Non conoscevo questa donna - pittrice, scultrice, giornalista, scrittice, intellettuale - e in fondo conoscevo anche poco la vicenda della dittatura argentina. In Italia abbiamo subito il "fascino" del golpe di Pinochet, meno quello dei generali argentini. Certo le Madres de Plaza de Mayo, certo ricordo il film La notte delle matite spezzate visto al Modernissimo quando ancora al liceo. Ma è una vicenda storica che conosco poco. E che questo piccolo libro - scritto molto bene, con uno stile per niente piatto e cronachistico - mi ha, almeno in parte, spiegato.
Cosa fa l'uomo alla sua specie...
Oggi possiamo leggere Contorno come un progetto di pratica politica fatta attraverso i testi letterari. Si trattava di una presa di posizione che denunciava i vari totalitarismi e che vedeva l’impegno politico e la critica letteraria come due aspetti inscindibili
Ad ogni modo, mentre Adelaida si lascia il suo paese alle spalle (quell’Argentina, che da terra di esilio si trasforma in poco tempo in terra di esiliati) pensa al coro delle donne euripidee che dicono a Elena: So quello che provi: ma conviene sopportare come meglio si può le traversie dell’esistenza.
La sua ricerca estetica che, comunque, trascende il dramma storico e lo sublima in arte, non può essere in ogni caso separata dal valore etico del suo sguardo su quegli anni. Ogni ricerca stilistica, questo lei lo sapeva bene, è uno spaccato del proprio tempo.
I suoi figli non erano solo un ricordo privato di quello che era stato, l’infanzia, la giovinezza, la lotta armata, ma rappresentavano un intero spaccato storico. La loro memoria, scissa dalla prospettiva individuale, diventava una faccenda politica.
lei aveva aperto la porta di casa completamente nuda: “Mi dispiace, ma oggi ho qualche faccenda da sbrigare”, aveva detto. Da quella volta non erano tornati più. “Vedi, quando ti metti a nudo senza niente da nascondere la gente capisce meglio il tuo punto di vista… Farsi capire è un lavoro estenuante, per non parlare di quando devi mettere insieme l’esterno e l’interno del tuo mondo”.
A volte ho l’impressione che gli oggetti smarriti, proprio in virtù della loro assenza, acquisiscano maggiore vita rispetto agli oggetti archiviati che restano come intrappolati nella memoria, mentre il non-trovato prende sempre la forma delle sue possibilità
“E ora”, disse una volta davanti all’ennesimo bicchiere di whisky, “che me ne faccio di tutta la storia argentina, eh? Delle lotte, delle riunioni e delle discussioni, che me ne faccio? E dell’esilio e della tragedia e del destino della mia generazione e di quella dei miei figli? Che me ne faccio ora della loro morte? Di tutto quello che hanno lasciato? Del silenzio e dei pianti senza risposte? A cosa è servita tutta quell’inutile militarizzazione se non a peggiorare la vita delle persone? Che altro avrebbero potuto fare se non lottare? Da quando sono arrivata in Italia la strada mi si è spianata, è diventata una strada lastricata con dei bei sampietrini su cui inciampo di continuo, ma certi giorni, questa strada, mi sembra impercorribile. Il tempo delle sparizioni è finito ed è arrivata l’ora dei resoconti e io sono qua, senza una tomba da piangere. Se permetti, un whisky e due risate me li potrò fare?”
Gli animali devono imitare i loro procreatori e avere determinate condotte, se vogliono sopravvivere nella loro specie e non trasformarsi in esseri mitologici. Ogni distrazione, o un semplice capriccio, li porterebbe inesorabilmente alla morte. Gli esseri umani, invece, sarebbero persi se imitassero i loro genitori, poiché la loro vita trascorre nel tempo e non nella specie.
In uno di questi racconti l’autrice parla attraverso le parole di una donna esiliata che rifiuta di farsi consolare dalle sue amiche di Roma, che la stimolano a reagire e a riscattare il suo passato, ma lei controbatte: Io dico loro di lasciarmi in pace, il mio non è un modo di essere, tanto meno una vendetta, tanto meno una rettifica, tanto meno un ritiro. È un mi sento così
“Cos’è, Adelaida, che hai dimenticato?”.
“Non lo so, non so cosa ho dimenticato, ma so che ho dimenticato una o varie cose importanti… Io mi dimentico di ricordare…”.
In America Latina la situazione di violenza rivoluzionaria (che significa difesa dei diritti umani) ha permesso di aprire il ruolo delle donne. Per esempio: l’America Latina aveva bisogno di militanti per il suo esercito popolare e ha integrato [le donne]
Poi, ho pensato alla memoria e all’immaginazione, due armi perennemente odiate dalle dittature, per questo amputano l’una e reprimono l’altra. Due armi che si compensano e si integrano, si reinventano e si illuminano reciprocamente. Quando non ricordiamo più certe cose ci appelliamo all’immaginazione; anzi, spesso quello che ricordiamo è stato già reinventato a nostra insaputa. Un poeta spagnolo di nome Francisco Brines chiude uno dei suoi poemi, Desde Bassai y el mar de Oliva, con un verso che dice così:
Yo sé que olí un jazmín en la infancia una tarde, y no existió la tarde.
So che ho sentito il profumo di un gelsomino nell’infanzia un pomeriggio, e il pomeriggio non è esistito