in quel periodo che iniziò a prendere gocce.
È normale: i bambini si mettono le cose in bocca. Bisogna avere cento occhi, impossibile concedersi il lusso di una disattenzione. […] È un meccanismo primordiale.»
È da questo breve incipit che ha inizio “Errore 404”, opera di Sacha Naspini che gioca con i suoi lettori per mezzo di una trama affatto semplice e dalle tinte metaletterarie. Naspini ci ha abituati a viaggi complessi, personaggi contorti e mai scontati, anche negativi e antieroi ma sempre molto umani e capaci di suscitare empatia.
In “Errore 404” la normale e canonica narrazione però si interrompe. Questo perché le informazioni che giungono al conoscitore si articolano in lassi temporali diversi, giungono in un secondo momento rispetto al fatto e questo fa sì che possano risultare impossibili e impensabili. Tuttavia, il dubbio c’è, è insito in noi. La curiosità galoppa e così la voglia di sapere e conoscere del vero e del mistero. Perché o Andrea Arcadi sa davvero modificare i momenti del suo passato mangiando qualcosa che gli ricordi uno specifico avvenimento o, semplicemente, ha perso la sua sanità mentale (e vuol far perdere anche la nostra). Due antipodi, due circostanze totalmente opposte che mettono in dubbio ogni razionalità. Arcadi ha bisogno di cure mediche e psichiatriche o è affetto da questa malattia rara che ha saputo sfruttare a suo pro? Dov’è il confine tra le due cose, se c’è?
«Siamo davvero così infarciti di pazzi?»
«Le do questa notizia: esistono persone sole, danneggiate. Che soffrono.»
La narrazione si incentra anche su flashback e su un alternarsi tra prima persona e terza persona. Nel primo caso conosciamo Arcadi e la sua storia, nella seconda conosciamo Arcadi nelle vesti di una persona malata di mente e che mette in dubbio ogni verità. Così facendo, nulla è certo e tutto è in dubbio. Ogni volta che si ipotizza di “aver capito”, ecco che arriva quello smacco che rimette tutte le carte in tavola e smonta ogni certezza acquisita.
“Errore 404” è uno di quei libri da gustare un poco alla volta, da assaporare piano piano e da apprezzare per ogni suo aspetto e se possibile anche una seconda lettura, una a pro Arcadi e una contro. Naspini si diverte e ci fa divertire, crea un universo metaletterario, smuove i tasselli con flashback e costanti cambi di registro, muove i suoi burattini tra salti temporali e dubbi che minano le certezze, il tutto senza mai cadere nel banale.
Un libro originale, mai scontato, fuori dagli schemi del già visto e rivisto, da leggere. E non stupitevi se non ci capite nulla, almeno all’inizio, è tutto normale nel non normale, è tutto un tornare che prima o poi torna. Basta avere pazienza di attendere.
pessimo pessimo pessimo. okay va bene è molto diverso da quello che mi aspettavo e forse è per questo che ne sono rimasta così delusa. appunto dalle premesse mi aspettavo tutta un’altra cosa e quello che invece ho letto non è propriamente il mio genere, quindi può essere per questo che non mi sia piaciuto non lo so. in ogni caso ha una trama senza senso che inizia in un modo, poi sembra evolversi in un altro modo, poi alla fine diventa un’altra cosa ancora e non capisci mai dove vuole andare a parare. ci sono continui salti tra linee temporali diverse ogni 3 pagine che rendono il tutto ancora più confuso e completamente scollegato. ha un finale che non so neanche commentare in cui l’autore mette in mezzo *cosa che non spoilero* così dal nulla e senza che ce ne sia un vero motivo, mi è sembrata più che altro una scappatoia perché non sapeva come concludere la storia. è proprio un ammasso di scene vaghe e casuali senza un filo conduttore. e di tutto questo cosa rimane? niente. non un singolo coinvolgimento nella lettura, non una singola emozione provata, niente. solo fastidio e frustrazione, l’ho odiato, ODIATO, mi sono imposta di finirlo solo per non abbandonarlo dato la brevità, ma ho odiato ogni singolo minuto di lettura per quanto l’ho trovato terribile.
«I am he as you are he as you are me and we are all together», è l'attacco di I am the Warlus dei Beatles e mi è venuta in mente a un certo punto della lettura. Naspini sperimenta, in questo libro e fa benissimo. Che se la scrittura dev'essere sempre lineare, piana, e che cavolo non si crea mai niente di nuovo. E se a creare qualcosa di nuovo non ci prova uno come Sacha Naspini, chi ci deve provare?
L'ho letto pazientemente sperando di arrivare a capirci qualcosa ma è stato abbastanza inutile, forse dovrei ricominciare da capo. Tre stelle perché è scritto comunque bene, però secondo me Naspini esagera. Va bene, anzi benissimo, far lavorare il lettore ma in questo libro si lavora troppo, e secondo me un po' a vuoto 🤷🏼♀️
L’idea attorno alla quale si sviluppa la trama è decisamente interessante e mi sembra abbastanza originale nel panorama letterario. Fino a metà romanzo l’alternanza di flashback e linea temporale principale si segue bene e la lettura è stata per me decisamente placevole. Poi pero’ è diventato tutto caotico, con salti improvvisi difficili da seguire.
Sarò sincera: di questo libro ho capito "il senso generale", la trama a grandi linee, ma ho perso tutto il resto: la cronologia, i fatti salienti e i particolari. Mi è piaciuto? Non lo so. So solo che per tutta la lettura non ho fatto che pensare a "La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" bellissimo libro di Audrey Niffenegger che sicuramente Naspini ha letto e che anche io tornerò a leggere al più presto per dimenticarmi di questi viaggi assurdi (nel tempo e nel mondo dei sapori) di Andrea Arcadi.
Questo libro ha un solo difetto: una volta iniziato, non è più possibile posarlo. Leggetelo in un weekend di relax o, come nel mio caso, se siete vittime dell’influenza e avete da ammazzare il tempo.
Errore 404 è un libro scritto bene, con uno stile asciutto e scorrevole, ma purtroppo non mi ha lasciato molto. L’idea di partenza è interessante e attuale, ma lo sviluppo non mi ha coinvolto come speravo.
Ci sono spunti validi, e Naspini sa costruire atmosfere inquietanti e ambigue, ma a fine lettura mi è mancato qualcosa: un legame più forte con i personaggi, un’emozione che restasse, un impatto più duraturo.
Non è una brutta lettura, ma per me non è riuscita a lasciare un segno.