Nata a Teheran il 21 marzo 1982, primo giorno di primavera, Nasim è cresciuta sotto l’oppressione del governo iraniano nello stesso modo in cui un fiore sboccia nel deserto. D’altra parte il suo nome significa «brezza», e della brezza lei condivide lo spirito indomito e libero. Ero roccia, ora sono montagna è il racconto della sua vita, da bambina ribelle con la passione per le arti marziali e il desiderio di diventare un ragazzo, a giovane donna innamorata della natura e alla costante ricerca della propria identità. Nasim ricorda gli anni dell’infanzia, le prime arrampicate, i divieti e le ritorsioni subite da parte della polizia morale, ma soprattutto ripercorre le molte nuove vie che ha aperto sulle montagne di Iran, Armenia, Georgia, India ed Europa. Dopo le rivolte del 2022 e la stretta del regime, ha deciso di esporsi in prima persona dando voce, attraverso i suoi social network, a tutte le donne vittime di soprusi. Per farlo ha dovuto sacrificare tutto ciò che aveva costruito nella sua terra, ma la forza di credere in sé stessa e nelle proprie possibilità non l’ha mai denunciando gli orrori e le violenze della repubblica islamica, Nasim ha fatto della propria storia un modello di libertà in Iran e nel mondo.
Libro scritto in maniera semplice, molto scorrevole. Questo lo rende adatto ad un ampissimo pubblico. I temi toccati, però, sono difficili. Il libro, partendo da una singola esperienza, permette di empatizzare e comprendere l'autrice e tutto il suo sviluppo. Questo lo rende molto toccante e a tratti commevonte. Molto bello il racconto del legame con lo sport e soprattutto con la montagna che permette di fuggire dalle gabbie umane. La montagna non è usata come scusa per parlare di diritti umani, ma con loro è co-protagonista a tutti gli effetti. Da qui impariamo molto sulla persona, sull'impatto dello sport e su una realtà difficile, quella della società iraniana. Un libro che regala molti spunti di riflessione e un punto di vista unico che ci apre gli occhi su altre realtà. Non è lungo, val davvero la pena ritagliarsi un pochino di tempo per leggerlo e aprire i propri orizzonti.
L’essenza dell’alpinismo e dell’arrampicata è la libertà di pensiero, libertà di potersi esprimere come si è e parecchi, tra climbers e alpinisti, hanno trovato rifugio, sfogo e appagamento nella pratica alpina proprio perché vi hanno trovato quella libertà che per loro era essenziale per dare un significato alla loro esistenza. Anche Nasimn Eshqui appartiene a questo gruppo e la storia della sua vita, raccontata molto bene nelle pagine del suo libro, ci raccontano una storia che già conosciamo perché l’abbiamo già sentita da altri, ma in un setting, con uno sviluppo e un finale completamente nuovi e diversi. Nasim è iraniana di Teheran (1982), una città e un paese che continua ad amare profondamente. Eppure tante cose sono cambiate negli ultimi decenni, specialmente per le donne, che si sono viste progressivamente ridurre gli spazi di espressione di sé, soffocate da uno chador che le ricopre dalla testa ai piedi e da un rapporto con gli uomini che può sussistere solo se retto da un matrimonio, ovvero quel legame per cui una donna consegna persino la sua anima al marito. Nasim è una ragazza molto sportiva e gli allenamenti intensivi la kickbox la espongono ad una realtà più aperta di quella lasciata a disposizione per le altre ragazze (avrà un allenatore uomo – anche se di nascosto; viaggerà in tutto il paese) e soprattutto le permette di non dover indossare uno chador così avvolgente. E questo la fa riflettere, insieme all’osservazione dell’evoluzione della coppia dei suoi genitori (di come cioè sua madre, nel tempo, si sia ritrovata sempre più sottomessa a suo padre; di come il suo fratello più caro, cercasse con forza di diventare un carceriere con lei). Perché? Si chiede. Qual è il se senso di tutto questo? Nasim lo cerca, si impegna, ma non lo trova. E non trovandolo allora non capisce perché debba accettare qualcosa che non comprende e non trova giusto dover vivere in un modo che le impedisce di vivere una vita felice, cioè come vuole lei: con tanto sport. E siccome non capisce, Nasim non accetta questa condizione, avendo ben chiaro che così facendo lei rischia molto: rischia la vita. E rischia una brutta morte. Ma per Nasim non c’è alternativa. Ripudiata dall’intera famiglia, senza un soldo, lo sport continua ad essere per lei quello spazio in cui può essere sé stessa, una persona che ama l’attività fisica e lo sport. Sono gli anni dell’università e Nasim è stremata dalla fatica: deve mettere insieme i soldi per mantenersi, studiare E per proseguire con lo sport. È talmente oberata dalla situazione che comincia a chiedersi se non sia meglio lasciar perdere, mettersi a studiare e basta. Attraverserà il periodo più buio della sua vita ma per quanto abbia contemplato anche questa opzione, Nasim alla fine capisce che a dispetto dell’immensa stanchezza e tristezza che la tentano a mollare, non ce la fa a non vivere come vuole lei. E così non le resta che trovare nuove risorse per continuare il suo cammino: la via gliela dimostrerà l’arrampicata. Tramite il climbing comincerà ad uscire dall’Iran (restando all’inizio in paesi orientali, come la Turchina, Dubai o l’India) per poi piano piano arrivare in Europa. Sono delle pagine emozionanti del libro, quando Nasim osserva le ragazze scalare nel Frankenjura: resta colpita dal fatto che sono tante (in Iran erano pochissime), che indossano vestiti colorati, che scalano in mezzo a tanti ragazzi senza necessariamente malizia. Nasim quindi continua la sua vita di studentessa e di sportiva, ma soprattutto continua a scalare – un po’ di nascosto. Nel frattempo verrà contattata da una regista italiana che vuole girare un documentario su di lei (cosa non facile perché Nasim si tiene molto sotto il radar) e poi ad un certo punto, troverà l’amore. Ecco, come anticipato qui sopra, l’amore in Iran non è semplice perché in Iran non si può “stare insieme e basta”. Ci si deve sposare. Ma, sempre come detto qui sopra, per la legge iraniana, col matrimonio la moglie consegna la sua anima e il suo cervello al marito e questo per Nasim non è un’opzione. “Stare con Sina (il suo compagno) e basta” significa che entrambi rischiano la prigione. E Sina, iraniano anche lui? Cosa ne pensa? Sina capisce benissimo la posizione di Nasim ed è pienamente d’accordo. Si mettono dunque insieme. E basta. E scalano. In Iran e fuori. Sono a Chamonix quando vengono a sapere della tragica morte per mano della polizia iraniana di Masha Amini, una ragazza pestata a morte dalla polizia in una di quelle retate isteriche, di cui Nasim ci racconta perché una volta toccò anche a lei. Nasim è disgustata. Amareggiata. Arrabbiata. Se fino a quel momento aveva scelto di agire libera ma sotto il radar, adesso non ce la fa più: non pensa sia giusto stare zitti davanti a questo abuso ingiusto. Questa decisione implica che Nasim e Sina non possono quindi rientrare in Iran al momento: sempre uniti, anche su questa tematica, hanno deciso di continuare a vivere appieno come climbers, ovvero nella libertà di pensiero e di espressione, che però adesso non è più solo loro individuale ma è per tutte le donne dell’Iran. Nasim e Sina, quindi sono due ambasciatori per un nuovo modo di vivere: di libertà e di uguaglianza. Insieme, donne e uomini. Una grandissima storia, un messaggio importantissimo. Un libro che va assolutamente letto.
Meraviglioso! La storia di Nasim è la storia di tutte le donne che che corrono controcorrente, contro un regime che tende a schiacciare la libertà degli esseri umani. È una lotta per il diritto di realizzare i propri sogni, che in Iran non è scontato. Nasim è un esempio da seguire, per imparare a dire NO alle situazioni che opprimono, siano dettate da un regime e o da una terza persona. Nasim, il suo nome vuol dire brezza in iraniano, ed il vento non può che essere libero.
Attraverso i suoi occhi ed il suo racconto, si rivive la storia politica dell'Iran, e cosa vuol dire davvero, vivere in un paese dove pensare con la propria testa, è un crimine. Ma si vive anche la sua lotta per la libertà di tutte le donne e la sua grande passione per la montagna e lo sport.
Questo libro fa molto riflettere. Ho iniziato a leggerlo poichè era collegato al mondo arrampicata ma in realtà racconta molti aspetti dell'Iran che non conoscevo. Parla di donne e dei loro diritti in una realtà in cui questi non esistono e vengono di giorno in giorni ridotti sempre di più. Grazie a questo libro ho avuto la possibilità di conoscere Nasim, una grandissima lottatrice (e arrampicatrice). Lo consiglio assolutamente.
Con la sua straordinaria storia, Nasim ti porta con sé attraverso un viaggio mozzafiato sulle pareti del mondo, facendoti immergere completamente nelle sue emozioni e sensazioni di fronte a panorami straordinari.
Il suo racconto abbraccia ogni sfumatura della sua esperienza, dall'oscurità più profonda della realtà iraniana alla luce più splendente della libertà, mai ottenuta senza sacrificio, suggerendoci una via per conquistarla anche quando sembra impossibile.
Attraverso l'evoluzione della sua vita, che corre parallela alla triste involuzione del suo bellissimo paese, Nasim ci mostra il potere dell'animo umano di fronte alle sfide più grandi.