Il bosco delle volpi impiccate
[è il titolo originale del libro, chissà perché decurtato nell’edizione italiana.]
* nota aggiunta: la mia osservazione che precede, oggi incomprensibile, deriva dal fatto che la prima edizione che ho letto io si intitolava solo "Il bosco delle volpi". Evidentemente qualcun altro, più autorevole, deve averlo fatto notare ad Iperborea che ne ha aggiornato il titolo!
I motivi del piacere e del divertimento che i romanzi di Arto Paasilinna suscitano in molti, me compreso, non sono di immediata evidenza. Forse è la vaga aria di straniamento attribuita al popolo finlandese (che traspira allo stesso modo dalle opere cinematografiche e musicali degli autori di quel paese) e a sua volta quella “vaga aria” può collegarsi ai larghi spazi naturali, alla bassa densità umana che li popola e che sembra favorire la proliferazione di tipi eccentrici.
Fatto sta che una volta intrapresa la lettura, si parte in sordina come in un viaggio senza bussola e senza immaginare neppure lontanamente dove e come si arriverà, con la sola certezza di imbattersi in personaggi stravaganti, ambienti straordinari, regioni e villaggi dai nomi così bislacchi che sembrano fantastici e invece sono tutti reperibili sulla carta geografica.
Un maggiore alcoolizzato dell’esercito finlandese e un delinquente imboscato per le conseguenze di una fruttuosa rapina sono i folli protagonisti della storia, confinati in una sperduta capanna di boscaioli fra le foreste della Lapponia finnica e animati da un’iniziale reciproca e giustificatissima diffidenza. Quando le divertenti dinamiche scaturite dal fortuito incontro fra i due accennano a perdere consistenza e a far pensare che Paasilinna si sia giocato tutte le sue carte, ecco che dalla fantasia dell’autore scaturisce un’arzilla “Skolt” (uno dei ceppi etno-linguistici della lapponia, localizzato fra Finlandia e Carelia russa) novantenne che le circostanze portano a coabitare forzatamente coi due eroi.
E così via, sarà la volta di due allegre ragazze di vita appositamente “ordinate” per posta, di un maldestro “Guardiarenne”(!), di un killer spietato e, come tutti da quelle parti, notevolmente svitato, ecc ecc.
A raccontarlo così sembra un giochino un po’ artefatto, ma funziona, anche perché tutt’intorno a questa congrega di matti domina, come sempre in Paasilinna, una natura pressoché incontaminata che avvolge nell’isolamento i personaggi e rende sconfinate le distanze fra il microcosmo in cui si svolge la storia e la cosiddetta civiltà; e dove c’è tanta natura ci sono gli animali ovviamente, e soprattutto le volpi cui è dedicato il romanzo, sebbene il titolo nasconda un retroscena beffardo, svelato solo nell’ultima pagina.
Per inciso, nella penultima si apprende che del protagonista (il delinquente imboscato) nessuno ha più notizie, esattamente come accadeva nel più riuscito dei romanzi di Paasilinna, “L’anno della lepre”.