A una distanza pressoché variabile dal suolo terrestre, il cielo è in grado di offrirci una visione inedita degli scatti fotografici che l'occhio riesce a catturare. Mastodontico e sconfinato, il paesaggio visto dall'alto appare inafferrabile e allo stesso tempo più concreto nella sua immensa manifestazione. La vastità, percepita in forma più tangibile dalla veduta panoramica, rende l'uomo incapace di misurarsi con la sua estensione, di certo non quantificabile quando i piedi, invece, calpestano quella stessa terra che da vicino assume connotazioni del tutto diverse. Si fa più dettagliata, più sincera, non c'è alcuna possibilità di sottrarla ai sensi che avvertono e alla mente che ricorda. Immagini eterne finiscono per incidere a fuoco la memoria di un essere plasmato da esperienze spesso imprevedibili, non volute. Pertanto, il grigiore delle giornate più cupe e la luminosità di quelle più limpide possono caratterizzare pezzi di cieli di ogni dove, che lasciano, ai mezzi aerei che li solcano, il privilegio di toccarli con mano o la sventura di assistere impotenti.
Johannes Händler ha da sempre sognato di abitare quei cieli, di essere partecipe, come aviatore della Luftwaffe, alle lotte di una patria che finisce per dichiarare guerra alle nazioni del mondo. Ma gli ideali di un credo inumano e le azioni di servitori mostruosi, pezzo dopo pezzo, distruggono le vite di innocenti popolazioni, piegano i cittadini timorosi e cancellano la dignità di un uomo che perisce ancor prima di vivere. Benché divisi dalle schiere dei fronti opposti, dai campi per il lavoro forzato e dai territori seppelliti sotto la polvere dei bombardamenti, i legami e la speranza di preservali rimangono le sole possibilità per rinascere, gli unici motivi per aggrapparsi a una vita che toglie e non regala nulla.
È tra le pagine intime di un diario salvato dai roghi del Führer, che Hannes avverte il tocco avvolgente della certezza, quella che solo i racconti di Wolfgang Ebert riesce a rassicurare dalla paura della perdita. Tuttavia, al tempo stesso, tra le righe di una penna che inizia a sbiadire il suo inchiostro, si nasconde una consapevolezza che entrambi hanno sempre mascherato, negando quei sentimenti che rendono pericolosa un'esistenza già minacciata. Non è soltanto il secondo conflitto mondiale la causa. Una mente annebbiata e ottusa è talvolta più subdola di una mina che avvampa su un terreno ormai sterile.
Se in un primo momento Johannes vorrebbe cambiare i sogni di un bambino raggirato dal male, poi inizia a rendersi conto che solo la cabina di aereo può preservare dalle orride azioni di un fanatismo esasperato.
Assieme alle vite di Wolfgang e Hannes, dilaniate con violenza come carne al macello, altre storie si intrecciano alla loro in un coro di voci distinte, che incerte e fragili vagano senza meta alla ricerca della salvezza.
Nonostante la macchina del tempo sia un'invenzione che si limita a popolare i racconti di fantascienza, leggere un libro di Beatrice Simonetti è come creare un congegno vero e attendibile per coloro che decidono di avvolgere gli anni e riscoprirli. Le vicissitudini che intercorrono durante la Seconda Guerra Mondiale non sono di certo sconosciute, è vero, ma le brutture di quelle azioni crudeli vengono spesso generalizzate o ridotte a testi troppo freddi per sensibilizzare le coscienze di persone già dormienti nel loro remoto angolo di mondo. La Storia che si materializza al lettore, che indossa una conoscenza così vasta da risultare perfino estranea perché poco diffusa, domina Il cielo d'acciaio al punto da ergersi a protagonista indiscussa del romanzo in questione. Tra i labirintici schemi che costruiscono l'ossatura del suo tronco, si amalgamano le vicende di personaggi che, in un modo o nell'altro, scavalcano le pareti degli universi fittizi per raggiungere e confluire nel corpo di chi legge per viversi e per far vivere gli altri.
Divisa in quattro parti, sancite con criterio e coerenza, la struttura del testo segue i bisogni di un racconto che necessita momenti indiscutibili per presentarsi e svilupparsi. Tale caratteristica, che rende l'opera oggettivamente maestosa, attribuisce verità a un insieme che non separa, ma unisce in un unico blocco i piani di una voce narrante che tutto sa. Lo stile bilanciato, padrone degli argomenti esternati con minuziosa attenzione, oltre a una scorrevolezza non sempre tipica degli storici di una certa rilevanza, calca un palcoscenico decisamente internazionale. D'altro canto, gli elementi tecnici di una scrittura senza stonature, rafforzano la visione personale che, inevitabile, resta incantata dalla magnificenza del libro. Attenta alle necessità di figure figlie del tempo che vivono, la Simonetti non giudica i coinvolti, non traccia delle linee divisorie, non custodisce segreti per conservare apparenze falsate dalla reticenza. L'autrice si espone e vince, parla con onestà e trafigge l'interiorità di chi termina il romanzo voglioso di dimenticare i contenuti per leggerli di nuovo ed emozionarsi come se fosse la prima volta.